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Le assaggiatrici - Rosella Postorino - copertina

Le assaggiatrici

Rosella Postorino

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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 11 gennaio 2018
Pagine: 285 p., Brossura
  • EAN: 9788807032691

22° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Di ambientazione storica

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Le assaggiatrici

Rosella Postorino

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Romanzo vincitore del Premio Campiello 2018. - Vincitore del Premio Wondy di letteratura resiliente 2019 - Finalista Premio Letterario nazionale Chianti 32ma edizione.

Con una rara capacità di dare conto alle ambiguità dell'animo umano, Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf) racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della storia, forte dei desideri della giovinezza.

«La voce dell'assaggiatrice cattura il lettore e non lo libera mai, per quanto è vera, tesa, penetrante.» - Donatella Di Pietrantonio

La scrittrice dirige con sicurezza il coro delle assaggiatrici, definisce i loro caratteri, indaga i rapporti di forza e di solidarietà che si instaurano, i segreti e le colpe infrattate nella profondità delle coscienze. - La Lettura, Il Corriere della Sera

"Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame"

La prima volta in cui Rosa Sauer entra nella stanza in cui dovrà consumare i suoi prossimi pasti è affamata. «Da anni avevamo fame e paura», dice. Siamo nell'autunno del 1943, a Gross-Partsch, un villaggio molto vicino alla Tana del Lupo, il nascondiglio di Hitler. Ha ventisei anni, Rosa, ed è arrivata da Berlino una settimana prima, ospite dei genitori di suo marito Gregor, che combatte sul fronte russo. Le SS posano sotto ai suoi occhi un piatto squisito: «mangiate» dicono, e la fame ha la meglio sulla paura, la paura stessa diventa fame. Dopo aver terminato il pasto, però, lei e le altre assaggiatrici devono restare per un'ora sotto osservazione in caserma, cavie di cui le SS studiano le reazioni per accertarsi che il cibo da servire a Hitler non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso di quella mensa forzata, sotto lo sguardo vigile dei loro carcerieri, fra le dieci giovani donne si allacciano, con lo scorrere dei mesi, alleanze, patti segreti e amicizie. Nel gruppo Rosa è subito la straniera, la "berlinese": è difficile ottenere benevolenza, tuttavia lei si sorprende a cercarla, ad averne bisogno. Soprattutto con Elfriede, la ragazza più misteriosa e ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva un nuovo comandante, Albert Ziegler. Severo e ingiusto, instaura sin dal primo giorno un clima di terrore, eppure - mentre su tutti, come una sorta di divinità che non compare mai, incombe il Führer - fra lui e Rosa si crea un legame speciale, inaudito.
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    barbara.g.76

    29/04/2021 16:27:15

    Il romanzo è narrato dal punto di vista di Rosa, la protagonista che lo narra in prima persona. A mio avviso, l'autrice indaga pienamente nell'animo dei personaggi, ne analizza le fragilità, ne enfatizza la capacità di sopravvivere a qualsiasi condizione. Romantico, ma per niente scontato e non da ultimo, regala un grande senso di attaccamento alla vita.

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    isabella

    22/04/2021 09:37:38

    eccellente

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    Nise

    27/03/2021 18:21:54

    Il timore che qualcuno possa avvelenarlo induce Hitler ad arruolare un gruppo di cavie, donne, che si occupi di testare il cibo prima di lui: le assaggiatrici. Alcune di loro sono invasate, fiere di rischiare la vita per il Führer. Di altra idea è Rosa Sauer, originaria di Berlino, trasferitasi a Gross-Partsch dai suoceri, dopo che il marito Gregor si è arruolato. Suo malgrado costretta ad accettare questo lavoro, si riconosce desiderosa di creare un qualche legame con le sue colleghe, ma si scontra con la diffidenza iniziale di alcune di loro. Con il tempo, inevitabilmente, le loro vite si intrecciano e la condivisione di alcuni episodi accorcia le distanze tra loro. La situazione precipita quando il marito di Rosa viene dichiarato disperso, evento che la getta nella disperazione. La sua vita però subisce una svolta inaspettata con l'arrivo in caserma di un nuovo ufficiale, Albert Ziegler, che si rivela sin da subito arido e senza scrupoli, ma con cui lei si lega in una frequentazione segreta, cadendo spesso preda di sentimenti contrastanti. Gli ultimi scampoli della guerra e la sua conclusione si traducono in nuovi cambiamenti e nuove sfide per la protagonista. Sullo sfondo della Germania nazista la scrittrice ripercorre le vicende personali di una donna e dei suoi affetti, indagandone fragilità, desideri e paure con delicatezza, umanità e sensibilità. L'orrore della guerra si insinua nella narrazione senza mai turbare oltremodo l'atmosfera molto intima e coinvolgente che la scrittrice ha abilmente creato.

