Amerigo. Il racconto di un errore storico - Stefan Zweig - copertina

Amerigo. Il racconto di un errore storico

Stefan Zweig

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Traduttore: Luisa Paparella
Editore: Elliot
Collana: Raggi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 5 gennaio 2012
Pagine: 115 p., Brossura
  • EAN: 9788861922679
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Amerigo Vespucci non scoprì l'America e non affermò mai di essere stato il primo uomo europeo a mettere piede sul nuovo continente, né, cosa forse ancora più importante, pretese mai di dargli il proprio nome. Perché allora già dal primo Cinquecento la parola "America" iniziò a diffondersi per definire il Nuovo Mondo descritto dal grande esploratore nelle sue lettere? Stefan Zweig fu profondamente affascinato da Vespucci, forse anche a causa di questo enigma che circonda il suo destino, e in "Amerigo", ultimo libro scritto prima del suicidio, decise di raccontare l'incredibile vicenda di un uomo che la Storia ha voluto ora un eroe, ora un truffatore. Così, uno dei momenti cruciali della nostra modernità, quello delle epocali scoperte geografiche, viene affrontato da Zweig attraverso le avventure rocambolesche di un uomo, trovatosi suo malgrado al centro di avvenimenti più grandi di lui e di una serie di bizzarre coincidenze, fraintendimenti e falsificazioni che lo portarono a essere considerato uno dei più importanti navigatori di tutti i tempi o uno dei più spregevoli impostori della storia. Amerigo è una delle opere più affascinanti e sottovalutate di Stefan Zweig, uscita originariamente in America lo stesso giorno della morte del suo autore e poi dimenticata per molti anni.
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  Sono trascorsi settant'anni dalla morte di Stefan Zweig (Vienna 1881 – Brasile 1942) e altrettanti dalla prima pubblicazione in lingua inglese di Amerigo: a comedy of errors in history, uscito a New York da Viking Press nel 1942 e due anni dopo in lingua originale a Stoccolma dall'editore Bermann-Fischer con il titolo Amerigo: Die Geschichte eines historischen Irrtums. Ora Elliot ce lo ripropone nella revisione della prima traduzione del 1946 di Mondadori. L'introduzione di Consoli mette in luce gli aspetti salienti della biografia di Vespucci, riaprendo il dibattito su Zweig. Ci si può chiedere se, con la scelta di narrare le gesta di un uomo maltrattato dalla storia, il romanziere austriaco di origine ebraica abbia inteso rivelare in codice il suo dramma esistenziale, intuibile anche dalle pagine della postuma Schachnovelle. E forse non è un caso che Zweig, esiliato in Brasile, si sia suicidato abbracciato alla moglie Lotte il 22 febbraio 1942, in una sorta di identificazione con Amerigo, morto a Siviglia il 22 febbraio 1512. Prima della salita al potere di Hitler, Zweig era stato un autore di successo dall'approccio umanistico visceralmente europeista. Ma dopo l'Anschluss era diventato cittadino indesiderato persino in Inghilterra. In Amerigo Zweig ricostruisce con empatia, ma anche con acribia filologica, le vicende del navigatore rileggendo i documenti del tempo. Celebrato e denigrato per alcune sue lettere nelle quali avrebbe, secondo i detrattori, mistificato il proprio ruolo di esploratore, il fiorentino diventa per Zweig un modello di riferimento. Perché se Colombo ha "il merito dell'azione", è Vespucci che ha reso "visibile quello che il suo predecessore aveva trovato come un sonnambulo". Al contrario di Colombo, convinto di aver raggiunto le Indie sulle orme di Marco Polo, è Amerigo che coglie "per differenza" la nuova scoperta: "Novum Mundum appellare licet". Osserviamo in chiusura che le alterne vicende di gloria e fango di Vespucci ricompaiono nel romanzo di Laurent Seksik, Gli ultimi giorni di Stefan Zweig (Flammarion, 2010; nel 2012tradotto per Gremese da Micol Bertolazzi). Laura Calosso
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    Nato il 28 novembre 1881 a Vienna, Zweig era figlio di un ricco industriale ebreo e per questo potè studiare con tutta libertà, seguendo i suoi gusti che lo portavano a interessarsi di letteratura, filosofia e storia.L'atmosfera cosmopolita della Vienna imperiale favorisce la sua curiosità del mondo, che si trasforma in una sorta di bulimia culturale. Come letterato esordisce con poemi in cui si percepisce l'influenza di Hofmannsthal e Rilke, di cui parla nella sua autobiografia Il mondo di ieri (Die Welt von gestern, 1942). Per Stefan Zweig "la letteratura non è la vita", ma "un mezzo di esaltazione della vita, un modo di cogliere il dramma in maniera più chiara e intelleggibile". La sua ambizione è dunque "dare alla mia esistenza l'ampiezza, la pienezza,... Approfondisci
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