L' amicizia e la democrazia. Lettere scelte (1824-1859)

Alexis de Tocqueville

Curatore: M. Terni
Editore: Edizioni Lavoro
Anno edizione: 1987
In commercio dal: 1 maggio 1991
Pagine: 362 p.
  • EAN: 9788879101561
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recensione di Vaudagna, M., L'Indice 1988, n. 4

Da qualche tempo ormai torsi e fasci muscolari maschili popolano gli shorts televisivi e i corsi di grande traffico, reclamizzando hi-fi, cosmetica e moda: il trend è stato nobilitato da alcuni riti culturali, come la recente mostra di Ravenna sul nudo maschile asceso contemporaneamente alle glorie del Calendario Pirelli. Forse resta vero, come iniziava un volume militante dello scorso decennio che "l'uomo, è socialmente e sessualmente un idiota", ma la cosa non appare più così grave, e comunque il maschile "tira". Ma quale maschile emerge da questa ondata di "virile è bello" (Lancôme, "Programma Homme", supplemento economico di "Repubblica" del 13 novembre scorso). Se nelle "Streghe di Eastwick" Jack Nicholson, a un tempo Maschio e Demonio, raccoglie la nostalgia maschile e femminile per lo Splendido Intortatore, facendo contemporaneamente e consensualmente felici tre donne adulte, belle e liberate, la tendenza non è tanto verso la riedizione del 'macho'. Bisogna tenere conto, soprattutto in pubblicità, che anche "il primo sesso (è) alla ricerca di, un cuore", come dice la rivista americana "New Republic"; e se ne capisce anche la ragione commerciale: il baffuto e villoso cowboy delle Marlboro è sicuramente un accanito fumatore, ma certo uno scarso acquirente di creme e borsetti! ed ecco allora vigorosi ma armonici Adoni sognanti, con un peplo adagiato sulle 'vergogne', biondi nordici nudi raggomitolati in posizione fetale, e muscoli da ginnasta tesi a sostenere un indifeso neonato.
Alla luce dell'interesse per l'identità maschile che trascorre dalla cultura di massa a quella dotta, si può leggere anche questo interessante epistolario di Alexis de Tocqueville, che ne percorre l'intera vita, dai diciannove anni del 1824 fino ai giorni estremi del 1859, quando chiude l'ultima lettera pubblicata con le parole "poiché ho più sentimenti che forze, mi fermo qui!" (p. 339). Il libro vuole essere una interpretazione psicologica di una vita in cui "i valori morali... devono impregnare di sé sia le relazioni degli individui che quelle della collettività" (dalla controcopertina); e l'epistolario raggiunge infatti la propria eccellenza letteraria nelle descrizioni del mondo e della politica del tempo, dove da una grande limpidezza intellettuale ed analitica traspare contemporaneamente un profondo coinvolgimento emotivo. Nel grande pensatore liberale colpisce questa sorta di anticipazione del "privato è politico", dove i sentimenti per la moglie e gli amici sono gli stessi che lo guidano nei suoi sogni, di democrazia e nella sua attività di uomo politico. Sono sentimenti apertamente proclamati, caldi, gelosi, con il loro bagaglio di slanci, screzi, riappacificazioni: "Noi siamo ora legati per la vita" (p. 53), proclama al suo eterno amico Gustave de Beaumont, compagno nella vita politica e nel famoso viaggio americano, e questo aristocratico razionalista rappresenta un'epoca assillata piuttosto dall'eccesso dell'espressività emozionale maschile che non dalla sua carenza. "La amo con un ardore che si avvicina alla passione" (p. 181) dice della moglie, mentre il rapporto con le donne si colora di molte sfaccettature: quasi quarantenne confessa che la vicinanza femminile "qualsiasi essa sia" lo rende incapace di frenare il "ribollimento del sangue" (p. 182), mentre altre volte è geloso dei matrimoni degli amici più cari, fonti potenziali di distrazione da questi intensi scambi emozionali maschili.
Proprio questa capacità di Tocqueville di superare la divaricazione vittoriana tra pubblico e privato che caratterizza la vita di tanti uomini, ne rende utile la lettura in rapporto alla domanda iniziale sull'identità maschile. Qui tuttavia si scontano gravi carenze benché esista una certa letteratura sull'argomento, egualmente la reazione di nostalgia o semplice adattamento magari camuffato da solidarietà, con cui gli uomini hanno risposto alla sfida femminile, ha sottratto al tema, diversamente da molti scritti delle donne sulle donne, una base di interesse e di coinvolgimento diffuso. Quindi l'immenso materiale che, in chiave di universalità, gli uomini hanno invece prodotto su di sé è stato rivisitato solo in aree molto limitate e con un livello medio di approfondimento molto basso. Quindi più che tentare definizioni del maschile, si possono indicare alcune tendenze in corso.
Esiste intanto una divaricazione di prospettiva che è contemporaneamente analitica e normativa: "corporate women, sensitive men" (donne in affari, uomini sensibili) intitola la rivista americana "New Republic" del gennaio 1986, in una copertina dove alle lacrime maschili su una pianticella morente si contrappongono gli occhi fulminanti e i denti digrignati di una feroce professionista di successo. La tesi è che all'interno di un ceto medio moderno, manageriale, funzionariale, professionale, si è allentata la discriminazione antifemminile, soprattutto verso le fasce alte delle carriere. Ciò incrementa la loro presenza nella dimensione pubblica, fuori dai tradizionali "impieghi da donne" (maestre, infermiere, segretarie). Poiché contemporaneamente il mondo maschile sta riconquistando il privato, ecco che queste due tendenze speculari provocano anche una fusione e una difficile sintesi dei modi di vivere, di sentire e di comunicare caratteristici dell'una o dell'altra dimensione, e quindi tradizionalmente quelle dell'uno o dell'altro sesso. Identità femminile e maschile si somiglierebbero sempre di più: "l'uno è l'altra" ha intitolato un libro famoso la femminista e intellettuale francese Elisabeth Badinter, dove anche la differenza ultima, la capacità di provocare, viene superata dalla provocazione dell'uomo incinto.