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    paola.zorzan

    14/03/2021 11:10:50

    Vincitore del premio Campiello 2018, l'ho trovato magnetico, coinvolgente e scritto divinamente. Adoro le storie di guerra non convenzionali, specie se raccontate da punti di vista diversi dal solito. Questo libro ci ricorda che la guerra non è stata combattuta solo nei campi di battaglia.

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    roberto55

    01/03/2021 16:30:16

    Una storia interessante, libro coinvolgente sino alla fine. Premio meritato.

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    Mauro

    18/02/2021 10:02:09

    Un premio meritato da Rosella Postorino che per questo romanzo si vede che ha dedicato molto tempo per le ricerche storiche. Appassionante all'inizio, anche perchè l'argomento è intrigante, verso la fine la storia diventa meno incalzante e con ritmi più lenti, facendo perdere mordente al lettore. In ogni caso è ben chiaro come i civili durante la seconda guerra mondiale, anche in Germania, venissero usati senza scrupolo anche per scopi disumani e sfruttati fino alla morte.

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    AriP

    11/02/2021 11:49:25

    Un libro che parte con ottime premesse di offrire un punto di vista nuovo sulla Seconda Guerra Mondiale, ma si perde strada facendo con scelte di trama discutibili.

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    clalovesbooks

    03/02/2021 21:24:11

    Così come Fabrizio De André scrisse La canzone di Marinella dopo aver letto la sua storia su un giornale, anche Rosella decise di dar voce a Margot Wölk in seguito alla scoperta del suo passato per mezzo di un trafiletto pubblicato nel 2014. Margot Wölk fu un'assaggiatrice di Hitler (l'ultima ancora in vita nel 2014) che nell'autunno del '43 fu scelta assieme ad altre nove donne per mangiare ogni giorno, per tre volte al giorno, le pietanze destinate al Führer, così da accertarsi che non fossero avvelenate. Si tratta, a mio avviso, di un libro indispensabile sia perché, ad oggi, il 15,6% della popolazione italiana crede ancora che la Shoah non sia mai esistita, sia perché, grazie alle scelte narrative dell'autrice, il lettore sente addosso, anche al termine della lettura, i sentimenti della protagonista e le sue fragilità che, grazie al rapporto con le "colleghe", diventano, nel corso della storia, coraggio. Premio Campiello 2018, il romanzo è in corso di traduzione in trenta lingue e diventerà un film diretto da Cristina Comencini.

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    donatella

    01/02/2021 18:27:51

    Appassionante la prima parte,il finale mi ha delusa ,mi aspettavo di più..

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    Sarah

    08/01/2021 14:58:23

    tratto da una storia vera e ambientato nella Germania nazista. Un gruppo di donne viene chiamata a servire Hitler, a rischio della propria vita e a discapito della propria libertà. Non la classica contrapposizione tra Ebrei e Tedeschi, questa volta le protagoniste sono minacciate dalla loro stessa patria. Da un parte il timore per la propria vita, messa a rischio ad ogni singolo pasto giorno dopo giorno, dall’altro l’essere chiamate a svolgere un ruolo fondamentale da cui dipende la stessa vita dl Furer. Interessante il punto di vista, avrei personalmente gradito un finale diverso.

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    Ros

    28/12/2020 15:15:45

    Mi aspettavo qualcosa in più... ho trovato la storia a tratti ripetitiva, i personaggi poco delineati, finale un po’ banale.

