Le assaggiatrici - Rosella Postorino - copertina

Le assaggiatrici

Rosella Postorino

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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 11 gennaio 2018
Pagine: 285 p., Brossura
  • EAN: 9788807032691
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Romanzo vincitore del Premio Campiello 2018. - Vincitore del Premio Wondy di letteratura resiliente 2019 - Finalista Premio Letterario nazionale Chianti 32ma edizione.

Con una rara capacità di dare conto alle ambiguità dell'animo umano, Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf) racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della storia, forte dei desideri della giovinezza.

«La voce dell'assaggiatrice cattura il lettore e non lo libera mai, per quanto è vera, tesa, penetrante.» - Donatella Di Pietrantonio

La scrittrice dirige con sicurezza il coro delle assaggiatrici, definisce i loro caratteri, indaga i rapporti di forza e di solidarietà che si instaurano, i segreti e le colpe infrattate nella profondità delle coscienze. - La Lettura, Il Corriere della Sera

"Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame"

La prima volta in cui Rosa Sauer entra nella stanza in cui dovrà consumare i suoi prossimi pasti è affamata. «Da anni avevamo fame e paura», dice. Siamo nell'autunno del 1943, a Gross-Partsch, un villaggio molto vicino alla Tana del Lupo, il nascondiglio di Hitler. Ha ventisei anni, Rosa, ed è arrivata da Berlino una settimana prima, ospite dei genitori di suo marito Gregor, che combatte sul fronte russo. Le SS posano sotto ai suoi occhi un piatto squisito: «mangiate» dicono, e la fame ha la meglio sulla paura, la paura stessa diventa fame. Dopo aver terminato il pasto, però, lei e le altre assaggiatrici devono restare per un'ora sotto osservazione in caserma, cavie di cui le SS studiano le reazioni per accertarsi che il cibo da servire a Hitler non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso di quella mensa forzata, sotto lo sguardo vigile dei loro carcerieri, fra le dieci giovani donne si allacciano, con lo scorrere dei mesi, alleanze, patti segreti e amicizie. Nel gruppo Rosa è subito la straniera, la "berlinese": è difficile ottenere benevolenza, tuttavia lei si sorprende a cercarla, ad averne bisogno. Soprattutto con Elfriede, la ragazza più misteriosa e ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva un nuovo comandante, Albert Ziegler. Severo e ingiusto, instaura sin dal primo giorno un clima di terrore, eppure - mentre su tutti, come una sorta di divinità che non compare mai, incombe il Führer - fra lui e Rosa si crea un legame speciale, inaudito.
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    Agosto

    25/06/2020 13:26:32

    Un libro bellissimo che descrive il contesto storico nazista più oscuramente conosciuto. Quel che più colpisce è il modo in cui è scritto, che oltre a narrare il ruolo delle donne parte dell'entourage di Hitler, delinea magistralmente come l'umanità possa reagire in determinate circostanze. La vicenda è senz'altro particolare e le scelte di Rosa Sauer, indicano l'accostamento tra la libertà di scelta e le limitazioni delle circostanze esterno. E' sicuramente vero, che questo è uno dei migliori libri degli ultimi tempi.

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    Ripalta Ripa

    10/06/2020 00:54:28

    Uno spaccato storico interessante, il Periodo Nazista visto dal punto di vista di un gruppo di Tedesche, che, seppur in pericolo di vita, vivevano una condizione privilegiata, ovvero mangiare tre ottimi pasti al giorno, seppure con la concreta possibilità di morire a causa di quei pasti che erano destinati a Hitler. La ricostruzione storica è abbastanza accurata, ma si sofferma troppo sulla relazione tra Rosa e Albert. Molto bella la descrizione di due personaggi femminili: la baronessa Maria e l'assaggiatrice Elfriede. Personalmente ho trovato noiose le elucubrazioni mentali della protagonista, una donna dalla scarsa personalità e facilmente manipolabile dagli istinti e dagli eventi. Sembra che tutto ciò che accade sia fuori dal suo controllo, anche azioni ignobili come il furto per compiacere alcune compagne di sventura. Però, alla fine si percepisce che Rosa non si è perdonata mai, non ha concesso a sé stessa di essere felice e nella sua meschina mediocrità rappresenta tutti i tedeschi che hanno subìto con dolore e egoistica sopravvivenza alla tragedia del Nazismo. Libro carino, protagonista irritante.

