Editore: ADD Editore
Collana: Incendi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 07/02/2018
Pagine: 149 p., Brossura
  • EAN: 9788867831760
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    Josephine Balan

    12/05/2018 19:38:03

    Se è vero che l'uomo è ciò che mangia, dopo aver letto "Anni luce", sono sempre più convinta che siamo fatti dalla musica che ci spariamo a tutto volume nelle cuffie. Questo libro ha trama un po' dannata, come se fosse maledetta da una strega, capace di rimanerti incollata addosso, come una camicia un po' logora ma ancora in grado di esternare tutto il proprio malessere interiore.

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    Antonia

    12/05/2018 10:13:11

    "Anni luce" è in assoluto il libro che ho preferito tra quelli letti perché candidati al Premio Strega. Pur non avendo vissuto gli anni Novanta (anche se avrei voluto, e dopo questa lettura ancora di più), ho amato i Pearl Jam dopo averli scoperti a sedici anni; la loro musica ha accompagnato le mie prime riflessioni mature sulla vita, le conseguenze delle mie prime scelte, le delusioni e le ribellioni da esse scaturite. A modo mio mi sono immedesimata in Andrea, nelle sue frustrazioni, nei suoi sbandamenti, nelle sue speranze, sempre accompagnate da un filo musicale. Perché la crescita è una strega che ti trascina in groppa alla sua scopa e ti porta alla scoperta dei malefici dell'esistenza, ma anche dei suoi piaceri. E Andrea, con la sua storia, ci fa capire che la giovinezza è un percorso in salita verso la maturazione, ostacolato da fragilità, prese di coscienza del male, ma anche da una grande potenza vitale. Tutto questo è incarnato dalla voce di Eddie Vedder: un canto straziante ma un grido alla vita.

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    Vincenzo

    11/05/2018 22:01:57

    Andrea Pomella in Anni luce racconta le tante vicende vissute con l'amico Q. Il saggio autobiografico rinvia in particolare al periodo di vita dell’autore e la storia del cantante Pearl Jam. Credo che l'intento di Pomella sia STREGAre il lettore pagina dopo pagina facendolo partecipe di un momento particolare della sua vita e della storia degli anni ’90.

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    Francesca Gaffuri

    10/05/2018 10:40:28

    Forse troppo piccola e inesperta per recensirlo, mi sento estremamente lontana da quel periodo. E' un romanzo di formazione, che sicuramente avvincerà coloro che hanno vissuto quei momenti. Coloro che con i Pearl Jam sono cresciuti. Apprezzo molto il filo rosso della musica, tantissimo.

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    dimitri

    10/05/2018 09:17:41

    «Anni luce» è un romanzo tra i candidati al premio Strega tratta deii Pearl Jam sono la colonna sonora d«"Ten", il primo disco dei Pearl Jam, "Anni luce" riguarda, non solo,i Pearl jam. Ma non solo. È la storia di un'amicizia, Andrea Pomella racconta di una passione e di un'età incerta Questa è la storia di un viaggio al crepuscolo del secolo, una spedizione da vagabondi sulle strade d'Europa per esorcizzare la paura della vita adulta che bussa alle porte.

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    Salvatore

    09/05/2018 14:58:03

    Una lettura che posso paragonare ad un viaggio fantastico, e come salire su una macchina del tempo e ritornare negli anni 90. In questo libro tante emozioni: l'avventura, la musica, la ribellione, la rabbia, la rassegnazione, l'amicizia in poche parole si scopre la vita. Un autore che con le sue parola STREGA e ammalia fin dalle prime pagine. Un libro che merita sicuramente di essere letto.

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    Giordano Fantoni

    09/05/2018 11:52:09

    Andrea Pomella descrive lo stile di vita e la società nella quale vivono i ragazzi negli anni '90: la loro musica, i loro problemi, le loro dipendenze... È un libro che STREGA il lettore e che lo conduce ad uno scenario cupo ma per certi aspetti interessante.

