Editore: ADD Editore
Collana: Incendi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 07/02/2018
Pagine: 149 p., Brossura
  • EAN: 9788867831760
Disponibile anche in altri formati:

€ 11,05

€ 13,00

Risparmi € 1,95 (15%)

Venduto e spedito da IBS

11 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Alex

    15/07/2018 17:32:39

    Anni luce è un romanzo scritto in prima persona che x chi li ha vissuti ti proietta dritto nelle viscere degli anni novanta. Avendo la stessa età dello scrittore ancora di piu mi ha fatto suonare alcune corde del mio passato. Anni di perdizione e di ricerca della liberta' assoluta. Vite vissute all'estremo ma cmq tutte che avevano qualcosa da raccontare. Un bel tuffo nel passato ben raccontato.

  • User Icon

    Fabrizio

    17/06/2018 14:06:39

    Uscendo dalla luce dei neon anni 80, si aprono le tenebre della decade più cool dello scorso millennio. I Nirvana si fanno portavoce di un nuovo genere musicale, Kurt Cobain si sposa quella strega di Courtney Love prima di togliersi la vita in un cortile, e dalla testa di un surfista di Seattle fuoriescono note e parole che comunicano direttamente al protagonista del romanzo le stesse emozioni che provava egli ma a cui non era mai riuscito a dare forma o sostanza. Fino al momento di contatto con Ten, album d'esordio dei Pearl Jam, fino all'incontro di Q, fino al loro viaggio in Europa. Cosa resterà di questi anni 90? Una decade di transizione per il protagonista (lo stesso autore pare) che sembra rimanere immobile e non andare da nessuna parte, ma esce invece dalle sabbie mobili del suo passato, e dalle sue inevitabili conseguenze emotive: chi sono? Cos'é la vita? Vale la pena vivere? Esistenzialismo post Reagan, grunge. Questo libro ha parlato a me come al protagonista parlò Ten. Sia chiaro, sono molto più giovane e meno depresso, ma raramente un testo mi ha spiegato esattamente cosa é successo anche a me in quell'estate in cui Black dei Pearl Jam, non faceva altro che ripetersi nei miei auricolari e lungo i miei neuroni. Chapeau, mister Pomella.

  • User Icon

    Amalia

    12/06/2018 17:36:03

    "C'era una volta il mondo": questo l'inizio del romanzo di Andrea Pomella, è la storia di un gruppo di ventenni cui lo stesso autore apparteneva, una storia datata 1993, negli anni in cui la musica dei Led Zeppelin e dei Pearl Jam era un sottofondo comune, musica vibrante e attuale che ancora oggi strega gli amanti del rock (e non). Anni luce è un memoriale di riflessione scritta a posteriori, con uno sguardo positivo e mai nostalgico, "non è una favola", ma una riflessione sull'amicizia e la gioventù, scritta per i ventenni di ieri e quelli di oggi, scritta per essere letta al tramonto - perché queste pagine sono impregnate di quel crepuscolo che è spesso l'ambientazione - prima di iniziare nuovi cammini su strade veloci, prima di andare a un concerto, o per iniziare, semplicemente, una nuova avventura.

  • User Icon

    MARIANNA

    12/06/2018 09:05:48

    In questo libro parliamo dei mitici anni 90': la nascita della band Pearl Jam, del loro primo album, ma sopratutto del Movimento Grunge. Sono anni quelli che l'autore ci parla, dell'adolescenza, in cui scorrendo le pagine, finiamo per rispecchiarci un po' tutti noi. Tutti i sentimenti di allora ci riportano ad anime tormentate, pensieri cupi, grandi sbronze e incontri con grandi amicizie, come quella dell'autore con il chitarrista della band; amicizie che spesso ci portano, ci portano a percorrere strade deviate. Gran bel libro, che mi ha fatto ripensare a certi momenti. Spero che vinca il premio "Strega"

