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Margaret Doody

Curatore: B. Benvenuto
Traduttore: R. Coci
Collana: La memoria
Edizione: 2
Anno edizione: 2000
Pagine: 84 p.

25 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Gialli storici

  • EAN: 9788838916229


Doody, Margaret, Aristotele e il giavellotto fatale, Sellerio , 2000
Doody, Margaret, Aristotele detective, Sellerio , 1999
scheda di De Federicis, L. L'Indice del 2000, n. 12

In una pagina dedicata a scienza e filosofia, e all'interno di una riflessione sul ritorno all'antico e su certi stereotipi e vecchie maniere, Francesco Adorno sul "Sole - 24 Ore" (domenicale del 23 luglio) recensiva l'Aristotele detective parlandone invece assai bene, come di una monografia "solo ora tradotta in italiano dalla Sellerio", anzi "un'operazione consapevole sulla logica di Aristotele" sebbene in forma di (con virgolette) "romanzo giallo". Si tratta in verità di un giallo autentico, già schedato sull'"Indice" di febbraio da Giulia Visintin: un vecchio Giallo Mondadori, il numero 1652, attestato dal catalogo storico fra lo sconosciuto Nathan Gottlieb e un Ed McBain. Alla prima uscita, nel 1980, si presentava alla buona, con i tagli che lo adattavano alla praticità del (rimpianto) periodico. Nessun'eco allora, nessuna notorietà. Passando dalla veste economica della stampa settimanale agli ornamenti dell'editoria sofisticata, il restaurato Aristotele s'è arricchito di due presentazioni, di Beppe Benvenuto ed Emanuele Ronchetti, che hanno raccolto le scarse notizie disponibili sull'autrice: canadese di nascita e accademica di mestiere in varie sedi, fino alla Vanderbilt University (dove ha avuto un suo posto nel sito) e all' ateneo di Notre-Dame nell'Indiana dove attualmente lavora. Poche aggiunte vengono ora dal breve racconto Aristotele e il giavellotto fatale, tradotto in italiano davvero per la prima volta (a quanto se ne sa) con premessa di Benvenuto e nota conclusiva di Luciano Canfora. Si tratterebbe di un'inchiesta basata sulla Fisica del filosofo, mentre la prima era dedicata alla Metafisica e la terza, in corso di pubblicazione, lo è alla Poetica. Così annuncia la quarta di copertina. Ma il lettore arguto non si lascerà intimidire, sapendo che i gialletti di Margaret Doody restano amabili e possono dare, a chi lo apprezza, il lento piacere del ragionamento indiziario.

(L.D.F.)

Recensioni dei clienti

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    Chiara

    24/09/2014 08.26.26

    Racconto piacevole e di veloce lettura. In questo caso la scena è tutta per Aristotele, Stefanos si limita ad una comparsata. La postfazione offre spunti di riflessione interessanti e un parallelo tra il moderno Holmes e il classico Aristotele. Davvero eccessivo il prezzo di copertina, Euro 10,00 per un racconto di una cinquantina di pagine è davvero un'esagerazione.

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    m@rco

    02/03/2006 09.59.33

    Io mi sono divertito e poi, in serata, stimolato da un passaggio del racconto della Doody, sono tornato a leggermi le pagine dei classici sull'esisteza e sulla natura dell'anima. Che cosa chiedere di più?

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    chicca

    02/05/2005 14.23.15

    parto con il dire che mi piacciono molto i gialli di ogni genere, questo però non mi ha molto appassionato perchè oltre ad essere corto non è un giallo complesso ma perlopiù scontato

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    Lucia

    12/01/2005 20.07.48

    Come per l’altro romanzo dell’autrice, anche in questo ho apprezzato molto lo sfondo storico, ed in maniera minore la trama del romanzo in sé. In questo caso, poi, la soluzione del giallo è davvero rapida e fin troppo semplice, tanto che, alla fine del romanzo, il lettore potrebbe sentirsi quasi deluso da una soluzione così poco complessa. C’è da dire che il romanzo è decisamente molto corto: era impensabile inserire in così poche pagine una trama tanto complessa, ed anzi l’autrice ha dimostrato una grande abilità nel riuscire comunque a dare la soluzione, in così poco spazio, di un “caso d’omicidio”. Di questa lettura ho apprezzato particolarmente il fatto di aver trattato dei rapporti fra dei ragazzi in una scuola di tanti anni fa: del resto, è un argomento che tocca da vicino i giovani, ed è stato interessante, almeno per me, avere qualche informazione, seppur breve, su come crescessero e studiassero i miei coetanei nell’antichità.

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    io

    22/06/2004 13.12.43

    è una grande porcata niente di speciale,Non può essere paragonato a sherlock holmes o a Poirot.

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    marcello tucci

    12/09/2001 00.20.02

    M.Doody Aristotele e il giavellotto fatale Trad. R. Coci Sellerio editore £12.000 Nel panorama del romanzo giallo abbiamo visto i più stravaganti personaggi vestire i panni del detective. Molti ricordano investigatori che da un insignificante indizio riescono a risalire alla soluzione del caso. Altri si prendono cura di mille indizi che, uniti insieme da una logica deduttiva, portano a ricostruire tutta la storia del delitto avvenuto e le circostanze che lo hanno causato. Svariati sono i detective che si sono succeduti in tutto questo affascinante filone letterario. Abbiamo conosciuto e ci siamo affezionati ai vari Marlowe, Sherlock Holmes, Poirot, Miss Marple, fino ai più recenti Pepe Carvalho, Montalbano, Fabio Montale e via dicendo. Mai ci eravamo sognati di incontrare in queste insolite vesti il filosofo Aristotele, autore di testi base della filosofia occidentale come la ‘Poetica’, la ‘Retorica’ e numerosi saggi sulla metafisica e sull’etica. Il suo modo di ragionare, l’analisi fredda e raziocinante, tipica del pensatore greco, è messo al servizio di casi delittuosi. Tutto ciò si deve alla felice intuizione della scrittrice canadese Margaret Doody, conoscitrice della cultura classica ed ordinaria di letteratura comparata. In questo racconto ci troviamo di fronte ad un apparente incidente avvenuto in una palestra della Grecia di quel periodo. Qui Sogene è colpito da un giavellotto durante una gara, lanciato dal suo compagno di scuola Milziade. Questi giura di non averlo fatto apposta, poiché il malcapitato proprio in quel momento si trovò ad attraversare lo spazio che correva tra il lanciatore ed il bersaglio. L’incidente turba non poco l’ambiente scolastico ed i genitori dei ragazzi venuti in visita, nessuno riesce a raccapezzarsi sul perché Sogene passò nel momento del lancio senza avvedersi del pericolo. Ci viene in soccorso il filosofo di Stagira e la sua capacità deduttiva. Partendo da un semplice indizio ricostruirà la storia provando che non

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