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    Filippo

    07/05/2018 06:53:34

    Anni Luce di Andrea Pomella è prima di tutto un racconto sull’amicizia e sulla crescita. E’ un libro che parla dell’interludio che precede l’età adulta e ne estrapola le pozze buie e profonde, il girare a vuoto, lo spaesamento e le gesta ingloriose, sotto la guida del mito di Eddie Vedder. La storia che leggiamo è fatta di musica che non è solo il piacere di suonare e di ascoltare, ma è anche e soprattutto rifugio ed è una via di fuga. A volte la musica ti strega e ti possiede, ti trascina e ti fa viaggiare, e la voce di Eddie Vedder, quei testi cupi e dolorosi, scandiscono le giornate e le nottate di due ragazzi tracciandone un profilo, come quando si scatta una foto che viene mossa perché nessuno sta fermo, perché non c’è il posto in cui potersi fermare. “Alcuni muoiono per restare vivi”, scrive Pomella citando Vedder. Dal libro emergono tutte le contraddizioni e i tormenti dei due protagonisti; i sentimenti e la crescita sono complessi, stratificati dalle mancanze e dai contrasti ma sono resi in maniera limpida, perché tutto quello che è più nascosto viene portato in superficie da una bellissima prosa e dallo sguardo di uno scrittore che conserva – come succede con le canzoni dei Pearl Jam – la purezza intatta dei ventenni, perché forse qualcosa si salva sempre.

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    Monica

    06/05/2018 16:36:54

    Romanzo di formazione di Andrea Pomella, Anni luce ci regala attraverso gli occhi di due giovani amici, uno spaccato di vita di quella generazione che negli anni novanta aveva vent’anni. Grazie ad una scrittura in prima persona, il lettore si ritrova sin dalle prime pagine, immerso in una storia di amicizia, che ha come colonna sonora il rock dei Pearl Jam. I due protagonisti, rappresentati rispettivamente da Pomella e dal suo compagno di avventure Q. ci appaiono come due affinità elettive che vivono il costante incubo di un’esistenza piatta, segnati da un profondo disagio interiore e alla ricerca di una libertà scevra da quei condizionamenti sociali che molto spesso ingabbiano in ruoli che non soddisfano. Pomella e Q., si incontrano per caso a Roma, una città che sembra avere poco da offrire loro e incapace di lenire le profonde ferite interiori dei due protagonisti. Annullarsi per poi rinascere sembra essere per questi ventenni l’unico modo concepibile per affrontare il futuro. Musica, alcool e voglia di fuga diventano così l’unico rituale di passaggio possibile che i due giovani dovranno affrontare per approdare nell’età adulta; come solo conforto avranno la musica e l’amicizia, uniche certezze in grado di alleviare le sofferenze dell’esistenza facendoli sentire liberi. È così che al crepuscolo del secolo e per esorcizzare la paura della vita adulta, Pomella e Q. partono per un viaggio in treno, una spedizione da vagabondi per le strade d’Europa a suonare, bere e raccontarsi; una sorta di Interrail che li aiuterà a riscoprire loro stessi vivendo il presente senza pensare a nient’altro. Anni luce è un romanzo che strega il lettore per lasciarlo invischiato tra le pagine della sua storia: ci fa rivivere l’interludio che precede l’età adulta esplorandone gli antri più bui, le fragilità e lo spaesamento che tutti abbiamo provato negli anni della giovinezza, quell’età che con un pizzico di follia, plasma l’essenza degli adulti di domani.

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    Luana

    06/05/2018 13:52:29

    Prima di acquistarlo ero un po' scettica, ma il titolo mi ha subito intrigato. Lo consiglio a tutti, davvero è uno di quei libri che ti strega!

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    Francesco

    06/05/2018 07:25:55

    Anni luce lontano dai vecchi dogmi, ammalia come una strega davanti al suo scoppiettante calderone.