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    Pil

    27/12/2020 04:30:54

    Un premio meritatissimo. Nulla da aggiungere, una delle migliori letture del 2020

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    Ezio

    15/12/2020 19:37:52

    Mi sono accostato alla lettura del libro con diffidenza, presupponendo che si trattasse di un'abile operazione di marketing che faceva leva sulla suggestione del titolo, cosi tanto evocativo, sull'interesse suscitato dall'ennesima storia che avesse lo scopo di svelare altri aspetti poco conosciuti della vita di Hitler e, perché no, sul fascino della copertina. Mi sono dovuto ricredere. Il romanzo, che presenta uno stile per niente banale, anzi a tratti ricercato, ci consegna una vicenda potente, corposa, che ci fa riflettere sulle assurdità della guerra e della follia nazista, nelle quali a perdere è l'umanità tutta. Lo consiglio.

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    CB

    29/11/2020 20:04:38

    La sottilissima linea tra la vita e la morte è presente in ogni pagina di questo romanzo che, capitolo dopo capitolo, si fa sempre più avvincente. Consigliatissimo

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    Jessica

    28/11/2020 18:09:50

    Libro veramente bello, peccato si perda un po' sul finale

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    roberta

    22/11/2020 17:06:04

    Le assaggiatrici erano, durante la seconda guerra mondiale, donne reclutate per testare le pietanze di Hitler ed evitare che fosse avvelenato . Intorno a questa storia vera l'autrice ha costruito un romanzo interessante , mettendo a nudo il senso di colpa di queste giovani donne tedesche,.costrette a rinunciare alla propria dignità e a sottostare ai soprusi delle SS. Questa costrizione le segnerà per sempre, soprattutto la protagonista del libro che , per celare il suo segreto , diverrà inaccessibile anche nei confronti del marito tornato dalla guerra, finendo così per minare il suo matrimonio. . E' giusto mettere a tacere la propria coscienza solo per sopravvivere ? Sulla base di questo interrogativo morale, Rosella Postorino ha scritto un romanzo che coinvolge.

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    Benedetta

    13/11/2020 10:40:19

    "Come si cambia per non morire", dice una famosa canzone della Mannoia. Bel romanzo dalla trama solo apparentemente banale, che intreccia vicende storiche al dramma della sopravvivenza, della paura e del bisogno di essere apprezzati. Il libro parte piano, con i primi capitoli descrittivi dell'attività di assaggiatrice, e poi esplode con tutta la sua forza.

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    cristina

    01/11/2020 15:48:27

    libro che si bene,una parola tira l'altra e ti invita a leggerlo fino alla fine ti coinvolge

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    Maria

    11/10/2020 18:38:05

    Nel rifugio segreto di Hitler si nascondo queste donne che devono " assaggiare il cibo del capo del terzo Reich. Dovrebbe essere considerato un onore e un privilegio data l'assenza di cibo durante la guerra, ma queste donne ogni giorno rischiano di morire per salvare il loro leader. La storia di Rosa, si divide nel suo sentirsi realmente tedesca al dramma sentimentale causato dalla guerra. Un libro intenso ricco di sfaccettature toccate un po tutte piano per rendere il libro scorrevole

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    sara

    01/09/2020 08:22:57

    ambientato durante la seconda guerra mondiale. una sotria interessante ed un modo di scrivere impeccabile

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    elide apice

    25/08/2020 09:53:15

    Che bella questa storia di donne che parte da un fatto storico e approda nella vita della protagonista di cui la Postorino ci svela pian piano i desideri, le paure, le speranze. Ottima narrazione, limpida, fruibile che entra nell'animo del lettore e l'accompagna lungo gli anni,da quelli terribili dell guerra segnati dalla ditattura Hitleriana e approdano in un presente non scontato. Consigliata la lettura

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    elena

    11/08/2020 11:40:48

    Non mi è piaciuto,l'ho abbandonato neanche a metà...mi sembrava una fiction italiana...all'inizio prometteva bene poi....

