Al giardino ancora non l'ho detto - Pia Pera - copertina

Al giardino ancora non l'ho detto

Pia Pera

Scrivi una recensione
Collana: Scrittori
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 4 febbraio 2016
Pagine: 215 p., Brossura
  • EAN: 9788868334437

16° nella classifica Bestseller di IBS LibriClassici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Studi generali - Dal 1900

pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente
Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

€ 11,25

€ 15,00
(-25%)

Venduto e spedito da IBS

11 punti Premium

Quantità:
LIBRO

Altri venditori

Mostra tutti (3 offerte da 15,00 €)

Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale


Pia Pera ritaglia dai bordi della malattia - sua, ma anche dell'essere umano in quanto tale - una terra di luce e di libertà.

L'eleganza della scrittura e del mondo di Pia Pera mi hanno sempre affascinato, ma questo libro è unico e pieno di grazia. Un grande, coraggioso regalo. - Daria Bignardi

Pia Pera ritaglia dai bordi della malattia – sua, ma anche dell’essere umano in quanto tale – una terra di luce e libertà. - Chiara Gamberale

"Per molti versi, avrei preferito non dover pubblicare questo libro, che non esisterebbe se una delle mie scrittrici preferite – non posso nemmeno incominciare a spiegare l’importanza che ha avuto nella mia vita, professionale ma soprattutto personale, il suo Orto di un perdigiorno – non si trovasse in condizioni di salute che non lasciano campo alla speranza. Eppure. L’orto di un perdigiorno si chiudeva con una frase che mi è sempre sembrata un modello di vita, un obiettivo da raggiungere: «Ho la dispensa piena». Oggi questa dispensa, forse proprio grazie alla sua malattia, Pia ha trovato modo di aprircela, anzi di spalancarcela. E la scopriamo davvero piena di bellezza, di serenità, di quelle che James Herriot ha chiamato cose sagge e meravigliose, di un’altra speranza. È davvero un dono meraviglioso quello che in primo luogo Pia Pera ha fatto a se stessa e che poi, per nostra fortuna, dopo lunga riflessione ha deciso di condividere con i suoi lettori. Non posso aggiungere molto, se non raccomandare con tutto il mio cuore la lettura di un libro che, come pochi altri, ci aiuta a comprendere la straordinaria avventura di stare al mondo". Luigi Spagnol
3,85
di 5
Totale 13
5
6
4
1
3
4
2
2
1
0
  • User Icon

    Tamara

    08/03/2019 17:22:37

    Una lettura molto toccante. Chi riceve una diagnosi di malattia inguaribile, vive settimane e mesi molto speciali. Dopo il trauma, l'angosciosa incertezza di ciò che accadrà può diventare pervasiva. Ma esistono anche altri modi e pensieri. Il libro ne racconta uno, che ha a che fare con l'incanto di una natura amata e trovata soprattutto nelle piante del proprio giardino. Libro tristissimo, ma molto ben scritto, con taglio decisamente femminile. L'esplorazione delle emozioni descritte nel concepire la fine dell'esistenza non fa bene a chi legge; non si tratta dunque di cure palliative, ma di uno specchio sul quale preferiamo tutti che siano gli altri e non noi a riflettercisi. Consiglio sinceramente la lettura di questo libro.

  • User Icon

    Ursula

    21/09/2018 17:14:45

    Un libro veramente toccante. Chi riceve una diagnosi di malattia inguaribile, vive settimane e mesi molto speciali. Dopo il trauma, l'angosciosa incertezza di ciò che accadrà può diventare pervasiva. Ma esistono anche altri modi e pensieri. Il libro ne racconta uno, che ha a che fare con l'incanto di una natura amata e trovata soprattutto nelle piante del proprio giardino. Libro tristissimo, ma molto ben scritto, con taglio decisamente femminile. L'esplorazione delle emozioni descritte nel concepire la fine dell'esistenza non fa bene a chi legge; non si tratta dunque di cure palliative, ma di uno specchio sul quale preferiamo tutti che siano gli altri e non noi a riflettercisi.

  • User Icon

    simona

    24/04/2017 19:47:30

    Libro sublime, da centellinare lentamente, pagina dopo pagina. Uno scrigno ricco di insegnamenti.

  • User Icon

    CAIOLA JOSEPH

    18/04/2017 09:13:04

    Un libro "vivo", un percorso umano che riguarda chiunque si interroghi sulla consapevolezza di una malattia inguaribile e sulla moerto. Profondo e struggente.

