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Lev Tolstoj

Traduttore: L. Ginzburg
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1993
Formato: Tascabile
Pagine: XV-887 p. , Brossura
  • EAN: 9788806175702

Recensioni dei clienti

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    orsetto

    28/02/2014 09.10.49

    E' sicuramente un grande romanzo , il romanzo delle passioni, direi . Riconosciuto come un capolavoro dell'autore , mette in primo piano la vita di Anna Karenina , non solo quella esteriore, ma soprattutto quella interiore ; Tolstoj ha scavato qui in profondità l'animo umano facendo risalire alla superficie tutta una gamma di forti sentimenti e sensazioni che fanno di Anna un personaggio assai tormentato . Personalmente , pur giudicandolo bene, ho trovato questo libro un po' pesante da leggere, soprattutto nell'ultimo quarto e in quelle parti riguardanti le attività di Levin .Consiglio la lettura a chi è abituato al genere....

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    Valentina

    08/09/2013 16.54.46

    Non ci sono parole per questo libro, se non di meraviglia per tanta bellezza letteraria. Un'opera che riempie, con un'analisi psicologica dei personaggi dettagliata e coinvolgente fino alla fine. Nulla a che vedere con il film del 2012 che non rende assolutamente la potenza emotiva della storia.

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    Vivi

    08/10/2012 12.47.59

    Un magistrale affresco all'interno del quale si avvicendano e si intrecciano le vite dei personaggi più affascinanti dell'aristocrazia russa. Anna e Levin a mio avviso, sono le figure simbolo del romanzo. La prima, moglie fedifraga, irritante per la sua fragilità, è incapace di accettare le rinunce, i sacrifici e le umiliazioni dovute alla sua condizione di donna dalla dubbia reputazione. I suoi tormenti la strazieranno e la consumeranno portandola all'ultimo tragico gesto che, per la sua teatralità, riflette la personalità drammatica della Karenina. Levin, innamorato di Kitty che dapprima rifiuta il suo amore, otterrà in seguito la mano dell'amata e condurrà una vita semplice ma appagante. Con il suo andar filosofeggiando attraverso una ritrovata e rinnovata fede, dissiperà i propri timori esistenziali e, al contrario di Anna, si scoprirà felice ed entusiasta della vita. Splendido romanzo dalla trama intrigante e coinvolgente. Unico neo: la descrizione particolareggiata delle attività agricole per chi, come me, non ne possiede una conoscenza sufficiente, appare macchinosa e talvolta poco chiara.

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    flavioalbanese90

    27/08/2012 17.41.46

    Per me il romanzo preferito insieme a "I promessi sposi" e "La Fiera delle Vanità". Il romanzo (inteso come l'attuale struttura narrativa che in inglese è il NOVEL) nasce si nel '700 (un esempio su tutti Defoe), ma il suo canto del cigno lo raggiunge nell'800, letterariamente parlando il secolo più completo, ipocrita, violento, affettato, menzognero e sincero, dove la scrittura si basa sui quelle tre semplici fondamenta gettate in via teorica (e poi romanzesca) dal Manzoni, nella famosa Lettera a Carlo D'azeglio, meglio nota come "Sul Romanticismo": "il vero per soggetto, l'utile per iscopo, l'interessante per mezzo"". Tolstoj questi principi li rispetta tutti e ne ricava un macrocosmo, al centro del quale pone la vicenda di Anna e come satelliti ad essa quelle di Dolly, Kitty Levin e Stiva, contraltare emotivo, psicologico e realistico di ujna donna che non ha altri titoli propri, se non quello di "moglie di Karenin". L'autore deve dissezionare descrittivamente tutte le immagini, le emozioni, le discussioni politiche, sociali, filosofiche. e' un romanzo sull'adulterio, ma è anche un compendio narrativo in cui le norme colletive, la colpa di averle infrante e le riflessioni (isteriche, profonde o asettiche) da esse scaturite sono l'asse portante dell'intera opera. Tolstoj, a proposito di "Guerra e Pace", disse "Non vorrei peccare di superbia, ma questo mio romanzo è come un Iliade"; definizione che grazie a dei rimandi visivi (gli occhi scintillanti e la bocche tremanti - non a caso in latino bocca e viso si esprimono entrambi con "os, oris"), psicologici (il disgusto di anna per karenin), relazionali (anna non ascolta né karenin, così come stiva non ascolta levin e levin non ascolta Serghiej Ivanovic ecc.)stabilisce la struttura onniscente e formulare dell'andamento sia stilistico sia narrativo. Benvengano, poi, Ginzburg e la sua traduzione, puntuale, coerente, perfetta. Silenzio in sala. questa, signori, è la Letteratura!