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    Francesca

    29/05/2020 23:21:00

    Che forse questa storia ci sia stata offerta per dirci che “il matrimonio è un sistema fluttuante, si muove a ondate, può sempre finire e sempre ricominciare, non ha un andamento lineare, nè fa percorsi logici; il punto più basso di un matrimonio non per forza ne determina la scadenza: il giorno prima eravate nel baratro e il giorno dopo siete risaliti in alto senza sapere come. E non ricordate un motivo, uno qualunque, per cui dovreste separarvi. Non è neppure una questione di pro e di contro, di somme e sottrazioni. A conti fatti, tutti i matrimoni sono destinati a finire e ciascun matrimonio avrebbe il diritto di sopravvivere, il dovere.”

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    Ire

    28/05/2020 09:29:42

    "Tornai a pensare che non avessimo il diritto, noi, di parlare d'amore. Abitavamo un'epoca amputata, che ribaltava ogni certezza, e disgregava famiglie, storpiava ogni istinto di sopravvivenza." Siamo nella Germania nazista, dieci donne tedesche vengono scelte come assaggiatrici di Hitler. Rosa Sauer è tra loro, donna originaria di Berlino, trasferitasi a Gross-Partsch dai suoceri nel 1943 dopo che il marito, Gregor, era partito per la guerra. È un mondo, quello che vive, che non le dà scelta, lei deve assaggiare il cibo destinato al Führer sperando che non sia proprio quel pasto che la farà morire. Il cibo, da sempre considerato fonte di vita, qui diventa oggetto di "timore" perché possibile causa di morte. La vita delle assaggiatrici è costantemente legata a quella di Hitler, Rosa si ritrova ad essere vittima e collaboratrice al tempo stesso della dittatura. Postorino riesce a tenere incollato alle pagine il lettore fino alla fine evidenziando la fragilità dell'uomo ma anche la sua volontà costante di sopravvivere nonostante tutto.

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    marianna

    16/05/2020 23:31:27

    Lo spunto per questo romanzo é davvero interessante e riesce a far vivere l’angoscia delle protagoniste divise tra fame e terrore. La storia “d’amore” che si sviluppa invece convince di meno ma nel complesso un bel romanzo.

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    giulia

    15/05/2020 16:40:34

    Un romanzo diverso dai soliti. Ambientato nella Seconda Guerra Mondiale narra la storia di una donna scelta come assaggiatrice dei pasti di Hitler. Un narrazione intensa di quel periodo storico vista in chiave diversa.

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    Sara

    12/05/2020 14:44:24

    È la ricostruzione romanzata di una storia vera. Rosa è una delle dieci assaggiatrici, che mangia un’ora prima di Hitler per evitare ogni tentativo di avvelenamento. Costretta dal regime a mettere a rischio ogni giorno la sua vita per salvare quella di colui che più di ogni altro vorrebbe vedere morto. Questo è un romanzo senza pregiudizi, che narra un aspetto della seconda guerra mondiale che non molti conoscono. La Postorino la racconta in maniera semplice, ma mai banale; non ci sono grandi colpi di scena ad effetto, ma la lettura è scorrevole e si legge velocemente. Un bello spaccato della vita durante la guerra, con le paure, le angosce, le attese e, nonostante tutto, l’amore. Ho apprezzato molto questo libro, che consiglio.

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    Jules

    11/05/2020 12:52:33

    Libro coinvolgente, da leggere tutto d’un fiato. Una rappresentazione credibile del periodo storico raccontato da un punto di vista del tutto inaspettato.

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    Vanessa

    05/05/2020 08:16:10

    Bel libro, ben scritto, si legge con facilità ma mi aspettavo di più. Concordo con altre recensioni nel dire che all'inizio sembrava molto più interessante e poi è finito nel più solito dei racconti d'amore...

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    serafini lino pasqualinno

    02/05/2020 19:03:57

    buon libro, scorrevole, bella storia.Un appunto nel 1943 i kiwi in europa non esistevano.

