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Editore: Novecento Media
Collana: Calibro 9
Anno edizione: 2016
Pagine: 255 p., Brossura
  • EAN: 9788899316389
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    Giusy

    02/10/2016 15.45.56

    L'affetto per Narducci mi aveva un po' condizionata a riguardo dell'ispettore Manero, ma pagina dopo pagina ho notato la maturità che ha portato Marina a scrivere questo giallo. Bisogna scendere nei profondi meandri dell'anima per comprendere l'orrore. Metafora interessante "la fogna" che racchiude raccapriccianti segreti. Manero ha dovuto impregnarsi fisicamente e mentalmente della melma e del puzzo di vite al limite. Come nell'opera dei Pupi, il burattinaio tira le fila, scorre il sangue, lo stesso sangue che richiama alla lucidità l'ispettore Manero, facendolo riemergere dal fango dal quale non poteva o non voleva comprendere. Complimenti!! Giusy

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    Simone

    30/08/2016 16.54.39

    Sono un appassionato del genere thriller, giallo e noir, e ho già letto alcuni libri della Crescenti. "Al sangue non si comanda" mi ha particolarmente colpito, ho trovato questo romanzo avvincente e ben scritto, come l'autrice sa fare da anni. La Crescenti, che conosce bene i polizieschi e i gialli di quel periodo, trasporta il lettore in una Milano di fine anni '70. Se non è un sogno o un ricordo, questo è un noir che fa rivivere la città così come era quattro decenni fa. Interessante poi la scelta dei personaggi che si muovono e vivono il romanzo, così come la scelta del protagonista, Riccio, poliziotto che ha i caratteri distintivi del bel tenebroso. La trama è un susseguirsi di colpi di scena dividendosi tra la cattura del killer e le vicende personali di un protagonista ben costruito all'interno del romanzo. Ancora una volta, la Crescenti stupisce tirando fuori una storia completamente diversa dai romanzi che ha scritto in precedenza. Un noir per i nostalgici di una Milano anni '70 e gli appassionati del genere e dei buoni libri.

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    Antonio

    20/05/2016 22.13.04

    Nuova, ottima prova letteraria di Marina Crescenti. Milano, fine anni '70. Il cadavere di un ragazzino con il cranio sfondato viene ritrovato in un tombino di Via Washington. Sul caso si troverà, quasi per caso, a investigare l'Ispettore della Omicidi Giulio Manero, per tutti "Riccio" per via dei suoi capelli. L'indagine sarà complessa, delicata e per Riccio molto dolorosa, costellata di morti ammazzati, alcuni in modo singolare, da uno spietato assassino che uccide chiunque possa aiutare gli investigatori a risalire a lui. Riccio condurrà una mortale partita a scacchi con il killer, a rischio della propria vita e di quella di chi gli sta vicino, e l'emozionante, angoscioso finale veramente ad alta tensione riserverà più di una sorpresa. Va detto subito che Riccio, il nuovo personaggio della Crescenti, rientra anch'egli nel prototipo di poliziotto duro e puro-anticonformista-ribelle-sciupafemmine-sagace-dal cuore d'oro di cui abbiamo già incontrato parecchi esemplari nel genere thriller-noir. Ciò che fa la differenza, però, è che questo è un personaggio a cui ci si affeziona fin dalla prima pagina, per il modo con cui l'autrice ne rende le caratteristiche, le azioni e le emozioni. Merito anche dello stile della Crescenti, denso, diretto e stringato, dei dialoghi spesso ironici e sempre scorrevoli e naturali, dell'abilità e della cura quasi maniacale con cui ci viene restituita la Milano di quegli anni, colonna sonora compresa. Anche la complessa vicenda, tracciata in poco più di duecentocinquanta pagine, è di quelle che prendono il lettore, che si trova coinvolto fin dalle prime righe, e fatica a staccarsi dal testo (cosa che non si può dire di molti altri romanzi del genere). Che dire di più? Da leggere, sicuramente (augurandosi magari di ritrovare ancora il nostro Riccio impegnato in qualche altra pericolosa indagine).

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    Frame

    18/05/2016 15.14.11

    Il ritmo è incalzante, talvolta convulso e la trama eccessivamente cervellotica. Succede di tutto e di più, ma questo sembra l'unico scopo dell'autrice, rifilare al lettore un colpo di scena dietro l'altro. Il finale poi ve lo raccomando, meglio soprassedere. Tutto sommato non malaccio, ma più di tre non si può dare.

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    paola

    25/04/2016 18.09.32

    Capolavoro unico: Marina Crescenti, che è molto specializzata in noir scritti con riferimenti a films e personaggi degli anni '70, narra la storia del simpaticissimo sbirro Riccio il quale ,tra intrighi, tradimenti, episodi di omosessualità e vari omicidi , viene trascinato sul vortice della follia. I personaggi sono descritti anche nelle loro caratteristiche fisiche e caratteriali,( si menzionano a volte anche gli indumenti e il loro atteggiarsi). Il racconto si snoda velocemente ,facendoci pensare a qualsivoglia colpevole, fino al colpo finale. Che dire?Una mazzata dopo l'altra. Si attende con ansia il sequel!! Bravissima!!

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    Claudio Provini

    06/04/2016 00.12.54

    Mi sarebbe piaciuto essere un critico letterario per recensire in maniera adeguata il romanzo "Al sangue non si comanda" di Marina Crescenti, usando le terminologie e le espressioni che, per assenza di mestiere, non riuscirei a trovare. Da semplice lettore voglio invece esternare le impressioni che il libro mi ha ininterrottamente trasmesso, dalla prima all'ultima pagina. Come un pugile professionista, in questo romanzo l'Autrice ti colpisce al principio con un evento che ha l'effetto di un cazzotto repentino, per poi lavorarti ai fianchi, in un crescendo di sensazioni che si fanno via via più incalzanti, vorticose, quasi parossistiche, fino a sferrarti il colpo del "knock out" conclusivo che ti lascia irrimediabilmente senza difesa. Già, perché questo è uno di quei libri che ti fanno impazzire, lacerandoti nel dilemma se leggerlo tutto d'un fiato, per soddisfare il desiderio irrefrenabile di "vedere come va a finire", oppure centellinarlo come un vino da meditazione per assaporarne il più a lungo possibile le emozioni e le tensioni, indiscutibilmente forti, che ti invia senza tregua.

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