Traduttore: M. Belardetti
Editore: Adelphi
Edizione: 7
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 4 maggio 2005
Pagine: 83 p., Brossura
  • EAN: 9788845919718
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Descrizione
La quattordicenne Antoinette decide di gettare nella Senna tutti gli inviti che la madre, volgare e arcigna parvenue, ha stilato per il ballo destinato a segnare il suo ingresso nella brillante società parigina. È una vendetta, che la ragazza consuma nei confronti della madre. In poche pagine, con una scrittura scarna ed essenziale, l'autrice riesce a raccontare un dramma dell'amore, del risentimento e dell'ambizione. Irène Némirovsky, nata a Kiev nel 1903, è morta ad Auschwitz nel 1942.

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Recensioni dei clienti

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    Francesca

    24/11/2018 11:01:21

    La brevità è la prima caratteristica che salta all'occhio di questo libro. Ma in 74 pagine la Némirovsky ha saputo raccontare la complessità di un rapporto madre/figlia: da una parte troviamo una madre che sogna la grandezza, dall'altra una figlia che vuole vendetta, alla fine non premeditata, e per questo ancora più terribile.

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    Anto

    23/09/2018 15:23:52

    Una breve e nello stesso tempo intensa cronaca del rapporto complicato che può esistere tra madre e figlia, il tutto contornato dalla sconcertante ipocrisia del mondo borghese di inizio Novecento.

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    Valeria

    22/09/2018 15:29:53

    Avevo già letto "Suite Française" di Irène Némirovsky e ne ero totalmente innamorata. Stessa cosa è successa con "Il ballo", anche se di poche pagine e parole, è riuscito subito a conquistarmi. L'autrice si conferma avere una prosa elegante e pulita. I suoi personaggi hanno riflesso l'alta borghesia perfettamente, i piccoli litigi che vi possono essere tra madre e figlia e com'è difficile l'età dello sviluppo.

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    Manuela

    21/09/2018 16:55:08

    Un libricino di settanta pagine in cui la Nemirovsky ha saputo raccontare una storia di odio verso la mamma e la mancanza di un padre, ha saputo raccontare il suo rapporto con i genitori. Uno stile semplice e veloce, una lettura che si divora. Una storia in cui qualcuno potrebbe riconoscersi, ma chi ha avuto il piacere di una vendetta verso quei genitori odiosi che rovinano l'adolescenza di una ragazzina?!

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    Alice

    20/09/2018 05:49:46

    Un racconto breve in cui la Némirovsky non si smentisce: le bastano poche battute per aiutare il lettore a delineare bene i personaggi principali. I rapporti principali sono quelli tra moglie e marito, tra madre e figlia, ma anche tra la figlia e i dipendenti della famiglia. Cosa succede quando la famiglia si arricchisce all'improvviso grazie a una speculazione finanziaria? Fa un salto di classe sociale e organizza un ballo, per farsi vedere e conoscere dalla nuova società fatta di ricchezze, ostentazioni, apparenze. Ma non andrà come previsto...

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    Giovanna

    19/09/2018 11:01:23

    Questo breve racconto stupisce per la sua intensità, essendo scritto in un linguaggio chiaro, limpido e senza fronzoli. In casa di Antoinette, ragazza di 14 anni appartenente a una famiglia borghese recentemente arricchita, sta per tenersi un ballo, organizzato dai suoi genitori proprio per fare sfoggio della nuova posizione sociale acquisita. L'organizzazione dell'evento è causa di grande tensione, proprio perché dalla sua buona riuscita dipende l'accettazione della famiglia dalla società “che conta”, in un mondo fatto esclusivamente di apparenza. Intanto le speranze della ragazza di fare parte del lussuoso evento vengono presto infrante, sua madre infatti mostra quasi di odiare la figlia per la sua giovinezza e intelligenza e la ostacola in ogni modo, segregandola in casa e negandole una vita sociale, mentre il padre si nasconde dietro una totale indifferenza. Antoinette è tristemente rassegnata alla sua condizione, ma decide di infliggere ai genitori un castigo che non dimenticheranno.

