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Altri canti di Marte. Udire in voce mista al dolce suono

Paolo Isotta

Editore: Marsilio
Collana: I nodi
Anno edizione: 2015
Pagine: 463 p., Rilegato
  • EAN: 9788831721813
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    Giuseppe Del Ninno

    25/05/2016 11.29.31

    Dicevamo come la musica diventi con chiarezza agli occhi di Paolo Isotta, una cosmica griglia d'interpretazione e di conoscenza del mondo: al riguardo, sono illuminanti - e di grande suggestione - le pagine in cui parla della Terza Sinfonia di Karol Szymanowski, basata sui versi del grande mistico persiano Jalal al-Din al-Rumi, nei quali l'Autore coglie una sorprendente contiguità con alcune pagine di San Giovanni della Croce e dà conto di "un estatico uso della dissonanza che diviene effetto consonante". Siamo vicini a uno dei pilastri della sapienza tradizionale, stavolta declinato in musica: quella concordia discors, quella coincidentia oppositorum che è al centro della cultura sapienziale e che esprime sul filo del paradosso uno degli ineffabili aspetti della Verità. Per questa via, la musica del 900, secondo Isotta, si sottrae a quel destino di "perdita del Centro", che caratterizza tanta parte dell'arte, specie pittorica, del secolo scorso. Ed è merito non piccolo del nostro Autore averlo messo in evidenza con argomenti convincenti. Non ci soffermeremo sul reticolo di disamine argomentate e profondissime sui brani musicali, sulle scuole, sugli Autori che hanno popolato l'esistenza di Isotta e che innerva questi suoi libri, dove l'aneddoto - anche sapido e fescenninico, con echi della prosa di Domenico Rea - si alterna con l'analisi, l'interpretazione e l'illustrazione di opere di Autori che qua e là Isotta definisce Sommi. E con le stroncature perfino di personaggi che, nella vulgata di quelli che sprezzantemente Isotta definisce "salotti", hanno usurpato, a suo dire, fama e ammirazione; per tutti, facciamo il nome di Claudio Abbado. Del resto, il pantheon dell'Autore accoglie, nelle sfere più alte, non pochi musicisti e compositori meno noti al grande pubblico, a partire dalla prediletta "scuola napoletana", dove colloca ai vertici Alessandro Scarlatti e dove Napoli va intesa come espressione geo-culturale, più che come ristretto ambito territoriale.

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    giovanni vasso

    30/04/2016 09.04.27

    Isotta attraversa i grandi della musica e li studia - in maniera rigorosa e coerente - col lettore, offrendo a chi legge il messaggio autentico che questi hanno voluto lasciare in eredità, spesso in antitesi con quanto la vulgata ha voluto sempre raccontare. Beethoven, immenso, viene restituito alla luce e si scopre che il Fidelio è molto di più di un'opera atea e pessimista, anzi ne può rappresentare sicuramente il contrario. Wagner, grandioso, lo è ancor di più se il Parsifal è letto nella prospettiva del riscatto, della redenzione che alla fine dei Tempi arriverà insieme col perdono. La grandezza di Gino Marinuzzi, Ottorino Respighi e Franco Alfano risplende col contrappunto di Guglielmo Zuelli, insieme alle gemme preziose (e misconosciute) del Novecento, George Enescu e Karol Szymanowski è opera meritoria che sottrae all'oblio dei veri e propri campioni d'arte e di umanità. Le altezze cui si riesce a giungere sono vertiginose e Isotta è guida sicura e preziosa attraverso le selve accecanti e al contempo oscure della musica che, linguaggio divino, necessita per spiegarsi di interpreti devoti e profondamente sensibili.C'è in questo sforzo letterario prodigioso, una professione che dà senso a una vita poliedrica, quindi il più grande atto d'amore che già il titolo annuncia: "Altri Canti di Marte". Grazie Maestro!

