Il ballo - Irène Némirovsky - copertina

Il ballo

Irène Némirovsky

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Traduttore: Margherita Belardetti
Editore: Adelphi
Edizione: 7
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 4 maggio 2005
Pagine: 83 p., Brossura
  • EAN: 9788845919718
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La quattordicenne Antoinette decide di gettare nella Senna tutti gli inviti che la madre, volgare e arcigna parvenue, ha stilato per il ballo destinato a segnare il suo ingresso nella brillante società parigina. È una vendetta, che la ragazza consuma nei confronti della madre. In poche pagine, con una scrittura scarna ed essenziale, l'autrice riesce a raccontare un dramma dell'amore, del risentimento e dell'ambizione. Irène Némirovsky, nata a Kiev nel 1903, è morta ad Auschwitz nel 1942.
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    Rosa

    29/07/2020 19:12:08

    i Kampf devono organizzare un ballo,un ricevimento che permetterà "il loro ingresso" nella società parigina ma,la figlia adolescente non spedisce gli inviti. un po' per dispetto all'ottusa,arcigna e volgare madre che pensa ragazza a solo alle apparenze. Irene Nemirovsky racconta la vendetta della giovane e di come reagisce la sua famiglia.

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    paola

    22/06/2020 13:39:52

    Libro carino che si legge tutto d'un fiato. Senza infamia e senza lode.

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    Martina

    17/05/2020 21:26:33

    Questo breve romanzo si legge tutto d'un fiato perché è impossibile staccarsene prima di aver saputo come sia andata a finire. La scrittura della Nemirovsky è assolutamente perfetta, poetica, raffinata e coinvolgente.

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    Veronica

    16/05/2020 08:08:31

    Il libro è ricco di numerosi particolari che rendono la trama articolata, soprattutto riguardo all'interiorità e alla psicologia dei personaggi, che non sempre è di immediata comprensione. La lettura non è pesante, ma al contrario è molto scorrevole. Consiglio la lettura di questo breve racconto.

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    Teresa

    15/05/2020 18:48:24

    Scritto nel 1928 e poi pubblicato l'anno dopo sotto la firma di Pierre Nerey "Il ballo" è molto più che la rivincita di una quattordicenne sulla madre odiata, è soprattutto la caricatura di un'intera classe sociale, è una violenta satira che sarà poi alla base di tutti i grandi romanzi che scriverà in seguito. Potremmo dire senza sbagliare che la stesura di questo brevissimo romanzo - forse il più breve - sia stato il punto di partenza della sua trasformazione in scrittrice critica, tagliente e feroce.

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    Rita

    14/05/2020 17:32:29

    Un romanzo molto breve in cui è concentrata una grande dose di cattiveria. Bellissimo.

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    Roxy

    14/05/2020 16:58:12

    Romanzo breve quanto intenso. Ho letto anche "Suite francese" della stessa autrice e l'ho trovato fantastico! Questo libro affronta il difficile periodo dell'adolescenza e i rapporti complicati che si hanno con i genitori, in qualsiasi epoca. Consiglio di approfondire anche la biografia dell'autrice.

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    Clara

    13/05/2020 14:34:31

    C’è stato un ritorno di fiamma per Irene Nemirovsky ultimamente ed è un’autrice che ho riscoperto volentieri. La famiglia Kampf è la classica famiglia arricchita ma in realtà i veri aristocratici non vogliono avere nulla a che fare con loro. Per tentare di entrare nelle grazie dell’aristocrazia la signore Kampf organizza un ballo per il debutto in società della figlia. La figlia è molto riluttante a riguardo e trova il modo per mandare in fumo i piani della famiglia nella maniera più soddisfacente possibile. Lo stile è fantastico, la Nemirovsky può solo essere amata.

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    p.

    13/05/2020 12:40:02

    Vendetta è la parola chiave. Breve, ma intenso e completo. Raffinata la scrittura della Némirovsky!