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    Jean_Louise

    05/08/2020 15:46:46

    Incollata alle pagine. La bramosia di sapere, di continuare a leggere. Seconda guerra mondiale. Gregor. La paura. La guerra. Rosa. La paura. Il cibo del fuhrer. 1945. i nazisti. Dalla parte di Hitler. Morire per essere bravi tedeschi. "Metti la tua anima nel braccio, offrila al fuhrer. Lui non te la renderà. E tu potrai vivere svuotato di questo peso." Ho provato un senso di angoscia, anche al solo pensieri di come Hitler venisse acclamato, rispettato. Il turbamento delle stesse protagoniste, che sarebbero morte per lui, comportandosi da buone tedesche ma non credendoci fino in fondo. Trapela il trattamento "speciale" riservato ad esse, si percepisce lo stato d'ansia delle assaggiatrici, in presenza delle guardie della SS, come se fossero di un'altra razza, come se fossero merce da macello. Sullo sfondo negativo dei bombardamenti, di una vita di stenti, In bilico nell'avvenire, tra la vita e la morte echeggia il senso di speranza. Di amore, un amore ormai sbiadito dal tempo, un'amore disperso. Di come l'amore può unire due corpi e l'anima anche quando si è totalmente diversi. L'amore nel periodo fascista. Di amicizia, che è la parte che ho preferito, l'Alleanza creata nel gruppo, quel senso di protezione, la presenza, anche non esplicita, dell'altra.

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    Lorena

    22/07/2020 11:44:30

    " Si può smettere di esistere anche da vivi" Ispirato alla storia vera di Margot Wölk, una delle quindici giovani che furono selezionate per assaggiare il cibo del leader tedesco Hitler in uno dei suoi quartier generali: La tana del lupo. Vincitore del Premio Campiello 2018. #rossellapostorino partendo da questa vicenda costruisce la storia di Rosa, il cui marito parte per il fronte dopo solo un anno di matrimonio lasciandola a casa dei suoi, e delle altre undici "assaggiatrici". Ognuno di loro ha una loro storia, un dramma, dei sogni e sono tutte legate tra loro da un'unica forte speranza: che il cibo del Fuhrer non sia avvelenato. La Postorino fa un grande lavoro di ricostruzione storica, cercando di trasformare una storia vera in un romanzo, sono sincera non mi ha colpito come speravo ho trovato la scrittura a volte lenta e la storia un po' confusa. C'è da dire che l'impresa non era semplice, e l'amaro che ti resta in bocca alla fine è forse dovuto a quello che non si riesce a sapere, quello che non si saprà mai, cosa è realmente accaduto durante quei mesi, in quei luoghi? E forse e dico forse è questo che l'autrice voleva, se fosse così c'è riuscita perfettamente.

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    ccvg

    19/07/2020 13:18:13

    Uno spaccato sul periodo Hitleriano nella Germania in guerra. Storia di una ragazza obbligata, con altre 10, a fare da cavia per i pasti destinati al Fuhrer . All'angoscia del rischio quotidiano si aggiunge l'angoscia per il marito, appena sposato, disperso in guerra. Il finale è un po' affrettato, come se all'autrice fosse mancata una parte della storia reale della vita vera di Margot Wolk , assaggiatrice per Hitler nella caserma di Krausendorf. Storia 4 Copertina 3 Stile 4

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    Lu

    16/07/2020 00:14:34

    Non mi ha convinta. Ho trovato la lettura a tratti noiosa e mi è dispiaciuto che un argomento così potenzialmente fertile è interessante sia stato trattato con la superficialità di un romanzo rosa.

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    Renzo Montagnoli

    15/07/2020 08:55:40

    Romanzo vincitore del Premio Campiello 2018, del Premio Wondy 2019 e finalista alla 32^ edizione del Premio Chianti, un palmarès che impone- ed esige – che le aspettative siano tante, e invece era da tanto tempo che non mi capitava di imbattermi in un romanzetto, alla cui notorietà ha di certo contribuito un battage pubblicitario questo sì riuscito. Eppure lo spunto della storia di questa donna che, insieme ad altre, diventa l’assaggiatrice dei pasti destinati ad Adolf Hitler sarebbe interessante soprattutto se si fosse curata l’atmosfera particolare che regnava nell’ultimo periodo di vita di un folle e sanguinario dittatore. Purtroppo invece non è stato così per una scrittrice che non va oltre la narrazione, compita ed educata, di una storiella, quasi lo svolgimento, in modo scolastico, di un tema. Mi dispiace dover esprimere un giudizio sostanzialmente non positivo su un’opera che ha vinto un premio prestigioso quale il Campiello, ma è proprio per questo motivo che si pretendono qualità e che non si sorvola su difetti come invece potrebbe accadere per romanzi che non sono stati gratificati da riconoscimenti di particolare livello. C’è anche da dire che la vicenda narrata non ha una trama particolarmente attraente, ma in questo aspetto gioca un ulteriore elemento negativo, vale a dire la monotonia della marrazione che presenta pur tuttavia ogni tanto degli acuti che rendono però più stridente il quotidiano grigiore di parole, di frasi che denotano uno stile fin troppo elementare. Tengo a precisare che il mio giudizio non è stato frettoloso, nel senso che ho preferito leggere due volte il romanzo, la cui carenza principale è probabilmente una struttura debole, tanto più rilevante quando si affronta un argomento non certo facile quale è quello di prendere (o non prendere) decisioni vitali in un momento storico in cui anche la dignità viene facilmente sepolta.