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    Jayan Walter

    05/05/2018 13:45:10

    Non è un romanzo nel senso tradizionale, ma più un insieme di impressioni e ricordi dell’autore Andrea Pomelli, fan della musica Grunge, nata nella città dove piove sempre: Seattle. L’autore riesce a comunicare, anche a coloro che non sono appassionati di questa musica, il suo amore per essa. In qualche modo strega il lettore e lo appassiona e spinge ad ascoltare una musica che forse mai prima avrebbe pensato di amare. Dapprima innamorato dei Led Zeppelin, poi dei Pearl Jam, incontra, nella realtà e nella fantasia vari personaggi della Beat Generation ed esprime il suo e il loro desiderio di evadere e ribellarsi alla società o vivendo da mendicanti, con nessuna proprietà se non i vestiti che avevano indosso, o con i viaggi, o meglio i vagabondaggi, così evadendo da ciò che a loro non piaceva. Racconta di un suo compagno che arriva a un concerto ubriaco, per cui lui dovette suonare per entrambi. Il racconto è vivido, fresco, ruggente, scintillante, colmo di aneddoti e riferimenti a cantanti, musiche e nomi di autori. E’ un racconto unico e originale. Il romanzo si fa leggere, ha uno stile inconfondibile.

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    Elide Apice

    05/05/2018 12:57:19

    “Anni luce” è un romanzo di formazione che è anche biografia dell’autore e il racconto comune di una generazione, i ventenni degli anni ’90, gli “anni luce” perché così veloci da attraversare. E’ la storia di una amicizia, Q. con il quale condividere i sogni, gli sballi, le feste che terminano sempre con un senso di dissolutezza, il grunge, la musica che sottende l’intera narrazione e che appunto parte da Ten dei Pearl Jam, capace di narrare la vita in pochi fraseggi e in quelle parole si specchia la vita. Una scrittura che scava nel ricordo che lo fa diventare memoria, che fa prendere consapevolezza che quel tempo e quella voglia di cambiare sono ormai diventati parte di ieri, su tutto i miti di una generazione da Kurt Cobain a Layne Staley e canzoni che restano dentro che poi basta una nota, solo un accenno, a farti rientrare nel tuo ieri e provare ad aspettare ancora il futuro, il tuo futuro. Una narrazione che procede narrando in parallelo quei giorni, l’Università, la morte di Marta Russo, il senso di sgomento, il senso di inutilità, il disagio esistenziale di una intera generazione dal quale si cerca di scappare attraverso lunghi viaggi senza tante pretese, pretesto per girare l’Europa in maniera precaria, senza posti dove stare, accontentandosi di brandine recuperate e di quel po’ che ci si po’ permettere dai pochi soldi recuperati con suonate improvvisate. Una generazione alle prese con la costruzione della propria identità e che la cerca nei protagonisti della musica di quei tempi, che si ritrova nello specchio delle reciproche solitudini, che stringerà amicizie apparentemente indissolubili, destinate a sciogliersi nel tempo quando gli anni luce lasceranno il tempo al cambiamento. Un romanzo che “Strega” dalla prima all’ultima pagina.

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    claudio

    04/05/2018 21:18:39

    Secondo voi è possibile che un libro possegga una colonna sonora alla stregua di un film? Ebbene è proprio Andrea Pomella a fornirci la risposta in "Anni luce". Sì, si può e lo si può fare in maniera egregia. Che sia opera di una strega, chi lo sa? In ogni caso questo capolavoro non potrà mancare sugli scaffali di tutti coloro che sono desiderosi di tuffarsi negli anni spaventosi di fine secolo. A fare da guida non resteranno che l'incosciente Q e la musica dei Pearl Jam.

