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Babilonia. All'origine del mito
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Descrizione

"Babilonia era una coppa d'oro in mano al Signore, con la quale egli inebriava tutta la terra." Così il profeta Geremia evoca il potere e il fascino tentatore di questa antica città, le cui testimonianze echeggiano nella Bibbia e nei classici. Ma cosa si cela dietro il mito? Come ha potuto una delle città più importanti dell'antichità, capitale e faro culturale del Vicino Oriente, trasformarsi in un'immagine nefasta di confusione, vizio e lussuria? Guidando il lettore in uno stimolante viaggio tra mito e realtà, Paolo Brusasco svela la storia della città con le sue straordinarie meraviglie - i Giardini Pensili, le Mura, la Torre di Babele - e le incredibili conquiste culturali tramandate sia a Oriente sia a Occidente. Senza dimenticare che il sito archeologico è stato gravemente compromesso dagli eventi bellici della seconda guerra del Golfo.
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Dettagli

2012
5 ottobre 2011
306 p., ill. , Brossura
9788860304414

Valutazioni e recensioni

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Andrea
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Babilonia evoca l'idea di una città mitica la cui importanza storica è spesso difficilmente collocabile. Questo libro presenta un percorso storico delle tappe più significative della città: il codice di Hammurabi, la grande Babilonia di Nabucodonosor, l'arte, la scienza e la vita quotidiana. Ricco di particolari e sempre ben documentato, porta il lettore a immaginare pienamente come era la vita nell'antica capitale, la più antica città multietnica. Il mito della torre di Babele e della confusione delle lingue viene analizzato in chiave completamente diversa dove Babilonia assume il simbolo della città tollerante in cui popoli diversi convivono e condividono il sapere. A questo punto segue un'accurata analisi di come la cultura babilonese sia all'origine dei miti e delle religioni successive: il monoteismo, il Dio onnipotente e misericordioso, la creazione del cielo e della terra e il giardino dell'Eden sono tutti elementi già rintracciabili nella tradizione babilonese. Considerata dalla Bibbia la città del male, si rivela essere la culla della tradizione dell'Ebraismo, del Cristianesimo e dell'Islam. Il libro si conclude con uno sguardo a qual è lo stato delle rovine di Babilonia e come la cultura islamica attualmente vive questo immenso passato.

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Irene
Recensioni: 5/5

Molto bello e completo! Consigliatissimo, soprattutto per chi desidera approfondire l'argomento in questione e non ha conoscenze approfondite di Assiriologia. Lo stile di scrittura è di tipo divulgativo, "saziando" il lettore sull'argomento. E' un vero piacere leggerlo!