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    giusi t

    04/07/2020 12:43:36

    Libro da leggere. È un romanzo per nulla banale in cui l'inteccio di storie di vita e sopravvivenza, di amore e paura, di emozioni contrastanti ti travolgono pagina dopo pagina.

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    Debora

    01/07/2020 07:19:27

    Meraviglioso. Le scene, i dialoghi, i personaggi, le descrizioni sono eccezionali. La Postorino si muove benissimo nel campo della scrittura.

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    Giada

    27/06/2020 06:53:39

    La trama prevedeva che si affrontasse il tema delle assaggiatrici di Hitler, questo mi ha spinta a comprare il libro, purtroppo non mi ha soddisfatto il modo in cui questo tema interessantissimo è stato affrontato, quasi lasciandolo in parte a fare solo da cornice (come altre importanti tematiche presenti). Sarebbe stato anche abbastanza carino in generale, ma il finale mi ha delusa molto!!

Vedi tutte le 244 recensioni cliente

Pochi giorni dopo essermi immerso negli obbrobri della Seconda Guerra mondiale attraverso la figura de Il tatuatore di Auschwitz e le vicende di Resto qui, decido di soffermarmi sul tema e mi tuffo in un romanzo attualmente di gran successo: Le Assaggiatrici.

Ricca di personaggi ben tracciati, la storia ruota intorno a Rosa, giovane donna a servizio di Hitler, impiegata come cavia per salvaguardare il Führer da eventuali tentativi di avvelenamento. Affrontare con costrizione ogni pasto con il timore che possa essere l’ultimo. Mettere a rischio la propria vita per una causa contro la quale si combatte. Vincere, da “straniera” berlinese, la diffidenza delle altre assaggiatrici instaurando confidenza e taciti accordi.

Rosa è fame e paura, rassegnazione e voglia di vivere. E’ una giovane donna zavorrata dall’incertezza di un marito al fronte, combattuta tra il peso della speranza e dell’attesa ed il desiderio di sentirsi viva.

Costretta a convivere con un ambiente non suo, cerca di accomodare i propri atteggiamenti e le proprie pulsioni per farsi accettare da quel poco che le è rimasto. In un ambiente dove creare legami sembra impossibile, dove la salvezza di se stessi coincide con il sacrificio degli altri, dove fame e paura giocano malignamente a rincorrersi, Rosa deve muoversi in punta di piedi per restare viva, fuori e dentro, danzando in equilibrio, non senza scivoloni, sul fragile filo dell’integrità.

Leggere Le Assaggiatrici è quasi guardare un film. Una sceneggiatura perfetta sulla quale viene istintivo pensare agli attori giusti ed attribuire i ruoli. Scorrono le parole e proiettano immagini. Una storia capace di mescolare sapientemente angosce, sentimenti, drammi e turbamenti. Sottovoce. Un incalzare soffocato di relazioni umane in un contesto che di umano ha ben poco.

Scrittura pulita ed educata, quella di Rosella Pastorino, abile a ricostruire pagine intense da uno spunto di storia reale e poco esplorata. Un romanzo da assaggiare e gustare con calma, senza scossoni, per amalgamare al meglio i molti ingredienti che lo compongono. Con la certezza di non rimanerne intossicati.

