Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2018
Pagine: 285 p., Brossura
  • EAN: 9788807032691

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Di ambientazione storica

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Descrizione
Romanzo vincitore del Premio Campiello 2018. - Finalista Premio Letterario nazionale Chianti 32ma edizione.

Con una rara capacità di dare conto alle ambiguità dell'animo umano, Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf) racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della storia, forte dei desideri della giovinezza.

«La voce dell'assaggiatrice cattura il lettore e non lo libera mai, per quanto è vera, tesa, penetrante.» - Donatella Di Pietrantonio

La scrittrice dirige con sicurezza il coro delle assaggiatrici, definisce i loro caratteri, indaga i rapporti di forza e di solidarietà che si instaurano, i segreti e le colpe infrattate nella profondità delle coscienze. - La Lettura, Il Corriere della Sera

"Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame"

La prima volta in cui Rosa Sauer entra nella stanza in cui dovrà consumare i suoi prossimi pasti è affamata. «Da anni avevamo fame e paura», dice. Siamo nell'autunno del 1943, a Gross-Partsch, un villaggio molto vicino alla Tana del Lupo, il nascondiglio di Hitler. Ha ventisei anni, Rosa, ed è arrivata da Berlino una settimana prima, ospite dei genitori di suo marito Gregor, che combatte sul fronte russo. Le SS posano sotto ai suoi occhi un piatto squisito: «mangiate» dicono, e la fame ha la meglio sulla paura, la paura stessa diventa fame. Dopo aver terminato il pasto, però, lei e le altre assaggiatrici devono restare per un'ora sotto osservazione in caserma, cavie di cui le SS studiano le reazioni per accertarsi che il cibo da servire a Hitler non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso di quella mensa forzata, sotto lo sguardo vigile dei loro carcerieri, fra le dieci giovani donne si allacciano, con lo scorrere dei mesi, alleanze, patti segreti e amicizie. Nel gruppo Rosa è subito la straniera, la "berlinese": è difficile ottenere benevolenza, tuttavia lei si sorprende a cercarla, ad averne bisogno. Soprattutto con Elfriede, la ragazza più misteriosa e ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva un nuovo comandante, Albert Ziegler. Severo e ingiusto, instaura sin dal primo giorno un clima di terrore, eppure - mentre su tutti, come una sorta di divinità che non compare mai, incombe il Führer - fra lui e Rosa si crea un legame speciale, inaudito.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    teresa

    15/02/2019 16:12:46

    Ci ho messo troppo....ho impiegato troppo tempo per leggerlo rispetto a quelli che sono i miei standard. Non mi ha coinvolto, la trama scorre molto lentamente e non mi è tanto piaciuto, nonostante sia il premio Campiello 2018. povera la trama, tutto rimane opaco. sarò una voce fuori dal coro nonostante i giudizi positivi della critica.

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    ely

    30/01/2019 10:52:57

    Scrittura coinvolgente, penetrante che mi ha catturato dalla prima all'ultima pagina. Tratto da una storia vera, da leggere anche i titoli di coda interessanti per comprendere lo studio che c'è sotto. Pensavo che le assaggiatrici fossero donne ebree la cui vita, in caso di avvelenamento, fosse ritenuta poco importante e invece..brava Rosella Postorino. Da leggere!

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    max

    25/01/2019 13:15:24

    Letto per caso,un romanzo basato su una storia vera,che sembra una autobiografia,scritto in prima persona,mentre leggi tu sei la protagonista,e sei precipitato nel vortice degli eventi,se vi piacciono gli harmony non lo leggete,questo è un'altra cosa,non c'è una storia d'amore,nè eroi,ci sono anime perse che cercano di sopravvivere,catturati dagli eventi,non c'è salvezza,non c'è redenzione,ognuno è solo con i suoi fantasmi,e reagisce come può,non si indaga nella psiche umana,non serve,in sostanza è coinvolgente e avvincente fino all'ultima riga.Un consiglio, dopo leggete della vera protagonista se potete...

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    ST360

    30/12/2018 21:10:22

    Mi aspettavo molto di più da questo libro, sopratutto visto che molte recensioni sono stremamente positive e prestigiosi premi come il Campiello le sono stati assegnati. La vicenda narrata si ispira ad un fatto relamente accaduto a cui la scrittrice attinge, ma che non rispecchia la vera vita della protagonista Margot Wölk. Quindi non è un romanzo "biografico" ma prende l´idea e la trasforma, la elabora inserendo fatti nuovi come il rapporto che si instaura tra lei e l´ufficiale e la morte del marito che in relatà non avviene. Proprio per la sua aria non biografica, l´autrice poteva sbizzarrirsi nel descrivere meglio i sentimenti delle altre assaggiatrici (la paura di morire avvelenate, di disobbedire, invidia, la privazione della propria libertà etc), i rapporti che si instaurano tra loro (eccetto un paio di figure, le altre sono leggermente accennate fanno da sfondo, eppure nella realtà c´erano 14 donne a fare da assaggiatrici), nell´inserire piú riflessioni, più discussioni tra di loro. Invece la storia rimane molto soft, poco incisiva e coinvolgente, un vero peccato. Speriamo che l´autrice presto ci presentarà un nuovo romanzo più maturo.

