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Giorgio Tonelli

Curatore: E. Canone, M. Palumbo
Editore: Olschki
Anno edizione: 2006
Tipo: Libro universitario
Pagine: XXXVI-176 p.
  • EAN: 9788822256065
Nel pubblicare nel 1971 nella serie "Warburg Institute Survey" (diretta da Gombrich e Trapp) la prima edizione di questo volume, che si presenta come una bibliografia annotata dei dizionari tematici editi tra il 1500 e il 1800, Giorgio Tonelli, noto principalmente per i suoi studi kantiani, si augurava che la sua iniziativa avrebbe almeno giovato a "stimolare l'interesse per la storia della lessicografia". Malgrado la sede prestigiosa della pubblicazione e l'autorevolezza dell'autore, all'impresa non arrise un grande successo, se è vero, come notano i curatori di questa nuova edizione, che ancora oggi, a trent'anni e più di distanza, la storia della "lessicografia filosofica è quasi completamente trascurata, in particolare per quanto riguarda quel capitolo significativo della sua vicenda costituito dai dizionari filosofici latini del XVII secolo". A questo tema specifico Canone e Palumbo dedicano l'ampio saggio (Latin Philosophical Dictionaries in the Early Modern Era) che apre il volume e rappresenta un contributo importante in questo ambito. I due curatori non si sono peraltro limitati a riproporre la "lista" di Tonelli, ma l'hanno arricchita, emendata, soprattutto ampliata con una serie di annotazioni che ne accrescono notevolmente il valore bibliografico, oltre a correggere inesattezze e a colmare lacune. Quasi ogni scheda è accompagnata da ulteriori nuove informazioni (sulla bibliografia, sulle edizioni, sulle varianti da una stampa all'altra) che fanno di questa pubblicazione non solo un'"edizione ampliata, riveduta e annotata", come i curatori modestamente dichiarano, ma soprattutto uno strumento di lavoro per gli studiosi assai più efficace e affidabile.
L'edizione prende posto tra le numerose iniziative dell'Istituto del Cnr "Lessico intellettuale europeo e storia delle idee", le cui pubblicazioni sono giunte al numero di centodue e che ha dato i maggiori contributi in ambito nazionale e internazionale alla ricerca sul vocabolario filosofico e intellettuale dell'età moderna (si veda il recente volume del suo direttore, Tullio Gregory, Origini della terminologia filosofica moderna. Linee di ricerca, del 2006, che delinea l'importanza e le modalità di questo tipo di approccio storico alla lessicografia e il suo rilievo per la storia della filosofia). Chi volesse riflettere sull'intreccio che sovente si realizza tra evoluzione del lessico, opere lessicografiche e storia della filosofia, potrebbe guardare a due begli esempi su cui Canone e Palombo richiamano l'attenzione nel loro saggio. Per quanto a noi contemporanei le parole "psicologia" e "ontologia" appaiano di uso ormai comune, almeno in filosofia, di fatto esse fecero il loro ingresso nel lessico europeo assai tardi e faticarono a essere accettate. La prima occorrenza nota di "psicologia" (in latino) è del 1579, ma il primo dizionario che la include è quello di Micraelius (1653). La parola "ontologia" compare invece per la prima volta in un dizionario nel 1613 (il Lexicon di Goclenius), ma solo come nota marginale alla voce "Astrazione"; solo con l'opera di Micraelius (seconda edizione, 1662) essa acquisirà la dignità di voce autonoma (in forma greca), per comparire infine come termine latino all'interno del lemma "Filosofia". Un'altra considerazione riguarda la longevità dei dizionari, che, in quanto strumenti di consultazione, sovente sopravvissero alla cultura che li aveva generati, facendo così da ponte tra i secoli e le generazioni: esempio significativo un dizionario di filosofia scolastica, come quello di Basilius Faber (Thesaurus eruditionis scholasticae) che vide la luce (1571) quando ormai la scolastica era moribonda, ma ebbe la ventura di entrare a far parte della biblioteca nientemeno che di Kant, essendo stato ripubblicato a più riprese sino al 1749.
Una riflessione a parte meriterebbe il criterio di classificazione adottato da Tonelli e confermato per ovvie ragioni dai curatori della nuova edizione. Esso è inappuntabile ed estremamente ragionevole, ma come tutti i criteri dall'apparenza più oggettiva genera delle anomalie. Intento di Tonelli era quello di includere solo dizionari disposti in ordine alfabetico e di escludere tanto enciclopedie a carattere sistematico quanto dizionari di tipo onomastico (storici, geografici ecc.). Puntualmente rispettato, questo criterio ha prodotto inclusioni ed esclusioni su cui si potrebbe discutere. Tra le prime, il Dizionario filosofico di Voltaire, che oltre a contenere voci onomastiche ("Abramo", "Adamo", "Giobbe", "Giudea", ecc.) è tutto meno che un'opera lessicografica nel senso "normale" del termine: le sue voci contengono riflessioni, provocazioni, dubbi, definizioni, satire e invettive, ma non certo le classiche definizioni lessicali e convenzionali che ci aspetteremmo in un dizionario. D'altra parte, l'adozione dello stesso criterio ha portato a escludere un'opera come il Dizionario storico-critico di Pierre Bayle, che è certamente di tipo onomastico ma che nondimeno ha contribuito potentemente a modellare il dibattito filosofico per gran parte del XVIII secolo, assai più di oscuri lessici riservati unicamente alla cultura pedante delle università (che notoriamente restarono ai margini del movimento illuministico).
In realtà, anche la forma apparentemente neutra del "lessico" si prestò, nel corso della cultura europea, a funzioni tra loro diverse, spaziando dall'erudizione alla critica, dalla storia alla battaglia di idee. È per questo che dietro alla veste austera di opera bibliografica la Short-title List di Tonelli ci offre piuttosto uno spaccato selettivo, ma in profondità, della storia intellettuale moderna considerata nella sua lunga durata.
  Gianni Paganini