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    Eduardo Savarese

    11/04/2016 13.52.42

    I libri davvero riusciti hanno uno "spirito", un'essenza che li rende inconfodibili. Per i libri di Isotta, già solo lingua e stile costituiscono il segno. Per "Altri canti di marte", lo spirito che anima le pagine, ed alcuni capitoli in particolare, è tuttavia quello del viaggiatore. Uno dei frammenti pervenutici dalla sconfinata opera di Democrito afferma che la conoscenza è un viaggio in profondità; una discesa penetrante gli abissi. Questa discesa qui viene audacemente e meravigliosamente intrapresa e condotta a termine, riguardo ad alcuni capitoli della storia musicale, nota e meno nota, raggiungendo un grado di comprensione (non, quindi, di mera analisi) che lascia rapiti. Accade nel capitolo straordinario dedicato all'ultima opera di Wagner, "Parsifal". Accade nella rappresentazione ad affresco che giganteggia al centro del libro, come per le rappresentazioni pittoriche della vita di Sant'Andrea eseguite dal Preti nell'abisde di Sant'Andrea della Valle, del Novecento musicale dimenticato, in Italia, in Romania, in Polonia. Riferimento prezioso, e sempre animato da passione intensa, irriducibile alle morte e mortifere liturgie della mera critica, diventerà questo nucleo del libro: ci innamoriamo di Gino Marinuzzi, desideriamo riascoltare in dettaglio la produzione sinfonica e operistica di Alfano, ci sembra già troppo tardi per attendere ancora prima di addentrarci nella mistica sensuale di Szymanowski, nella preocse genialità di Enescu (le pagine dedicate alla Romania sono fantastiche!). Ma come sempre accade per Isotta, la sua natura eccedente rende eccedente il genere e la pagina singola: non solo di musica si discorre qui, ma sempre e ancora di vita, con uno "spirito" che innerva la "varietas" dei temi; ancora e sempre ritorna il viaggio in profondità, l'audace scoperta delle strutture profonde dell'universo. Ed in questa direzione si intenderanno le commoventi ed amorevoli pagine conclusive sulla legge di simmetria e sugli amici animali.

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    PAOLO TARALLO

    29/02/2016 17.57.33

    Nella mia fortunata infanzia, il nonno materno era solito leggermi le fiabe. Io non volevo mai che finissero e lo imploravo, tra i capricci, di continuare le storie. Il poveretto, non sapendo come proseguire, non aveva altra scelta che riprendere il racconto da capo. Lo stesso sentimento avevo riprovato leggendo la prima volta "La virtù dell'elefante" quando, giunto all'ultima pagina, mi prese un'infantile mestizia dovuta alla consapevolezza che la parola "fine" era, purtroppo, sotto i miei occhi. Non ebbi altra scelta che ricominciare dalla prima pagina, sperando in un futuro "sequel". "Altri canti di Marte" tuttavia non è una "virtù" atto secondo. La diabolica genialità di Isotta è stata quella, con "la virtù", di preparare il terreno arando e concimando, per così dire, la curiosità dei lettori (numerosissimi), onde poter sapientemente far seguire frutti differenti, ma che del capostipite mantengono inalterati i cromosomi. La peculiarità di questo libro è la capacità di fondere piani narrativi a prima vista inconciliabili, che si susseguono e si sovrappongono in un disordine apparente che trova, in realtà, giustificazione in quello che si potrebbe definire l'affioramento di un fluire onirico. Attraverso accattivanti excursus biografici, improvvisamente il binario del racconto porta il lettore, senza che neanche se ne accorga, verso paesaggi culturali ampi e profondi, che per lo più si rivelano ignoti. Qualora fossero noti, il lettore li vedrà con occhi diversi, come se fosse per lui la prima volta. È il clamoroso caso dei protagonisti (veri) del '900 musicale italiano, che, negletti dalla storiografia "ufficiale", trovano, potius sero quam nunquam, il loro posto nella Storia. Paolo Isotta da vero scrittore di razza qui inventa, costituendo credo un unicum mondiale, il novello genere dell'autobiografia-didascalica. Sono sicuro che tutti gli editori, che avevano improvvidamente rifiutato "La virtù", stanno cercando mani di scorta, avendo consumato le proprie.

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    Francesco Corradi

    25/12/2015 11.57.55

    Con Altri canti di Marte Paolo Isotta dimostra, una volta di più, di essere uno dei più profondi conoscitori della grande musica classica e dei suoi interpreti. Il libro, piuttosto corposo, è anzitutto un saggio di scienza musicale con il quale si affrontano magistralmente alcuni dei temi più interessanti dell'esperienza musicale italiana ed europea (formidabile il capitolo XVII dedicato al '900 italiano di Franco Alfano, Ottorino Respighi e Gino Marinuzzi). Il tutto è impreziosito dall'uso di una lingua ricercata ed autentica che fa dell'autore, già straordinario critico musciale, uno scrittore fuori dal comune.

