Le ballate di Petrica Kerempuh

Miroslav Krleza

Curatore: S. Ferrari
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 1 luglio 2007
Pagine: XII-251 p., Brossura
  • EAN: 9788806170271
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Descrizione
Scritte negli anni Trenta in un croato arcaico-contadino di reinvenzione letteraria, queste ballate offrono uno sguardo "dal basso" sulla società croata che va dal 1500, epoca delle prime rivolte contadine, fino all'età romantica e alle tensioni politiche del primo '900. Petrica Kerempuh è una specie di chierico vagante braccato da tutti in ogni epoca. L'ironia ribelle e il diffuso sarcasmo delle trentaquattro ballate sono segnate da un forte realismo plebeo fin dal nome del protagonista, che potrebbe essere reso in lingua italiana con "Pierino budello di porco". I suoi versi fanno risuonare echi di Villon: sono un canto di protesta, di dolore, di irrisione e, soprattutto, di libertà contro le istituzioni e le sopraffazioni di ogni sorta.

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Miroslav Krleža (1893-1981) scrittore croato, jugoslavo e mitteleuropeo, ha influenzato modo significativo l'ambiente culturale e letterario della sua patria a partire dagli anni venti fino alla morte. Dotato di una forte personalità, di uno spirito ribelle e contraddittorio, era il più importante intellettuale della sinistra nel periodo delle avanguardie letterarie tra le due guerre, ma contemporaneamente anche un forte oppositore del "realismo socialista" e del diktat sovietico che nel 1948 cercava di "prescrivere" imponendo leggi alla letteratura. Krleža si opponeva invece a qualsiasi propaganda politica nell'arte e nella letteratura, impegnandosi per l'autonomia creativa e le libertà espressive.
In Italia le sue opere incominciano a essere conosciute e apprezzate a partire dagli anni sessanta, quando su riviste come "L'Europa letteraria" e la "Nuova Rivista europea" viene presentato con testi critici o brevi traduzioni. Negli anni ottanta vengono tradotte da Silvio Ferrari le sue opere migliori presso varie case editrici: Studio Tesi pubblica Il Dio Marte croato nel1981, Il ritorno di Filip Latinovicz nel1983, Sull'orlo della ragione nel1984, Costa & Nolan la pièce teatrale I Signori Glembay nel 1987 e un volume di saggistica critica Bellezza, arte e tendenza politica nel 1991. Nell'antologia curata da Luigi Salvini Poeti croati moderni (Garzanti, 1942), appare un primo, parziale tentativo di traduzione delle Ballate di Petrica Kerempuh, alla cui stesura l'autore aveva lavorato negli anni 1935-36.
Questa edizione integrale presenta invece trentaquattro componimenti, disomogenei per struttura (da liriche costituite da pochi versi a lunghe poesie, assimilabili ad autentici poemi), ma compatti per il filo conduttore che li lega. Krleža ha qui adottato non soltanto un genere letterario di origine popolare, le ballate appunto, bensì anche un linguaggio inconsueto. Si tratta di una forma arcaica, dialettale del kaikavo, diffusa nella regionea nord di Zagabria. Diversa dalla lingua letteraria o dalle forme dei dialetti urbani, risulta più vicina alla lingua dei contadini o a quella degli antichi libri di preghiere. Il linguaggio delle Ballate è quindi il frutto di una scelta precisa e originale dell'autore, una sintesi di diverse fonti, ricca dal punto di vista fonetico, morfologico e lessicale, perché meglio corrisponde alle capacità espressive del protagonista principale Petrica Kerempuh che, rappresentante dello spirito popolare ma anche poeta dotto, è un vagabondo allegro e spensierato pur se melanconico e triste, perseguitato in tutti i tempi e in diversi modi. Con i versi di Kerempuh il lettore percorre il destino del singolo e di tutto un popolo: la tragica rivolta contadina guidata da Matija Gubec nel 1573, le lotte e le devastazioni delle terre da parte dei turchi, fino alla comparsa del fascismo e agli avvenimenti che portano alla seconda guerra mondiale. La storia è dunque protagonista della narrazione poetica, dai versi introduttivi Petrica e gli impiccati, scanditi dalla mandola di Kerempuh, fino al Planetarium, nel quale cade la maschera del protagonista a rivelare il poeta stesso: "Nel buio, in cantina, (…) / mi sono messo a latrare come un cane solitario, / che sanguinando muore per davvero".
  Ljiljana Banjanin