 

Il corpo e la colpa, assaggiando guerra e storia

Prussia Orientale, 1944: nella “tana del lupo”, il rifugio segreto di Hitler, alcune donne sono assunte e pagate dal regime per mangiare il cibo del führer e verificare se sia o meno avvelenato. Questo è il nocciolo de Le assaggiatrici (285 pagine, 17 euro), il nuovo romanzo di Rosella Postorino edito da Feltrinelli. Una vicenda vera, anche se poco nota, alla quale l’autrice si è appassionata leggendo su un giornale di Margot Wölk, una di queste donne, a lungo chiusa nel silenzio sulla vicenda e disposta a far trapelare qualcosa solo intorno ai novant’anni, poco prima di morire e di lasciare la stessa Postorino, alla ricerca di testimonianze, priva di un racconto autentico della storia.

Ma il romanzo è terra di invenzione e così, a partire dallo spunto storico, l’autrice se ne è servita per allestire la vicenda di Rosa Sauer, 26enne berlinese sposata da un anno con Gregor. Lui è partito per il fronte, la madre è rimasta uccisa sotto i bombardamenti della capitale tedesca, non le resta che scappare in campagna dai suoceri, le uniche persone con cui condividere solitudini, dolori e speranze in attesa che Gregor faccia ritorno. Sarà lì che Rosa entrerà a far parte, con altre ragazze e donne, della squadra di assaggiatrici di Hitler, ogni giorno condotte in caserma per sedersi alla mensa e assaggiare i pasti potenzialmente letali destinati al Führer.

Una condizione ambigua e spaventosa: la possibilità di mangiare mentre, intorno, si muore di fame per la guerra. Eppure anche la possibilità di morire a ogni boccone, nel caso in cui fosse realmente avvelenato. È lo scacco a cui sono condannate Rosa e le ragazze che come lei assaggiano, vittime di un grande “sistema digerente” che le vede pedine impossibilitate a decidere, destinate a correggere ogni passo forzato e imposto dall’esterno perché sia il più utile possibile alla propria sopravvivenza. Si accetta così la scommessa dell’assaggio per mantenersi vive, per uno stipendio utile alla famiglia, perché si è state scelte dalle SS e non si potrebbe rifiutare, perché in quella mensa, per quell’intero anno che precede la disfatta tedesca, si vive come in una bolla parzialmente protetta, solo marginalmente lambita dagli orrori della guerra.

Stridono le bombe, là fuori, le lettere che annunciano dispersi, la crudeltà dei militari, e stride la figura di “Briciola”, il cuoco di Hitler, preoccupato dalla preparazione di manicaretti realizzati secondo le volontà del dittatore quando invece, fuori, manca il latte per i bambini. I bambini, quegli stessi piccoli esseri che, destini futuri, non hanno diritto di cittadinanza in un mondo concentrato sull’oggi, sull’esserci resistendo a tutto, e sono cercati e insieme temuti da chi quell’universo lo abita macchiandosi ora dopo ora del peccato della guerra e dei suoi rivoli, spire che contagiano con la contraddizione altre esistenze. È una scacchiera di bianchi e neri dove le sfumature di grigio diventano colpe e segreti, pulsioni, dolori, angosce e rassegnazione in ogni personaggio, e di cui Rosa è l’alfiere incaricato di spiegare, di raccontare.

In questa morsa, che sazia la fame nel gioco della morte preparato in mensa, esplode il grido dei corpi. Corpi saziati nel rischio più grande e tuttavia connaturato da sempre, quello della morte attraverso l’alimentazione. Ma anche, sempre, corpi costretti, corpi colti nell’intimità che si vorrebbe domestica e privata, ma che è costretta a farsi collettiva e pubblica nei rigori della guerra. E poi corpi che chiamano, attraverso segnali interni solleticano coscienze, si interrogano, vibrano, e lasciando segnali eloquenti attirano e insieme ripugnano. Sono corpi che parlano, i veri protagonisti di queste pagine.

Con una lingua che scolpisce le sensazioni e i pensieri di Rosa, alla quale è destinato il racconto in prima persona di questa vicenda, Rosella Postorino esplora il grande “sistema digerente” della guerra. Ed è attraverso il corpo – e la sua lingua antica – che dà forme e sensazioni alle ambigue derive di un tempo non ordinario: ascolta il grido dei suoi protagonisti, che cedendogli, tornando indietro, ascoltando o fingendo di non sentire finiranno per diventare i reduci, i sopravvissuti. Di questo percorso sono nutrimento i morsi di dolore che annientano fino a far desiderare di morire, la scomposizione in figure staccate dalla realtà, che si muovono come silhouette prive di tridimensionalità fisica, la restituzione al mondo, infine, dopo un processo che li ha trasformati e che per farli sopravvivere li ha resi capaci di ogni azione. La digestione è la grande metafora in cui è assorbito tutto: il cibo, la sua sensazione sul palato, tattile, olfattiva, le labbra che mordono, gustano, ma baciano anche, i giochi perversi dell’infanzia, in cui scoprire il mondo – e la morte – giocando a mandare giù in gola oggetti per sfidare la morte e sentirsi vivi.