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    brunybru

    01/04/2012 16.32.34

    Libro che ho iniziato a leggere con un po' di scetticismo, mi dicevo "è un classico della letteratura... e se io invece dovessi trovarlo soltanto pesante?" Mi sbagliavo, è uno dei libri più belli che abbia mai letto! Anna, una donna che sfida le regole e le abitudini del suo tempo, che si innamora di Vronskij, più giovane di lei, e per lui abbandona il tetto coniugale, suscitando il disprezzo e la riprovazione della società cui appartiene, e che, anche quando l'amante la lascerà, rimarrà comunque fedele a se stessa e non tornerà dal marito. Isolata, osteggiata da tutti, impossibilitata a rivedere l'amato figlio, farà l'unica scelta possibile, dolorosa, in un ultimo definitivo atto di rivendicazione della propria libertà. In parallelo con la sua storia c'è poi quella, così diversa, dell'amore fra Levin e Kitty, un'unione solida, basata su sentimenti semplici, non su passioni travolgenti e forse proprio per questo destinata a durare, così come quella di Anna e Vronskij era destinata a fallire!

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    Annarita

    06/02/2012 22.30.49

    Bel libro. Appaga la mente e l'anima, ma non sembra voler lasciare margini a dubbi. La posizione di Tolstoi è netta e inappellabile. Non c'è vita nella colpa, non c'è serenità né pienezza interiore in un'esistenza centrata sui valori apparenti della bellezza, ricchezza e mondanità, Anna e Vronski escono sconfitti dal confronto con la storia d'amore ben più semplice di Kitty e Levin, i quali si concedono molte più incertezze, accettano i limiti della vita e godono della bellezza della sua banale "normalità". Ad Anna l'onore ed il pregio di una grande volontà e del coraggio di andare oltre le convenzioni, innalzandosi al di sopra dell'ipocrisia generale, per cambiare la propria vita. Ma invano. L'amore non può nulla contro i sensi di colpa per l'abbandono del figlio, la riprovazione del suo ambiente sociale, la conseguente rottura di qualsiasi legame e rapporto umano, la condanna inappellabile alla solitudine. Anna è sconfitta, e Tolstoi sceglie lei per il titolo del libro: potenza e fragilità della passione. E' un monito: la passione è rivoluzionaria, ma anche effimera e distruttiva. Levin esprime una diversa profondità spirituale, anche se condivide con Anna lo stesso stato di insoddisfazione. Se lei è impulsiva e gestita dall'emotività, Levin si impegna in continue speculazioni nell'estenuante ricerca della verità e della purificazione interiore. E nella visione di Tolstoi è' lui la cifra positiva del romanzo: la sua onestà intellettuale e la sua aderenza ad una esistenza secondo natura lo conducono sulla via della verità, all'accettazione del proprio umano limite, alla compassione e ad un profondo sentimento di fratellanza umana.

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    Davide

    23/01/2012 16.13.32

    Un testo abbastanza strano; sino a metà racconto è scorrevole, poi, rallenta sino alla fine. Misteri della letteratura! Rispetto a Dostoevskij, trovo che abbia una marcia in meno nella metrica e la traduzione di questa edizione, non è delle migliori.

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    matteo

    28/09/2011 10.51.43

    Indubbiamente un libro straordinario. Come capita spesso con i russi solo alla fine del libro si viene ripagati dalle fatiche e ci possiamo rendere conto della maestosità dell'affresco che abbiamo davanti ai nostri occhi. Sicuramente in 900 pagine ci sono zone di crisi, di lettura più lenta, anche perchè Tolstoj è meno avvincente di Dovstoeskij ma ne vale davvero la pena. Consiglio di leggerlo come è avvenuto per i contemporanei di Tolstoj, cioè a puntate, magari due-tre parti per volta. Ho letto alcune critiche al traduttore, non sono d'accordo la traduzione di Ginzburg è splendida. Invece sono sempre più d'accordo con chi sostiene che la letteratura russa sia la Letteratura.

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    Tommaso

    09/09/2011 15.45.56

    In assoluto uno dei miei romanzi preferiti! Diventa più bello ogni volta che lo rileggo. Veramente consigliato a tutti.