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    Rosaria Alessia

    29/12/2018 18:24:32

    Vale la pena leggerlo. Entusiasmante.

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    Agata

    14/12/2018 20:30:50

    Argomento interessante e drammatico che però a mio parere non è stato sviluppato nella maniera appropriata. La storiella amorosa poi, in questo contesto, è davvero irritante. Il tema poteva essere da premiare. Stile, sviluppo e svolgimento (come a scuola!) : insufficiente.

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    Marco

    13/12/2018 16:58:14

    Romanzo diviso in tre parti (introduzione,il romanzo vero e proprio e conclusione). La prima parte è decisamente troppo lunga e i personaggi appena abbozzati, il finale era da evitare: troppo melodrammatico. La seconda parte, però, si riscatta con una bella storie al femminile coinvolgente che scorre come un treno. Mi aspettavo di più da un premio Campiello... però...

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    Davide

    11/12/2018 14:12:44

    Il romanzo si mischia con poesia! Campiello meritato

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    Ennio

    28/11/2018 19:13:02

    Un capolavoro.

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    LaLò

    19/11/2018 14:34:00

    Giudizio positivo seppur, come già letto in altri commenti, abbia fatto fatica a delineare un'immagine dei personaggi i quali non vengono, a mio parere, descritti sufficientemente.

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    Alberto

    12/11/2018 15:15:09

    L'Autrice ha saputo costruire un bel romanzo partendo da una notizia letta per caso, come lei stessa riferisce a fine libro. Ho seguito con appassionato interesse la vicenda di Rosa e delle altre nove compagne, divorando le pagine, come mi accade solo con i romanzi di spessore. Brava l'Autrice per avermi trascinato in un momento storico e in una trama davvero unica. Consigliato.

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    Fran

    08/11/2018 10:25:52

    Mi è piaciuto tantissimo, non mi ha mai annoiato, però non capisco le ultimissime righe:"...infine la trovo: una ragazza bruna, capelli raccolti..." pag 6 capitolo 48. Per favore spiegatemi chi o cosa rappresenta quella ragazza... Grazie.

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    Stefania

    27/10/2018 20:46:03

    Tutto ciò che di positivo viene detto e scritto su questo libro è verità! Sicuramente tra i più bei libri che ho letto quest'anno. Ottima scrittura, l'ambientazione storica regge e permette un'immersione totale nella storia. Apprezzabile anche perché racconta un ruolo poco conosciuto.

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    Gabril

    26/10/2018 17:01:30

    Abbandonato a pag.60 (perché il plagio del discorso di Kundera sulla merda e Dio - vedi L’insostenibile... -mi ha definitivamente irritato). Che dire? Sciatto, inqualificabile. Eppur premiato. Bah.

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    LEOPOLDO ROMAN

    15/10/2018 12:00:06

    Fino a poco più della metà pensavo di trovarmi di fronte, non dico ad un romanzo perfetto, ma sicuramente ad una bella novità nell’ambito del panorama letterario italiano. Un Premio Campiello 2018 meritato per un romanzo originale, ben scritto e storicamente documentato. Peccato che nella parte finale invece dell’apoteosi, si sia dissolto in una conclusione che lascia stupiti per la sorpresa, ma delusi per la sospensione di quello che è stato il leitmotiv della storia: la relazione della protagonista con l’ufficiale delle SS. Era amore? Era solo sesso? Mah, saperlo! Insistere poi sulle devastanti conseguenze di questo immaginario rapporto con Hitler soltanto perché assaggiavano il cibo a lui destinato per evitare avvelenamenti, senza mai nemmeno avere avuto l’opportunità di vederlo, è stato un tentativo per dare spessore politico alla storia. In realtà il problema principale era semplicemente la paura di morire avvelenata. Comunque un romanzo che merita di essere letto.

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    Clara

    14/10/2018 09:51:20

    Libro molto interessante, che affronta un argomento interessante e che ti prende sin dall'inizio. La storia di Rosa, una delle assaggiatrici di Hitler, è bella da seguire sia per la vicenda in sé, sia perché è uno spaccato della Germania nazista poco prima della fine. Bello anche il finale, in cui la solitudine di Rosa ci fa capire come la sua esperienza di assaggiatrice (con tutti gli annessi e connessi) le abbia lasciato ferite che non si sono mai più rimarginate - ma forse questo succede quasi a tutti dopo aver vissuto una guerra.

