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L' amica geniale

Elena Ferrante

Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2011
Pagine: 400 p.
  • EAN: 9788866320326

10° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Non c’è lampada che si possa strofinare abbastanza da farne uscire un’amica vera, neppure se questa è un’amica geniale.

Anche andare da Don Achille era proibito, ma lei decise di farlo ugualmente e io le andai dietro. Anzi, fu in quell'occasione che mi convinsi che niente potesse fermarla, e che anzi ogni sua disobbedienza avesse sbocchi che per la meraviglia toglievano il fiato.

Elena Greco – detta Lenuccia – e Raffaella – per tutti Lina , ma per l’amica sarà sempre Lila - lo sanno bene, ed è per questo che l’una si tiene stretta all’altra lungo tutto il corso di una vita.
E le due vite partono parallele, in un rione popolare della Napoli degli anni cinquanta, per poi proseguire lungo traiettorie distinte, inscritte nelle contingenze e nelle scelte dettate da due caratteri diversi. Elena, la cui voce ci narra la vicenda, la prende alla lontana, e comincia a raccontare sin dall’infanzia e da quei giorni di scuola in cui la maestra tributa continui omaggi all’intelligenza e alla bravura di Lila, bambina alla quale tutto sembra venir facile, spontaneo.
Nella luce di questa sua amica geniale, anticonformista, dall’intelligenza brillante e dal carattere inquieto e selvatico, Elena vive e cresce. Fuori dalla classe, lontano dai banchi, il mondo è dominato da figure maschili sanguigne, iraconde, temibili. Come quella di Don Achille, babau di cui si favoleggiano gesta crudeli e mitologiche, uomo che vive in un apartamento in cima alla rampa di scale più tetra che ci sia: una rampa che un giorno Lenuccia e Lila si daranno reciprocamente coraggio di salire.
Sono i gesti come questi, o le scorribande finite a sassaiole contro le bande di ragazzi, che consolidano e rendono speciale giorno dopo giorno l’amicizia delle due bambine.

Un’amicizia, appunto, più forte di ogni differenza, e che anzi proprio dalle differenze trae sostentamento e si rafforza. Anche quando Lila è costretta a lasciare gli studi, per i quali era tanto portata, e avviarsi verso le pastoie di un fidanzamento che certamente le andrà stretto, mentre Lenuccia avrà la possibilità di affrancarsi attraverso lo studio dalle miserie cui la sua condizione la condannerebbe.
Il romanzo comincia con la scomparsa di Lila, avvenuta attorno ai settant’anni di età, che spinge Elena a mettersi sulle tracce dell’amica e a ripercorrere, a tutto beneficio del lettore, la storia che le ha unite.
Vividissima è la descrizione della Napoli degli anni cinquanta e alle soglie del boom economico, colta soprattutto nelle luci e negli odori dei quartieri più popolari, e teatro dell’infanzia delle due amiche. Una macondo violenta e meravigliosa per sopravvivere nella quale è necessario vestirsi di una corazza ben spessa, a dispetto delle tenerezze che si possono covare in petto.
E poi, più avanti nel tempo, assistiamo in filigrana all’affermarsi di un costume maligno che – lo intuiamo – degenererà nelle forme criminali della camorra, frutto terribile di quella stessa attitudine.

Il romanzo, pur compiuto e leggibile come storia a sé stante, s’interrompe sulla soglia dei sedici anni di Lenuccia e Lila, per darci appuntamento fra qualche mese, con la seconda puntata di questa saga, che si preannuncia lunga. Ma chi è Elena Ferrante? L’autrice di “L’amore molesto” è elusiva al punto da aver alimentato un mistero duraturo e coinvolgente nella comunità dei lettori. Goffredo Fofi, che disse un gran bene della prima prova narrativa di Ferrante, è fra coloro che sono stati sospettati di essere la penna dissimulata da uno pseudonimo.
A riprova di questo, è stato fatto notare come le poche interviste realizzate con Ferrante siano praticamente tutte opera di Fofi.
Ma la cospirazione più accreditata è quella che vorrebbe che Elena Ferrante sia in realtà Domenico Starnone. Un’autrice elusiva, irrintracciabile (e forse non è un caso che l’ultimo dei tre libri di cui si compone “Autobiografia erotica di Aristide Gambia” s’intitoli proprio “Le irrintracciabili”). Se non è Starnone, si è anche detto, è senz’altro sua moglie, Anita Raja, traduttrice e consulente editoriale della casa E/O, per la quale Ferrante pubblica. Il mistero s’infittisce, perché autorevoli critici si sono spesi a cercare al passino sottile alcune analogie stilistiche fra alcuni passaggi nei libri di Starnone (in particolare “Via Gemito”) e altri presenti nei titoli di Ferrante. Nessuno di questi investigatori, a dire il vero, se n’è uscito finora con quella che può essere considerata una “pistola fumante”, e anzi è lo stesso Starnone a smentire seccamente, nel suo ultimo libro, la veridicità delle affermazioni fatte da critici e sedicenti investigatori letterari. Ma tant’è: vita e letteratura sono anch’esse amiche geniali, e confondono talvolta i propri limiti sfumando reciprocamente l’una nell’altra.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Laura

