L'overthinking, il "pensare troppo", indica la tendenza a rimuginare o ad analizzare in modo eccessivo pensieri, decisioni ed eventi. Non costituisce di per sé una diagnosi clinica, ma può comparire in diversi contesti psicologici.
La selezione riunisce opere divulgative, manuali e saggi che aiutano a comprendere come si sviluppino i processi di pensiero ripetitivo e quali effetti possano avere sul benessere quotidiano. Alcuni titoli approfondiscono il rapporto tra rimuginazione, ansia e gestione delle emozioni, distinguendo i meccanismi cognitivi studiati dalla psicologia clinica dalle comuni esperienze di preoccupazione. Una parte dei volumi esamina i modelli teorici della psicologia cognitivo-comportamentale, illustrando come convinzioni, attenzione e schemi mentali influenzino il mantenimento del pensiero ricorrente. Sono presenti studi basati sulle neuroscienze cognitive, che analizzano memoria di lavoro, regolazione emotiva e processi decisionali. Questa selezione è utile per chi desidera comprendere il fenomeno attraverso fonti scientifiche, superando interpretazioni semplificate o puramente motivazionali.
L'overthinking è studiato in psicologia cognitiva, psicologia clinica e psichiatria. La ruminazione riguarda spesso pensieri orientati al passato, mentre il rimuginio tende a concentrarsi su eventi futuri e possibili conseguenze. Il DSM-5-TR, pubblicato nel 2022, non considera l'overthinking una diagnosi autonoma, ma descrive disturbi nei quali il pensiero ripetitivo può rappresentare un elemento rilevante. Alcuni approfondimenti esplorano le differenze tra overthinking, perfezionismo e indecisione, oltre al rapporto con mindfulness, metacognizione e flessibilità cognitiva.