Abbecedario di un pianista

Alfred Brendel

Traduttore: C. Parvopassu
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 26 febbraio 2014
Pagine: 96 p.
  • EAN: 9788845928604
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Descrizione
"Questo libro è il distillato di quanto ho da dire, in tarda età, sulla musica, sui musicisti e su questioni relative al mio mestiere" dichiara Alfred Brendel, che, scegliendo la forma dell'abbecedario musicale - da "Accento" a "Zarzuela" -, rivela ancora una volta la sua duplice natura di musicista e acuto saggista, oltre a confermare la sua predilezione per l'aforisma e il frammento. Chi lo conosce sa che nei suoi scritti profonde riflessioni sui problemi dell'interpretazione musicale si alternano ad aneddoti, considerazioni sulla tecnica pianistica a sapide testimonianze sui rapporti ora idilliaci ora burrascosi con direttori d'orchestra e cantanti: e questo vademecum lo conferma. Qui tutto ruota intorno al pianoforte, "mobile dai denti bianchi e neri" che sotto le mani dell'interprete diviene "luogo di metamorfosi", unico strumento che consenta di "evocare la voce umana nel canto, il timbro di altri strumenti, l'orchestra, l'arcobaleno o l'armonia delle sfere". Gli appassionati troveranno dunque risposte originali agli interrogativi che il testo musicale pone all'interprete, e suggerimenti anche inconsueti sulla costruzione del repertorio e sul significato della fedeltà esecutiva. Nonché illuminanti ritratti dei compositori che hanno accompagnato la vita di Brendel: da Bach a Liszt, passando per Scarlatti, Mozart, Beethoven, Chopin, Schubert, Schumann e Brahms.

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    Lorenzo Leone

    20/07/2016 20:02:00

    Tempo fa mi è capitato di dire qualcosa su Il velo dell'ordine (Milano, Adelphi, 2002), libro in forma di dialogo che raccoglie i colloqui del pianista con Martin Meyer. L'anno scorso Adelphi ha fatto uscire Abbecedario di un pianista, raccolta di lemmi musicali, ma musicali andrebbe messo tra virgolette: un «distillato - scrive Brendel - di quanto ho da dire, in età avanzata, sulla musica, sui musicisti e su questioni relative alla mia professione». Vorrei dire qualcosa anche su questo libretto. Brendel è un saggista intelligente e colto. E qui torno al vino di china. Non difetta, al grande pianista, uno humour corroborante, un'ironia vivace, accentuati, in questo amabile libretto, dalla forma prescelta: l'aforisma, il frammento. Un qualche esempio. A proposito del direttore d'orchestra: «Ci sono [?] alcuni direttori [?] che se dici loro tre cose, ti fanno subito capire: 'Non dirmene una quarta. La dimenticherò comunque'» (p. 43). Di Beethoven scrive: «sapeva servirsi del grazioso [?] il tono intimo, il registro dolce sono stati suoi tratti caratteristici proprio come l'impetuosità e la baldanza» (p. 23). A proposito del sentimento (in musica): «Esistono sentimenti di prima, seconda e terza mano, sentimenti per teenager, adulti e vegliardi. Esiste il kitsch, un groviglio di sentimenti particolarmente vischioso» (p. 119). Infine: «Suonare in modo troppo veloce è fisicamente meno faticoso che abituarsi a controllare una per una la punta delle dita» (p. 142). L'Abbecedario non è riservato ai soli musicisti, benché questi ultimi ne trarranno suggerimenti interessanti: il melomane ne resterà deliziato. Da leggersi con l'ausilio di Youtube: in molti casi sarà lo stesso Brendel a 'sonorizzare' le sue idee.

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  Per Alfred Brendel, interprete di grandi pagine di Beethoven, Schubert e Liszt, scrivere non è soltanto il "secondo mestiere", come diceva Montale di se stesso critico musicale, ma una vocazione: Brendel non scrive sulla musica solo per diventarne consapevole attraverso pagine saggistiche, come quelle del Velo dell'ordine. Conversazioni con Martin Meyer (Adelphi, 2002), ma per aprirsi e definirsi molto al di là della pratica musicale. Tale la raccolta di poesie Un dito di troppo (Passigli, 2002), poesie "non poetiche" in cui il suo io si maschera di ironia e arguzia; il gusto di Brendel per aforismi e frammenti, un gusto che a tratti agisce anche nel pianista, traspare anche nella sua passione controcorrente per i Diari di Frederich Hebbel, di cui ha curato e prefato un'antologia, Giudizio universale con pause (Adelphi, 2013). Cosa comprende questo Abbecedario, quali sono i lemmi scelti fra A e Z? Per non smarrirsi nella storia plurisecolare del pianoforte, i limiti posti da Brendel sono quelli di "un'epoca musicale ancora radicata nel cantabile": vale a dire l'epoca in cui il suono di qualunque strumento aspirava all'ideale del canto, e cioè all'Ottocento, il grande secolo del pianoforte. Del Settecento entrano in conto pochi nomi, Bach, Haydn, Mozart e Scarlatti; il Novecento, dove l'invadenza ritmico-percussiva del pianoforte nega il cantabile, resta escluso; del moderno Brendel si dice tuttavia "testimone auricolare", ricordando di aver suonato sessanta volte il Concerto per pianoforte di Schoenberg. Alcune voci sono certo rivolte ai pianisti, cui offrono utilissimi suggerimenti: Accenti, Bilanciamento, Diteggiatura, Indicazioni esecutive, Ottave, Pedale; ma la leggerezza del tocco toglie allo specialismo le punte più arcigne, rendendole disponibili anche ai semplici amanti del pianoforte, i quali poi hanno a disposizione la maggior parte del panorama; sfogliando a caso: Carattere, Commozione, Compositore, Controllo, Fedeltà al testo, Metronomo, Programmi, Registrazione. "L'amore per le composizioni che suoniamo può, anzi deve, superare l'ambito puramente strutturale. Colore e calore, passione e bellezza sensuale trasformeranno l'oggetto dell'amore musicale in un essere vivente; la possibilità di afferrarlo suonando il pianoforte non dovrebbe però procurargli 'lividi ed ematomi': un esempio fra tanti di quei cambiamenti di tono, di quelle uscite o fughe nell'ironia che costellano la piacevolissima lettura". Certe voci, Concerto per pianoforte, Elaborazioni, Lied, sono piccoli e succosi compendi storici; fra le rubriche Brendel fa circolare i nomi dei suoi pianisti preferiti, Fischer, Kempf, Cortot, e così pure alcune idee generali, come quella d'imparare l'arte del respiro da cantanti e direttori d'orchestra. Clelia Parvopassu ha superato magnificamente la strenua difficoltà della traduzione; passando dal tedesco all'italiano alcuni lemmi hanno ovviamente cambiato casella: Zusammenhang è andato in Coesione, e al posto della Z appare una Zarzuela di spassosa invenzione.     Giorgio Pestelli