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Sara Rattaro

Collana: Pandora
Anno edizione: 2017
Pagine: 252 p. , Rilegato
  • EAN: 9788820061517

25° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

Disponibile anche in altri formati:

“Arriva il momento in cui le nostre vite non sono più quelle di prima. Affrontiamo le nostre paure, accettiamo la sfida e ammettiamo di essere innamorati. E, a volte, scopriamo che quel cambiamento è proprio la risposta alle nostre preghiere” (p. 87).

Giulia sta passeggiando sulla sabbia in riva al mare insieme al suo amante Federico. Pochi secondi insieme e lui si accascia al suolo. Un infarto. Giulia chiama i soccorsi ed inizia la corsa in ospedale. Ma non è sua moglie, è solo una sconosciuta che ha cercato di salvargli la vita e i medici non la lasciano entrare. Nello stesso istante il marito di Giulia, Emanuele, ha un grave incidente in auto e viene ricoverato nello stesso ospedale, dove viene sottoposto a diversi interventi. Due uomini e una sola donna. Quella donna che la sua famiglia, specialmente la madre, vuole “perfetta”: moglie modello, lavoratrice instancabile ed una madre premurosa. Ma Giulia è prima di tutto Giulia, tutt’altro rispetto a come gli altri la vogliono e più la si vuole imbrigliare, più lei scalpita e scappa. Nel profondo del suo cuore c’è un segreto, che nasconde per volere della madre, ma il dolore è troppo forte per tenerlo dentro e prima o poi Giulia dovrà affrontarlo per trovare quella serenità che non ha mai provato in vita sua.

“Vogliamo sapere la verità. La desideriamo più di ogni altra cosa. Frughiamo nelle tasche e controlliamo umori e telefonate. Lo facciamo perché siamo convinti di poterla affrontare e, se questa sembra sfuggirci, ci intestardiamo come muli senza prendere in considerazione che forse sarebbe meglio non sapere” (p. 212).

Mi ci sono voluti sei romanzi di Sara Rattaro per capire il suo segreto: la frase “arriva dritta al cuore” la lascio ad altri recensori, critici e giornalisti; che si parli di un handicap in famiglia, di violenza sulle donne, o di tradimento, le storie che ci propone Sara non sono solo verosimili, ma TI possono accadere veramente. Ecco che quindi il lettore non solo ascolta o legge il racconto proposto, ma si immedesima a tal punto da farlo suo, come se gli potesse accadere. Perché, come scrive lei nelle prime pagine di quest’ultimo romanzo, il dolore è sempre degli altri (la sirena dell’ambulanza non è mai nostra), e se invece per una volta lo fosse? Inoltre il tema del tradimento viene trattato nel romanzo con diverse sfumature: cos’è veramente il tradimento? Se c’è l’atto fisico è tradimento e se non c’è non lo è? Chi decide cosa è giusto o sbagliato? Mentire per proteggere o parlare per non nascondersi? E infine qual è il segreto della felicità: chi si accontenta gode, dicono, ma chi gode si accontenta?

“Siamo animali abitudinari, per questo resistiamo al cambiamento più di qualsiasi cosa e ogni variazione di stato deve essere benedetta dagli altri” (p. 241).

Recensione di Marco Cattaneo.


Un ospedale. Due uomini ricoverati. Due incidenti, in luoghi e circostanze diverse.  Due rampe di scale, a dividere le stanze nelle quali si trovano. Due vetri, oltre i quali c’è chi aspetta con ansia che le loro condizioni migliorino. Una sola donna dietro entrambi, il suo nome è Giulia.

«Ci sono molti modi per scoprire come stanno le cose. Possiamo fare domande, consultare un manuale o affidarci al destino. [...] Esiste un momento preciso nel destino di ognuno di noi in cui una cosa diventa chiara: siamo sempre noi gli unici responsabili delle nostre azioni.»

Giulia ha quasi quarant’anni e la sua vita scorre veloce su due binari paralleli che fatalmente s’incrociano per caso nella sala d’aspetto di un ospedale.
È lì, che corre in preda al panico dopo aver soccorso un uomo sulla spiaggia. Giulia quell’uomo lo ama, intensamente. Ma lui ha già una moglie, e non è lei.
Ed è sempre lì, nello stesso ospedale, che poco dopo viene ricoverato suo marito. Ha avuto un incidente in auto. E al suo fianco, a stringergli la mano prima dello schianto, un’altra donna.
Le due metà della sua vita divise da un piano. Un castello di carte pronto a crollare al primo sospiro, che Giulia trattiene a fatica perché non è in grado di fare una scelta. Non lo è mai stata, o meglio, non ne ha mai avuto bisogno perché c’è sempre stato chi lo ha fatto al posto suo, fin da quando l’ha messa al mondo, anche quando non avrebbe dovuto.