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    Colette92

    30/04/2020 23:31:14

    Ben scritto, tema interessantissimo peccato un po' accantonato nella parte centrale del libro in cui é protagonista il rapporto tra Rosa e Ziegler. Non la definirei una vera storia d'amore, quanto piú un'infatuazione sensuale da parte di lui e un bisogno di sentirsi viva da parte di lei. Infatti, Ziegler non dichiara mai nelle parole e nei fatti un attaccamento reale verso Rosa, mentre lei, espressione perfetta di certe caratteristiche femminili, spera di essere qualcosa di importante per lui, sebbene sappia in fondo che non é cosí. Questo sicuramente é un punto a favore del libro. Certo se si fosse concentrato esclusivamente sulle assaggiatrici, sui loro sentimenti ed emozioni legate questo ruolo, al quale dopo un po', invece, sembra quasi che si abituino come se nulla fosse, e sulle dinamiche tra questi personaggi sarebbe stato un capolavoro. Bellissimo il personaggio di Elfride. La prima e l'ultima parte sono sicuramente le migliori. Il finale é molto potente. Nel complesso si é rivelata una lettura piacevole e incoraggiante, lo consiglio.

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    Arianna

    17/04/2020 20:29:18

    Assolutamente da leggere...oltre perché è un libro scorrevole e coinvolgente, racconta lati oscuri di un intenso periodo storico... Mi è molto piaciuto!

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    CocchiSan

    14/04/2020 12:47:55

    Rossella Pastorino riporta alla luce il caso delle assaggiatrici di Hitler ricostruendo la storia in modo verosimile. Scrittura scorrevole, ottimi dialoghi; la storia di Margot W. (Vera) ci spinge a riflettere su cosa avremmo fatto noi al suo posto! Da leggere assolutamente!

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    Fertilemente

    01/04/2020 21:51:37

    Rosa è di Berlino e nel 1943 fugge dalla città sconvolta dalla guerra e si rifugia in campagna, a casa dei genitori del marito, che combatte per la Germania in Russia. Ma vicino al suo villaggio c'è un bunker, che ospita lui, Hitler in persona, e una schiera di donne vengono reclutate per fare da assaggiatrici dei suoi pasti e verificare che non siano avvelenati. Rosa entra così nella Tana del Lupo. Ogni giorno la paura e la fame si fronteggiano, la paura di morire avvelenate, di finire così la propria esistenza, sacrificando la propria vita per una causa in cui Rosa non crede. La fame vince perchè in situazioni simili non si è più persona ma mero corpo che cerca di soddisfare se stesso. Le dieci donne che compongono il gruppo delle assaggiatrici sono sorvegliate speciali, hanno obblighi e requisiti da soddisfare, si mangia pane e sospetti, carne e tensione, eppure la vita pulsa sotto la pelle e anche in quel clima da animali in cattività si creano amicizie, antipatie, rivalità e alleanze. E si ama. E si odia. L'arrivo di un nuovo comandante, inquadrato e in apparenza spietato, sconvolge Rosa. Perchè Albert si apposta la notte sotto la sua finestra? E perchè lei sente il bisogno di essere guardata da lui, perchè asseconda la passione che li spinge a una relazione segreta e pericolosa? In un mondo in cui nulla è più logico, in cui non esiste più una propria volontà, in cui il saluto nazista è l'anima nel braccio offerta al Furher, Rosella Postorino racconta ispirata da una storia vera, con una capacità incredibile di mettere a nudo le debolezze dell'essere umano, il bisogno di amare anche in situazioni estreme, la paura, la speranza, quell'istinto che ti fa guardare al futuro per non soccombere al presente. Nasce la vita anche quando intorno tutto muore. Resiste, più forte della follia di un dittatore.

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    IL

    18/02/2020 10:47:13

    Avvincente! Forse un po'lento nella parte iniziale, ma poi ti travolge piacevolmente. Ricco di dettagli storici che si intrecciano ai rapporti tra i vari personaggi sapientemente costruiti e descritti dall'autrice, a tratti fa trattenere il fiato...forse il finale poteva offrire di più, ma in ogni caso lo consiglio!

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    Famè

    17/01/2020 11:04:00

    Un Harmony in brossura e sovra copertina. Nulla più. Da non prendere

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    Silvia

    31/12/2019 08:57:19

    La storia parte con uno spunto interessante, la vita di una delle assaggiatrici di Hitler; lo sviluppo è però un po' prevedibile. Lettura leggera e piacevole, scritto come molti altri libri e poco originale.