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    Anna

    12/05/2020 08:39:06

    83 pagine che volano troppo in fretta. Una delle opere più belle e particolari della Némirovsky che descrive perfettamente quello che è la smania di far parte del 'bel mondo'. Impossibile non finirlo in un paio di ore, non riesci a staccartene.

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    maria concetta

    11/05/2020 13:44:56

    Il ballo è un brevissimo racconto sul conflitto madre-figlia. La lettura scorre veloce e la scrittura dell’autrice è graffiante.

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    Acca

    07/04/2020 13:26:04

    Bellissimo! L' eleganza e la raffinatezza della Nemirovsky fa si che , in poche pagine, riesca a racchiudere tutto il necessario per rendere un breve racconto completo piacevole e significativo.

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    Nunzia

    02/03/2020 08:23:45

    Breve ma intenso! La nemirovsky è capace di portare nelle sue pagine madri che sembrano matrigne cattive delle favole e quest'ultime che si relazionano alle loro malcapitate figlie.

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    A.Iantomasi

    29/01/2020 14:09:27

    Racconto breve di una mancata ascesa sociale e di una meditata vendetta tutta da leggere.

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    Sara

    18/01/2020 10:49:24

    "Il ballo" è un romanzo breve che ha come tema centrale la vendetta, quella di una figlia perpetrata ai danni della madre tanto odiata. La protagonista è Antoinette Kampf, una ragazzina di quattordici anni che desidera sperimentare le gioie del primo amore. Vuole essere finalmente amata da qualcuno perché nessuno la ama, né il padre "un piccolo ebreo scarno con gli occhi di fuoco" che si è arricchito recentemente grazie ad un "geniale colpo in Borsa", né la madre, donna fredda, distaccata e cattiva con lei, che la umilia costantemente anche in pubblico, il cui unico interesse è quello di apparire. La signora Kampf decide di organizzare un ballo nella loro nuova casa invitando 200 persone con lo scopo di ufficializzare il loro ingresso nell'alta società. Questa è l'occasione per lei di prendersi la sua rivincita nei confronti della propria famiglia. Una zia aveva criticato la sua scelta di sposare un ebreo, altri parenti li avevano trattati in passato con condiscendenza perché erano più ricchi di loro. E' anche l'occasione per lei di risplendere in abiti scintillanti e gioielli e di "vivere" prima dell'arrivo della vecchiaia. Il racconto è tagliente, feroce, velenoso e in poche pagine la Némirovsky critica la società dell'epoca vuota e ambiziosa, i nuovi ricchi che cercano disperatamente di farsi accettare dagli altri nascondendo la loro precedente condizione, l'apparenza. Emerge l'invidia che fa da filo conduttore alle vicende narrate, sentimento provato da quasi tutti i personaggi del racconto. Quello che spiazza è la totale mancanza di sentimenti e personaggi positivi. E' il primo libro che leggo della Némirovsky e mi ha fatto desiderare di leggerne altri. Consigliato.

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    Luigi

    02/11/2019 22:06:28

    Breve e splendido, "Il ballo" narra del rapporto (quasi) inesistente tra madre e figlia. Del resto, un tema ricorrente in Nemirovsky che impregnerà anche "Il vino della solitudine", pubblicato all'età di 32 anni. È una ferita che Irène si porterà appresso per sempre ma che cercherà di sanare con l'ausilio della scrittura, talvolta con soluzioni enigmatiche che lasciano spazio all'interpretazione del lettore, come nel caso del romanzo in questione: alla fine la piccola Antoinette sorriderà - senza essere vista dalla madre - dando segno di appagamento del suo bisogno di calore materno a lungo invocato. O forse solo per aver portato a compimento la sua vendetta?