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    Oliviero Marchesi

    25/12/2015 11.53.30

    Un capolavoro del più grande critico e storico musicale vivente. Anzi, no, di più: un capolavoro del più grande scrittore italiano vivente. Pagine fondamentali per la rivalutazione e la corretta comprensione del Novecento musicale italiano (con il giusto posto dato al genio di Franco Alfano, di Gino Marinuzzi e del Respighi meno conosciuto e capito). Pagine definitive sul giovane Verdi e sul capolavoro di Wagner, il "Parsifal". Su tutto, una sensibilità capace di trasformare l'erudizione in genio creativo e una prosa di impareggiabile bellezza, che mi spinge a consigliare questo libro assolutamente a tutti, anche a coloro che non sono interessati alla musica. Se volete leggere un solo libro pubblicato in questo decennio, leggete "Altri canti di Marte". Anzi, no, leggetene due: questo e il precedente, altrettanto bello "La virtù dell'elefante".

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    romana petri

    23/12/2015 13.58.09

    Colto e raffinato Paolo Isotta ha la prosa invidiabile di chi ha la stoffa dello scrittore, del saggista e del narratore. Questo suo ultimo libro ci offre una grazia graffiante, un affresco del mondo musicale e umano, a tratti anche disumano. Ho sentito qualcosa di autenticamente fraterno leggendo il capitolo sul "tradimento di Muti". Ma questa è un'altra storia, una storia che abbiamo in comune. Un libro da leggere sicuramente.

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    Girolamo Imbruglia

    23/12/2015 11.58.47

    In Altri canti di Marte Paolo Isotta ha unito i due aspetti che ogni ascoltatore desidera incontrare in un libro sulla musica: la chiarezza e la cultura dello storico della musica si intrecciano con la sicurezza e l'esperienza del critico musicale. Ne risultano pagine davvero nuove e illuminanti sia su autori molto presenti oggi nelle esecuzioni (Wagner a esempio), sia su autori che invece restano poco eseguiti (in particolare Alfano e Enescu), sia infine su esecutori e direttori notissimi o sconosciuti. E' un libro di storia della musica che va dal Settecento al secondo Novecento, ma che, attraverso una dotta e brillante narrazione, prende sempre le mosse dalla sala del concerto o dalla registrazione d'archivio: è una storia della musica dal vivo.

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    Alessandro del Ninno

    20/12/2015 15.10.05

    La nuova prova del Maestro Isotta conferma la straordinaria capacità narrativa e affabulatoria di quello che possiamo ascrivere al panorama dei grandi scrittori italiani. Nuovamente il Maestro, sempre in stato di grazia e certamente ispirato dall'amato San Gennaro, ci prende per mano e ci guida nella ricchezza del Novecento musicale italiano, facendo riscoprire "mammasantissima" (per utilizzare una sua definizione dello splendido e divertente libro precedente "La Virtù dell'Elefante") del calibro di Alfano, Marinuzzi e Respighi e dando il giusto lustro ad altri grandi troppo spesso trascurati (come Enescu). Come al solito, la penna è sempre intinta nell'inchiostro della sua incredibile sapienza, ed è una penna salace (anche nel senso del verbo latino "zampillare" e con riferimento alla dea delle profondità marine Salacia, moglie di Nettuno: zampillano infatti dalla profondità dell'animo e della vita del Maestro i soliti, imperdibili, aneddoti!). Altri canti di Marte... ma Isotta merita senz'altro - per questo libro - tutti gli appellativi che proprio a Marte erano dedicati: "gravidus", cioè "colui che guida e che va in battaglia" (la battaglia contro la mediocrità che il Maestro non si stanca di combattere) e "Ultor", visti i dardi fulminei che il Maestro scaglia contro meschinità e ipocrisie anche in questo secondo libro. E non è vero - come scrive citando Manzoni - che "di libri basta uno per volta, quando non è d'avanzo": il pubblico attende con ansia la prossima fatica editoriale!

