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Jonathan Coe

Traduttore: D. Scarpa
Editore: Feltrinelli
Edizione: 11
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: , Brossura
  • EAN: 9788807883170


"Quand'è che prenderai sul serio qualcosa, Robin? Per te la vita non è altro che una tetra ironia: il che rende le cose semplicissime, non è così?"

Secondo romanzo di Coe, pubblicato nel 1987, L'amore non guasta è già un'opera completa e complessa, che definisce molto chiaramente quello che sarà il suo stile narrativo in opere successive come La famiglia Winshaw.

La storia è di quelle che non dovrebbero essere raccontate. Non è un giallo, naturalmente, ma racchiude al suo interno alcuni elementi che possono farlo assimilare a questo genere. E presenta dei coup de théâtre, non eclatanti ma molto incisivi, che non devono essere svelati per permettere al lettore una giusta, graduale scoperta. È una storia complessa e appassionante, narrata su due piani paralleli: quello della realtà e quello dell'invenzione. La realtà è la vita di Robin, giovane laureato da lungo in attesa di presentare una tesi di dottorato. L'invenzione è sempre sua: la sua immaginazione nel creare racconti brevi, quattro per l'esattezza, utili a mostrare alcune caratteristiche della sua complessa personalità. Ma il punto di vista sulla vicenda non è univoco: oltre a Robin c'è Ted, un suo vecchio conoscente, c'è Aparna, un'amica indiana, c'è Emma, un avvocato incaricata di difenderlo in una difficile causa...

Uno, nessuno e centomila sono le facce di una medesima situazione, vista da occhi diversi, rammentata nel modo in cui ogni singola persona l'ha vissuta. Questo appare in tutta evidenza quando Ted e Robin confrontano le proprie memorie, cercando di ricordare situazioni vissute insieme. Mentre Ted, ottimista e superficiale, rievoca momenti quasi sempre felici, Robin ha degli stessi episodi un'idea del tutto diversa. È lampante l'alto grado di incomunicabilità, la forte difficoltà a rapportarsi, a confrontarsi, la distanza intellettuale. E il gioco degli equivoci passa anche dal piano teorico a quello pratico. Sarà davvero un malinteso, un disgraziato fraintendimento quello che porta Robin a doversi difendere da un'accusa infamante? Nei suoi racconti egli trasmette proprio l'angoscia per questa possibilità e per la vulnerabilità dell'uomo. Eventi marginali, secondari, equivoci imprevisti possono determinare il corso di una vita. E questo può accadere senza che ce ne rendiamo conto. Il destino l'equivoco, i fraintendimenti sono alla base di una serie di eventi che possono sembrare marginali, ma anche rivelarsi molto importanti per le persone coinvolte...

Una storia struggente, malinconica, difficile. L'apoteosi del destino, dell'impossibilità di cambiarlo, della difficoltà di accettarlo. Il modo con cui Coe dipana la vicenda è talvolta tortuoso; i protagonisti non sono sempre ancorati strettamente alla storia e talvolta divagando affrontano temi esterni. Ma questo è uno degli aspetti più interessanti della sua scrittura, capace di avvincere il lettore, di trattenerlo sulla pagina anche quando la storia si perde in rivoli che avanzano in varie direzioni. "L'amore non guasta", ma la difficoltà principale sta nel trovarlo e, una volta trovato, nel saperlo riconoscere e cogliere. I personaggi di Coe, chiusi in se stessi, egoisticamente ripiegati sui propri problemi, non sono in grado di capire e aiutare e alla fine restano soli.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Parte prima
L'INCONTRO DELLE MENTI