A questa opinione si contrappone una forte tendenza del femminismo contemporaneo. Abbandonata l'insistenza sull'emancipazione-eguaglianza questa tendenza sottolinea invece la 'differenza femminile" che, diffusa tra le donne stesse, è a maggior ragione ancora più drastica rispetto agli uomini. Il compito del maschio non è più qui quello di "femminilizzarsi", rendendosi magari insicuro e complessato, ma di portare in un nuovo, difficile ma creativo rapporto di coppia la riscoperta e la coscienza sicura delle sue differenze ed esigenze "virili". Le due prospettive in certe aree si sovrappongono, sono talvolta fumose ed esprimono non di rado una buona dose di "wishful thinking". Inoltre, data la massiccia partecipazione femminile a questa letteratura e l'influenza fortissima del femminismo sugli autori maschi è praticamente impossibile distinguere quanto di queste idee è frutto della autoriflessione maschile e quanto di una analisi critica, di un programma normativo e di un desiderio emozionale delle donne sugli uomini.
Sul contenuto poi della ricerca di identità si possono in questa fase fare tre osservazioni: in primo luogo vale anche in questo campo il principio che "il fine ultimo non è nulla, il movimento è tutto: per chi vuole rompere i vecchi ruoli, il maschile sembra identificarsi nel processo del mettersi in discussione e cercare anche confusamente nuovi equilibri di vita. "Quando cambi un pannolino tu - si lamenta una madre di famiglia americana col marito 'liberato' - è un avvenimento epocale!": l'attribuzione di intensi significati simbolici a gesti della quotidianità privata indica che l'impegno autocritico è esso stesso fonte di significati e di identità maschili.
In secondo luogo, è in corso una ricerca storica, antropologica e psicologica per smentire o per lo meno per storicizzare e relativizzare "l'antimito delle origini", che vuole l'uomo condannato da sempre alla insensibilità emotiva, alla aggressività sessuale, alla competitività, alla incapacità comunicativa. Le ricostruzioni storiche sembrano indicare che molte manifestazioni di questa "vita dimezzata" maschile sono riferibili agli strati medi e medio-bassi della società borghese industriale contemporanea. Benché fondato comunque sull'oppressione o sulla subordinazione-protezione della donna, proprio l'esempio di Tocqueville mostra la possibilità di superare la divisione tra emozione e ragione, tra privato e pubblico. Anzi, gli uomini hanno elaborato in epoche passate modalità specificatamente maschili di comunicare, di provare sentimenti ed emozioni, di amore e di amicizia, la cui eredità può avere un valore generale anche in sede contemporanea.
Infine una tendenza promettente vede il maschile definirsi non più univocamente rispetto al lavoro o al privato o al successo, ma proprio rispetto al sommarsi dei ruoli familiari, relazionali, emotivi, professionali, intellettuali, insieme ad attività artistiche, sportive, manuali, dove le barriere tra pubblico e privato, tra lavoro e tempo libero si confondono sempre di più. Spesso sotto la spinta contemporanea e angosciosa di una visione di vita e della disoccupazione giovanile e intellettuale, ecco i casi, anche in Italia abbastanza frequenti, di impiegati che suonano il rock e corrono la maratona, di managers conviventi che scrivono poesie, o di baristi bambinai che recitano in teatro. Un ideale maschile che si vorrebbe cosciente delle priorità nelle proprie scelte ma anche della ricchezza di potenziali là della vita moderna.
Queste ricerche e queste tendenze hanno altri difetti, oltre a quelli già segnalati: soprattutto tendono a generalizzare comportamenti di soggetti sociali specifici, i cosiddetti "nuovi ceti medi" (probabilmente l'attenzione è rivolta in particolare a una fascia generazionale maschile tra i 30 e i 50 anni, più direttamente investita dal femminismo). Inoltre la chiave di lettura è soprattutto relazionale-psicologica, mentre mette in sordina quella sociologica e dimentica macroscopicamente quella economico-occupazionale. Pur con tutti questi limiti si tratta di ricerche interessanti: anzitutto sul piano della generalità, perché gli strati esaminati sono i protagonisti di una crescita qualitativa e quantitativa nelle società odierne, e i loro comportamenti spesso anticipano evoluzioni più generali degli stili di vita; in secondo luogo, perché riguardano la condizione di vita individuale e collettiva di chi a questi strati e a queste fasce d'età ha la ventura di appartenere.

L'intima connessione tra vita degli affetti e vita intellettuale nel carteggio di uno dei più grandi pensatori del XIX secolo. Le lettere qui raccolte sono state scelte in vista di un'interpretazione in chiave psicologica della vita e del pensiero di Tocqueville. In questa luce si possono rintracciare nell'epistolario i temi dell'amicizia e della democrazia, che si muovono su piani incrociati e sovrapposti in un unico ragionamento sull'uomo e sulla società.