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    nadia

    15/11/2019 07:06:52

    All'inizio la lettura è stata un po' incerta ma poi devo dire che la storia e il modo in cui sono descritti i sentimenti umani mi hanno catturato e non vedevo l'ora di avere il tempo per leggere!

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    Angela

    05/10/2019 13:51:19

    Ottimo acquisto e lettura coinvolgente. Ho "assaporato" quasi ogni parola, i pensieri, i sentimenti e le azioni di donne spesso "nascoste" o non ritenute importanti dalla Storia. Molto interessante, da far riflettere. La parte finale forse è quella che mi ha attratto meno ma nel complesso è un libro che consiglio vivamente.

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    Valeria71

    04/10/2019 14:55:11

    Un libro perfetto da regalare a Natale: piacerà a tutti, un po' perché è uno di quei libri che si "dovevano leggere" e un po' perché nel suo complesso risulta piacevole come lettura da caminetto. Lo spunto narrativo è molto interessante, ma lo stile non è molto originale ed già come leggere la sceneggiatura di un possibile (probabile) film. L'ultimo capitolo, forse più che tirare le somme dei personaggi e delle loro vite, sembra quasi scritto frettolosamente per obbligo di porre una parola fine al tutto. C'è di peggio e c'è di meglio, ma è una lettura ludica che non richiede molto impegno e può andar bene come compagnia per i viaggi in treno.

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Pochi giorni dopo essermi immerso negli obbrobri della Seconda Guerra mondiale attraverso la figura de Il tatuatore di Auschwitz e le vicende di Resto qui, decido di soffermarmi sul tema e mi tuffo in un romanzo attualmente di gran successo: Le Assaggiatrici.

Ricca di personaggi ben tracciati, la storia ruota intorno a Rosa, giovane donna a servizio di Hitler, impiegata come cavia per salvaguardare il Führer da eventuali tentativi di avvelenamento. Affrontare con costrizione ogni pasto con il timore che possa essere l’ultimo. Mettere a rischio la propria vita per una causa contro la quale si combatte. Vincere, da “straniera” berlinese, la diffidenza delle altre assaggiatrici instaurando confidenza e taciti accordi.

Rosa è fame e paura, rassegnazione e voglia di vivere. E’ una giovane donna zavorrata dall’incertezza di un marito al fronte, combattuta tra il peso della speranza e dell’attesa ed il desiderio di sentirsi viva.

Costretta a convivere con un ambiente non suo, cerca di accomodare i propri atteggiamenti e le proprie pulsioni per farsi accettare da quel poco che le è rimasto. In un ambiente dove creare legami sembra impossibile, dove la salvezza di se stessi coincide con il sacrificio degli altri, dove fame e paura giocano malignamente a rincorrersi, Rosa deve muoversi in punta di piedi per restare viva, fuori e dentro, danzando in equilibrio, non senza scivoloni, sul fragile filo dell’integrità.

Leggere Le Assaggiatrici è quasi guardare un film. Una sceneggiatura perfetta sulla quale viene istintivo pensare agli attori giusti ed attribuire i ruoli. Scorrono le parole e proiettano immagini. Una storia capace di mescolare sapientemente angosce, sentimenti, drammi e turbamenti. Sottovoce. Un incalzare soffocato di relazioni umane in un contesto che di umano ha ben poco.

Scrittura pulita ed educata, quella di Rosella Pastorino, abile a ricostruire pagine intense da uno spunto di storia reale e poco esplorata. Un romanzo da assaggiare e gustare con calma, senza scossoni, per amalgamare al meglio i molti ingredienti che lo compongono. Con la certezza di non rimanerne intossicati.

 

Il corpo e la colpa, assaggiando guerra e storia

Prussia Orientale, 1944: nella “tana del lupo”, il rifugio segreto di Hitler, alcune donne sono assunte e pagate dal regime per mangiare il cibo del führer e verificare se sia o meno avvelenato. Questo è il nocciolo de Le assaggiatrici (285 pagine, 17 euro), il nuovo romanzo di Rosella Postorino edito da Feltrinelli. Una vicenda vera, anche se poco nota, alla quale l’autrice si è appassionata leggendo su un giornale di Margot Wölk, una di queste donne, a lungo chiusa nel silenzio sulla vicenda e disposta a far trapelare qualcosa solo intorno ai novant’anni, poco prima di morire e di lasciare la stessa Postorino, alla ricerca di testimonianze, priva di un racconto autentico della storia.

