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Gabriel García Márquez

Traduttore: E. Cicogna
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 288 p.
  • EAN: 9788804545064

Recensioni dei clienti

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    Giovanni Russo

    06/05/2015 12.28.15

    Il più bel libro mai scitto sul pianeta terra. Di Marquez ho letto tutto e gli ho dedicato due mostre, nel 1999 e nel 2014, dopo la sua morte. E' un libro da leggere dodici volte: Durante il fine settimana gli avvoltoi s'introdussero nella casa presidenziale, fiaccarono a beccate le maglie di filo di ferro delle finestre e smossero con le ali il tempo stagnato nell'interno, e all'alba del lunedì la città si svegliò dal suo letargo di secoli con una tiepida e tenera brezza di morto grande e di putrefatta grandezza. Comincia così e va verso ...l'autunno.

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    MrElanhyer

    06/08/2014 19.26.01

    L'ottavo romanzo di Marquez che leggo ed è il primo che non mi è piaciuto e non per la trama, ma per la struttura del libro. Presentato sotto forma di un flusso di coscienza - un torrente di parole che ti investe senza darti la possibilità di capire in che guaio ti sei cacciato - non è riuscito a farmi immedesimare nella storia per la carenza della punteggiatura e lo spostamento frequente dalla terza persona alla prima. Mi piace Marquez, è riuscito ad affascinarmi con Cent'anni di solitudine e L'amore ai tempi del colera, ma la tecnica faulkneriana che ha utilizzato stavolta non mi è piaciuta per nulla. Non sono riuscito nemmeno ad arrivare alla fine perché ad un certo punto aveva iniziato ad irritarmi. Voto medio solo per la sconfinata fantasia e il lessico del maestro.

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    ninonux

    04/11/2013 13.01.23

    romanzo di faulkneriana ispirazione, occorre un pò di tempo (diciamo una cinquantina di pagine...) prima di poterne metabolizzare lo stile narrativo alquanto eccentrico, fatto di periodi lunghissimi con l'uso alquanto parsimonioso dei segni di punteggiatura. se si riesce a superare questo scoglio iniziale (e la conseguente tentazione di rinunciare alla lettura) si schiuderà un universo magico: sei capitoli nei quali, partendo sempre dallo stesso punto (il rinvenimento del cadavere del patriarca), si tratteggia un ritratto sempre più particolareggiato del protagonista, con la descrizione anche dei personaggi che entrano in contatto con lui e che ci permettono di definirne in maniera graduale la personalità e il complesso rapporto con il potere e con la vita in generale. A me è sembrato meraviglioso, in alcuni punti addirittura geniale. sarò pure controcorrente, ma lo considero il vero capolavoro di marquez....

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    martino

    24/06/2011 00.53.44

    ..questo è il vero unico capolavoro di marquez, che meriterebbe di essere pubblicato non certo tra queste ingodibili edizioni della mondadori..segue "cent'anni di solitudine"..poi segue il nulla, solo robe da scrittore seriale..

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    biogius

    28/09/2009 11.35.13

    Romanzo visionario, vitale e colorato ma che fatica leggerlo....

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    Daniela

    21/06/2007 16.43.21

    Il peggior libro che abbia mai letto, nn lo comprate!!!!

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    Rick

    10/01/2007 17.52.45

    Se si riescono a superare le prime 20 pagine, dove le frasi durano intere pagine prima di essere fissate da un punto, e si entra nella tecnica del racconto fatto di improvvise trasposizione del soggetto narratore da un personaggio all’altro, il flusso della narrazione diventa fluido, ed anziché travolgerti, ti fa navigare tra infinite isole di passioni, speranze, colpi di scena, abbrutimenti. La trama diventa ipnotica, commovente, magica. Un originalissimo modo di raccontare la parabola del potere, credo non ci sia niente in giro di più efficace. Un capolavoro

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    Meco

    07/10/2006 16.18.06

    Leggere questo libro è stata una delle imprese più faticosa della mia vita. Il modo di scrivere di Marquez in questo romanzo è a dir poco asfissiante, con una punteggiatura ridotta all'osso che non permette di seguire minimamente la narrazione. L'apice si raggiunge nell'ultimo capitolo, dove c'è un solo punto, ovvero quello che chiude il libro e che fa trarre un sospiro di sollievo.

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    Fabrizio Grasso

    04/09/2006 15.39.58

    Insieme a Cent'Anni di Solitudine sicuramente il miglior libro dell'autore. Difficle scegliere fra i due, ma io vado contro corrente e preferisco l'Autunno del Patriarca. p.s. se riuscite a procurarvelo e conoscete bene lo spagnolo, vi consiglio caldamente la versione originale. Non me ne voglia il traduttore, ma la resa è veramente notevole.

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    maurizio

    23/03/2006 16.24.56

    Si può preferire cent'anni di solitudine, nessuno ve ne farà una colpa, ma io ho trovato "l'autunno del patriarca" un 'opera straordinaria sotto molti punti di vista a partire dall'eloquenza di marquez che in questo caso scroscia fragorosamente in una cascata di parole che emoziona. La figura del patriarca è commovente, con la sua solitudine materializza il lato più deteriore e cupo del potere, del dispotismo che tanta parte ha avuto in america latina. Straordinario affresco, esaltato dalla girandola di situazioni tragicomiche, del paese tiranneggiato, del popolo afflitto e vessato ma sempre perfidamente reattivo il libro alla fine lascia stremati e desolati. Con l'autunno del patriarca marquez cambia stile ma resta un fuoriclasse del semplice uso della parola.

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    gilda

    12/12/2005 11.30.11

    Assolutamente vietato leggerlo dopo il capolavoro assoluto Cent'anni di solitudine, è come vedere Budapest dopo Praga. Comunque bello.

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