  • User Icon

    Aurora

    11/06/2018 20:03:40

    “Anni luce” ha il formato di un taccuino che puoi tenere comodamente in tasca e che è perfetto per essere messo in borsa al momento di scegliere un compagno di viaggio. Non è propriamente un romanzo e non è, certamente, un lavoro di tipo saggistico sulla musica grunge, ma è qualcosa a metà fra l’uno, l’altro e un racconto “solido, sbilenco e acido” di amicizia e formazione con il costante sottofondo delle canzoni dei Pearl Jam. Ha vent’anni, il narratore, quando nel 1991 esce Ten, il loro primo album; a farglielo ascoltare è un amico “anarchico, libero e geniale” a cui il protagonista è legato come Sal Paradise a Dean Moriarty e con cui, proprio come i due personaggi dell’amato libro di Kerouac, viaggerà in lungo e in largo per le strade dell’Europa. La generazione a cui i due ragazzi appartengono porta con sé tutto il malessere di una ribellione cupa e depressa, disorientata e nichilista, in cui la ricerca dell’emarginazione diventa la più comoda delle vie di fuga e in cui la musica che meglio di tutte la rappresenta altro non può essere, appunto, che il grunge. Strega parecchi ragazzi, quella lucida e disperata filosofia di vita; qualcuno lo porterà anche al suicidio. Per altri – come l’autore – è un percorso che, molto più semplicemente, si interrompe, allo stesso modo in cui si interrompe anche la sua frequentazione con Q.; una rinuncia e una separazione necessarie, forse, per riuscire a compiere finalmente il salto dentro quello spettro tanto temuto della vita adulta. Ma di questo lungo racconto, alla fine, quello che più rimane è lo spirito più puro e giovane di quella stessa musica che, seppur in modo più consapevole, continua ancora adesso a parlare con il suo carico sempre vibrante di dolore e di emozioni: quello sguardo sulla vita così disincantato e doloroso e la forza evocativa del timbro roco e febbrile di Eddie Vedder che non smette di rivolgersi a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono sentiti persi e come a un passo dal baratro.

  • User Icon

    Rebecca

    10/06/2018 19:23:55

    Tutti noi abbiamo vissuto quello strano e contrastante periodo che va dall'adolescenza all'età adulta, ognuno in modo differente e con sfondi e colonne sonore diverse. Il protagonista del romanzo è un giovane ragazzo romano degli anni ’90, frontman di una band che ha come punto di riferimento la musica grunge ed in particolare i Pearl Jam. C’è l’amicizia con Q, il chitarrista con il quale si crea un rapporto quasi simbiotico. E poi quel viaggio in Europa, sui treni e per le strade delle capitali e delle città più piccole e se il whisky è finito tornare in Italia perché lì costa meno e poi ripartire subito, macinando chilometri ed esperienze nuove e inaspettate. Un viaggio iniziatico che porta verso la conclusione di quel primo periodo della vita, o forse addirittura verso la conclusione di un’intera generazione. “Anni luce” è la visione di quegli anni di Andrea Pomella, l’autore di questo particolare romanzo di formazione che rievoca emozioni e sensazioni forti che si mescolano con le parole di Eddie Vedder che hanno narrato una generazione. Ma non è necessario amare i Pearl Jam per apprezzare questa storia on the road: è sufficiente dotarsi di sensibilità e voglia di osservare questi ragazzi in balia di un’età bastarda la cui voce andava seguita per godere appieno, o così almeno credevano, di ciò che la vita offriva loro proprio in quel momento. Ci sono le incertezze, le speranze, la voglia di cristallizzarsi in quei giorni incredibili così pieni di vuoto e paura. C’è una società italiana che stava cambiando inevitabilmente, nella quale anche il pensiero mutava e finalmente il divorzio era legale. “Anni luce” è intenso, veloce, disorientante, ricco di musica, di impressioni, di ricordi, di passato e soprattutto uno dei più interessanti candidati al Premio Strega 2018.

  • User Icon

    Elisa

    09/06/2018 22:03:40

    Il passaggio, la trasformazione, la crescita. Leggiamo le parole della narrazione e viaggiamo assieme ai personaggi in questo percorso scanditi dalla musica. La strega canta, di notte, con la sua voce pronuncia gli incantesimi e ci trasformiamo, complice una società che corre a cui dobbiamo cercare di adeguarci. Un libro dinamico, ricco di introspezione e spunti di riflessione. Lettura indispensabile sia per l'adolescente che sta crescendo, sia per l'adulto che si è perso e si sta cercando.

  • User Icon

    Lorenzo

    08/06/2018 20:26:34

    Leggere Anni Luce è un vero e proprio salto negli anni 90, non puoi fare a meno di attingere dai tuoi ricordi di quel periodo. Percepisci vivissime sensazioni che credevi ormai sepolte. Senti di nuovo il dolore delle corde della chitarra sotto i polpastrelli. La musica é sempre in primo piano con i suoi personaggi leggendari come Eddie Vedder, colonna sonora del libro che ti accompagna nelle emozioni, nei turbamenti del protagonista e nella sua continua ricerca di fuga da un pesante passato, con ogni mezzo: musica, alcool e la strana ma concreta amicizia col chitarrista Q. Pagina dopo pagina sei coinvolto in avventure rocambolesche nella periferia di Roma, che diventa la tua periferia di adolescente. Senti nuovamente tuoi la precarietà dell'essere ventenne ed il disincanto dalla società. Infine l'irrequietezza del viaggiare, proprio come nel celebre "On the road" di Kerouac.  Io non ho potuto fare a meno di mettermi in viaggio col protagonista ed il chitarrista Q. immaginandomi i due, chitarra a tracolla, nell'agosto del 1995 camminare fianco a fianco verso l'orizzonte distorto dal calore. Il fatamorgana. Solo una strega poteva dare il nome al respiro torrido dell'asfalto.