    29/06/2017 09.45.29

    Due bambine diverse per carattere, indole ed atteggiamento, crescono in un rione periferico di Napoli in cui la povertà non è solo mancanza di mezzi. Lila, aggressiva e determinata, dall'intelligenza brillante, ricco di intuito e di capacità critica, lascia la scuola dopo la licenza elementare per decisione dei genitori che la vogliono occupata nell'attività di famiglia. Mentre Lenù, più tranquilla e riflessiva, diligente e volenterosa, grazie all'insistenza della maestra Oliviero, prosegue il percorso scolastico, raggiungendo non solo la licenza media, ma affrontando anche l'esame per entrare al ginnasio. Ma le due amiche sono come le due facce di un'unica medaglia: l'una non esisterebbe senza l'altra. Lenù ha bisogno dello sguardo di Lina, della sua presenza ed approvazione e Lila vive di riflesso le esperienze dell'altra, la incoraggia, arriva a comprarle i libri perché continui a studiare. La loro è un'amicizia ambigua, fatta di slanci ma anche di invidia, di rivalsa. Intorno a loro gira un microcosmo di personaggi straordinariamente vividi, brillanti, che paiono prendere vita: i genitori, i parenti, gli amici, i nemici con cui crescono e si confrontano le due protagoniste. E sullo sfondo si intravede Napoli, il racket, la camorra, l'usura, incarnati, prima, nella figura quasi magica di Don Achille, poi, dalla tracotanza e violenza dei due fratelli Solara. Attraverso le due protagoniste e le loro diverse scelte di vita, la Ferrante tratteggia magistralmente un'epoca e una città. Da leggere

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    TANIA

    26/06/2017 13.21.19

    Scritto indubbiamente bene. Ottima la descrizione dell'ambientazione ma la trama non mi ha colpito. Ho fatto fatica ad arrivare alla fine

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    Bruno Izzo

    20/06/2017 09.54.55

    Raffaella Cerullo, detta Lina o Lila, figlia di un ciabattino, ed Elena Greco, detta Lena o Lenù, figlia di un usciere, sono le protagoniste uniche e assolute di una storia che si snoda in oltre mezzo secolo, dai primissimi anni '50 fino ai giorni odierni. Elena Ferrante, nonostante le apparenze o il numero di pagine vergate, è una scrittrice di rara sintesi ed efficacia, scevra da ridondanze e ripetizioni, una scrittrice essenziale ed esauriente insieme, già questo un pregio unico e raro nel panorama letterario. Ci si trova davanti a un raro esempio di un raccontare che si vorrebbe non avesse mai fine, "L'amica geniale” è una perla della contemporanea letteratura italiana. Il lettore s'incanta, resta avvinto, affascinato dalla storia, come sempre dovrebbe succedere alla lettura di un buon libro; di più, si crea quell'atmosfera per cui, girata l'ultima pagina, ci si spiace, ci si resta male, si vorrebbe saperne di più, leggere di più, continuare a stare vicino alle protagoniste, seguendone le vicende direi in religioso silenzio. Non si desidera sapere come va a finire, cosa succederà, questa non è una storia a puntate, ma è la Storia, è il Romanzo, è il Summa dell’arte di scrivere. “L’amica geniale”, se non un capolavoro, è un’opera straordinaria, è una di quelle storie struggenti e delicate insieme, tenere e violente, amare e suadenti, in cui ciascuno riconosce sé stesso, ritrova in qualche modo parte di sé, delle sue contraddizioni, i dubbi, le ipocrisie del vivere comune. L’autrice non scrive una storia romanzata, fa romanzo della vita, perciò ciascuno è indotto, attraverso il racconto dell’esistenza più spesso misera ma sempre accesa di speranza di Lila e Lenù, a riconsiderare le proprie miserie e i propri agi, le proprie scelte e i propri pensieri, a rievocare i sogni realizzatisi o no, a fare racconto di sé, raccontarsi e redimersi, se si vuole, o semplicemente riconsiderarsi.