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    Towandaaa

    22/10/2019 14:16:12

    Così breve che è troppo poco per poter dire di essermi fatta un’idea di questa scrittrice; sufficiente però per decidere di voler leggere altri lavori di questa autrice che per il momento mi ha colpita per la maestria nello sfoderare frasi taglienti e lapidarie che folgorano il lettore, gettando luce su rapporti complessi, lasciando intuire la complessità e la precarietà degli equilibri ad essi sottesi, quando descrivere più diffusamente non avrebbe sortito, probabilmente, pari effetto. La rivalità avvertita nei confronti della figlia determina le scelte della madre, attira su quest’ultima le antipatie del lettore (sebbene le si possa riconoscere, con un po’ di indulgenza, qualche attenuante), provoca reazioni inattese nella condotta della figlia, che già si trova a vivere un difficile momento di crescita verso l’età adulta, conduce verso l’epilogo, in cui l’insuccesso del ballo costituisce la catarsi che porta ad una apparente ricomposizione del legame tra madre e figlia: a tutta questa parabola si assiste ammaliati, per l’equilibrio e la misura delle espressioni, che con compostezza ci raccontano sentimenti forti e ipocrisie, ambizioni e rivalse.

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    Ilaria

    25/09/2019 07:34:59

    Breve ad avvincente! Scritto magnificamente, come tutti i suoi libri, è una lettura intensa ed attuale al tempo stesso. Molto molto carino!

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    Rossa

    24/09/2019 12:53:29

    In questo romanzo, breve ma significativo della Némirovsky, si intrecciano alla perfezione microstoria e macrostoria. Al centro di tutta la vicenda, quasi come se fosse un racconto lungo, la vendetta di Antoniette. Una vendetta non premeditata, ma perpetuata d'impulso e senza una minima traccia di pentimento, neanche nella scena finale del romanzo. Antoniette odia la madre perchè le impedisce di partecipare al ballo, di accedere a quella che le sembra la vera vita e sente di perdere l'occasione di conoscere il suo futuro marito. Ma anche la madre odia la figlia per la giovinezza che ella non ha più, perchè Antoniette ha ancora tempo per "vivere". E "vivere" per la signora Kampf significa fare vita mondana, conoscere duchi e marchesi, essere considerati "qualcuno". A differenza del signor Kampf, giostrato dalla moglie, ma non particolarmente attento alla questione estetica, più pratico, forse per la consapevolezza di essersi guadagnato lavorando sodo ciò  che ora possiede. Ed è proprio qui che compare la critica alla società, la macrostoria. Irène Némirovsky ironizza sugli scalatori sociali, sulla finta nobiltà (materiale e d'animo), sul successo di classe desiderato e rimpianto. Protagonista, come in altri suoi romanzi, una famiglia ebrea, simbolo (purtroppo anche in questa occasione) di arricchimento, tentativo di evadere dall'anonimato, che si traduce però nell'ennesima sconfitta.

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    mara

    23/09/2019 19:06:11

    La descrizione di un mondo in poche pagine. Uno stile narrativo perfetto. Questo racconto è un vero capolavoro!