  • User Icon

    Pietro

    08/06/2018 16:37:47

    Candidato al premio Strega 18. A tratti bello però non un capolavoro. Narra l'amicizia tra il protagonista e Q durante gli anni 90 quindi in piena epoca grunge. "Il grunge faceva di noi degli iniziati che credevano nella dannazione del mondo. La nostra mente, il nostro sistema nervoso, e perfino quella cosa che si suole chiamare anima, erano permeati dall’assenza di luce. Ci sentivamo come figli perduti senza possibilità di riscatto. Non eravamo spronati dalla ricerca della gloria, non ci importava niente del futuro, non pretendevamo di utilizzare al meglio i nostri giorni. Ciò che cercavamo era solamente un’anestesia che ci destituisse dal presente". Colonna sonora del libro che non rimane sullo sfondo ma diventa altro protagonista del libro, la musica dei Pearl Jam. I personaggi incarnano lo stile grunge doloroso e nichilistico della band di Seattle, attraverso un viaggio di un'estate attraverso l'Europa con la sola certezza delle loro chitarre, del loro whisky e assenza del futuro. Un'estate all'insegna dell'eccesso e del disincanto. Ma come sempre le estati finiscono e la maturità bussa alla porta ed è la fine di tutto. La fine o l'inizio?

  • User Icon

    IdaR

    08/06/2018 09:19:25

    Anni luce è un buco nero, capace di catapultarti negli anni '90, non una categoria temporale, ma forse qualcosa che va oltre: nichilismo, rifiuto, autodistruzione, oscurità, ipnosi. Anni luce è il passaggio segreto, come lo specchio di Alice, capace di farti vivere la condizione di una generazione che rifiutava il futuro, che non si lamentava, non combatteva, che passava il tempo a fuggire. Una generazione, quella che negli anni '90 aveva vent'anni e che nel grunge ha trovato una voce, che cercava solamente un'anestesia che la destituisse dal presente. Anni luce è uno spazio-tempo. E' lo spazio di un viaggio attraverso l'Europa al crepuscolo del secolo con il compagno di sbronze, il chitarrista geniale, il folle, il lunatico Q. E' il tempo troppo breve del passaggio dagli anni riottosi della giovinezza e della speranza all'età adulta dei doveri e della rassegnazione. E' lo spazio-tempo di una fuga dal passato, dal presente e dal futuro che bussa alle porte. Anni luce è un romanzo di formazione. E' una guida personalissima nel primo genere musicale fondato sul disturbo depressivo che ha fatto da colonna sonora agli anni '90 divenendo l'eco dell'irrequietezza e della fragilità di un'intera generazione. E' la poesia struggente di un'amicizia in sospeso, un'amicizia smarrita nell'approdo alla vita adulta ("Ogni centimetro tra noi ora diventa anni luce"). "I dischi e i libri sono specchi, più o meno deformanti, in cui cerchi te stesso, le parole e i suoni che sei. E quando li trovi, è allora che esisti, totalmente, pienamente, che sei", scrive Pomella. Se il primo album dei Pearl Jam, fu il treno che travolse la sua giovinezza; se Ten, Vs. e Vitalogy sono ancora oggi la sua linea di difesa, l'argine, il fondamento; se lui non ama quei dischi, come fanno ottusamente i fan, perchè lui E' quei dischi; Anni luce è la strega che mi trascinato a ritroso nel tempo, oltre lo specchio, negli abissi dei ricordi struggenti della mia giovinezza.

  • User Icon

    Fabrizio Valsecchi

    06/06/2018 15:24:49

    Romanzo di resistenza e di devastazione, “Anni luce” di Andrea Pomella è l’onesta confessione apertis verbis di un ragazzo romano, che, negli anni 90, abbandonato dal padre, sentendo nella mente e nelle vene il blues e la vibrante malinconia di un mondo che conosce e di un altro ideale che non può trovare, piccolo Sisifo che porta ogni giorno con sé l’indistricabile pietra del suo dolore, si attacca à tout prix alla musica per sopravvivere. L’Andrea narrante è infatti il frontman di una band e vive suo malgrado il refrain sempre uguale di una vita piatta, fatta più di bassi che di alti, di angosce e delusioni finché non incontra Q. che de plano, come un abile psicopompo, lo introduce ex ante all’Ade del rock: droga, alcool, gioie e passioni sfrenate, che sfociano in un’esistenza randagia, da Arthur Rimbaud o Paul Verlain, una vita in cui ogni sorta di piacere annaspa e scivola in un dolore tinto di promesse psichedeliche che, danzando, brillano negli occhi innocenti di una generazione disincanta, ma piena di male di vivere come la loro. Ed è così che la colonna sonora del loro vivre fa da scenario e da sottofondo al lungo viaggio di Andrea tra ricordi che fanno male e non uccidono e speranze che illudono e che non crescono, come una gioventù sbocciata, mai finita e mai davvero concretizzata. Il tutto nel segno grunge rock alternativo dei Pearl Jam e delle canzoni dei loro primi tre album Ten, Vs. e Vitalogy, che ci scortano con il protagonista e il suo amico nelle anse e nei meandri fitti e avventurosi delle loro esperienze, in qualche modo simili a quelle di chi, come Faust o Dorian Gray ha venduto l’anima al diavolo o a una strega per succhiare fino all’osso - carpe diem! - il midollo della vita e sentire come Ulisse il canto ammaliatore delle proprie sirene e del proprio io.