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    silvia

    15/04/2017 12.24.58

    Quando la protagonista descrive la sua amica geniale, è come se analizzasse lo stile a cui mira, in tal modo si autodefinisce, tracciando al contempo il profilo di ciò che il lettore prova mentre legge: "Mi sembrò - formulato con parole d'oggi - che non solo sapesse dire bene le cose ma che stesse sviluppando un dono che già conoscevo: meglio di come faceva da bambina, prendeva i fatti e li rendeva con naturalezza carichi di tensione; rinforzava la realtà mentre la riduceva a parole, le iniettava energia. Ma mi accorsi anche, con piacere, che appena cominciava a farlo, ecco che mi sentivo anch'io la capacità di fare lo stesso e ci provavo e mi veniva bene." E ancora: " (...) Lila sapeva parlare attraverso la scrittura (...) non lasciava traccia di innaturalezza, non si sentiva l'artificio della parola scritta. (...) La voce incastonata nella scrittura mi travolse, mi rapì ancora più di quando discutevamo a tu per tu: era del tutto depurata dalle scorie di quando si parla, dalla confusione dell'orale (...) " Elena Greco/Ferrante oltre che di, chiamamolo stile, parla di ciò che scatta nell'amicizia, sia nel bene, come sopra appunto, che nei momenti di competizione e gelosia: " (...) percepivo sempre più chiaramente che lo faceva un po' in soggezione, come se finalmente fosse lei a sentire la necessità di dimostrarmi di continuo che poteva ragionare alla pari con me. (...) non sentii più che abitava un territorio meraviglioso senza di me".

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    Amalia

    04/04/2017 08.55.18

    Romanzo fatto in serie da un artigiano furbo, da qui il successo.

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    Giada

    26/02/2017 11.29.55

    Ho adorato questo libro! Sono già al successivo: Storia del nuovo cognome. Un'amicizia forte e particolare quella tra Lila e Lenù. Ho provato un rapporto di amore/odio verso le due durante il progredire del libro. Elena, così dolce ma spesso in competizione con sé stessa, in competizione con Lila, melodrammatica e con scarsa presenza di personalità. Lila, protagonista indiscussa del rione, forte, determinata, una bambina/donna. Romanzo scritto in maniera impeccabile, ti fa entrare nella storia come se tu fossi li con loro, come se le vedessi, Lila ed Elena. Come se vivessi Nella vecchia casa di Elena, come se salissi le scale della casa di Don Achille per prendere assieme a loro le bambole e ancora come se fossi li, tra le vie del rione. Lo consiglio davvero, come sono certa che consiglierò anche gli altri 3 libri.

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    Agostino G.

    29/01/2017 10.07.43

    Uno spaccato della Napoli del dopoguerra, sogni e ambizioni che si schiantano contro la dura realtà. Una storia di amicizia, un'esistenza segnata dalle difficoltà, un'amore complicato. L'autrice ci porta nelle case delle famiglie protagoniste di questa romanzo, ci permette di conoscerle nel profondo, di apprezzare la loro psicologia in modo dettagliato. Leggerò anche il seguito per scoprire il finale di questa amicizia immersa nella dura esistenza di una vita difficile.

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    Alessandra R.

    23/11/2016 17.39.24

    Consigliato caldamente da un'amica, l'ho letto lo scorso anno tutto in un fiato, non riuscivo a staccarmi, dovevo sapere cosa succedeva alle due protagoniste. Scritto veramente bene, coinvolgente, si entra nella storia come se fosse la propria (e ognuno riconosce un po' di se' stesso in una delle due protagoniste). Bell'affresco anche dal punto di vista storico. Grande Ferrante, chiunque tu sia.

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    daniela

    21/11/2016 10.11.43

    ho comprato questo libro dopo aver letto recensioni entusiastiche ... forse non sono entrata nello spirito del racconto, ma io ho fatto una fatica incredibile a finirlo, troppo pesante ... Non mi è piaciuto.

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    Roberta

    10/11/2016 14.50.40

    Leggere recensioni con meno di quattro stelline mi lascia perplessa e quasi dispiaciuta. A me ha fatto impazzire, mi ha fatto restare incollata alle pagine fino alla fine del quarto e ultimo volume, mi ha fatto riflettere, mi ha smosso internamente, ha tirato fuori a forza questioni accantonate del mio essere. L'autrice (o autore?) ha una capacità di evocazione pazzesca, descrive a parole stati d'animo che credevo impossibile poter descrivere o condividere.. Capolavoro

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    alessia

    20/10/2016 07.30.12

    In una Napoli che arriva al lettore come un pugno allo stomaco si svolgono le vite delle due protagoniste vive e intense. La scrittura é trascinante ogni personaggio non viene descritto banalmente, ma tracimato e definito pagina dopo pagina, scompare e ricompare e via via scopre la sua natura i suoi controsensi. É facile ritrovare aspetti della vita di ognuno di noi ha tastato, intravisto...anche se non ha necessariamente abitato a Napoli!! La forza del romanzo, oltre che la trama, é la forza dei sentimenti che emergono: Soffocati,mutanti, amicizie mai prive di ambivalenze, amorini che si rivelano bisogni. Un romanzo unico, da consigliare!