Questo l’aperitivo di L’amore addosso, il nuovo romanzo di Sara Rattaro, che attraverso la sua penna mostra al lettore come sia difficile quando si ha un segreto inconfessabile che stringe un nodo alla gola, mandar giù quel cocktail micidiale e dal sapore agrodolce chiamato verità; e come sia lampante che finché non lo si svuota quel maledetto bicchiere, non si riuscirà mai a vedere il suo fondo per quello che realmente è.
Sara Rattaro ha sempre raccontato di donne. Donne vere, vittime disperate degli eventi che non riescono a controllare, imperfette e rinchiuse nel loro bocciolo con la speranza mai abbandonata di poter finalmente un giorno riuscire a sbocciare.  E lo fa anche in questo caso, con il suo solito stile che l’ha sempre contraddistinta, semplice e diretto, che punta al bersaglio e lo centra al primo colpo.
Se nel suo romanzo precedente, Splendi più che puoi, racconta di Emma, una donna che, precipitata in un abisso blu come i lividi che le segnano il corpo e soffocata da un amore claustrofobico, ha la forza di dire basta e rialzarsi, in questo L’amore addosso (che la vede all’esordio con Sperling & Kupfer) ci presenta Giulia, la protagonista che barcolla alla cieca in perenne e precario equilibrio sul filo delle sue emozioni, tra un amore viscerale strappato via da un passato mai del tutto cancellato e una passione proibita alla quale aggrapparsi con tutte le sue forze. E che non si rende conto che in fondo al baratro dal quale sta cercando di salvarsi c’è già chi è pronto a prenderla al volo al momento della caduta.

Perché niente è come sembra, e la verità è quasi sempre una storia raccontata a metà.
Ma Sara Rattaro sa alla perfezione come raccontarla. E a noi non resta che leggerla.

Recensione di Andrea Papa

 

Le prime pagine del romanzo

Ci sono molti modi per scoprire come stanno le cose. Possiamo fare domande, consultare un manuale o affidarci al destino.

La tua mano è scivolata dalla mia. Mi sono girata pensando di trovarti pronto a fotografarmi per rapire un momento tutto nostro.
Uno dei pochi.
Invece ti sei accasciato a terra e per un attimo, uno brevissimo, ho creduto che avessi voglia di scherzare. Il tempo di un battito di ciglia ed ero lì accanto a te, sulla nostra sabbia, vicino al nostro mare e con la salsedine che ci colpiva il viso portata dal vento.
Ho urlato mentre ti sbottonavo la camicia.
Ho urlato mentre cercavo il cuore che spingeva ostinato sotto la tua pelle.
Ho urlato perché puoi attraversare una vita intera e accorgerti troppo tardi che ti basta una manciata di secondi per capire di amare qualcuno, e questo può fare solo molta paura.
Ti hanno infilato un tubo in gola e ti hanno caricato su un’ambulanza. Mi hanno permesso di salire accanto a te. Nessuno diceva nulla perché erano troppo concentrati a salvarti la vita. Abbiamo superato una lunga coda, il solito incidente che paralizza la città e che riesce a innervosirti, perché non pensi mai che potresti essere tra quelli che hanno avuto la peggio.
Un’auto ha sfondato il guardrail e si è fermata contro un grosso albero che le ha impedito di precipitare nel vuoto. L’autista dell’ambulanza si è accertato che la centrale operativa fosse già stata avvertita e che un’altra équipe fosse in arrivo. Quando la porta si è aperta davanti al Pronto Soccorso, ti hanno portato via.
«Signora, lei è la moglie?»
Ci avevamo scherzato su almeno un paio di volte. Se ci fossimo mai trovati in una situazione simile, sapevamo esattamente come comportarci, anche se non pensi mai che si possa avverare sul serio.
«No, io passavo di lì per caso e l’ho solo soccorso. Non lo conosco», ho risposto e, con quella sciocca bugia, ti ho lasciato andare.
«Aspetti», ho strillato.
«Cosa?»
«Mi farebbe comunque piacere avere sue notizie.»
«Possiamo fornire informazioni sui pazienti soltanto ai famigliari.»
«Sarà difficile prendere sonno stasera. Lo scrupolo di non aver fatto abbastanza…»
L’infermiera mi ha fissata. «Perché non si ferma un po’ qui? Si prenda qualcosa di caldo al bar, io provo a ripassare.»
«Grazie», ho risposto e mi sono seduta su una sedia perché le gambe hanno iniziato a tremare. È difficile spiegare cosa ho provato. Cercavo di pensare a quello che mi stavi dicendo prima che accadesse.
Riavvolgevo le immagini nella mia testa come se fossero state una pellicola. L’ho fatto e rifatto più volte, diventando sempre più attenta ai particolari, perché quello era l’unico modo per impedire alle lacrime di ridurmi in briciole. Dovevo immaginarti vivo, così come ti ho sempre visto.
Avevo lasciato tutto là. La mia borsa con il telefono mi stava aspettando nella nostra casa al mare. Un bilocale sulla spiaggia di cui avevamo pagato l’affitto in contanti per non lasciare tracce. Perché non fosse reale, come il resto delle nostre scelte.
«È lei la signora che ha soccorso mio marito?»
Ho alzato lo sguardo su una donna che avrei dovuto non aver mai visto prima, ma che aveva un viso familiare. Ho socchiuso le labbra senza fiatare, perché quella donna mi assomigliava più di quanto potessi accettare.
«Come sta?» ho sussurrato.
«Lo stanno operando. Devono ridurre la pressione nel cervello. Mi hanno detto che, se lei non fosse intervenuta subito, sarebbe morto lì da solo… Volevo ringraziarla.»
Le sue parole, il suono sordo delle nostre bugie e l’immagine di te steso al suolo mi hanno attraversata come frecce appuntite, ho portato una mano alla bocca e finalmente sono scoppiata a piangere. Nel momento più sbagliato, nel luogo più inadatto.
Tua moglie mi ha allungato un fazzoletto.
«Lei è scioccata! Si faccia dare qualcosa dall’infermiera e chiami qualcuno che l’accompagni a casa.»
Ho cercato di contenere la mia reazione.
«È che non ho mai soccorso nessuno e non sapevo cosa fare. È successo tutto così in fretta.»
«Ha fatto moltissimo. Gli ha salvato la vita. Grazie. Ora mi scusi, ma devo tornare da mio marito.»
Sono rimasta lì a guardarla camminare verso di te come se avesse una velocità tutta sua, e per la prima volta ho capito cosa significasse essere l’altra.