  • User Icon

    mariangelad

    03/06/2018 08:03:07

    Il libro è un romanzo di formazione che parla dell’età che precede quella adulta, di amicizia vera e di crescita, di molti valori dell’adolescenza ma anche di molti errori che i protagonisti commettono. Lo consiglio a soprattutto agli adolescenti. Secondo molte persone la gioventù e quel periodo di transizione dove non si è più bambini ma neanche si ragiona come gli adulti, dove tutto strega ma niente colpisce davvero. È un libro interessante anche per chi apprezza la musica, descrive infatti molto bene questa parte il libro.

  • User Icon

    marialuisa

    31/05/2018 10:11:24

    Un libro che racconta la storia di tutta una generazione, di un viaggio accompagnato dalla musica attraverso un mondo che ci siamo lasciati alle spalle da poco, ma che ancora ci accompagna con i sui echi legati ai momenti a volte divertenti ma spesso anche un po' malinconici. Un romanzo che ci ricorda un'epoca, neanche troppo lontana, in cui essere giovani era prendere il futuro tra le mani, andare senza sapere la destinazione ma con l'estate nel cuore, vivere istanti e amicizie da conservare nei ricordi per tutta la vita e provare davvero ad essere veramente liberi dai vincoli che quella STREGA di società ci impone continuamente. Da leggere soprattutto per chi si trova su quella linea sottile tra la giovinezza e l'età adulta, per rimanere aggrappati ancora un po' a quegli istanti di vita vera tipici dei vent'anni, prima di tuffarsi nella mediocrità della quotidianità "da grandi".

  • User Icon

    delfy

    31/05/2018 09:21:54

    Il libro racconta di una gioventù bruciata, quasi maledetta da una strega, una gioventù alla ricerca di alcool e musica e fatta di viaggi soprattutto fatti di notte. Il libro è profondo e riflessivo su quella che è per certi aspetti e per certe persone la gioventù.

  • User Icon

    Martina Beltrami

    29/05/2018 16:40:23

    ‘La scoperta dei Pearl Jam portò un cambiamento in quella nostra primavera, un po’ come il passaggio dal tono minore al maggiore in una scala di accordi.’ ‘Anni Luce’ di Andrea Pomella, candidato al premio Strega 2018, è un romanzo di formazione, la storia di un’amicizia, di una crescita, di un viaggio fisico e metaforico durante gli anni dell’adolescenza e della prima età adulta, viaggio accompagnato in sottofondo dalle canzoni di Eddie Vedder. ‘Alcuni muoiono per restare vivi’ cantavano i Pearl Jam negli anni ’90 e così Andrea e Q., i protagonisti del libro, viaggiano per l’Europa per non affogare, cercano di annullarsi nell’alcool, nelle feste, nella precarietà di una vita che cerca di essere senza radici. Un’amicizia nata dalla musica e cresciuta nell’incertezza di non sapere come sconfiggere le delusioni dell’infanzia, ma non solo, la costante paura di confrontarsi con le aspettative che potrebbe fallire, con una società in cui non ci si vuole riconoscere, mentre sullo sfondo si muove Roma e uno dei più grandi misteri della cronaca nera di quegli anni, l’omicidio di Marta Russo. Andrea Pomella racconta Roma negli anni ’90 come un altro Andrea, Andrea De Carlo ha raccontato in ‘Due di Due’ Milano negli anni ’60, intensamente, sotto forma di un diario che è un dialogo con il lettore per riconoscersi in quel momento di passaggio in cui non è più possibile essere ingenuamente speranzosi ma è ancora possibile non diventare adulti, unendo due forme d’arte, musica e letteratura, in un esperimento che può piacere o meno, ma sicuramente non può lasciare indifferenti.

  • User Icon

    Elda

    28/05/2018 16:10:36

    In questo libro mi sono trovata, ed è stato un gran bel ritrovarmi. Per chi ha amato i Sal Paradise e i Dean Moriarty della beat generation, la musica grounge degli anni '90 e la "magica, disperata follia" dei suoi vent'anni. Per chi ha "subito" un'infanzia complicata. Per chi non vuole soltanto leggere un libro ma "riprendere" un viaggio meraviglioso interrotto troppo presto e per chi quel viaggio non lo ha mai fatto. Per chi, nonostante tutto, deve fare i conti ogni giorno con la sua incapacità di stare al mondo. Andrea Pomella si è superato e penso che sia proprio questo il motivo per cui il suo libro è compreso tra i 12 del premio Strega.