  • User Icon

    Alessia

    17/10/2016 10:45:40

    Ho finito il libro... bello ma lento .. troppo lento

  • User Icon

    RossaMina

    11/10/2016 23:49:36

    Ho finito questo libro per rispetto alla memoria dell'autrice, ma che fatica!

  • User Icon

    Paolo Cornaglia Ferraris

    07/09/2016 11:21:13

    Chi riceve una diagnosi di malattia inguaribile, vive settimane e mesi molto speciali. Dopo il trauma, l'angosciosa incertezza di ciò che accadrà può diventare pervasiva. Ma esistono anche altri modi e pensieri. Il libro ne racconta uno, che ha a che fare con l'incanto di una natura amata e trovata soprattutto nelle piante del proprio giardino. Libro tristissimo, ma molto ben scritto, con taglio decisamente femminile. L'esplorazione delle emozioni descritte nel concepire la fine dell'esistenza non fa bene a chi legge; non si tratta dunque di cure palliative, ma di uno specchio sul quale preferiamo tutti che siano gli altri e non noi a riflettercisi.

  • User Icon

    Diana

    03/08/2016 18:00:17

    Un libro bellissimo, che ti stringe il cuore perche' sai gia' come va a finire. L'autrice parla del suo giardino, grande e meraviglioso, che ha creato lei con le sue mani. E nel frattempo racconta della sua malattia che sa che la portera' alla morte; e, come tutti, ne ha paura, e si fa domande sulle cose non fatte e sull'impossibilita' di farle adesso, quando e' troppo tardi, salvo poi arrivare alla conclusione che nel momento in cui aveva preso certe decisioni ne era convinta: puo' e deve quindi pensare al presente e cercare di vivere momento per momento. L'autrice racconta il suo declino fisico, quasi giorno per giorno: la sua angoscia ma anche la sua capacita' di accettarlo, o comunque di conviverci. Un passo che mi e' piaciuto molto e' questo, quando si paragona al suo giardino: "comincio a somigliare sempre piu' a una pianta di cui bisogna prendersi cura, divento sorella di tutto quanto vive nel giardino, parte di questa scofinata materia di cui ignoro confini e profondita' ": e' sempre piu' simile al suo giardino, ora non e' piu' lei che se ne puo' prendere cura, sono gli altri che si devono prendere cura di lei.

  • User Icon

    Carol

    17/07/2016 18:14:09

    Si tratta di un diario senza date, scandito dalle stagioni, da quanto avviene in giardino (fioriture, semine, alberi che mettono e perdono le foglie, piante che crescono e muoiono, animali che arrivano e se ne vanno) e nel corpo della scrittrice, colpita da una non meglio definita malattia del motoneurone, che progressivamente la priva della forza e della capacità di muoversi. Quello che ho apprezzato di più è la sincerità dell'autrice, l'onestà nel rivelare i suoi pensieri più profondi, che spesso sono anche quelli di tutti di fronte alla malattia, all'invalidità, alle vite altrui, alle scelte di vita degli altri. Infinite e precise le descrizioni di fiori e piante, anche se non ho potuto apprezzarle fino in fondo perché non in grado di affiancare l'immagine corrispondente ai nomi citati, sapendo poco o niente di botanica. Pia Pera dice poco di sè, della sua vita precedente alla malattia, dei suoi amici, chiamati solo per nome, che vanno e vengono sul palcoscenico della sua casa senza essere presentati, eppure lascia qualcosa di più profondo: riflessioni sul significato della morte, più che della vita.

  • User Icon

    carlo

    11/07/2016 22:10:51

    libro profondo e leggero. già letto due volte sempre con nuove emozioni. grazie Pia

  • User Icon

    Silvana

    25/04/2016 10:42:54

    Delicato e struggente. Un grido silenzioso.

  • User Icon

    Stefania

    29/03/2016 15:29:42

    Splendido, straziante diario. A scrittrici come Pia Pera, ed ai suoi coltissimi, profondi, ed a volte implacabili giudizi, dovrebbe essere concesso spazio ovunque: medicina per lo spirito stanco di banalità,guida sentimentale per i giovani, consolazione per le incessanti e terribili domande per cui non esiste risposta.

  • User Icon

    rita

    11/03/2016 17:30:00

    L'onestà di questo libro è commovente. Grazie a Pia Pera.

Vedi tutte le 13 recensioni cliente

Il libro si apre su una poesia di Emily Dickinson, I haven’t told my garden yet, da cui è tratto lo splendido titolo. Il tema è il giardiniere e la morte, la scomparsa di chi ha ideato, pensato, accudito il giardino. Il suo venir meno come tradimento involontario, non colpevole, quando verrà il giorno in cui le sue cure non saranno più possibili e la natura tornerà ad essere l’unica forza in campo. Mentre un pittore, uno scultore, un architetto, un poeta creano qualcosa che può vivere anche senza di loro, il giardino è opera effimera, transeunte, eppure...