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    aldo la morgia

    18/12/2015 19.42.06

    Su cortese invito rivoltomi dall'Autore ha letto di nuovo, con maggiore attenzione, il suo libro riuscendo a superare le difficoltà che avevo trovato in prima lettura nella complessità delle considerazioni ivi svolte su una miriade di temi musicali. Grazie al libro mi sono anche accostato alla musica di Maestri "sconosciuti", cominciando ad apprezzare Enescu e proseguendo con gli altri Szymanoski, Alfano, Marinuzzi ecc. Pur continuando a preferire La Virtù dell'Elefante, ritengo tuttavia doveroso rivedere il precedente giudizio da me espresso e considerare Altri Canti meritevole di eguale apprezzamento quale opera di elevatissimo livello culturale che conferma la straordinaria competenza musicale del Maestro Paolo Isotta.

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    Ornello Sordi

    14/12/2015 12.15.45

    E' un libro che a ogni pagina sorprende. La lettura del Parsifal che Isotta vi propone, insieme a centinaia di altre saette e perle, è difficile da definire più geniale o più miracolosa. Il capitolo sul "tradimento di Muti" trasuda dolore per l'amicizia e l'intesa culturale di una vita sacrificata a un familismo che nel racconto appare tanto più sciocco quanto più invadente. Gli uomini, le donne, le storie, gli artisti, le città, i paesaggi, gli animali e gli episodi più o meno importanti raccontati acquistano dalla penna dell'Autore luci così alte e forti che poi starà a loro essere capaci di sopportare. Una sfida per loro ad alto rischio e da non perdere.

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    Sara Zurletti

    14/12/2015 08.44.05

    Altri canti di Marte di Paolo Isotta è il più importante libro sulla musica scritto in Italia da molto tempo. Getta uno sguardo del tutto nuovo sul Novecento, stabilendo un sistema di valori basato non più sull'ideologia e la conformità al progresso, ma sulla pura rilevanza estetica di autori e composizioni. Grazie a una cultura di vastità abbagliante, l'autore disegna una nuova mappa del Moderno musicale dove trovano posto compositori trascurati da troppo tempo: Szymanovsky, Enescu, e fra gli italiani Marinuzzi, Alfano e Respighi. Con la sua prosa incomparabile, Isotta guida il lettore in un viaggio appassionante attraverso le meraviglie della musica. Il discorso critico integra abilmente rilievi tecnici e descrizioni evocative, in un modo destinato a coinvolgere anche i non musicisti e a riportare di prepotenza la musica nel vivo del dibattito culturale. In una parola: Altri canti di Marte è un capolavoro di profondità e radicalità di pensiero, che diventerà nei prossimi anni un punto di riferimento imprescindibile.

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    Elio Boncompagni

    12/12/2015 19.01.27

    Il Maestro Paolo Isotta,musicista formato da seri studi di pianoforte e composizione, letterato coltissimo, latinista, ha un suo particolare stile di scrittore per la vivacità di pensiero, leggerezza ed umorismo, che fanno di lui un personaggio unico ed internazionale. Il suo contributo alla conoscenza dei tesori della Musica ed alla loro giusta collocazione nei loro valori, è semplicemente enorme. Altri canti di Marte è un libro accattivante, molto attraente nella lettura di un italiano dotto e simpatico: quando uno comincia a leggere un libro e poi vuole leggerlo tutto in tempi rapidi e poi rileggerlo con calma, significa che ha qualcosa di molto speciale e questo non è successo solo a me ma a molte persone che lo hanno letto. L'Italia stessa è ricchissima di grande Musica, ma, data la mancanza di adeguata educazione di Musica nelle scuole ordinarie, la gente ha tuttavia interesse di sapere e Paolo Isotta con questo libro, aiuta tutti. Rivela la importanza della scuola Napoletana che ha fondato lo stile barocco, rivela anche che la Musica italiana non significa solo Opera, ma il '900 italiano è presente nel panorama mondiale anche nella musica strumentale e sinfonica, avendo al vertice i nomi di Respighi, Alfano e Marinuzzi. Meno male che c'è questo libro! Paolo Isotta ha offerto anche nel Corriere della Sera, molti interventi rivelatori sul valore della Musica e dei musicisti; ora non è più possibile leggerlo là, dato che questo spazio è stato oscurato e nessun altro è capace di darci tali contributi rivelatori. Inoltre questo libro dice la verità su fatti e persone che molti conoscono poco o male ed anche questo è un bel contributo. Ora sentiamo il bisogno che il Maestro Isotta continui a scrivere perché così fa chiarezza e lascia una indiscutibile testimonianza sui valori della Musica e sulla verità dei fatti. Il suo spirito di vero napoletano vivace, scanzonato e profondo, ci aiuta nella lettura e accende il desiderio di continuare. Elio Boncompagni