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    Maria Campisi

    04/05/2018 17:28:56

    Anni luce è un libro da cui ricavare tanto poiché trasmette una gioia indescrivibile. Pomella, autore poco noto con questo scritto è riuscito a far ridere chiunque soltanto leggendo, come se fosse un incantesimo lanciato da una STREGA di Hogwarts.

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    Samuele

    04/05/2018 16:29:47

    Autore che porta la sua realtà in versi.. ANNI LUCE lontana da tutto ciò che hai letto, sentito... Rubato... In altri manoscritti più o meno celebri. Non avrebbe saputo fare un sortilegio migliore, nemmeno la più potente Strega dell'universo.

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    Loredana Acanfora

    04/05/2018 12:07:32

    Da come dice il titolo, ANNI LUCE, possono passare anche millenni, ma la storia rimane sempre la stessa. Lo strega se lo meriterebbe pur essendo uno scrittore di cui non conosco la mano.

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    Maury

    04/05/2018 11:40:15

    Che dire di quest'opera di Pomella? ... Un tuffo tra le braccia di due giovani ribelli, che cercano la propria identità, il proprio posto nel mondo, vivendo e respirando musica. Frasi e periodi non tanto lunghi, scrittura fresca e scorrevole ma mai banale, anzi densa di arte. E' notevole la descrizione accurata dei "passaggi musicali" che ci strega facendoci quasi sentire le note e l'anima dei musicisti che le suonano. Che dire.... La scrittura giornalistica di Pomella asciutta ma concreta, fusa all'amore e alla cultura musicale dell'autore è riuscita a dar vita a un piccolo capolavoro letterario, da tanti definito romanzo di formazione, da me considerato un vero e proprio omaggio all'Arte.

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    Maury

    04/05/2018 08:43:45

    Che dire di quest'opera di Pomella? ... Un tuffo tra le braccia di due giovani ribelli, che cercano la propria identità, il proprio posto nel mondo, vivendo e respirando musica. Frasi e periodi non tanto lunghi, scrittura fresca e scorrevole ma mai banale, anzi densa di arte. E' notevole la descrizione accurata dei "passaggi musicali" che ci strega facendoci quasi sentire le note e l'anima dei musicisti che le suonano. Che dire.... La scrittura giornalista di Pomella ci strega: scrittura asciutta ma concreta, che fusa all'amore e cultura musicale dell'autore è riuscita a dar vita a un piccolo capolavoro letterario, da tanti definito romanzo di formazione, da me considerato un vero e proprio omaggio all'Arte.

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    Giorgia

    03/05/2018 16:43:00

    I vent'anni , la musica dei Pearl jam , gli anni novanta, i locali ,l'università, e la voglia di fuggire. Un romanzo che Strega!

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Proposto da Nadia Terranova

«Anni luce, di Andrea Pomella, Add editore, è un romanzo in prima persona in cui lo sguardo dolente del narratore si fa testimone della generazione che aveva vent'anni negli anni novanta per raccontare la dissipazione di futuro e speranze in favore di un ritrarsi esistenziale programmato e perseguito. Il paradigma di Q., amico e alter ego, chitarrista incontrato per caso e compagno di strada degli anni più veri, è speculare al disagio inespresso dell'autore: la sostanza ontologica dell'io narrante di questo libro diventa invisibile in favore dell'occhio che ha registrato fatti, eccessi, indolenze e follie mentre nascondeva sé stesso e la propria infanzia problematica, diversa. È una scelta letteraria sismografica, che colpisce nella sua studiata contraddittorietà; sembra che lo scrittore si chiami fuori mentre tira dentro il lettore come a dirgli: tutto questo riguarda me, ma soprattutto te. Questo lungo racconto è scritto in uno stile che punta all'essenziale e resta alto mentre racconta dettagli cupi e balordi di un'adolescenza protratta in cui si cercano lo stordimento e l'annientamento; mi pare che rievochi molto bene il mondo del grunge di quegli anni, ancora poco raccontato dalla letteratura successiva. I viaggi, le feste, i concerti – anche quelli mancati – costituiscono i rituali di passaggio dall'infanzia all'età adulta, dentro cui si può trovare conforto in nient'altro che nella musica, ma è un conforto che somiglia all'annullamento («Ten, il primo disco dei Pearl Jam, fu il treno che travolse la mia giovinezza»), come se per quei ventenni di allora esistere fosse possibile solo negandosi. Anni luce è un racconto di amicizia e di crescita (o crescita mancata) che somiglia all'interludio che precede l'età adulta e ne estrapola le pozze buie e il girare a vuoto, lo spaesamento e le gesta ingloriose, sotto la guida, così poco protettiva e insieme così inevitabile, del mito di Eddie Vedder e delle sue canzoni.»