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Iréne Nèmirowsky (1903-1942) è una presenza importante di quel variopinto mondo di emigrés russi, stabilitosi a Berlino e Parigi, prima di ulteriori esodi sulle rotte della storia, dopo la Rivoluzione d'ottobre, dai cui ranghi sono uscite voci come quella di Mark Aldanov, Nina Berberova e soprattutto, ovviamente, Vladimir Nabokov. Ucraina di Kiev, figlia di un facoltoso uomo d'affari, Iréne Nèmirowsky giunse nella capitale francese, dopo un soggiorno in Finlandia, scegliendo di scrivere immediatamente nella lingua del paese di adozione, parlata fin dall'infanzia nelle famiglie facoltose nella Russia prerivoluzionaria. L'esordio con David Golder (1929) la definisce immediatamente per i suoi interessi principali: il racconto della relazione con un universo familiare claustrofobico, di difficile se non impossibile comprensione, osservato con uno sguardo acuto, di un'intensità che talvolta si fa dolorosa, in cui entrano in gioco anche considerazioni sui risvolti più amari dell'esistenza, con un'attenzione alla dimensione etica delle azioni che la apparenta talvolta a certi percorsi di François Mauriac e Georges Bernanos. Il rapporto tra il protagonista, un finanziere rovinato, e la figlia Joyce è infatti l'asse principale di questa cronaca di abiezione e di riscatto, che ha una dimensione esplicitamente autobiografica laddove l'autrice ripercorre, con le dovute differenze, la carriera del padre, un finanziere rovinato che con tenacia era riuscito a ricostituire la sua fortuna.
Grande successo, nonché immediata quanto duratura notorietà, accolse questo lavoro, come testimoniano ben due versioni cinematografiche dell'opera: una di Julien Duvivier (1930) e l'altra, forse più nota, di ambientazione statunitense, realizzata nel 1951 da Gregory Ratoff con il titolo My daughter Joy , in cui il ruolo del protagonista era magnificamente interpretato da Edward G. Robinson, a fianco di Peggy Cummins. Lo scorso anno in Francia, dove la sua notorietà con alcuni periodi di oblio non si è mai interrotta del tutto, questa autrice è stata di fatto ascritta al canone novecentesco dopo la clamorosa assegnazione del Prix Renaudot 2004, per la prima volta postumo, al notevole Suite française (Denoël), accolto anche da un grande successo di pubblico, ritratto di un mondo sull'orlo dell'estinzione, compiuto nel 1940, organizzando una materia incandescente all'interno di una sofisticata struttura musicale. La sua fama peraltro è stata ribadita anche dalla pubblicazione di un'appassionata biografia, Le mirador , firmata nel 1992 dalla figlia scrittrice, Élisabeth Gille (di lei si ricorda soprattutto il diario di malattia La crabe sur la banquette arrière , 1994), che presenta al pubblico un itinerario esistenziale abbastanza paradossale, destinato a concludersi con il gesto tragico di rifiutare la possibilità di fuga e un secondo esilio, scegliendo di prendere il treno che la porterà alla meta finale di Auschwitz, dove venne deportata malgrado la conversione al cattolicesimo avvenuta nel 1939.
In Italia la sua opera aveva suscitato tempestivamente attenzione dagli anni trenta, sull'onda di un vasto consenso internazionale, e vari suoi titoli erano stati pubblicati ( David Golder , 1932; L'affare Curilov , 1934; Il vino della solitudine , 1947), mentre per avere nuove proposte era stato necessario attendere la fine degli anni ottanta, quando Feltrinelli aveva mandato in libreria Le mosche d'autunno (1989) e una nuova versione dell'opera d'esordio (1992), seguita dalla Giuntina. Adelphi ora riprende il discorso acquisendo l'autrice nel suo catalogo (mentre si annuncia per i tipi della casa editrice una prossima versione di Suite française ), a partire da uno dei suoi capolavori, Il ballo (nella precisa traduzione di Margherita Belardetti), splendido racconto di un'adolescenza inquieta, portato al cinema nel 1931 da Wilhelm Thiele con una giovane e bellissima Danielle Darrieux, che qui debuttava.