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    Roberto Zavaglia

    07/12/2015 21.32.41

    Siamo di fronte a un libro più "musicale" rispetto al precedente La virtù dell'elefante. Tutti gli appassionati potranno quindi godere delle considerazioni del Maestro Isotta su moltissimi argomenti musicali che sono, sì, perentorie, ma discendono da conoscenze enormi e da un gusto sicuro. A me ha particolarmente impressionato la densa parte dedicata a Wagner. La rivalutazione della musica italiana del Novecento, con Alfano, Respighi e Marinuzzi in testa, è una battaglia che Isotta conduce, solitariamente e meritoriamente, ormai da un po': la critica tutta, prima o poi, dovrà riconoscere il valore di quei tre grandi. Gustosa, poi, è la ricostruzione della rottura tra Isotta stesso e il Maestro Muti il quale, nella sua attività, si dimostra "umano, troppo umano" nei confronti della sua famiglia.

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    Orlando Gentili

    07/12/2015 01.33.47

    Citazioni e eccitazioni, disvelamenti e affondi, pagine tumultuose e limpidi pensieri, esilaranti guizzi, iperboli geniali: "Altri canti di Marte" ci offre una nuova, grande prova di Isotta scrittore e dei suoi magnifici "isottismi". Una conferma preziosa. Imperdibile.

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    signorello

    06/12/2015 16.34.52

    Era ora che Paolo Isotta abbandonasse la critica musicale: è uno dei più grandi scrittori italiani. In questo libro dallo stile classico e limpido si sostanzia il suo alto pensiero di storico della musica. Indispensabile.

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    Fifì Labella

    25/11/2015 10.58.08

    "Scrivere mi da gioia; e farò libri" ha detto Paolo Isotta in una sua recente intervista. La gioia si sa è contagiosa e Isotta con la sua penna pungente e sagace sa come trasmetterla a chi legge questo suo splendido secondo libro. Quando penso a tutti i libri che mi restano da leggere di questo immenso musicista e storico della musica ho la certezza di essere ancora felice

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    aldo la morgia

    24/11/2015 10.35.03

    Ho difficoltà a mettere un voto al libro di Isotta, indeciso tra il minimo di uno, per la difficoltà del lettore comune di comprenderne appieno il testo, e il massimo di cinque, per la profonda cultura, non solo musicale, che esprime. Pur essendo un ammiratore di Isotta, di cui ho apprezzato assai le Virtù dell'Elefante, resto questa volta sconcertato di fronte a un'opera che rappresenta, a mio avviso, una mera autoesaltazione del suo sommo livello culturale e della sua straordinaria conoscenza del mondo musicale in genere. Se un'opera ha anche la finalità di permettere al lettore di arricchire il proprio bagaglio culturale e di poter condividere o meno il messaggio del suo autore, ritengo che Altri Canti di Marte abbia fallito la sua funzione, visto che la sua lettura - almeno per la mia esperienza - ha avuto l'unico esito di lasciarmi del tutto disorientato e perplesso di fronte alla miriade di citazioni o evocazioni di Autori e Opere in massima parte sconosciuti e/o non conoscibili, di cui il libro è infarcito. Sinceramente mi aspettavo di leggere non solo i giudizi - spesso tranchant - espressi dall'Autore sulle opere e sui loro esecutori, ma anche e soprattutto di capire il perché di tali giudizi. Capire, ad es. perché il Requiem di Mozart non merita apprezzamento, o perché alcuni direttori o esecutori sono pessimi ed altri eccellenti. Insomma, conoscere qual è il metro usato da Isotta per valutare opere ed esecutori onde permettere al semplice amante della musica, privo della sua profonda cultura, di orientarsi a sua volta nelle sue valutazioni. Dal suo libro, apprendo che Isotta è un lettore anche di IBS e mi auguro, quindi, che voglia dare in qualche modo una risposta alle mie considerazioni.

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