  • User Icon

    Il Lettore

    25/05/2018 11:16:22

    È un viaggio. Un viaggio nel passato. Un passato difficile, un passato con una storia familiare cruda, un passato di amicizie vere ma strampalate, un passato il cui soundtrack si chiama grunge. E scusate se è poco, ma la voce in sottofondo è quella profonda e malinconica di un giovane cantante americano, amante del surf, fan sfegatato dei Ramones e degli Who. Lui. Eddie Vedder. La voce. La colonna sonora della mia vita. Ricordo il video di Alive su Mtv, nel 1991, un anno prima che io nascessi. Già capii che sarebbe stata la voce che mi avrebbe accompagnato per il resto della mia esistenza. Il grunge. Che musica divina. Si. Chris Cornell, Kurt Cobain, Layne Staley, Scott Weiland. Ma per me la voce grunge per eccellenza è la sua. Eddie Vedder. Questo non è un libro: è una colonna sonora. «C’era una volta il mondo. Nel mondo, c’era una città in cui pioveva trecento giorni l’anno. La città si chiamava Seattle, estremo occidente degli Stati Uniti d’America. In questa città arrivò un surfista che veniva da San Diego, un fan scatenato degli Who e dei Ramones. In questo surfista, c’era un’anima. In quest’anima, c’era lo spirito di un’epoca».

  • User Icon

    Alessandra

    22/05/2018 10:39:20

    Per me, con una figlia cresciuta negli anni novanta, questo libro è ricco di nostalgia. Ho rivisto la sua giovinezza, quel desiderio di correre veloce come una STREGA che vuole viaggiare verso il futuro, per crescere il più in fretta possibile, nonostante poi, una volta adulti, il tempo dell’adolescenza appaia lontano anni luce, come suggerisce il titolo e si vorrebbe di nuovo una STREGA che ci riporti indietro nel passato. Il romanzo mi ha riportato a quel tempo, in cui i giovani non erano completamente assorbiti dalla moderna tecnologia, ma erano catturati dal magico potere della musica, dell’amicizia che si consolidava nel sogno di un viaggio insieme alla scoperta più genuina di sé e del mondo circostante. Esperienze On the Road, simili a quelle che mia figlia amava immaginare leggendo Jack Kerouac, simbolo di un’altra generazione che, però, aveva in comune con quelle successive la voglia di indipendenza e libertà. Nella figura di Q, della band, della passione per i concerti e le sregolatezze che inevitabilmente travolgono i gruppi di amici, si nota la ribellione e lo smarrimento tipico di un’età problematica, di giovani spaesati di fronte alla dura realtà della vita, in cui ci si sente messi da parte, in un mondo dove la società che avanza e travolge tutto nel suo progresso inarrestabile. Anni luce è un racconto in cui anche il linguaggio è rapido, ma pur sempre poetico come il ritornello di una vecchia canzone che suscita ricordi e rimpianti. Un bellissimo libro intenso e coinvolgente che sa catturare il cuore del lettore con semplicità.

  • User Icon

    Giulia

    21/05/2018 20:58:43

    Quando ho preso in mano per la prima volta "Anni luce" l'ho fatto pensando, superficialmente, di trovarmi davanti a un libro sui Pearl Jam. Alla prima pagina pensavo di leggere un diario post - adolescenziale fatto solamente di sregolatezze, eccessi, viaggi e canzoni. Pensavo che ogni avvenimento fosse un semplice corredo di circostanza a un brano o a un disco del Gruppo per antonomasia degli anni Novanta. O viceversa. Invece no. Il viaggio nella vita di Andrea e del suo amico Q, insieme alle canzoni dei Pearl Jam sono una cosa sola, a tratti non si capisce dove finisca uno e inizino le altre. Quando poi ho iniziato a riconoscere luoghi e cose all'interno del libro che fanno parte della mia realtà quotidiana, la cosa si è fatta ancora più complicata. Anni Luce è un'esperienza che viviamo insieme a chi l'ha scritta dalla prima all'ultima pagina e magari a volte neanche condividiamo poi tutto. Forse andando avanti ci rendiamo conto che qualcosa lo avremmo fatto diversamente, però in fin dei conti la vita è così, e tant'è. Un tormento che non dà tregua, un'amicizia così grunge che per certi versi è anche incomprensibile, un po' Trainspotting, un po' Christiane F., acida come quelle stesse sostanze allucinogene, decisamente fuori dagli schemi, ma che proprio per questo ti strega fin dal primo capitolo. Consiglio Anni Luce a chi ha suonato una chitarra almeno una volta nella vita, a chi riesce a sentire il suono delle sei corde fin dentro la spina dorsale, a chi ama i Pearl Jam, a chi non sa neanche chi sia Eddie Vedder e compagnia bella, a chi decide di accontentare la propria curiosità e mette su Ten mentre legge Pomella. Ma soprattutto consiglio questo libro a chi ha vissuto un'amicizia anomala in un momento altrettanto malato, e riguardo la quale a volte, nonostante tutto, si chiede dove sia finita.

