Traduttore: L. Noulian
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 16 gennaio 2018
Pagine: 252 p., Brossura
  • EAN: 9788845932526
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Recensioni dei clienti

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    AdrianaT.

    14/08/2018 08:42:00

    Sally Bowles e Chris (Brian), perfettamente caratterizzati nel film Cabaret con Liza Minelli, vengono da qui. Ma Isherwood, come era già successo nella trasposizione cinematografica di 'Un uomo solo', si è fatto superare un'altra volta. C'è qualcosa di buono, ma anche di noioso in questi racconti sottilmente legati fra di loro, ma anche no, e la Berlino che mi interessava rimane troppo sullo sfondo. Mi attirava l'idea di fare ancora un giro al Prater, ma mi sa che anche lì Vienna c'entra poco.

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    alida airaghi

    13/03/2018 14:32:27

    I sei racconti, pur essendo leggibili uno indipendentemente dall’altro, sono collegati tra loro dalla figura autobiografica del narratore, intellettuale trentenne in perpetue ristrettezze economiche, omosessuale colto, solitario e gentile, che si mantiene impartendo lezioni private di inglese. Chris osserva le persone e gli avvenimenti che turbinano intorno a lui quasi difendendosene emotivamente, e descrivendole con la curiosità asettica di chi non si lascia coinvolgere troppo: «Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto, completamente passivo, che registra e non pensa». Questa dichiarazione a inizio di pagina sembra contraddetta da una delle ultime affermazioni del libro: «Berlino è uno scheletro dolorante per il freddo: è il mio scheletro indolenzito». In effetti, è solo in maniera graduale che il protagonista avverte la pericolosità del clima politico e ideologico che pervade la città e tutto il paese, il suo inesorabile scivolare verso il totalitarismo e la catastrofe della guerra. Negli ultimi due racconti i segnali dell’oppressione nazista non si limitano più a sparute avvisaglie intuibili negli atteggiamenti di pochi: l’atmosfera precipita inesorabilmente verso una recrudescenza del razzismo, dell’intolleranza, del desiderio esplicito di sopraffazione sugli altri. I pochi democratici nascondono con timore il loro dissenso, le violenze brutali della milizia non vengono contrastate dalla popolazione civile. «Migliaia di persone… si stanno acclimatando, in ossequio alla legge naturale, al modo di un animale che cambia il pelo ai primi freddi». Berlino è per Chris uno sfondo inadeguato e privo di concreto interesse, a cui affidare qualche anno di spaesata malinconia: «…sono in una città straniera, solo, lontano da casa». La sua decisione finale sarà determinata dalla volontà di sopravvivere all’orrore, fuggendo da una tragedia annunciata e inevitabile: «Domani parto per l’Inghilterra… Il sole splende, e Hitler è il padrone di questa città».

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    giorgio g

    15/05/2016 17:12:46

    L'intolleranza da parte delle troppe forze che ci minacciano ci ricordano tragicamente la Germania prima dell'avvento del nazismo descritta nel libro, un paese che si stava risollevando con estrema fatica dalla sconfitta nella prima Guerra Mondiale, nella quale molte persone vivevano ancora in condizioni assai misere. Forse il difetto maggiore del libro è di soffermarsi per buoni tre quarti sulla vita di questa gente per poi passare soltanto sul finire alle violenze, in particolare dirette contro gli ebrei, che accompagnarono l'avvento di Hitler. E' un libro che, ad oltre ottant'anni dai fatti narrati, merita ancora di essere letto.

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    stefano

    27/04/2015 12:15:46

    Vi sono degli autori che hanno lasciato nella storia della letteratura opere veramente significative. Addio a Berlino è un ritratto spietato di una realtà in declino,in disfacimento. Non si salva nulla, neanche i monumenti. Uomini e donne si muovono inconsapevoli della tragedia incombente. Qualcosa di torbido, ossessivo, fatuo, superficiale, decadente, violento, riempie ogni pagina, riflettendo la straordinaria capacità dell'autore di interpretare ciò che gli accadeva intorno, senza lasciare che le situazioni lo influenzassero negativamente, lo distogliessero dal suo scopo di essere il più obiettivo possibile. Stile inconfondibile, dialoghi magistrali.

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    enrico

    11/04/2015 10:58:54

    Ho acquistato il libro dopo letto alcune recensioni che ne consigliavano l'acquisto in quanto testo utilissimo per comprendere l'ambiente berlinese negli anni dell'ascesa del nazismo. Sotto questo aspetto l'opera è un po' deludente (a parte le ultime pagine toccanti). Per il resto si tratta di un ottimo libro che si legge molto volentieri e che consiglio. Peccato per il prezzo troppo alto.

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    gianni

    01/08/2013 14:25:29

    Una carrellata di mostri e di maschere in una Berlino che presagisce il baratro: l'adorabile Sally fuori di testa, Otto il buono a nulla manesco e potenziale manovalanza delle SA, l'alta ricchissima borghesia ebraica ignara della distruzione che incombe, il Lumpenproletariat che sbevazza nelle bettole e abita topaie. Nelle ultime pagine quasi una cronaca dell'orgia di violenza che dilaga nel 1933, fra gli sdegnati ma innocui Allerhand di tedeschi troppi abituati, come diceva Voltaire, a sbattere sempre i tacchi.

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Introduzione

I sei pezzi raccolti in questo volume compongono una narrazione grossomodo continuativa. È tutto ciò che rimane di quello che, nelle mie intenzioni originarie, doveva essere uno smisurato romanzo a episodi sulla Berlino prehitleriana, che volevo chiamare The Lost. Ma il vecchio titolo era troppo grandioso per questa breve sequenza di diari e schizzi collegati in maniera assai libera, e l'ho cambiato.
I lettori di Mr Norris Changes Trains (pubblicato negli Stati Uniti col titolo The Last of Mr Norris) potrebbero accorgersi che in alcuni casi i personaggi e le situazioni di quel romanzo si sovrappongono a ciò che ho scritto qui e lo contraddicono: Sally Bowles, per esempio, avrebbe incontrato Mr Norris sulle scale di Fräulein Schroeder; Christopher Isherwood una sera, tornando a casa, avrebbe trovato William Bradshaw addormentato nel suo letto. La spiegazione è semplice: anche le avventure di Mr Norris un tempo facevano parte di The Lost.
Benché abbia dato il mio nome all'io narrante, i lettori non devono immaginare che queste pagine siano puramente autobiografiche, o che i personaggi siano il ritratto calunniosamente preciso di persone reali: «Christopher Isherwood» è solo il comdo fantoccio di un ventriloquo.
Il primo Diario berlinese, I Nowak e I Landauersono già usciti sul «New Writing» di John Lehmann. Il primo e il secondo Diario berlinese e I Nowak sono apparsi anche sul «Penguin New Writing», mentre Sally Bowles in origine è stato pubblicato in un volume a sé dalla Hogarth Press.

settembre 1935
C.I.