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Traduttore: B. Ventavoli
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: 264 p., Brossura
  • EAN: 9788806205195
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Recensioni dei clienti

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    Caterina Di Gregorio

    22/05/2016 21.39.01

    Libro bello che educa il lettore alla lettura: Ester non può essere giudicata, solo vissuta, ascoltata e capita.

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    Raffa

    04/10/2013 16.07.30

    E' stata purtroppo una delusione questo libro della Szabò che avevo ammirato per forza narrativa in particolare ne «La porta». Il romanzo si concentra e cerca di sviscerare il più forte dei sentimenti negativi, l'odio, attraverso la brillante protagonista, Eszter che è travolta fin da piccola da una vera ossessione rancorosa e funesta verso un'altra bambina, poi donna, Angéla. Nonostante gli sforzi anch'essi ossessivi dell'autrice, non si ha mai la sensazione di partecipare alla potenza di questo infinito disprezzo della protagonista. Rimane un sentire irrazionale quindi difficilmente comprensibile e il romanzo si trascina a fatica lasciando il lettore in attesa di una svolta che non avverrà. L'unica flebile giustificazione, che però non regge l'impatto di un astio così viscerale, è l'odio di classe, che pare far capolino ogni tanto tra le vicende narrate dalla protagonista povera e il bersaglio del suo rancore, la ragazza di famiglia benestante. Tutto questo sarà però capovolto dal dopoguerra di un Ungheria socialista che vedrà affermarsi professionalmente Eszter, mentre Angéla e famiglia subiranno un inevitabile tracollo. A coronare l'annientamento dell'avversaria non può mancare anche la controversa e intensa love story che Eszter intreccia col marito di Angéla. Ma ad Eszter sembra non bastare mai per estinguere questo feroce sentimento che la devasta: «Riflettevo che sarebbe stato completamente inutile uccidere Angéla. Gli esseri umani su questa terra sono immortali, finché qualcuno li ricorda loro vivono». Forse l'autrice ci vuol dire solo questo: ci sono sentimenti così forti e inspiegabili che non si estirpano. Tuttavia la narrazione non pare proprio essere all'altezza del tema trattato.

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    Falco

    25/06/2010 08.11.06

    Forse il più difficile libro che ho letto di Magda Szabò. Affascinante, duro. Una storia d’amore meravigliosa, rabbiosa talvolta. Un racconto da ‘dentro’ scritto con la bravura di una autrice speciale.

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    anna maria negri

    26/04/2010 01.00.33

    Romanzo sotto forma di monologo amaro e rabbioso, rivela a poco a poco, per appassionati lacerti memoriali, l'intera vita di Ester, la sua miseria, il suo dolore, finché questa rievocazione a ritroso non si ricongiunge, nelle ultime pagine, con il dolore di oggi, l'irreparabile perdita, la vanità della pretesa di riparazione. Amaro e ammirevole.

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    mari

    19/11/2009 12.15.15

    Strana l'interpretazione di Gianluca, io la vedo tutta al contrario. Di Angela scopriamo a poco a poco che non è una vincente come sembrava, che non le serve a niente essere bella, buona, generosa, pura, perfetta in ogni senso, dato che poi il suo bel marito s'innamora di Ester che non è buona e forse non è nemmeno bella. Angela non ha vinto la partita e non ha nemmeno lottato perché non sapeva di dover lottare. Triste, ma così va il mondo. In ogni caso, un romanzo intenso, da leggere.

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    manuela

    14/09/2009 10.48.13

    Bello, bello, bello. Indimenticabile il personaggio maschile. Più semplice e lineare de "La ballate di Iza", rimane impresso altrettanto profondamente.

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    gianluca guidomei

    30/04/2009 12.30.43

    Per commentare quest'opera è necessario entrare in profondità nella mente della protagonista. Senza giudicare. Eszter sfoga, rivolgendosi al suo uomo in un appassionato monologo tutta la rabbia che nemmeno un grande amore ha saputo mitigare. Una vita trascorsa a bruciare nella gelosia e nell' invidia per l' inarrivabile rivale Angela. Il titolo è una chiara dichiarazione di intenti dell'autrice che vuole farci conoscere l'altra Eszter, quella nociva, distruttiva. Ma la figura di Eszter è troppo vera, sincera e plausibile per affascinarmi fino in fondo. Preferisco l'immagine dell'uomo conteso e di Angela: due persone che attendono, quasi immobili, impermeabili eppure accoglienti. Le più pericolose. Lui,soprattutto; un uomo che non ha vissuto semplicemente l'amore per due donne, ma che è riuscito ad amare due persone, senza rimorsi o rancori. Eszter non riesce a perdonare questa capacità di amare, ma anche il suo non saper vivere l'amore come un sentimento esclusivo. Eszter odia Angela perchè Angela è una donna che si sottrae al confronto, non lotta perchè ha già vinto. Eszter è gelosa dell'altra Angela, quella che lei ha creato nella sua mente, quel mostro di bellezza e perfezione che non ammette confronti. Si è gelosi di un'idea, non di una persona. "A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere" Francis Scott Fitzgerald

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