Ma il romanzo è terra di invenzione e così, a partire dallo spunto storico, l’autrice se ne è servita per allestire la vicenda di Rosa Sauer, 26enne berlinese sposata da un anno con Gregor. Lui è partito per il fronte, la madre è rimasta uccisa sotto i bombardamenti della capitale tedesca, non le resta che scappare in campagna dai suoceri, le uniche persone con cui condividere solitudini, dolori e speranze in attesa che Gregor faccia ritorno. Sarà lì che Rosa entrerà a far parte, con altre ragazze e donne, della squadra di assaggiatrici di Hitler, ogni giorno condotte in caserma per sedersi alla mensa e assaggiare i pasti potenzialmente letali destinati al Führer.

Una condizione ambigua e spaventosa: la possibilità di mangiare mentre, intorno, si muore di fame per la guerra. Eppure anche la possibilità di morire a ogni boccone, nel caso in cui fosse realmente avvelenato. È lo scacco a cui sono condannate Rosa e le ragazze che come lei assaggiano, vittime di un grande “sistema digerente” che le vede pedine impossibilitate a decidere, destinate a correggere ogni passo forzato e imposto dall’esterno perché sia il più utile possibile alla propria sopravvivenza. Si accetta così la scommessa dell’assaggio per mantenersi vive, per uno stipendio utile alla famiglia, perché si è state scelte dalle SS e non si potrebbe rifiutare, perché in quella mensa, per quell’intero anno che precede la disfatta tedesca, si vive come in una bolla parzialmente protetta, solo marginalmente lambita dagli orrori della guerra.

Stridono le bombe, là fuori, le lettere che annunciano dispersi, la crudeltà dei militari, e stride la figura di “Briciola”, il cuoco di Hitler, preoccupato dalla preparazione di manicaretti realizzati secondo le volontà del dittatore quando invece, fuori, manca il latte per i bambini. I bambini, quegli stessi piccoli esseri che, destini futuri, non hanno diritto di cittadinanza in un mondo concentrato sull’oggi, sull’esserci resistendo a tutto, e sono cercati e insieme temuti da chi quell’universo lo abita macchiandosi ora dopo ora del peccato della guerra e dei suoi rivoli, spire che contagiano con la contraddizione altre esistenze. È una scacchiera di bianchi e neri dove le sfumature di grigio diventano colpe e segreti, pulsioni, dolori, angosce e rassegnazione in ogni personaggio, e di cui Rosa è l’alfiere incaricato di spiegare, di raccontare.

In questa morsa, che sazia la fame nel gioco della morte preparato in mensa, esplode il grido dei corpi. Corpi saziati nel rischio più grande e tuttavia connaturato da sempre, quello della morte attraverso l’alimentazione. Ma anche, sempre, corpi costretti, corpi colti nell’intimità che si vorrebbe domestica e privata, ma che è costretta a farsi collettiva e pubblica nei rigori della guerra. E poi corpi che chiamano, attraverso segnali interni solleticano coscienze, si interrogano, vibrano, e lasciando segnali eloquenti attirano e insieme ripugnano. Sono corpi che parlano, i veri protagonisti di queste pagine.

Con una lingua che scolpisce le sensazioni e i pensieri di Rosa, alla quale è destinato il racconto in prima persona di questa vicenda, Rosella Postorino esplora il grande “sistema digerente” della guerra. Ed è attraverso il corpo – e la sua lingua antica – che dà forme e sensazioni alle ambigue derive di un tempo non ordinario: ascolta il grido dei suoi protagonisti, che cedendogli, tornando indietro, ascoltando o fingendo di non sentire finiranno per diventare i reduci, i sopravvissuti. Di questo percorso sono nutrimento i morsi di dolore che annientano fino a far desiderare di morire, la scomposizione in figure staccate dalla realtà, che si muovono come silhouette prive di tridimensionalità fisica, la restituzione al mondo, infine, dopo un processo che li ha trasformati e che per farli sopravvivere li ha resi capaci di ogni azione. La digestione è la grande metafora in cui è assorbito tutto: il cibo, la sua sensazione sul palato, tattile, olfattiva, le labbra che mordono, gustano, ma baciano anche, i giochi perversi dell’infanzia, in cui scoprire il mondo – e la morte – giocando a mandare giù in gola oggetti per sfidare la morte e sentirsi vivi.