Accorgersi in tempo della qualità delle carte che si hanno in mano è il modo migliore per provare a chiudere la partita.

Recensioni dei clienti

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    Barbara

    20/04/2017 15.34.06

    il libro è molto bello, coinvolgente, da leggere in un fiato. l'unica nota leggermente negativa è la fine che ho trovato troppo sbrigativa. Consiglio vivamente!

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    Sara P

    18/04/2017 20.37.44

    Tanto mi aspettavo dalla buona penna di Sara Rattaro, tanto sono rimasta delusa. A mio parere si sfiora il romanzo rosa anni 90, e ho trovato ben poca sostanza. Il finale poi, sfiora l irrealtà, come forse tutto il libro. Tanto reale e crudo fu splendi piu che puoi, con questo purtroppo non ci siamo. Peccato.

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    Marco Appiano

    26/03/2017 11.19.52

    Giulia accompagna urgentemente in ospedale un uomo che si è sentito male. Non è un uomo qualunque, uno sconosciuto che lei ha soccorso in spiaggia come dice a tutti. E' il suo amante, e tutto il dolore che sente, se lo deve tenere per se, non lo può esternare. Nello stesso momento, nello stesso ospedale, viene portato un altro uomo, vittima di un incidente stradale. E' il marito di Giulia e non era da solo, in macchina, al momento dell'impatto. Era con una donna e Giulia lo sa. Da questo folgorante incipit parte una storia fatta di presente e di flashback. Sara Rattaro ci racconta quello che succede a Giulia, perché si trova in questa situazione e quanto il destino, su scelte fatte da noi, si possa divertire poi a scombinare le carte e rendere tutto imprevedibile. Se non fosse successa quella cosa, se non avessi travisato quello che ho visto, se non fossi andata a quella presentazione di un libro, se non avessi cercato altrove ciò che credevo non avere più, se non avessi voluto in qualche modo vendicarmi, se.... Ma la vita non è fatta di se, è fatta di scelte che la condizionano, la cambiano, la stravolgono. Giulia ne sa qualcosa, e porta dentro se un segreto che è fonte costante di rimpianto. L'amore addosso è una storia forte, potente, con personaggi memorabili che restano impressi nella memoria del lettore. C'è tantissimo in queste preziose pagine. C'è la sorpresa di riconoscersi in situazioni che si sono vissute, in drammi che ti hanno attraversato, in pensieri che ti hanno sfiorato, in dubbi che ti hanno assalito, in parole non dette per paura, per pudore, per timore di ferire. C'è una storia che inchioda il lettore alle pagine, perché Sara ha l'arte di saper raccontare, e lo fa benissimo. Dopo due libri basati su accadimenti realmente avvenuti, torna a scrivere una storia totalmente sua e lo fa con la sua scrittura precisa e lucida, scevra da orpelli e ghirigori linguistici, dimostrando, ancora una volta, di essere una vera e bravissima narratrice.

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