La colpa è, dopo il corpo, l’altro grande tema e fil rouge di questa potente storia, che risuona – ancora una volta metaforicamente – in pancia. La colpa e i segreti che le si ricamano intorno, per tenerla nascosta, invisibile agli altri, pena da espirare in solitudine, peso da sommare a un elenco segnato solo nella mente. È colpa il poter mangiare a sazietà mentre fuori si ha fame, è colpa il desiderio del corpo, irrefrenabile e soddisfatto alle peggiori condizioni. Colpa è tacere per tenersi vivi, fidarsi amando e scoprire di aver sbagliato ma essere ancora integri, scappare per salvarsi, abbandonando anche gli affetti. La colpa morde come la fame, in una lotta che non conosce pace e che deve imparare a camminare rischiando a ogni passo su quel filo che separa il giusto dal non giusto, l’amicizia dall’opportunità, la vita dalla morte.

Rosa vive tutto su quel filo: il cibo, ogni boccone un potenziale pericolo che le strapperebbe la vita; l’amore, coltivato nel segreto tra le pulsioni del corpo e del desiderio; le amicizie, con i loro voltafaccia inattesi e i gesti pensati e mai concretizzati. E ancora i segreti, gli egoismi della guerra, e altre colpe, altri peccati dettati dalla disperazione, che nella scrittura di Rosella Postorino compaiono e via via prendono corpo, da germogli ad arbusti, mattoncino dopo mattoncino, a costruire le mura portanti del romanzo, a indicare i suoi punti cardinali.

La colpa si lenisce in uno scollamento dalla realtà, che non sembra più tornare: ci sono i ricordi e le foto di un prima sempre più lontano, ma è buia la speranza nel domani, la visione di un futuro che non sia quotidiana angoscia, lunga quanto una guerra, rigida quanto una vita che si ciba di pulsioni, segreti e sensi di colpa. È una vita che, per proseguire, scoprirà di dover imparare la sopravvivenza con tutti i suoi compromessi, fisici e morali. Accoglierà così, nel grande silenzio quasi pudico delle assaggiatrici sulla propria attività durante il nazismo, la perdita di un’innocenza macchiata di sangue, di tradimenti, di voluta ignoranza dei fatti là fuori, tra campi di sterminio e roghi di libri. «La verità non l’ho mai saputa, non l’ho mai chiesta» dice infatti Rosa: dovevo sopravvivere, sembra scusarsi la stessa voce, affamata di esistenza.

Rosella Postorino costruisce un romanzo che ha il pregio di svelare una pagina poco nota del nazismo, e dietro una rigorosa ricerca storica dà vita a personaggi che pulsano, scalpitano e non cessano di muoversi, interrogarsi e cercare la luce in quell’universo sempre ambiguo, contraddittorio, al contempo ripugnante, commuovente e palpitante che è la vita.

Recensione di Alessandra Chiappori

  • Rosella Postorino Cover

    Rosella Postorino è cresciuta a San Lorenzo al mare (IM) e vive a Roma. Ha esordito con il racconto In una capsula (Ragazze che dovresti conoscere, Einaudi Stile libero 2004), ha poi pubblicato alcuni racconti e un saggio di critica letteraria, Malati di intelligenza (nell’antologia Duras mon amour 3, Lindau 2003). Il suo primo romanzo, La stanza di sopra, uscito a febbraio 2007 per Neri Pozza Bloom, è entrato nella rosa dei tredici finalisti del Premio Strega e ha vinto il Premio Rapallo Carige Opera Prima e il Premio Città di Santa Marinella. Collabora con le pagine romane del quotidiano «la Repubblica» e scrive su «Rolling Stone». Ha pubblicato inoltre L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009; Premio Benedetto Croce e... Approfondisci
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