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    Daria

    18/09/2018 09:10:57

    C’è stato un ritorno di fiamma per Irene Nemirovsky ultimamente ed è un’autrice che ho riscoperto volentieri. La famiglia Kampf è la classica famiglia arricchita ma in realtà i veri aristocratici non vogliono avere nulla a che fare con loro. Per tentare di entrare nelle grazie dell’aristocrazia la signore Kampf organizza un ballo per il debutto in società della figlia. La figlia è molto riluttante a riguardo e trova il modo per mandare in fumo i piani della famiglia nella maniera più soddisfacente possibile. Lo stile è fantastico, la Nemirovsky può solo essere amata.

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    angelo

    05/01/2018 10:26:42

    Ingredienti: una famiglia ebrea parigina entrata da poco nel bel mondo, un rapporto conflittuale tra una madre severa e una figlia quattordicenne, una festa da ballo per inaugurare una nuova casa, una organizzazione maniacale per non sfigurare in società. Consigliato: alle ragazze che hanno attraversato l’adolescenza con qualche sbandamento di troppo, alle signore troppo (pre)occupate da ogni evento mondano.

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    manuela

    15/05/2016 20:21:04

    Semplice, veloce e scorrevole dove insegna che la ricchezza non è nelle cose materiali...

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    Mariella

    10/03/2016 17:34:21

    Romanzo di poche pagine, praticamente un racconto. Carino e poco impegnativo, perfetto per passare piacevolmente un pomeriggio sul divano.

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    Ros

    30/01/2016 10:09:19

    Breve, ma significativo. Speravo solo in un finale diverso!

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    Elisabetta

    02/11/2015 11:54:15

    Sono d'accordo con Patrizia che definisce questa piccola opera come talentuosa. Il linguaggio, come sempre, è raffinato e d'effetto e la Némirovsky riesce con poche pennellate a delineare perfettamente il carattere dei personaggi che popolano questa storia. Ognuno ha una spiccata personalità. Persino il padre, che sembrava un'ombra di passaggio, emerge alla fine del libro e il messaggio è inequivocabile; l'animo umano può essere fragile e controverso a qualsiasi età, i sentimenti spesso ci sopraffanno e la vita scorre via troppo velocemente per essere afferrata e goduta a pieno, lasciando dietro di sé frustrazione e disagio. Non concordo con chi descrive Antoinette come 'odiosa'. L'adolescenza è il periodo più delicato nella vita di un essere umano e la scrittrice ha saputo dipingere con tinte molto forti il disagio di questa ragazzina pronta per l'amore e la felicità, ma derisa e schiacciata da una madre isterica e insoddisfatta e da un padre totalmente assente. La frustrazione di Antoinette si trasforma in un odio palpabile, inevitabile forma di autodifesa da parte di una giovane donna che si vede osteggiata e disprezzata da coloro che invece dovrebbero aiutarla ed amarla più di chiunque altro. Considerando l'incomunicabilità abissale che spesso si instaura tra genitori e figli, questo breve racconto è, più che mai oggi, di grandissima attualità.

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    Patrizia

    15/06/2015 23:37:13

    Ottima scrittura. Operetta talentuosa, sbrigativa, piacevole, dove ogni cosa è utile al fine. Da conoscere.

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    Alessandra

    12/05/2014 23:08:32

    Piccolo grande libro. Assolutamente da leggere...

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    Ady

    06/05/2014 08:54:41

    La piccola Antoinette vessata dalle continue critiche e prepotenze della madre arrivista e avida, si vendicherà in modo perfetto. Un racconto conciso, ironico e scritto benissimo, che in poche pagine fornisce una descrizione accurata del mondo dei parvenue, con le sue ipocrisie di fondo, ancora oggi validissima.

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    Elena

    25/02/2014 16:49:29

    Breve ma indimenticabile, ti tocca nella carne, rappresentando spietatamente il cinismo e la sofferenza già abbondantemente provati da una quattordicenne. La madre, arricchita ridondante e isterica, è grottesca, a tratti ridicola ma sostanzialmente è una figura tragica, per certi versi analoga alla altrettanto irrisolta Jezabel. Magnifico scritto. Némirovsky meravigliosa sempre.

