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Anno edizione: 2004
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Anno edizione: 2004
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Bellissima questa sceneggiatura del film di Bergman, è quasi più gustosa dello stesso film del maestro svedese. Come sempre Bergman entra nella psiche della donna e ne esplora i lati più o meno oscuri. Un piccolo gioiello per gli appassionati di cinema e non.
Recensioni
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Tre donne si trovano a condividere una camera del reparto maternità in un grande ospedale. Cecilia, ricoverata d'urgenza per un aborto spontaneo, è profondamente insicura di se stessa e dell'amore del marito, pensa di essere responsabile della perdita del figlio per non averlo desiderato abbastanza. Stina è al decimo mese di gravidanza e trabocca di gioia nell'aspettativa del parto, rallegrando l'atmosfera con la sua vitalità semplice e positiva. Hjördis, giovane e non sposata, ha cercato di abortire ma le cure prestatele hanno salvato il bambino, che lei disperatamente non vuole. Tra le persone che si occupano di loro spicca, per umanità e affettuosa empatia, l'infermiera Brita. La temporanea solidarietà che le unisce le aiuta a capirsi meglio, mentre le loro vite si svelano attraverso piccoli eventi, una telefonata, le visite che ricevono, qualche frase sfuggita involontariamente. Ma non dipende da loro decidere, è la vita a essere protagonista, la vita che le riempie o le abbandona secondo i suoi imperscrutabili disegni. L'atmosfera ovattata del reparto non può proteggerle per sempre e il futuro le aspetta all'uscita dall'ospedale. Ulla Isaksson (Stoccolma, 1916-2000), romanziera di successo in patria, è stata più volte collaboratrice di Ingmar Bergman, che da questa sceneggiatura trasse l'omonimo film pluripremiato a Cannes nel 1958. È un atto di fede nella vita coraggioso e per certi versi disturbante, anche se la caratterizzazione delle tre donne, senza l'apporto delle interpreti, oggi appare troppo datata per coinvolgere fino in fondo.
Consolata Lanza
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