  • User Icon

    laura

    21/05/2018 14:09:43

    Il mistero di certe canzoni sta nella loro capacità di svelarsi lentamente, pezzi di volti, mani, frasi, si confondono vaghi, inconsistenti ,nell'ala inferiore della nostra percezione. Ma lasciano segni, e catturarli è difficile. Difficile capire il loro più profondo significato E' un tornare a quell'età, in cui le canzoni rappresentato anni, idee, sentimenti, periodi davvero vissuti. E come dice Andre, i testi delle canzoni dei Pearl Jam, in questo caso, descrivevano le situazioni in cui eri, se non le anticipavano addirittura. Grazie Pomella, perchè c'è un pò di "noi vedderiani" nel tuo racconto, nella tua esperienza. Degno di essere negli Strega!!

Vedi tutte le 47 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Lorenzo - Recensione stregata scelta da Andrea Pomella

Leggere Anni Luce è un vero e proprio salto negli anni 90, non puoi fare a meno di attingere dai tuoi ricordi di quel periodo. Percepisci vivissime sensazioni che credevi ormai sepolte. Senti di nuovo il dolore delle corde della chitarra sotto i polpastrelli. La musica è sempre in primo piano con i suoi personaggi leggendari come Eddie Vedder, colonna sonora del libro che ti accompagna nelle emozioni, nei turbamenti del protagonista e nella sua continua ricerca di fuga da un pesante passato, con ogni mezzo: musica, alcool e la strana ma concreta amicizia col chitarrista Q. Pagina dopo pagina sei coinvolto in avventure rocambolesche nella periferia di Roma, che diventa la tua periferia di adolescente. Senti nuovamente tuoi la precarietà dell'essere ventenne ed il disincanto dalla società. Infine l'irrequietezza del viaggiare, proprio come nel celebre "On the road" di Kerouac.  Io non ho potuto fare a meno di mettermi in viaggio col protagonista ed il chitarrista Q. immaginandomi i due, chitarra a tracolla, nell'agosto del 1995 camminare fianco a fianco verso l'orizzonte distorto dal calore. Il fatamorgana. Solo una strega poteva dare il nome al respiro torrido dell'asfalto.


Filippo

Anni Luce di Andrea Pomella è prima di tutto un racconto sull’amicizia e sulla crescita. È un libro che parla dell’interludio che precede l’età adulta e ne estrapola le pozze buie e profonde, il girare a vuoto, lo spaesamento e le gesta ingloriose, sotto la guida del mito di Eddie Vedder. La storia che leggiamo è fatta di musica che non è solo il piacere di suonare e di ascoltare, ma è anche e soprattutto rifugio ed è una via di fuga. A volte la musica ti strega e ti possiede, ti trascina e ti fa viaggiare, e la voce di Eddie Vedder, quei testi cupi e dolorosi, scandiscono le giornate e le nottate di due ragazzi tracciandone un profilo, come quando si scatta una foto che viene mossa perché nessuno sta fermo, perché non c’è il posto in cui potersi fermare. “Alcuni muoiono per restare vivi”, scrive Pomella citando Vedder. Dal libro emergono tutte le contraddizioni e i tormenti dei due protagonisti; i sentimenti e la crescita sono complessi, stratificati dalle mancanze e dai contrasti ma sono resi in maniera limpida, perché tutto quello che è più nascosto viene portato in superficie da una bellissima prosa e dallo sguardo di uno scrittore che conserva – come succede con le canzoni dei Pearl Jam – la purezza intatta dei ventenni, perché forse qualcosa si salva sempre.


Monica

Romanzo di formazione di Andrea Pomella, Anni luce ci regala attraverso gli occhi di due giovani amici, uno spaccato di vita di quella generazione che negli anni novanta aveva vent’anni. Grazie ad una scrittura in prima persona, il lettore si ritrova sin dalle prime pagine, immerso in una storia di amicizia, che ha come colonna sonora il rock dei Pearl Jam. I due protagonisti, rappresentati rispettivamente da Pomella e dal suo compagno di avventure Q. ci appaiono come due affinità elettive che vivono il costante incubo di un’esistenza piatta, segnati da un profondo disagio interiore e alla ricerca di una libertà scevra da quei condizionamenti sociali che molto spesso ingabbiano in ruoli che non soddisfano. Pomella e Q., si incontrano per caso a Roma, una città che sembra avere poco da offrire loro e incapace di lenire le profonde ferite interiori dei due protagonisti. Annullarsi per poi rinascere sembra essere per questi ventenni l’unico modo concepibile per affrontare il futuro. Musica, alcool e voglia di fuga diventano così l’unico rituale di passaggio possibile che i due giovani dovranno affrontare per approdare nell’età adulta; come solo conforto avranno la musica e l’amicizia, uniche certezze in grado di alleviare le sofferenze dell’esistenza facendoli sentire liberi. È così che al crepuscolo del secolo e per esorcizzare la paura della vita adulta, Pomella e Q. partono per un viaggio in treno, una spedizione da vagabondi per le strade d’Europa a suonare, bere e raccontarsi; una sorta di Interrail che li aiuterà a riscoprire loro stessi vivendo il presente senza pensare a nient’altro. Anni luce è un romanzo che strega il lettore per lasciarlo invischiato tra le pagine della sua storia: ci fa rivivere l’interludio che precede l’età adulta esplorandone gli antri più bui, le fragilità e lo spaesamento che tutti abbiamo provato negli anni della giovinezza, quell’età che con un pizzico di follia, plasma l’essenza degli adulti di domani.