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    Hadar

    11/10/2018 10:27:35

    Splendido. Ti avvolge pagina dopo pagina. Scrittura magistrale e originale, storia che sembrerebbe banale ma che invece diviene profonda e intrigante! Spaccato umano aspro, dolce, alla base della vita. Uno dei più bei libri che ho letto negli ultimi anni

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    Mario

    23/09/2018 21:17:01

    Non è un capolavoro, ma la protagonista è un personaggio molto interessante così come la storia, consigliato

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    Rose

    23/09/2018 20:03:08

    Molto avvincente ed a tratti anche troppo reale, coinvolge molto.

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    Engie

    23/09/2018 17:29:42

    Un libro che riesce a essere originale, a concentrarsi sull'aspetto umano delle donne costrette a rischiare di venire avvelenate a ogni pasto. Un clima di tensione ben integrato nel contesto più ampio e drammatico della seconda guerra mondiale e dell'olocausto. Scrittura fluida e precisa. Molto consigliato. Premio Campiello meritatissimo.

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Il corpo e la colpa, assaggiando guerra e storia

Prussia Orientale, 1944: nella “tana del lupo”, il rifugio segreto di Hitler, alcune donne sono assunte e pagate dal regime per mangiare il cibo del führer e verificare se sia o meno avvelenato. Questo è il nocciolo de Le assaggiatrici (285 pagine, 17 euro), il nuovo romanzo di Rosella Postorino edito da Feltrinelli. Una vicenda vera, anche se poco nota, alla quale l’autrice si è appassionata leggendo su un giornale di Margot Wölk, una di queste donne, a lungo chiusa nel silenzio sulla vicenda e disposta a far trapelare qualcosa solo intorno ai novant’anni, poco prima di morire e di lasciare la stessa Postorino, alla ricerca di testimonianze, priva di un racconto autentico della storia.

Ma il romanzo è terra di invenzione e così, a partire dallo spunto storico, l’autrice se ne è servita per allestire la vicenda di Rosa Sauer, 26enne berlinese sposata da un anno con Gregor. Lui è partito per il fronte, la madre è rimasta uccisa sotto i bombardamenti della capitale tedesca, non le resta che scappare in campagna dai suoceri, le uniche persone con cui condividere solitudini, dolori e speranze in attesa che Gregor faccia ritorno. Sarà lì che Rosa entrerà a far parte, con altre ragazze e donne, della squadra di assaggiatrici di Hitler, ogni giorno condotte in caserma per sedersi alla mensa e assaggiare i pasti potenzialmente letali destinati al Führer.

Una condizione ambigua e spaventosa: la possibilità di mangiare mentre, intorno, si muore di fame per la guerra. Eppure anche la possibilità di morire a ogni boccone, nel caso in cui fosse realmente avvelenato. È lo scacco a cui sono condannate Rosa e le ragazze che come lei assaggiano, vittime di un grande “sistema digerente” che le vede pedine impossibilitate a decidere, destinate a correggere ogni passo forzato e imposto dall’esterno perché sia il più utile possibile alla propria sopravvivenza. Si accetta così la scommessa dell’assaggio per mantenersi vive, per uno stipendio utile alla famiglia, perché si è state scelte dalle SS e non si potrebbe rifiutare, perché in quella mensa, per quell’intero anno che precede la disfatta tedesca, si vive come in una bolla parzialmente protetta, solo marginalmente lambita dagli orrori della guerra.

Stridono le bombe, là fuori, le lettere che annunciano dispersi, la crudeltà dei militari, e stride la figura di “Briciola”, il cuoco di Hitler, preoccupato dalla preparazione di manicaretti realizzati secondo le volontà del dittatore quando invece, fuori, manca il latte per i bambini. I bambini, quegli stessi piccoli esseri che, destini futuri, non hanno diritto di cittadinanza in un mondo concentrato sull’oggi, sull’esserci resistendo a tutto, e sono cercati e insieme temuti da chi quell’universo lo abita macchiandosi ora dopo ora del peccato della guerra e dei suoi rivoli, spire che contagiano con la contraddizione altre esistenze. È una scacchiera di bianchi e neri dove le sfumature di grigio diventano colpe e segreti, pulsioni, dolori, angosce e rassegnazione in ogni personaggio, e di cui Rosa è l’alfiere incaricato di spiegare, di raccontare.

