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Chris Kyle, Scott McEwen, Jim De Felice

Traduttore: S. Crimi, L. Tasso, G. Zucca
Editore: Mondadori
Collana: Ingrandimenti
Anno edizione: 2014
Pagine: 352 p. , ill. , Rilegato

3 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Storia militare - Guerre successive alla Seconda Guerra Mondiale

  • EAN: 9788804650652

Recensioni dei clienti

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    Ivano

    01/12/2016 19.12.02

    Un vero libro sulla guerra, schietto sincero e diretto. Si possono non condividere appieno i pensieri del protagonista, ma merita di essere letto e analizzato. Vengono narrati fatti e problemi che possono non piacere, ma che vanno affrontati anche dal punto di vista di qualcuno che la guerra l'ha affrontata davvero, invece di nascondersi da qualche parte con la testa sotto la sabbia, o a erogare sentenze intellettualoidi standosene al caldo sulla poltrona.

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    roberto

    24/06/2015 14.46.58

    In questa sede ha senso giudicare solo il libro e questo lascia abbastanza perplessi, sia perche' sembra piu' un opera di propaganda (del governo americano, dei fabbricanti di armi, fate voi) sia perche' alcune affermazioni sono risultate infondate, non dimostrate o platealmente false.

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    Federico

    27/05/2015 10.14.28

    Se avete letto tutti gli altri libri di guerra non vi resta che leggere anche questo. Ho apprezzato molto la storia di Cris Kyle dopo la deludente (quasi patetica) sua raffigurazione dell'omonimo film di Clint. Descrizione senza troppi fronzoli della guerra di posizione ma senza troppi dettagli tecnici.

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    ac

    02/05/2015 14.10.28

    Ho amato il libro in egual misura del film capolavoro del maestro clint..quindi promosso col massimo dei voti.

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    AndreaD

    25/03/2015 23.12.44

    Penso che questo sia un libro che dovrebbe essere letto da tutti e che tutti dovrebbero rifletterci su. Dovrebbero leggerlo soprattutto i giovani e riflettere su quello che significa scegliere una vita come quella di Chris Kyle. Sono completamente d'accordo con una recensione precedente, riguardo il "leggerlo cercando di rimanere neutrali" e vorrei solo aggiungere di rifletterci molto sopra. Comunque, pur non condividendo le posizioni del protagonista (che ritengo alquanto "selvagge") è bello poter leggere una testimonianza insolita. Da non sottovalutare i racconti visti dalla moglie e di come ha vissuto tutto questo.

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    Superleggere

    23/01/2015 15.41.37

    L'ho letto dopo aver visto il film. Passi la regia di Eastwood, ma il libro mi ha lasciata parecchio perplessa. In questi casi gli Americani mi sembrano veramente molto lontani culturalmente. Va letto secondo me cercando di rimanere neutrali e trattando questa come una testimonianza.

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    Talisie

    13/01/2015 23.42.58

    Il libro gronda patriottismo a stelle e strisce e lascia spesso il lettore quanto meno perplesso difronte al compiacimento provato dal protagonista nello sterminare i "selvaggi", come li appella più volte, o nelle meno pericolose,ma pur sempre riprovevoli, risse scatenate nei bar americani e negli odiosi rituali di nonnismo inflitti ai nuovi arrivati nella brigata dei SEALS. Il memoriale sarebbe, quindi, da bocciare in toto se non si riflettesse con più asetticità sul testo. In effetti, verso la fine, lo sniper stesso con un attimo di resipiscenza conclude che quel tipo di vita si può fare con un contratto a termine e che c'è un limite alle brutture subite e causate. Se guardiamo indietro la letteratura offre molti esempi di diari di guerra, anch'essi brutali, sanguinosi, bestiali: questo ci ferisce di più solo perché tratta di eventi vicini, spesso vissuti in diretta sulla CNN. Il SEAL Chris Kyle non è peggiore dei suoi nemici, è l'uomo ridotto alla lotta basica della sopravvivenza che uccide per non essere ucciso, come è sempre stato e, ahimè, sempre sarà.

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    Lee66

    11/01/2015 00.08.55

    Il libro rischia di essere un racconto frammentario e privo di spessore, scritto da una persona egocentrica, sociopatica, asociale, privo di sensibilità, che si arruola per dare sfogo ai propri istinti, che gioisce per aver ucciso uomini che etichetta come "selvaggi" e che antepone la guerra alla sua famiglia. Ma forse é proprio questo che permette ad un uomo di essere un soldato disposto a sopportare le nefandezze di una guerra.. Sicuramente non ci troviamo di fronte ad un Hemingway come stile letterario, obiettivamente di certo discutibile, ma qui non si sta giudicando l'uomo. Il libro di per sé rende almeno l'idea della guerra senza essere di certo un capolavoro. Sicuramente ci sono libri scritti molto meglio e certamente il film di Eastwood saprà completare e rappresentare quanto il libro non è riuscito ad esprimere su carta. Pertanto nel rispetto di quanto comunque quest'uomo abbia fatto e vissuto, do un 3 ma il libro in sé annoia, delude le aspettative e rischia di essere etichettato come la classica "americanata".

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    Costantino

    08/01/2015 17.40.37

    Pur rispettandole, dissento dalle precedenti recensioni, seguo le Forze e le Operazioni Speciali da anni ed il libro a mio parere è assolutamente da consigliare agli appassionati di tali argomenti, l'ho trovato coinvolgente e dettagliato nella descrizione delle tattiche e tecniche impiegate in combattimento dai Navy Seals, inoltre ritengo che mostri ampiamente il tributo psicologico preteso dalla guerra a queste persone e alle loro famiglie...

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    Robroy

    05/01/2015 17.03.57

    Scrittura elementare, senza il minimo approfondimento. Il tutto si condensa in una raccolta di ricordi buttati lì a casaccio. Non riesce minimamente a evidenziare quale sia il reale peso traumatico di una guerra, cosa comporti per un essere umano uccidere a sangue freddo altri esseri umani, né tanto meno a far comprendere il peso che certi atti hanno sulla psiche di un uomo.

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    Lomax

    01/01/2015 17.33.41

    Ennesimo contributo alla già vastissima letteratura bellica: in questo caso, la differenza l'avrebbe dovuta fare la voce narrante, nientepopodimeno che il "cecchino più letale della storia americana". Purtroppo la lettura si rivela ben presto povera (oltreché stilisticamente, anche di contenuti), né gli autori riescono a trasmettere l'empatia con il dramma del conflitto; ed anzi, la vanagloria del protagonista (sedicente "testa calda" che alla famiglia preferisce i commilitoni e solo in battaglia pare sentirsi davvero a casa) accentua, a mio avviso, il distacco dalla tragedia propria di ogni guerra, trasformando il libro in una sorta di autocelebrazione fine a se stessa.

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