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Antonio Tabucchi

Collana: La memoria
Anno edizione: 2015
Pagine: 107 p. , Brossura
  • EAN: 9788838933219
Escono per la prima volta in italiano, a tre anni dalla morte dell'autore, le lezioni su Fernando Pessoa tenute da Tabucchi nel 1994 all'École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. Della conferenza le lezioni conservano il "tono orale", il "linguaggio spontaneo". È una scelta che accompagna felicemente la grande familiarità di Tabucchi con l'opera di Pessoa, una familiarità che viene da una frequentazione lunga una vita, da quel "rapporto attivo proprio dei traduttori e dei critici". La prima parte del libro è abbastanza sistematica. Nel prologo Tabucchi annuncia i due temi principali su cui si soffermerà (l'adesione ironica di Pessoa alle avanguardie del primo Novecento e il nucleo composto da tempo, nostalgia e scrittura); poi nella prima lezione inquadra il concetto di "eteronimia", citando lunghi passi dalla lettera di Pessoa ad Adolfo Casais Monteiro del 13 gennaio 1935, che ne racconta la genesi. Tra Pessoa e i suoi eteronimi, leggiamo, c'è la stessa distanza che tra Shakespeare e i suoi personaggi, con la differenza che gli eteronimi sono a loro volta poeti, "creature creatrici". Dalla seconda lezione, e così fino alla quarta e ultima, il discorso si fa più libero e divagante. Non ci si deve dunque aspettare da questo volumetto un'introduzione esauriente all'opera di Pessoa né un grado elevato di approfondimento, quanto piuttosto un invito alla lettura, la piacevolezza di una flânerie erudita nell'universo del poeta portoghese. Tabucchi tenta un'"etnologia" dei testi di -lvaro de Campos, mostrandoci una serie di oggetti (un monocolo, un'automobile, il "Mercure de France"...) a riprova della distanza ironica di Pessoa dal "tipo" dell'artista d'avanguardia. Ci racconta in seguito di Bernardo Soares e della sua finestra metafisica su Lisbona, finestra non troppo lontana dalla siepe di Leopardi, come scopriamo nell'ultima lezione, riservata proprio al confronto tra i due poeti. A Leopardi Pessoa dedica un canto pieno di interrogativi, in risposta alla poesia A se stesso. Se ne fosse stato a conoscenza, immagina Tabucchi, sarebbe stato forse Borges a continuare il dialogo.   Margherita Emo    

«Saudade (Nostalgia): sentimento più o meno malinconico di incompiutezza, collegato attraverso la memoria a situazioni di privazione della presenza di qualcuno o di qualcosa, di allontanamento da un luogo o da una cosa, o all’assenza da alcune esperienze e certi piaceri già vissuti e considerati dalla persona in causa come un bene desiderabile».

Fernando Pessoa ha accompagnato la vita di Tabucchi, non solo quella di intellettuale e di scrittore. Da quando, nell’autunno del 1964, studente a Parigi Tabucchi si imbatté nella traduzione francese del poema di Pessoa Tabacaria. L’importanza e l’universalità del poeta portoghese, sostiene Tabucchi, non risiede soltanto nei contenuti disseminati in tutti i suoi scritti, temi fondamentali quali la caducità dell’esistenza, la nostalgia, il senso di mistero insito nella vita stessa, l’enigma del tempo, ma nella forma stessa, in quella che Pessoa definì «eteronimia». Gli eteronimi non sono semplici alter ego dello scrittore, sono personalità indipendenti che vivono autonomamente. Che si tratti di Ricardo Reis, di Álvaro de Campos, di Alberto Caeiro, Pessoa ha costruito le loro vite, le loro passioni, le loro professioni; personaggi che sono sì di finzione, ma i sentimenti che essi provano sono veri. Scritte originariamente sotto forma di lezioni che Antonio Tabucchi tenne all’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi nel novembre 1994, queste pagine conservano il tono orale da cui nacquero, illuminanti conversazioni che sono state poi interamente integrate e riviste dall’autore fino agli ultimi mesi della sua vita. Testimonianza di una passione, quella per lo scrittore portoghese e per l’aspetto più originale della sua opera: «Quello che caratterizza Pessoa è la Nostalgia al quadrato, la Nostalgia per interposta persona, la Nostalgia sul piano ipotetico. Non una Nostalgia di quello che abbiamo avuto, ma di quello che avremmo potuto avere - che ho chiamato la Nostalgia del possibile». Non meno sorprendenti le pagine dedicate a Leopardi, che Pessoa ben conosceva e che rivisita appropriandosene. Al punto da dedicargli un Canto in cui, «come in una corrispondenza ideale, esprime la sua idea di letteratura, una letteratura che segue delle leggi “altre” e stregate, delle voci che si incrociano e si rincorrono nell’universo… Carica la sua “poesia-Morse” di domande, come qualcuno che aspetta una risposta». Ecco allora che rileggendo certi testi, certe poesie, fornendo chiavi di accesso per accostarsi a un universo complesso e sottile, Tabucchi ci mostra come Pessoa, attraverso i suoi paradossi metafisici, esplori l’interiorità della coscienza dell’uomo di oggi.