In questa morsa, che sazia la fame nel gioco della morte preparato in mensa, esplode il grido dei corpi. Corpi saziati nel rischio più grande e tuttavia connaturato da sempre, quello della morte attraverso l’alimentazione. Ma anche, sempre, corpi costretti, corpi colti nell’intimità che si vorrebbe domestica e privata, ma che è costretta a farsi collettiva e pubblica nei rigori della guerra. E poi corpi che chiamano, attraverso segnali interni solleticano coscienze, si interrogano, vibrano, e lasciando segnali eloquenti attirano e insieme ripugnano. Sono corpi che parlano, i veri protagonisti di queste pagine.

Con una lingua che scolpisce le sensazioni e i pensieri di Rosa, alla quale è destinato il racconto in prima persona di questa vicenda, Rosella Postorino esplora il grande “sistema digerente” della guerra. Ed è attraverso il corpo – e la sua lingua antica – che dà forme e sensazioni alle ambigue derive di un tempo non ordinario: ascolta il grido dei suoi protagonisti, che cedendogli, tornando indietro, ascoltando o fingendo di non sentire finiranno per diventare i reduci, i sopravvissuti. Di questo percorso sono nutrimento i morsi di dolore che annientano fino a far desiderare di morire, la scomposizione in figure staccate dalla realtà, che si muovono come silhouette prive di tridimensionalità fisica, la restituzione al mondo, infine, dopo un processo che li ha trasformati e che per farli sopravvivere li ha resi capaci di ogni azione. La digestione è la grande metafora in cui è assorbito tutto: il cibo, la sua sensazione sul palato, tattile, olfattiva, le labbra che mordono, gustano, ma baciano anche, i giochi perversi dell’infanzia, in cui scoprire il mondo – e la morte – giocando a mandare giù in gola oggetti per sfidare la morte e sentirsi vivi.

La colpa è, dopo il corpo, l’altro grande tema e fil rouge di questa potente storia, che risuona – ancora una volta metaforicamente – in pancia. La colpa e i segreti che le si ricamano intorno, per tenerla nascosta, invisibile agli altri, pena da espirare in solitudine, peso da sommare a un elenco segnato solo nella mente. È colpa il poter mangiare a sazietà mentre fuori si ha fame, è colpa il desiderio del corpo, irrefrenabile e soddisfatto alle peggiori condizioni. Colpa è tacere per tenersi vivi, fidarsi amando e scoprire di aver sbagliato ma essere ancora integri, scappare per salvarsi, abbandonando anche gli affetti. La colpa morde come la fame, in una lotta che non conosce pace e che deve imparare a camminare rischiando a ogni passo su quel filo che separa il giusto dal non giusto, l’amicizia dall’opportunità, la vita dalla morte.

Rosa vive tutto su quel filo: il cibo, ogni boccone un potenziale pericolo che le strapperebbe la vita; l’amore, coltivato nel segreto tra le pulsioni del corpo e del desiderio; le amicizie, con i loro voltafaccia inattesi e i gesti pensati e mai concretizzati. E ancora i segreti, gli egoismi della guerra, e altre colpe, altri peccati dettati dalla disperazione, che nella scrittura di Rosella Postorino compaiono e via via prendono corpo, da germogli ad arbusti, mattoncino dopo mattoncino, a costruire le mura portanti del romanzo, a indicare i suoi punti cardinali.

La colpa si lenisce in uno scollamento dalla realtà, che non sembra più tornare: ci sono i ricordi e le foto di un prima sempre più lontano, ma è buia la speranza nel domani, la visione di un futuro che non sia quotidiana angoscia, lunga quanto una guerra, rigida quanto una vita che si ciba di pulsioni, segreti e sensi di colpa. È una vita che, per proseguire, scoprirà di dover imparare la sopravvivenza con tutti i suoi compromessi, fisici e morali. Accoglierà così, nel grande silenzio quasi pudico delle assaggiatrici sulla propria attività durante il nazismo, la perdita di un’innocenza macchiata di sangue, di tradimenti, di voluta ignoranza dei fatti là fuori, tra campi di sterminio e roghi di libri. «La verità non l’ho mai saputa, non l’ho mai chiesta» dice infatti Rosa: dovevo sopravvivere, sembra scusarsi la stessa voce, affamata di esistenza.

Rosella Postorino costruisce un romanzo che ha il pregio di svelare una pagina poco nota del nazismo, e dietro una rigorosa ricerca storica dà vita a personaggi che pulsano, scalpitano e non cessano di muoversi, interrogarsi e cercare la luce in quell’universo sempre ambiguo, contraddittorio, al contempo ripugnante, commuovente e palpitante che è la vita.

Recensione di Alessandra Chiappori