Al centro di questa ombrosa parabola sta infatti il ritratto di Antoinette, figlia della terribile madame Kampf, moglie di un ebreo arricchito e smaniosa di affermazione sociale. La protagonista è sempre in lotta con lei che la vuole a tutti i costi confinata a un grottesco ruolo di bambina fuori tempo massimo, per evitare di dover ammettere gli anni di miseria trascorsi e potersi rifare, spietatamente, delle umiliazioni subite in precedenza. Tutta l'attenzione della seconda si concentra quindi sull'organizzazione di un grande ballo che dovrebbe consacrare il suo nuovo status confermato anche da un nuovo indirizzo prestigioso; dalla festa decide a tutti i costi di tenere lontana la rampolla, innescando una reazione catastrofica. Questa, infatti, per vendetta e approfittando di un intrigo sentimentale della schwester , non spedisce gli inviti e nessuno si presenta alla ratifica della tanto agognata promozione sociale, che diventa così uno smacco orribile sotto gli occhi di una parente povera, inopinata testimone del disastro. Le relazioni sociali risultano qui una gabbia impossibile da scardinare e nessuna comunicazione avviene tra i personaggi, se non nella dimensione di una pura e semplice funzione cerimoniale del linguaggio, proprio come avviene anche in uno dei romanzi maggiori, Il vino della solitudine , in cui la giovane protagonista Hèléne celebra violenti riti verbali per prendere le distanze dall'odio che nutre contro la madre fatua e il padre affarista.
Nella stessa direzione, sia pure con ambientazione assai diversa, va anche un'altra prosa breve di grande incisività, Un bambino prodigio (trad. di Vanna Lucattini Vogelmann, Giuntina, 1995), in cui l'ambientazione si spostava in quell'area ebraica che nell'epoca zarista, decisamente segnata da leggi antisemite, si chiamava Zona di residenza. Sulle rive del Mar Nero si svolge infatti la vita del giovane ebreo Ismael Baruch, che rifiuta drasticamente l'ubbidienza familiare, scegliendo di vivere al porto, luogo di "popoli del Levante che sapevano d'aglio, di maree e spezie, che il mare aveva raccattato da tutti gli angoli del mondo e gettato là come schiuma". Un'osteria sarà quindi il teatro della rivelazione del suo talento poetico, straziante e doloroso, che si manifesta sotto forma di canzoni d'amore disperato, amatissime da tutti gli avventori, tra cui si presenta un giorno anche un "barin", un ricco signore stregato dalle sue melodie, che sarà poi il suo tramite con una ricca principessa, eccentrica collezionista di "casi umani" che si innamorerà del ragazzo, o meglio delle sue capacità poetiche. Praticamente venduto dalla famiglia alla spietata nobildonna, il protagonista finirà suicida, dopo essersi reso conto che l'acculturazione a tappe forzate ha ucciso in lui le radici dell'esistenza stessa, in una dinamica non troppo dissimile da quella analizzata nel durissimo Il piccolo Archimede di Aldous Huxley.
Quindi, sia che parli dei salotti parigini che conosceva benissimo e che frequentava, della cosmopolita comunità ebraica di cui mette in luce anche gli aspetti più spiacevoli o dei bassifondi delle città russe, nelle opere di Nèmirowsky è evidente un'attrazione per il lato in ombra delle relazioni umane, per quella zona di non espresso e di rimosso in cui si trovano però, spesso, le più vere motivazioni dell'agire sociale. In questo dichiara senz'altro la propria influenza da Cechov, di cui declina in modo aguzzo le spietate analisi introspettive che portano alla ribalta un clamoroso teatro del desiderio, e al quale d'altra parte dedicò una biografia appassionata, La vie de Tcheckov , ultimo libro pubblicato in vita, nel 1940, che chiudeva il percorso di questa scrittrice appartata che, al di là del battage promozionale, svela un profilo sempre più nitido nel panorama novecentesco, padroneggiando perfettamente il segreto di un'ironia tagliente che non mette mai in ombra la pietas verso tutti gli aspetti dell'esistenza.

Luca Scarlini

  • Irène Némirovsky Cover

    Scrittrice ucraina di religione ebraica.Irène Némirovsky, figlia di un ricco banchiere ebreo, fin da giovane venne allevata in modo da parlare fluentemente il francese. Della sua educazione si occupò infatti la tata Zezelle, di madrelingua francofona: la madre di Iréne, Anna Margoulis, non si interessava particolarmente alla formazione della figlia. Oltre al francese, la piccola imparerò il russo e l'inglese. Ben presto purtroppo le leggi razziali cominciarono a mordere: la famiglia Némirovsky si trasferì prima a San Pietroburgo, poi in Finlandia, infine in Svezia.Finchè, nel luglio del 1919 si stabilirono definitivamente in Francia, dopo un avventuroso viaggio in nave. Sembrava che tutto fosse tornato come prima: la famiglia comprò... Approfondisci
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