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    Marco

    28/04/2011 22.47.50

    Non amo tutto Tolstoj, anzi, però Anna Karenina e Guerra e Pace sono per me due capolavori. Voglio invece spendere due parole sulla traduzione di Ginzburg tanto spesso criticata da chi mi ha preceduto. Ginzburg tradusse il romanzo nel 1929 quando aveva venti anni, lui antifascista ebreo esule russo in una Italia con il Fascismo al suo picco storico di consenso, con Gramsci e tanti altri in carcere, a Concordato appena siglato, alla vigilia delle famigerate leggi razziali. Ma vi rendete conto: aveva venti anni. Detto questo, a me la traduzione piace, se anche è in certi punti confusa, devo riconoscere che la povera Anna K non lo è da meno. E allora la confusione potrei quasi considerarla un virtuosismo alla stregua delle rime petrose dantesche. Scusate, dimenticavo, a trentacinque anni Leone Ginzburg ci lascia, ucciso dai nazifascisti. Io, la "sua" Anna Karenina l'ho letta anche pensando a queste cose. Volete un consiglio, leggetevi anche l'Eneide nella traduzione di Bacchielli e scoprirete perchè la storia di Eurialo e Niso risuona così alta nella sua traduzione. Certo, potreste anche trovarla un po' retorica, se non considerate che il giovane fratello di Bacchielli morì da partigiano nella lotta di Liberazione, proprio come gli eroi virgiliani. In conclusione penso che non potendo leggere tutto in lingua originale sia opportuno, per quelli che consideriamo testi di rilievo, leggere diverse traduzioni. Ci mancherebbe altro.

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    Niccolò

    15/03/2011 17.19.46

    Libro stupendo. Riesce ad essere un romanzo-universo con molti personaggi senza però essere per questo eccessivamente dispersivo e divagante. Anzi, Tolstoj lascia proprio l'idea che sia nell'evoluzione e nel destino dei personaggi (durante la trama) che si debba cercare il messaggio del romanzo. La lettura è scorrevole e alcuni ragionamenti dei protagonisti (specialmente Anna e Levin) sono decisamente interessanti. Top 5 dei miei libri preferiti. (p.s. non ho letto quest'edizione)

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    Francesca

    03/03/2010 13.52.03

    Se metto 4 stelle è solo per la traduzione scadente. Avevo scelto questa edizione pensando che il traduttore fosse una garanzia, e anche perchè la traduzione di Guerra e pace di Garzanti non mi aveva soddisfatta. E invece... beh, a parte questo il libro è veramente bello, forse meno grandioso di Guerra e Pace ma più intimo, più introspettivo. Gradevolissimi gli affreschi sulla campagna e il lavoro dei contadini, deliziosa Kitty, avvincente Levin, coinvolgente la storia tra Anna e Vronskj, ben tratteggiati anche tutti gli altri personaggi secondari. Alcune riflessioni soprattutto di Levin sono di un'attualità sconcertante. Grazie ancora una volta Tolstoj.

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    Claudia

    24/01/2010 13.33.30

    Concordo con Valter: un grande classico e descrizioni dell'animo umano talmente precise da restare a bocca aperta. Però, forse per una traduzione un po' datata, non sono proprio riuscita ad appassionarmi.

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    Valter

    09/01/2009 13.30.51

    Una grande opera. Lo spessore con il quale il buon Tolstoj si pronuncia nel descrivere le riflessioni dei personaggi è notevole e lodevole. Ma non posso dare un giudizio positivo, purtroppo disturbando la media del punteggio e correndo pure il rischio di essere preso per matto; ma la mia opinione è che questo romanzo soffre delle seguenti problematiche: è noioso e faticoso: Tolstoj non si è messo dalla parte del lettore, che si scoraggia facilmente di fronte a lunghe descrizioni non scorrevoli e per vari motivi. Il lettore soffre molto per la forte difficoltà nel trasformare l'attenzione in interesse, anche per la mancanza di meccanismi letterali. Nel suo complesso, lo paragono ad un grande edificio in cui non si capisce bene come sono strutturate le stanze; sempre non si capisce dove lo scrittore voglia andare a parare, proponendo descrizioni che si collegano in mal modo, prive di quel talento che serve per far rendere il lettore anch'esso protagonista con l'intera vicenda. Consiglio lo stesso a chiunque di leggerlo per farsi un'idea, e magari confrontarlo invece con altresì grandi opere per esempio di Hugo tipo I Miserabili, o Zola con La Bestia Umana.

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    Silvietta

    09/09/2008 07.35.39

    Lo sto leggendo, sono ancora a metà, ma ragazzi... ho capito che quasi tutto quello che avevo letto prima è poca roba. Dentro questo romanzo c'è tutto. Tutto quello che in un uomo può scatenare qualsiasi tipo di sentimento. E' vero, ci sono parti descrittive della campagna ed eventuali che vorresti finissero presto. Ma se il premio è potere leggere un romanzo eccezionale come questo, ben venga.

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    Crlo M.