Quando Pia Pera riceve in eredità un podere in abbandono nella Lucchesia, alle pendici del Monte Pisano, decide di rimetterlo in sesto e di abitarlo in pianta stabile, insegue così, lei, cittadina cresciuta sui libri, una passione antica. Le viene in soccorso l’insegnamento del filosofo e botanico giapponese Masanobu Fukuoka, maestro dell’agricoltura della non-azione, sintetizzabile in quattro principi: non lavorare il terreno, non diserbare, non usare concimi, non usare pesticidi. Non sarà applicabile a regola d’arte, ma la filosofia di Fukuoka – non contrastare ma assecondare la natura – ispira la composizione e l’allestimento del suo giardino-orto: un giardino “spettinato” e “in movimento”, luogo della spensieratezza e di un certo disordine, delle erbacce e dei fiori spontanei, del selvatico e del possibile.

Al giardino ancora non l’ho detto comincia con un leggero zoppicare, un difetto da niente, in questo modo Pia Pera scopre di avere una malattia grave e incurabile, la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), una malattia che si mangia pian piano la vita normale, rendendo i gesti quotidiani sempre più difficili. Cosa cambia allora nel suo rapporto con il giardino? Cambia tutto, ci dice Pia Pera. Eppure dopo il primo disorientamento, dopo la paura, sente una sorta di estrema serenità: “È cresciuta l’empatia. La consapevolezza che, non diversamente da una pianta, io pure subisco i danni delle intemperie, posso seccare, appassire, perdere pezzi, e soprattutto: non muovermi come vorrei”. Le cure riservate fino allora al giardino sono adesso destinate alla necessaria cura di sé, come se lei stessa fosse diventata il giardino. E mentre si rincorrono riflessioni sul fine vita, sulla libertà di scegliere, fatte con gli occhi asciutti di chi vuole fino in fondo rendere conto di sé con dignità, la trama del racconto si nutre di quotidianità antica e nuova. “Le piante fanno così, cedono senza combattere, si piegano senza dolore, pronte ad accogliere qualsiasi altra vita sia in serbo per loro.

Recensione di Benedetta Centovalli.

Qual è il rapporto tra giardino e giardiniere, tra chi accudisce e chi viene accudito, se da un giorno all’altro può accadere di essere a propria volta da curare e accudire tanto da diventare come parte di quel giardino iniziale?

Pia Pera se lo è chiesto e ce lo ha raccontato con questo suo libro-diario, Al giardino ancora non l’ho detto, che prende il titolo dai versi di una bellissima poesia di Emily Dickinson, che dice «I have not told my garden yet».

«Cos’è cambiato nel mio rapporto col giardino? E’ cresciuta l’empatia. La consapevolezza che, non diversamente da una pianta, io pure subisco i danni delle intemperie, posso seccare, appassire…».

Già dalle primissime battute, questo libro non solo commuove per l’intensità e la bellezza che si dipanano per tutto il racconto, ma prende per mano il lettore e lo porta con sé in questo percorso di malattia e liberazione, in questo giardino rigoglioso e bellissimo, dove si può solo contemplare l’immensa e misteriosa bellezza del creato e trovare la pace.

Un’autrice che è un’autentica scoperta, con il suo uso della lingua così bello, che ricorda le migliori poesie di Mariangela Gualtieri: si ritrova quella stessa carnalità nel dire la vita senza troppi giri di parole, quel raccontare se stessi come ognuno di noi vorrebbe imparare a fare.

Recensione di Stella N’Djoku

  • Pia Pera Cover

    Pia Pera (Lucca 1956 - 2016) è stata una scrittrice italiana.Giornalista presso «l’Espresso», «Panorama», «Elle», «Gardenia», «The TLS», «Il Sole24Ore», professoressa di Letteratura Russa all’Università di Trento, traduttrice di classici russi, ha anche tenuto vari corsi di scrittura creativa.Ha scritto libri di narrativa, di non fiction e di riflessione sul giardinaggio, la sua grande passione.Ha tradotto e curato classici russi come La vita dell’Arciprete Avvakum (Adelphi, 1986), Evgenij Onegin di Puskin (Marsilio, 1995), Un eroe del nostro tempo di Lermontov (Frassinelli, 1996).Fra i sui libri possiamo ricordare La bellezza dell'asino (Marsilio, 1992), Diario di Lo (Marsilio, 1995), L’arcipelago... Approfondisci
Note legali