L’Asia centrale è una macro-regione dell’Eurasia che comprende Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Storicamente crocevia tra Oriente e Occidente, ha assunto nuova centralità geopolitica dopo il 1991.
L’Asia centrale viene analizzata nei saggi come spazio geografico definito da steppe, altipiani e corridoi carovanieri, ma anche come costruzione politico-istituzionale emersa con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Alcuni titoli ricostruiscono l’eredità imperiale russa e sovietica, utile per chi vuole comprendere la formazione degli attuali Stati indipendenti. Una parte dei volumi si concentra sull’organizzazione politica dei cinque Paesi. Questo filone interessa a chi studia istituzioni, sicurezza regionale e modelli autoritari post-sovietici. Sono presenti studi dedicati alla dimensione economica, con analisi su risorse energetiche, corridoi infrastrutturali e Nuova Via della Seta promossa dalla Cina. Altri contributi esplorano identità turcofone, islam post-sovietico e dinamiche etniche, offrendo chiavi culturali e antropologiche per leggere conflitti e cooperazioni.
La regione è stata parte integrante della Via della Seta fin dall’antichità. Samarcanda e Bukhara furono centri culturali sotto Tamerlano nel XIV secolo. L’intervento russo nel XIX secolo e la successiva integrazione nell’URSS hanno ridefinito confini e infrastrutture. Dopo il 1991, attori come Federazione Russa, Cina e Stati Uniti sono entrati in competizione per ottenere influenza politica ed energetica. La Belt and Road Initiative, lanciata nel 2013 da Xi Jinping, ha rilanciato la centralità infrastrutturale dell’area. Nei testi emergono categorie come “Grande Gioco”, utili per la ricerca sulla geopolitica eurasiatica.