    14/04/2008 16.16.43

    Non si può che parlar bene del grande Tolstoj, e certamente Anna Karenina è un grande romanzo, di quelli di cui ormai s'è perso lo stampo (per fortuna, penserà qualcuno in gran segreto, senza dirlo nemmeno al suo confessore...). Certo che delle 800 e passa pagine ne sarebbero bastate la metà, e non si sarebbe perso quasi nulla della triste vicenda della povera Anna e nemmeno della grande maestria e dell'acume psicologico con cui sono resi quasi tutti i personaggi, forse ancor meglio quelli di carattere secondario. Brutta (e spesso ingarbugliata e incomprensibile) la traduzione di Leone Ginzburg. Se non si trattase di uno slavista insigne (oltre che di una tragica figura di primo piano nella vita culturale e politica del paese) si avrebbe voglia di chiedersi: ma rileggeva almeno una volta quello che andava traducendo in italiano, per assicurarsi che i suoi lettori avrebbero capito quello che gli andava proponendo? E coloro che mandano in libreria i loro prodotti editoriali, li controllano un pochettino? Macchè! Confesso che appena terminato il volume, ho commesso quello che considero una specie di crimine: l'ho destinato al màcero (mi pareva brutto dire che l'ho messo nel bidone della spazzatura). Ma ne acquisterò un'altra edizione (migliore?) per la mia biblioteca.

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    antonella

    27/01/2008 20.26.37

    Libro eccezionale, emozionante e intrigante per la sua capacità di legare il lettore in tutte le questioni trattate con grande approfondimento e sentimento. Unico neo che riconosco è che alcuni tratti della personalità di Anna sembrano non essere approfonditi al pari di personaggi di stesso livello e spessore, quale quello di Levin, quasi che l'autore avesse una maggiore predisposizione per l'introspezione maschile rispetto a quella femminile. Il libro si regge su due pilastri parimenti fondamentali: Anna e Levin. Penso che la preferenza per Anna per il titolo del libro sia stata una scelta precisa, quasi etica, anche se il personaggio che sembra ancor più essere al centro dell'attenzione è Levin, cui va, a mio parere, la preferenza dell'autore, come va a volte al figlio prediletto, nostro malgrado. Due grandi personaggi e due grandi percorsi, legati comunque da un sentimento che agita da sempre l'animo umano: la ricerca non solo, come sembra in primis, della felicità (effimera, ingannevole a volte), ma anche - e soprattutto - della verità, non assoluta, ma quella del proprio io, di quello che veramente cerchiamo nella vita, del percorso che dobbiamo fare per trovare la nostra specifica verità e con essa, la serenità. Il rischio o il premio di questa ricerca rappresentano forse il vero messaggio della storia: Anna ne morirà e Levin capirà cosa lo agitava tanto. Un capolavoro senza tempo e da leggere soprattutto da giovani.

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    alberto

    08/01/2008 14.47.33

    E' un libro strepitoso l'avrò letto venti volte adoro l'analisi psicologica di ogni personaggio e le sofferenze che Anna deve patire sfidando la società del tempo

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    stefano

    06/09/2007 09.36.23

    sembra che l'inclinazione femminile ad innamorarsi dei bastardi e maltrattare gli onesti non conosca tempo e luogo. La Karenina può sembrare un pò leggera e Vronskij un farfallone, ma l'autore ha la capacità di descrivere così bene i tratti fondamentali dell'animo maschile e femminile, in ordine a sentimenti e legami, che non si può fare a meno di essere comprensivi. Grande la capacità di tolstoy di descrivere gli atteggiamenti dei personaggi. I piccoli movimenti, le frasi pronunciate sembrano dipingere un ritratto di situazioni reali che si avvicendano agli occhi di un perfetto artista. tolstoy non sembra inventare le situazioni, sembra che con maestria descriva ciò che vede. Un peccato che il finale di questo romanzo sia così celebre da essere quasi universalmente noto (per coloro che non lo conoscessero, provvede la Ginzburg nella sua prefazione!!!). Così come al tempo della sua pubblicazione, perplime oggi, il contenuto dell'ottavo e ultimo capitolo di questo colossale romanzo. Il capitolo VII, che s può considerare quello conclusivo è un capolavoro. Tolstoy esprime al massimo la sua capacità di replicare gli atteggiamenti ansiosi e quasi paranoici dell'animo umano nell'ambito dei rapporti sentimentali. Risulta difficile pensare non sia stato realmente vittima.

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    tony

    22/01/2006 23.24.53

    mai noioso, mai pesante. un capolavoro anche per chi, come me, si trova per la prima volta di fronte alla lettura di un grandissimo libro classico. da consigliare assolutamente.

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