Arriva la fine del mondo (e ancora non sai cosa mettere)

Roberto Alajmo

Editore: Laterza
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 31 maggio 2012
Pagine: 116 p., Brossura
  • EAN: 9788842099406
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Descrizione
La funesta profezia del 21 dicembre 2012 è solo un esempio. L'ultimo, se i Maya avevano ragione. Il fatto è che periodicamente l'umanità si prepara a sloggiare dal pianeta Terra. Millenarismi di ogni tipo per secoli hanno alimentato la credulità popolare, e ogni scampato pericolo è sempre servito solo come carburante per la profezia successiva. In particolare, però, è la generazione di noi contemporanei quella che sta coltivando con maggiore convinzione l'idea di essere l'ultima della storia del mondo. Dopo di noi, il diluvio: e pazienza per i posteri, fossero anche i nostri figli. Potrà essere un collasso finanziario, oppure un drammatico stravolgimento climatico, forse un'ondata migratoria devastante, uno tsunami di spazzatura, una guerra mondiale, la fine delle risorse petrolifere. Oppure tutte queste cose assieme, senza escludere i classici del cinema: impatto con un meteorite o invasione di extraterrestri. Se pure i Maya avessero torto, un'apocalisse sembra davvero alle porte se non altro la fine dei mondo così come siamo abituati a viverlo da qualche secolo a questa parte. Ecco lo specifico contemporaneo: ci sentiamo talmente sicuri di un'imminente apocalisse (una qualsiasi apocalisse) che ci siamo convinti di non poter fare nulla per fermarla. Se ne ricava la più classica delle profezie che si auto verificano: siccome la fine del mondo ci sarà, ci sarà la fine del mondo.

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Cosa ricorre il 21 dicembre 2012? Chiunque ormai, se interrogato a proposito, è in grado di dire che si tratta del giorno indicato nel calendario Maya per la fine del mondo. Tuttavia questa profezia non è né la prima né l’ultima: terremoti? Asteroidi che distruggeranno la terra? Inversione dei poli magnetici? Negli anni, meglio, nei secoli le profezie apocalittiche si sono succedute senza interruzione. Ogni religione del resto fornisce la propria risposta, insieme ad un bagaglio di regole da osservare per non trovarsi impreparati di fronte all’Evento.
L’avvento della modernità, le rivoluzioni tecnologiche e le scoperte scientifiche, del resto non hanno contribuito a ridimensionare il senso di superstizione e di credulità diffuso fra tutti gli uomini, senza distinzione di classe sociale. L’enorme quantità di letteratura sull’argomento lo dimostra. Inoltre, la cadute delle ideologie, la perdita dei valori fondanti e la crescita delle incertezze rispetto al futuro hanno contribuito alla prolificazione delle teorie apocalittiche, alla nascita di improvvisate figure carismatiche a capo di nuove sette. La chiave del successo di questi nuovi profeti sta nel fornire ai propri seguaci una via d’uscita: la promessa di un’altra vita in un fantomatico Regno in cui il benessere e la serenità avranno la meglio, cosicché la fine non sarà proprio una vera fine. Nulla sembra dunque cambiato rispetto al passato, se non il modo di prepararsi all’evento, magari scegliendo l’abito migliore da indossare per l’occasione.
Roberto Alajmo affronta l’argomento in modo ironico, ma la sua è un ‘ironia amara, di fronte alla constatazione che l’uomo moderno è ancora troppo antico quando si tratta di abbandonare la superstizione e usare l’intelletto, di rimboccarsi le maniche e agire invece di essere scaramantico, di accettare che la morte è l’unico imprevisto che in alcun modo possiamo programmare. Da qui la necessità di una data, di un hic et nunc che sancisca la fine in maniera esatta. Eppure, puntualmente tutte le apocalissi vengono smentite, mentre le nostre vite continuano a scorrere...
Un saggio che affronta temi di grande attualità, dal problema della spazzatura alla crisi economica, dalla fuga dei cervelli all’imbarbarimento della politica, dalle ultime scoperte alla mediocrità, offrendoci un ritratto a tutto tondo dell’Italia e del mondo di oggi. Una lettura stimolante che mescola sapientemente l’attenta analisi della realtà alla pungente ironia, un libro che fa sorridere ma anche riflettere sulle luci e le tante ombre della nostra società.