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Voce della critica

  Babilonia è il grande ossimoro della storia umana: "porta degli dei", axis mundi e fulcro dell'ordine cosmico, "perla dei regni", ma anche "madre delle prostitute e degli orrori della terra". Meraviglia e terrore di una città che non ha avuto pari, la cui leggenda vive da sempre e ritorna in ogni aspetto della nostra civiltà. Paolo Brusasco, archeologo e docente presso l'Ateneo di Genova, sceglie di raccontare l'origine del mito di Babilonia attraverso i monumenti e la straordinaria simbologia che attorno a essa si è creata. Non si può prescindere dalla base storica che archeologia e fonti testuali ci trasmettono, ma neppure dall'impatto che la memoria della più grande città dell'antichità ha rappresentato per noi: da Dante a Lutero, da Rembrandt a Holcombe, da Händel ai Rolling Stones. Il racconto pertanto segue un modello, affascinante per l'autore e stimolante per il lettore, già sperimentato nei cataloghi di tre recenti esposizioni a Parigi, Londra, Berlino. Alla documentazione storico-archeologica si affianca il racconto del mito di Babilonia e della sua eredità culturale, con particolare attenzione a fonti classiche, Sacre Scritture, tradizione araba e orientale. Ne nasce un lavoro aggiornato, vibrante e approfondito, pur nei limiti che un argomento così sterminato esige. Apre il volume una virtuale visita al sito odierno, scempiato dalle deliranti ricostruzioni di Saddam Hussein e dal campo militare americano/polacco allestito durante l'ultimo conflitto. Babilonia sfigurata e umiliata: la maledizione scagliata dai profeti biblici non ha ancora perso di efficacia. Un patrimonio inestimabile, quello di Babilonia, che più di ogni altro ha sofferto e che si deve tutelare, ma che, paradossalmente, non è ancora incluso nella lista dei siti Unesco. Tra il 1899 e il 1917, con i primi scavi sistematici, Babilonia tornò a parlare con la propria voce, restituendo agli studiosi dati oggettivi per ricostruirne storia, società e impianto urbanistico. Un intero capitolo è dedicato all'articolata epopea delle esplorazioni, talora contraddittoria per la difficoltà stessa di riconoscere sul terreno le rovine dell'antica metropoli, cancellate dall'oblio dei secoli e dalle sistematiche e secolari spoliazioni di mattoni. L'autore passa poi a raccontare del grande Hammurabi e della conseguente affermazione di Babilonia nel panorama politico della Mesopotamia, dell'intercalare periodo cassita e, infine, della rinascita caldea. La città assurge ora a luogo santo, sede di complessi imponenti che gli scavi tedeschi riportano alla luce, mentre ancora assai poco si conosce dei periodi più antichi sommersi dalla falda freatica. L'indagine è condotta su più livelli: non mera storia evenemenziale o presentazione archeologica, ma attenta considerazione dell'eredità babilonese trasmessaci in letteratura, matematica, astronomia, medicina. Babilonia è l'incunabolo della nostra modernità e la sua centralità nella trasmissione e nello sviluppo del sapere letterario e tecnico-scientifico è fuori di discussione. Tra realtà e leggenda si illustrano le "meraviglie" architettoniche che la tradizione antica ha affiancato al nome di Babilonia e che le ricerche sul terreno hanno verificato oppure smentito. Le mura, i giardini pensili e la ziggurat Etemenanki (la biblica Torre di Babele), il cui impianto ‒ dopo gli scavi di Koldewey, il rinvenimento di alcune tavolette, la ricomparsa della stele di Oslo ‒ è oramai ricostruibile. L'autore, che prese parte agli scavi torinesi di Babilonia, si muove qui con disinvoltura, pur non menzionando la recentissima ricostruzione (Montero-Fenollòs 2010) che abbassa l'altezza della torre a 60 metri. Proprio il mito della torre serve da spunto per discutere con enfasi della cattività babilonese degli ebrei che, sostiene l'autore, ebbe un profondo influsso sul giudaismo. Sulla fine di Babilonia, poi, i dati archeologici sanciscono che essa non cadde secondo quanto vaticinato dai profeti; anzi, essa rimase un vivo centro politico, religioso e commerciale fino almeno al I secolo d.C. E forte e pervasiva rimase l'anima babilonese nella successiva tradizione islamica e orientale, bene illustrata nel capitolo finale che chiude con un monito contro la strumentalizzazione del mito per giustificare gli eccessi ipocriti di ogni forma di fondamentalismo. Carlo Lippolis

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La recensione di IBS

Tanto forte è ancora oggi la valenza simbolica della Torre di Babele, sinonimo di confusione delle lingue e di follia umana, da rendere la sua identificazione storico-archeologica, il suo radicarsi in un determinato contesto culturale, del tutto irrilevante. Malgrado ciò, mai come in questa istanza, la leggenda si è sedimentata nella realtà.