La colpa è, dopo il corpo, l’altro grande tema e fil rouge di questa potente storia, che risuona – ancora una volta metaforicamente – in pancia. La colpa e i segreti che le si ricamano intorno, per tenerla nascosta, invisibile agli altri, pena da espirare in solitudine, peso da sommare a un elenco segnato solo nella mente. È colpa il poter mangiare a sazietà mentre fuori si ha fame, è colpa il desiderio del corpo, irrefrenabile e soddisfatto alle peggiori condizioni. Colpa è tacere per tenersi vivi, fidarsi amando e scoprire di aver sbagliato ma essere ancora integri, scappare per salvarsi, abbandonando anche gli affetti. La colpa morde come la fame, in una lotta che non conosce pace e che deve imparare a camminare rischiando a ogni passo su quel filo che separa il giusto dal non giusto, l’amicizia dall’opportunità, la vita dalla morte.

Rosa vive tutto su quel filo: il cibo, ogni boccone un potenziale pericolo che le strapperebbe la vita; l’amore, coltivato nel segreto tra le pulsioni del corpo e del desiderio; le amicizie, con i loro voltafaccia inattesi e i gesti pensati e mai concretizzati. E ancora i segreti, gli egoismi della guerra, e altre colpe, altri peccati dettati dalla disperazione, che nella scrittura di Rosella Postorino compaiono e via via prendono corpo, da germogli ad arbusti, mattoncino dopo mattoncino, a costruire le mura portanti del romanzo, a indicare i suoi punti cardinali.

La colpa si lenisce in uno scollamento dalla realtà, che non sembra più tornare: ci sono i ricordi e le foto di un prima sempre più lontano, ma è buia la speranza nel domani, la visione di un futuro che non sia quotidiana angoscia, lunga quanto una guerra, rigida quanto una vita che si ciba di pulsioni, segreti e sensi di colpa. È una vita che, per proseguire, scoprirà di dover imparare la sopravvivenza con tutti i suoi compromessi, fisici e morali. Accoglierà così, nel grande silenzio quasi pudico delle assaggiatrici sulla propria attività durante il nazismo, la perdita di un’innocenza macchiata di sangue, di tradimenti, di voluta ignoranza dei fatti là fuori, tra campi di sterminio e roghi di libri. «La verità non l’ho mai saputa, non l’ho mai chiesta» dice infatti Rosa: dovevo sopravvivere, sembra scusarsi la stessa voce, affamata di esistenza.

Rosella Postorino costruisce un romanzo che ha il pregio di svelare una pagina poco nota del nazismo, e dietro una rigorosa ricerca storica dà vita a personaggi che pulsano, scalpitano e non cessano di muoversi, interrogarsi e cercare la luce in quell’universo sempre ambiguo, contraddittorio, al contempo ripugnante, commuovente e palpitante che è la vita.

Recensione di Alessandra Chiappori

  • Rosella Postorino Cover

    Rosella Postorino è cresciuta a San Lorenzo al mare (IM) e vive a Roma. Ha esordito con il racconto In una capsula (Ragazze che dovresti conoscere, Einaudi Stile libero 2004), ha poi pubblicato alcuni racconti e un saggio di critica letteraria, Malati di intelligenza (nell’antologia Duras mon amour 3, Lindau 2003). Il suo primo romanzo, La stanza di sopra, uscito a febbraio 2007 per Neri Pozza Bloom, è entrato nella rosa dei tredici finalisti del Premio Strega e ha vinto il Premio Rapallo Carige Opera Prima e il Premio Città di Santa Marinella. Collabora con le pagine romane del quotidiano «la Repubblica» e scrive su «Rolling Stone». Ha pubblicato inoltre L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009; Premio Benedetto Croce e... Approfondisci
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