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    Valentina

    10/10/2016 19.36.54

    Lascio qui un commento che però vale per l'intera tetralogia: è un capolavoro. E' difficile spiegarsi in poche righe, io stessa sono rimasta sorpresa dalla potenza incalzante di quelle pagine e sono certa che queste mie poche parole non rendano la bellezza infinita di tutta l'opera. E' un saper empatizzare profondamente e verbalizzare. E' un saper lavorare con le immagini come riesce a pochi. E' sì un romanzo, ma nel suo significato di opera poetica.

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    ampa

    07/10/2016 17.21.58

    La storia è semplice ma ben articolata, densa di emozioni e ben ambientata nel contesto storico e geografico. Lascia la curiosità di leggere il secondo volume.

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    Guglielmo

    03/10/2016 19.48.44

    Libro mediocre assai (mi ricorda la tanto vituperata Carolina Invernizio) di uno scrittore o scrittrice che se ha scritto questo libro può solo essere mediocre. Due domande: 1) forse è per questo che si firma con uno pseudonimo? 2) Che importanza ha chi sia in realtà?

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    Sofia

    10/09/2016 11.52.45

    Io leggo delle recensioni che mi rendono basita.. Secondo me questo libro e quelli a lui legati sono bellissimi, scritti in un modo che ti immagini tutte le scene e ti sembra viverle con le protagoniste. Tutto molto fluido .. Io me li sono letteralmente " mangiata" in qualche settimana. Stupendo. Se è famoso ormai in tutto il mondo un motivo ci sarà ! Ed è primo,in classifica in molti paesi.. In America si parla della Febbre della Ferrante!

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    luro62

    26/06/2016 16.34.28

    Ho letto il libro fino alla fine. Che ha vissuto in meridione negli anni 50 e 60'riconosce gli atteggiamenti, i pensieri le storie. Essere a vicino al mare e non andarci non era strano in tanti posti. Non c'era tempo. L'Amica Geniale sembra che sia Lila in quanto con cervello superiore. Quei cervelli che apprendono subito, comprendono particolari che altri non vedono. Mentre e' chiamata cosi' Lenu che in sostanza una che studia molto. C' e' la storia del riscatto sociale con lo studio. (All' epoca era una strada, ora non più) ma che comunque non permetteva da subito di entrare in societa'. Ci entreranno i figli. Il romanzo si legge bene, la lettura scorre ma la storia e' troppo scontata. Si comprende come va a finire tutta la serie dalle prime pagine. Lenu che sente al telefono il figlio di Lila, che dice del carattere di Lila, che comunica la sua eta', che dice che lei si e' allontanata e Lila no. Storia di riscatto fuori dalla propria terra. Lettura estiva.

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    Gio'

    16/06/2016 18.15.03

    È da due mesi circa che ho finito i quattro libri dell'Amica geniale e il vuoto che hanno lasciato i vari personaggi è incolmabile,la scrittura, le descrizioni, le storie che si intrecciano, Lila e Lenù, perfino Napoli mi manca, con le sue mille sfaccettature. La prima volta che presi in mano il primo volume lo abbandonai dopo poche pagine, scoraggiata dalla varietà dei personaggi e delle loro storie. Una volta ripreso però non li ho più lasciati! Grazie Elena Ferrante, chiunque tu sia!

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    Simona

    03/06/2016 14.49.01

    Scritto indubbiamente bene ma la trama non mi ha colpito. Anzi l'amicizia quasi ossessione fra la due amiche è ripetitiva e noiosa.

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    stefy75

    30/05/2016 14.45.43

    Difficile descrivere la sensazione che mi ha lasciato questo libro, sia durante la lettura, sia ora, a lettura conclusa. Direi 'il nulla'. Non mi ha lasciato nulla, non mi ha appassionato, non mi ha emozionato. La lettura è stata scorrevole, perché il libro non è scritto male, ma è una scrittura vuota, asciutta. Stupisce di tanto successo una lettura così insignificante.

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    stefy75

    05/05/2016 09.46.25

    Difficile descrivere la sensazione che mi ha lasciato questo libro, sia durante la lettura, sia ora, a lettura conclusa. Direi 'il nulla'. Non mi ha lasciato nulla, non mi ha appassionato, non mi ha emozionato. La lettura è stata scorrevole, perché il libro non è scritto male, ma è una scrittura vuota, asciutta. Stupisce di tanto successo una lettura così povera.

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