Traduttore: L. Noulian
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 17 aprile 2013
Pagine: 252 p., Brossura
  • EAN: 9788845927775
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Descrizione
"Io sono una macchina fotografica con l'obiettivo aperto" dichiara l'alter ego di Christopher Isherwood arrivando nell'autunno del 1930 a Berlino, dove resterà fino al 1933. Un obiettivo - si può aggiungere - inesorabile, attraverso il quale partecipiamo come dal vivo ai suoi incontri nel cuore pulsante di una Repubblica di Weimar che si avvia al suo fosco tramonto: da un'eccentrica, anziana affittacamere alla sensuale Sally Bowles, aspirante attrice un po' svampita, a Otto, ombroso proletario diciassettenne, a Natalia Landauer, rampolla di una colta famiglia ebrea dell'alta società. Tra cabaret e caffè, tra case signorili e squallide pensioni, tra il puzzo delle cucine e quello delle latrine, tra file per il pane e manifestazioni di piazza, tra crisi economica e cupa euforia - da nulla dettata e in bilico sul Nulla -, Isherwood mette in scena "la prova generale di un disastro" e ci fa assistere alla "resistibile ascesa del nazismo". Non solo: cogliendo con ironia corrosiva i presaghi rintocchi che accompagnano la grandeur di un mondo "inutilmente solido e pesante", ci consegna una scabra narrazione che ci ricorda come la Storia - e ogni storia - sia sempre contemporanea.

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    giorgio g

    15/05/2016 17:12:46

    L'intolleranza da parte delle troppe forze che ci minacciano ci ricordano tragicamente la Germania prima dell'avvento del nazismo descritta nel libro, un paese che si stava risollevando con estrema fatica dalla sconfitta nella prima Guerra Mondiale, nella quale molte persone vivevano ancora in condizioni assai misere. Forse il difetto maggiore del libro è di soffermarsi per buoni tre quarti sulla vita di questa gente per poi passare soltanto sul finire alle violenze, in particolare dirette contro gli ebrei, che accompagnarono l'avvento di Hitler. E' un libro che, ad oltre ottant'anni dai fatti narrati, merita ancora di essere letto.

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    stefano

    27/04/2015 12:15:46

    Vi sono degli autori che hanno lasciato nella storia della letteratura opere veramente significative. Addio a Berlino è un ritratto spietato di una realtà in declino,in disfacimento. Non si salva nulla, neanche i monumenti. Uomini e donne si muovono inconsapevoli della tragedia incombente. Qualcosa di torbido, ossessivo, fatuo, superficiale, decadente, violento, riempie ogni pagina, riflettendo la straordinaria capacità dell'autore di interpretare ciò che gli accadeva intorno, senza lasciare che le situazioni lo influenzassero negativamente, lo distogliessero dal suo scopo di essere il più obiettivo possibile. Stile inconfondibile, dialoghi magistrali.

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    enrico

    11/04/2015 10:58:54

    Ho acquistato il libro dopo letto alcune recensioni che ne consigliavano l'acquisto in quanto testo utilissimo per comprendere l'ambiente berlinese negli anni dell'ascesa del nazismo. Sotto questo aspetto l'opera è un po' deludente (a parte le ultime pagine toccanti). Per il resto si tratta di un ottimo libro che si legge molto volentieri e che consiglio. Peccato per il prezzo troppo alto.

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    gianni

    01/08/2013 14:25:29

    Una carrellata di mostri e di maschere in una Berlino che presagisce il baratro: l'adorabile Sally fuori di testa, Otto il buono a nulla manesco e potenziale manovalanza delle SA, l'alta ricchissima borghesia ebraica ignara della distruzione che incombe, il Lumpenproletariat che sbevazza nelle bettole e abita topaie. Nelle ultime pagine quasi una cronaca dell'orgia di violenza che dilaga nel 1933, fra gli sdegnati ma innocui Allerhand di tedeschi troppi abituati, come diceva Voltaire, a sbattere sempre i tacchi.

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