Cosa è successo davvero negli anni Novanta, gli anni del Grunge?

Andrea Pomella, penna del Fatto Quotidiano online e giovane scrittore, non pretende di scrivere tutta la storia del movimento Grunge. Ma scrive la propria avventurosa visione di quegli anni cruciali, a partire dalla pubblicazione di Ten, il primo album dei Pearl Jam.

Siamo all’inizio degli anni Novanta, in una Roma crepuscolare, e il protagonista di questa storia ha solo vent’anni. Iscritto alla facoltà di lettere, Andrea vive nell’estrema periferia romana. I suoi si sono separati quando era ancora bambino, suo padre è sparito lasciando sua madre sola e disoccupata. È il disagio adolescenziale a farlo avvinare alla musica Grunge? A quel misto di nichilismo e disincanto, ribellione impotente, ricerca di una via di fuga dalla vita sociale, isolamento, indifferenza, che tanti sociologi hanno descritto? Può darsi.

La versione di Pomella è in realtà quasi un diario, che scorre lentamente insieme alle tracce dei primi tre album dei Pearl Jam: Ten, Vs. e Vitalogy, quelli che lui definisce “la linea di difesa, l’argine e il fondamento” dei suoi vent’anni.
Andrea ovviamente suona in una band, è frontman e chitarrista blues. La sua vita è piatta e ritirata, finché non incontra Q: uno dei peggiori compagni di sbronze che si possano incontrare. Q lo inizia alle più audaci pratiche del rock: l’alcol, la droga, il vagabondaggio, la devastazione. Andrea Pomella racconta i pochi anni descritti in questo romanzo come il momento fondativo della propria esistenza, che inizia suonando nei locali di Roma e finisce al termine di un lungo viaggio in Interrail con il suo amico.

All’epoca il protagonista non sa niente dei Pearl Jam, non è un fan, non è mai andato a un loro concerto, ma sente le loro canzoni, le sente risuonare, vibrare nella sua mente. Quelle canzoni, Ocean, Black, Rearviewmirror, Indifference, Immortality, lo cambieranno e contemporaneamente gli riveleranno la sua stessa giovinezza.

Come una rapida cavalcata attraverso gli anni più oscuri e profondi della nostra storia, questo romanzo passa scagliando intorno a sé molte note Blues, qualche psichedelia e una leggera nota acerba e distorta. In fondo anche questo libro, proprio come il Grunge, è soprattutto quello che non dice, quello che tace: è una lunghissima lettera d’amore ad un amico con cui abbiamo bevuto troppo, troppe volte, e che abbiamo perso di vista da un sacco di tempo.

«So che un giorno avrai una vita meravigliosa / so che sarai una stella / Nel cielo di qualcun altro. Ma perché, perché… / Perché quel cielo non può essere… / Perché non può essere il mio?»

In queste parole scritte da Eddie Vedder in Black c’è tutta la malinconia, l’ambizione e l’inadeguatezza di una generazione, quella che Andrea Pomella ha ben fotografato in queste pagine, con una scrittura onesta e un linguaggio ricco di sfumature non banali. 

Recensione di Annalisa Veraldi