Al di là delle parole. Che cosa provano e pensano gli animali

Carl Safina

Traduttore: I. C. Blum
Editore: Adelphi
Collana: Animalia
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 27 marzo 2018
Pagine: 687 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845932496

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Scienze, geografia, ambiente - Biologia, scienze della vita - Zoologia e scienze degli animali - Comportamento degli animali

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Descrizione
Parliamo di "esseri umani e animali", come se tutti i viventi ricadessero in due sole categorie: noi e tutti gli animali. Eppure abbiamo addestrato gli elefanti a trascinare tronchi d'albero fuori dalla foresta; nei laboratori abbiamo fatto percorrere labirinti ai ratti, per studiare l'apprendimento; e i piccioni ci hanno insegnato i rudimenti della psicologia beccando i bersagli che gli mostravamo. Studiamo i moscerini per imparare come funziona il nostro DNA, e infettiamo le scimmie per mettere a punto cure da usare sugli esseri umani; nelle nostre case e nelle nostre città i cani proteggono e guidano persone che possono vedere solo grazie agli occhi dei loro compagni a quattro zampe. A dispetto di tutta questa intimità, conserviamo una tentennante insistenza sul fatto che gli "animali" non sono come noi - benché noi stessi siamo animali. Potrebbe mai una relazione basarsi su un fraintendimento più profondo?

Negli ultimi decenni le scienze biologiche hanno ricostruito i tratti evolutivi che ci legano agli altri animali (dai pesci ai primati) sul piano morfologico e genetico. Un risultato già stupefacente, se non fosse che ora – grazie a studiosi della finezza e percettività di Carl Safina – ci avviamo a un salto ulteriore: verificare l'incidenza di quei tratti a livello cognitivo e affettivo-emotivo. Da rigoroso ricercatore sul campo, Safina ci immette in tre paesaggi esemplari: una riserva africana, dove elefanti dalle variegate «personalità» si aggregano in una spiccata socialità (non a caso i Masai li considerano dotati di un'«anima» al pari degli umani); il parco di Yellowstone, dove i lupi – reintrodotti di recente – si muovono echeggiando cadenze pleistoceniche, fra strategie di predazione e sorprendenti gerarchie sociali (le femmine, per esempio, sono deputate ai dilemmi decisionali come restare/partire); e le acque cristalline del Pacifico nordoccidentale, dove cetacei di diverse specie dispiegano la vertigine della loro visione «acustica» e interagiscono col Sapiens in modi inaspettati e toccanti. Penetriamo così in un ventaglio di intelligenze, «coscienze» e «visioni del mondo» di altri animali – con cui condividiamo molti «correlati neurali», a partire dal cervello «antico» e dalla sua tastiera emotiva – insieme familiari e aliene, contigue e alternative. Al punto da mettere in dubbio, ancora una volta, la tesi secondo la quale l'uomo sarebbe la misura di tutte le cose.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Paola

    25/11/2018 09:27:09

    Divorato in una settimana, racconti che ti prendono dal inizio alla fine e ti fanno emozionare. Consiglio vivamente.

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    Valeria

    31/10/2018 11:15:45

    Da non perdere, specialmente tutta la parte sulle orche è stata per me una rivelazione. Non consigliato a persone con mentalità antroprocentrica, se vogliono rimanere della loro idea!

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Safina prende tre specie come scusa per addentrarsi e spiegare la sua ? forte ? opinione su coscienza, mente, etica, ecologia e molto altro. Le specie sono l’elefante africano, il lupo e l’orca. (...).?L’elefante africano è un simbolo della vita in famiglia, con i?rapporti tra i vari componenti che sostengono?e creano una rete intricatissima e difficile da interpretare, se non sei un elefante. Che si scioglie e si ricrea ogni volta che gli animali si vedono, ogni volta che un maschio entra nel gruppo ristretto delle femmine, e si distrugge in pochi minuti quando i kalashnikov dei bracconieri pagati dai commercianti cinesi falciano intere famiglie; per le loro zanne. Safina si chiede, con forza, come possa l’uomo ridurre al lumicino una specie così carismatica senza nessun rimorso per la perdita e non riesce a darsi pace di queste stragi insensate. (...)

La passione diventa rabbia cupa e sarcastica parlando della specie successiva. Il lupo, che in Nord America è il paradigma della resistenza naturale: alla ferocia umana(...).

Dalla complessa saga della famiglia dei lupi Safina passa a un soggetto ancora più misterioso, per il suo ambiente e il suo comportamento: l’orca. Qui si nota un’assoluta meraviglia e ammirazione ancora maggiore di quella presente nelle altre parti?(...) è un simbolo del rapporto uomo-animale, più del lupo, odiato, e dell’elefante, sterminato per pochi dollari. Le orche sono catturate e rese prigioniere per essere ammirate e per divertire i bambini, in tristissimi acquari in cui non sopravvivono a lungo. Perché l’uomo le crede tutte uguali, ma ogni popolazione ha una sua dieta particolare, le crede feroci e spaventose, ma nessun uomo è mai stato ucciso da un’orca in natura, le crede insensibili, ma non è inusuale che si lascino morire per la mancanza di una famiglia. Il rapporto distorto con una specie così sensibile e intelligente, dice Safina, diventa quasi il simbolo della cecità dell’uomo per la complessità della natura, per la profondità dei miliardi di anni di evoluzione che hanno prodotto un cervello che  sembra in grado di comunicare a distanza con altri. Un “suggerimento” di telepatia che si inquadra però alla perfezione nella totale dedizione di Carl Safina alla causa della natura come degna di attenzione, dotata di valore di per sé stessa ? e non perché l’uomo lo conceda ? e infinitamente più complessa di quanto certa scienza chiusa tra quattro mura voglia farci intendere.

Recensione di Marco P. Ferrari