Alessandra

Per me, con una figlia cresciuta negli anni novanta, questo libro è ricco di nostalgia. Ho rivisto la sua giovinezza, quel desiderio di correre veloce come una STREGA che vuole viaggiare verso il futuro, per crescere il più in fretta possibile, nonostante poi, una volta adulti, il tempo dell’adolescenza appaia lontano anni luce, come suggerisce il titolo e si vorrebbe di nuovo una STREGA che ci riporti indietro nel passato. Il romanzo mi ha riportato a quel tempo, in cui i giovani non erano completamente assorbiti dalla moderna tecnologia, ma erano catturati dal magico potere della musica, dell’amicizia che si consolidava nel sogno di un viaggio insieme alla scoperta più genuina di sé e del mondo circostante. Esperienze On the Road, simili a quelle che mia figlia amava immaginare leggendo Jack Kerouac, simbolo di un’altra generazione che, però, aveva in comune con quelle successive la voglia di indipendenza e libertà. Nella figura di Q, della band, della passione per i concerti e le sregolatezze che inevitabilmente travolgono i gruppi di amici, si nota la ribellione e lo smarrimento tipico di un’età problematica, di giovani spaesati di fronte alla dura realtà della vita, in cui ci si sente messi da parte, in un mondo dove la società che avanza e travolge tutto nel suo progresso inarrestabile. Anni luce è un racconto in cui anche il linguaggio è rapido, ma pur sempre poetico come il ritornello di una vecchia canzone che suscita ricordi e rimpianti. Un bellissimo libro intenso e coinvolgente che sa catturare il cuore del lettore con semplicità.


IdaR

Anni luce è un buco nero, capace di catapultarti negli anni '90, non una categoria temporale, ma forse qualcosa che va oltre: nichilismo, rifiuto, autodistruzione, oscurità, ipnosi. Anni luce è il passaggio segreto, come lo specchio di Alice, capace di farti vivere la condizione di una generazione che rifiutava il futuro, che non si lamentava, non combatteva, che passava il tempo a fuggire. Una generazione, quella che negli anni '90 aveva vent'anni e che nel grunge ha trovato una voce, che cercava solamente un'anestesia che la destituisse dal presente. Anni luce è uno spazio-tempo. È lo spazio di un viaggio attraverso l'Europa al crepuscolo del secolo con il compagno di sbronze, il chitarrista geniale, il folle, il lunatico Q. È il tempo troppo breve del passaggio dagli anni riottosi della giovinezza e della speranza all'età adulta dei doveri e della rassegnazione. È lo spazio-tempo di una fuga dal passato, dal presente e dal futuro che bussa alle porte. Anni luce è un romanzo di formazione. È una guida personalissima nel primo genere musicale fondato sul disturbo depressivo che ha fatto da colonna sonora agli anni '90 divenendo l'eco dell'irrequietezza e della fragilità di un'intera generazione. È la poesia struggente di un'amicizia in sospeso, un'amicizia smarrita nell'approdo alla vita adulta ("Ogni centimetro tra noi ora diventa anni luce"). "I dischi e i libri sono specchi, più o meno deformanti, in cui cerchi te stesso, le parole e i suoni che sei. E quando li trovi, è allora che esisti, totalmente, pienamente, che sei", scrive Pomella. Se il primo album dei Pearl Jam, fu il treno che travolse la sua giovinezza; se Ten, Vs. e Vitalogy sono ancora oggi la sua linea di difesa, l'argine, il fondamento; se lui non ama quei dischi, come fanno ottusamente i fan, perchè lui è quei dischi; Anni luce è la strega che mi trascinato a ritroso nel tempo, oltre lo specchio, negli abissi dei ricordi struggenti della mia giovinezza.