“Babilonia era una coppa d’oro in mano al signore, con la quale egli inebriava tutta la terra”. Così diceva Geremia, a proposito della città dei giardini pensili, del palazzo di Nabucodonosor, della torre all’ombra della quale si parlavano tutte le lingue del mondo. Ma, già all’epoca, il profeta si sentiva in dovere di precisare che al glorioso passato della città degli dèi non corrispondeva un presente altrettanto fulgido, visto che “… all’improvviso Babilonia è caduta”.
Cos’era successo? Perché, e quando, quel formidabile laboratorio di civiltà si era trasformato in un sinonimo universale di peccato e confusione? Dev’esser stata una caduta ben brusca, quella di Babilonia, se la sua eco si è propagata fino ai giorni nostri, e il solo evocare quel nome disgraziato ci fa pensare non già ad una culla di civiltà, quanto ad un ricettacolo di perfidie assortite.
Paolo Brusasco, archeologo di vaglia e storico dell’arte del Vicino Oriente, aggiunge un mattone importante all'indagine sopra un edificio culturale antico più di quattromila anni e gravato da molti pregiudizi, per provare a ristabilire un po’ di verità, o almeno concedere il beneficio del dubbio ad una città (con tutto ciò che nel corso della sua storia millenaria ha contenuto) che ha una densità mitica impareggiabile, pur essendo un luogo reale quant’altri mai.
Per dire: chi, trovandosi a Baghdad, imboccasse la grande autostrada che porta a sud costeggiando l’Eufrate, dopo un’oretta circa di marcia si troverebbe di fronte a quel che resta della città degli Dei: un parco di divertimenti costruito a ridosso delle mura della città (una delle sette meraviglie del mondo antico), un hotel ricavato nelle stanze di quello che fu un palazzo di Saddam Hussein (con la possibilità per le giovani coppie irachene più facoltose di passare una luna di miele con vista sulle rovine), la statua mutilata di un leone scolpito nella pietra seicento anni prima di Cristo, a perenne memento delle vittorie e delle conquiste ottenute in ogni ambito del sapere umano dai babilonesi, e oggi deturpato dai proiettili esplosi durante la guerra del 2003.
Riuscire a vedere al di là di un'attualità deprimente e misera, cercando di leggere nelle rovine e nei documenti disponibili cosa dev’essere stata davvero Babilonia nei suoi duemila anni di splendore, non è impresa facile. Brusasco, però, conosce molto bene l’oggetto dei suoi studi, avendo frequentato Babilonia sin dalla fine degli anni Ottanta nel corso di approfonditi e ripetuti sopralluoghi, ed è questa dimestichezza che gli permette di tastare il polso alla situazione attuale, e redigere una diagnosi severa: Babilonia è ridotta malissimo.
Prima di intonare un de profundis per la condizione in cui versano queste vestigia importanti, che sono state disneyficate e saccheggiate, l'autore trova però il modo di passare in rassegna alcuni dei temi che hanno reso persistente nell'immaginario moderno la eco di questa New York del mondo antico, autentica fucina di esperimenti culturali, scientifici, artistici. Babilonia fu il nucleo pulsante di una civiltà che - a più riprese - riunì sotto la sua egida paesi lontani, nel segno dell'opera potente di sovrani la cui aura mitica è sopravissuta al tempo e ne è anzi risultata accresciuta.
Una panoramica di grande fascino su di una storia eccezionale, come eccezionali sono le vicende che ad essa in molti modi si sono intrecciate nel corso del tempo. Ripercorrere la storia di Babilonia e del mito che ha pervicacemente nutrito significa anche imparare qualcosa sulle culture che a quella stessa fonte si sono abbeverate, attingendo all’ideale apollineo di bellezza rappresentato dai giardini pensili e finendo poi per condannare il sincretismo di culture e religioni che in quel luogo incantato trovavano asilo. Una lezione fortissima e attuale. Un libro importante.

A cura di Wuz.it

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Paolo Brusasco

0, Italia

Insegnante di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico e Archeologia e Storia dell’Arte Musulmana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Genova. Già Research Fellow dell’Università di Cambridge (UK) e supervisore d’importanti scavi archeologici in Iraq, Siria, Italia e nel Mediterraneo. Fra le sue pubblicazioni citeremo Family Archives and the Social Use of Space in Old Babylonian Houses at Ur (Le Lettere, 2000) e The Archaeology of Verbal and Nonverbal Meaning: Mesopotamian Domestic Architecture and its Textual Dimension (Oxford Archaeopress, 2007). Con Raffaello Cortina editore ha pubblicato, nel gennaio 2012, il libro Babilonia. All'origine del mito, con la prefazione di Giulio Giorello.

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