Giovedì 17 aprile 1986

"Non dire sciocchezze, cara, no che non ci sarà una guerra atomica."
...
"Sono quasi all'uscita 21. Dovrei essere a Coventry tra una ventina di minuti. Devo fare un salto all'università."
...
"Quello che dice lui, scòrdatelo. Parla a vanvera. Il mondo è governato da persone equilibrate e ragionevoli, proprio come me e te."
...
"Anche tu mi manchi. Baciami Peter. Digli che..."
...
"Cosa? No, un pazzo m'ha tagliato la strada. E 'sti altri che vanno minimo a 160. Fatemi capire perché la polizia non li ferma."
...
"Non so se ho tempo di andarlo a trovare. Non se voglio tornare a casa stasera."
...
"E poi, cosa ho da dirgli? Sono anni che non ci vediamo. Sì e no mi ricordo com'è fatto."
...
"No. Non capisco perché dovremmo lasciargli usare il nostro cottage. Ce lo siamo comprato per noi, non per darlo in mano a estranei."
...
"In che senso, t'è sembrato strano?"
...
"Ma te l'ho detto tesoro, parla a vanvera. E anche tu. La Libia, la Siria, l'America, la Russia: è una situazione complicatissima. Se veramente pensi che il mondo intero si vada a cacciare in una guerra, beh, allora... ma sì, certo che torno stasera."
...
"E va bene, dammi l'indirizzo."
...
"Sì, ci faccio un salto stasera, appena finisco all'università. Perciò arrivo a casa non prima delle dieci. Forse anche più tardi. No, trovarlo lo trovo: ho la pianta."
...
"Adesso sta' calma. E non guardare il telegiornale se ti dà ansia. Scordati quella telefonata."
...
"Per il cottage gli spiego io. Ma secondo me non ha niente. Avrà lavorato troppo, ecco tutto. Sai come sono gli studenti, non combinano un tubo per settimane intere e poi fanno le nottate."
...
"Tranquilla. Me lo ricordo."
...
"Anche a te."
...
"Bacino bacino."

*****

Ted imboccò l'uscita 21 e s'immise sulla M69. La prima cosa, questo ormai lo aveva capito, era mantenere buoni rapporti con i clienti. Aveva poche speranze di fare nuove vendite lì all'università, ma era passata qualche settimana dal precedente colloquio con il dottor Fowler, e voleva verificare che il nuovo sistema funzionasse come si deve. Previa occhiata davanti a sé per controllare che la corsia centrale fosse sgombra, lasciò che lo sguardo guizzasse al sedile accanto, allo schedario nel quale raccoglieva i profili personali dei suoi clienti. Con la mano sinistra voltò i fogli fino a raggiungere la F. Fowler, Dr Stephen. Sposato. Due figli: Paula e Nicola. Nicola era stata dal dentista il 24 marzo. Due estrazioni. Ecco, questo era già uno spunto per l'attacco. ("Steve! Che piacere rivederti. Ho pensato, adesso faccio un salto lì in zona e vado a trovarlo... La consorte e la prole come stanno? Non mi dire che Nicky ha ancora problemi con i dentini! Ah menomale, mi fa piacere...")
Arrivò al campus poco prima delle cinque, ma il Dr Fowler era andato via. Un bigliettino sulla porta diceva che era disponibile a ricevere l'indomani mattina.
Ted fece a ritroso l'ingarbugliato itinerario fino al parcheggio auto, sorpreso di ritrovarsi a godere la luce del tardo pomeriggio e l'esperienza insolita di essere circondato da persone più giovani. Quando fu alla macchina non salì immediatamente; si sedette invece sul cofano e si guardò intorno.
All'incontro con il Dr Fowler si era preparato con l'assoluta dedizione che da ultimo gli era valsa, per la seconda volta consecutiva, l'ambito premio aziendale "Venditore dell'Anno", cosicché solo adesso era in grado di ripensare seriamente alla telefonata di Katharine. Davvero non aveva nessuna voglia di rivedere Robin: l'avesse avuta, sarebbe andato a trovarlo prima, approfittando di una delle sue tante visite all'università. E men che mai voleva mettersi nella condizione di dover badare a lui se realmente, come riteneva Katharine, c'era qualcosa che non andava.
E poi, e poi, lei esagerava sempre.