La motivazione di Nadia Terranova per la candidatura al Premio Strega

 

«Anni luce, di Andrea Pomella, Add editore, è un romanzo in prima persona in cui lo sguardo dolente del narratore si fa testimone della generazione che aveva vent'anni negli anni novanta per raccontare la dissipazione di futuro e speranze in favore di un ritrarsi esistenziale programmato e perseguito. Il paradigma di Q., amico e alter ego, chitarrista incontrato per caso e compagno di strada degli anni più veri, è speculare al disagio inespresso dell'autore: la sostanza ontologica dell'io narrante di questo libro diventa invisibile in favore dell'occhio che ha registrato fatti, eccessi, indolenze e follie mentre nascondeva sé stesso e la propria infanzia problematica, diversa. È una scelta letteraria sismografica, che colpisce nella sua studiata contraddittorietà; sembra che lo scrittore si chiami fuori mentre tira dentro il lettore come a dirgli: tutto questo riguarda me, ma soprattutto te. Questo lungo racconto è scritto in uno stile che punta all'essenziale e resta alto mentre racconta dettagli cupi e balordi di un'adolescenza protratta in cui si cercano lo stordimento e l'annientamento; mi pare che rievochi molto bene il mondo del grunge di quegli anni, ancora poco raccontato dalla letteratura successiva. I viaggi, le feste, i concerti – anche quelli mancati – costituiscono i rituali di passaggio dall'infanzia all'età adulta, dentro cui si può trovare conforto in nient'altro che nella musica, ma è un conforto che somiglia all'annullamento («Ten, il primo disco dei Pearl Jam, fu il treno che travolse la mia giovinezza»), come se per quei ventenni di allora esistere fosse possibile solo negandosi. Anni luce è un racconto di amicizia e di crescita (o crescita mancata) che somiglia all'interludio che precede l'età adulta e ne estrapola le pozze buie e il girare a vuoto, lo spaesamento e le gesta ingloriose, sotto la guida, così poco protettiva e insieme così inevitabile, del mito di Eddie Vedder e delle sue canzoni.»


Cosa è successo davvero negli anni Novanta, gli anni del Grunge?

Andrea Pomella, penna del Fatto Quotidiano online e giovane scrittore, non pretende di scrivere tutta la storia del movimento Grunge. Ma scrive la propria avventurosa visione di quegli anni cruciali, a partire dalla pubblicazione di Ten, il primo album dei Pearl Jam.

Siamo all’inizio degli anni Novanta, in una Roma crepuscolare, e il protagonista di questa storia ha solo vent’anni. Iscritto alla facoltà di lettere, Andrea vive nell’estrema periferia romana. I suoi si sono separati quando era ancora bambino, suo padre è sparito lasciando sua madre sola e disoccupata. È il disagio adolescenziale a farlo avvinare alla musica Grunge? A quel misto di nichilismo e disincanto, ribellione impotente, ricerca di una via di fuga dalla vita sociale, isolamento, indifferenza, che tanti sociologi hanno descritto? Può darsi.

La versione di Pomella è in realtà quasi un diario, che scorre lentamente insieme alle tracce dei primi tre album dei Pearl Jam: Ten, Vs. e Vitalogy, quelli che lui definisce “la linea di difesa, l’argine e il fondamento” dei suoi vent’anni.
Andrea ovviamente suona in una band, è frontman e chitarrista blues. La sua vita è piatta e ritirata, finché non incontra Q: uno dei peggiori compagni di sbronze che si possano incontrare. Q lo inizia alle più audaci pratiche del rock: l’alcol, la droga, il vagabondaggio, la devastazione. Andrea Pomella racconta i pochi anni descritti in questo romanzo come il momento fondativo della propria esistenza, che inizia suonando nei locali di Roma e finisce al termine di un lungo viaggio in Interrail con il suo amico.

All’epoca il protagonista non sa niente dei Pearl Jam, non è un fan, non è mai andato a un loro concerto, ma sente le loro canzoni, le sente risuonare, vibrare nella sua mente. Quelle canzoni, Ocean, Black, Rearviewmirror, Indifference, Immortality, lo cambieranno e contemporaneamente gli riveleranno la sua stessa giovinezza.

Come una rapida cavalcata attraverso gli anni più oscuri e profondi della nostra storia, questo romanzo passa scagliando intorno a sé molte note Blues, qualche psichedelia e una leggera nota acerba e distorta. In fondo anche questo libro, proprio come il Grunge, è soprattutto quello che non dice, quello che tace: è una lunghissima lettera d’amore ad un amico con cui abbiamo bevuto troppo, troppe volte, e che abbiamo perso di vista da un sacco di tempo.

«So che un giorno avrai una vita meravigliosa / so che sarai una stella / Nel cielo di qualcun altro. Ma perché, perché… / Perché quel cielo non può essere… / Perché non può essere il mio?»

In queste parole scritte da Eddie Vedder in Black c’è tutta la malinconia, l’ambizione e l’inadeguatezza di una generazione, quella che Andrea Pomella ha ben fotografato in queste pagine, con una scrittura onesta e un linguaggio ricco di sfumature non banali. 

Recensione di Annalisa Veraldi