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    B63

    11/11/2013 11:37:28

    La solita inimitabile Nemirovsky: il suo superbo stile letterario fa cogliere ogni istante ed ogni contesto che narra, anche quando il racconto non supera le 100 pagine. Unica.

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    giorgio g

    11/06/2013 08:54:46

    Ancora un piccolo gioiello di Irène Némirovsky, la scrittrice rivelazione degli anni trenta che doveva terminare la sua breve esistenza in un campo di sterminio nazista. È il suo secondo libro dopo l'esordio fulminante con "David Golder". Nel raccontarci la storia della vendetta della piccola Antoinette sulla madre, la "parvenu" Madame Kampf, ha voluto ironizzare sui nuovi ricchi che, allora come ora, infestano la società. Lo fa con uno stile minimalista: poche pagine, pochi personaggi, uno stile semplice: e' più una novella che un romanzo, forse ci ricorda Maupassant?

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    daniela53

    31/05/2013 11:27:05

    Carino, veloce, ben scritto, altro non vale la pena di dire!

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    lalla

    28/05/2013 10:39:19

    Ho scoperto questa nuova ed economica collana di romanzi della Newton Compton Editori a 0.99 euro,ho letto questo piccolo capolavoro che ho apprezzato molto. Un racconto breve, coinvolgente, intenso, lucido, vivido, conciso l'autrice rende appieno l'ambiente, i personaggi come la famiglia "parvenue" in particolar modo la madre che vuole farsi accettare da l'alta società, trascurando la giovane figlia, che riuscirà a vendicarsi. Nella sua semplicità è un racconto indimenticabile anche se a tratti agghiacciante.

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Iréne Nèmirowsky (1903-1942) è una presenza importante di quel variopinto mondo di emigrés russi, stabilitosi a Berlino e Parigi, prima di ulteriori esodi sulle rotte della storia, dopo la Rivoluzione d'ottobre, dai cui ranghi sono uscite voci come quella di Mark Aldanov, Nina Berberova e soprattutto, ovviamente, Vladimir Nabokov. Ucraina di Kiev, figlia di un facoltoso uomo d'affari, Iréne Nèmirowsky giunse nella capitale francese, dopo un soggiorno in Finlandia, scegliendo di scrivere immediatamente nella lingua del paese di adozione, parlata fin dall'infanzia nelle famiglie facoltose nella Russia prerivoluzionaria. L'esordio con David Golder (1929) la definisce immediatamente per i suoi interessi principali: il racconto della relazione con un universo familiare claustrofobico, di difficile se non impossibile comprensione, osservato con uno sguardo acuto, di un'intensità che talvolta si fa dolorosa, in cui entrano in gioco anche considerazioni sui risvolti più amari dell'esistenza, con un'attenzione alla dimensione etica delle azioni che la apparenta talvolta a certi percorsi di François Mauriac e Georges Bernanos. Il rapporto tra il protagonista, un finanziere rovinato, e la figlia Joyce è infatti l'asse principale di questa cronaca di abiezione e di riscatto, che ha una dimensione esplicitamente autobiografica laddove l'autrice ripercorre, con le dovute differenze, la carriera del padre, un finanziere rovinato che con tenacia era riuscito a ricostituire la sua fortuna.
Grande successo, nonché immediata quanto duratura notorietà, accolse questo lavoro, come testimoniano ben due versioni cinematografiche dell'opera: una di Julien Duvivier (1930) e l'altra, forse più nota, di ambientazione statunitense, realizzata nel 1951 da Gregory Ratoff con il titolo My daughter Joy , in cui il ruolo del protagonista era magnificamente interpretato da Edward G. Robinson, a fianco di Peggy Cummins. Lo scorso anno in Francia, dove la sua notorietà con alcuni periodi di oblio non si è mai interrotta del tutto, questa autrice è stata di fatto ascritta al canone novecentesco dopo la clamorosa assegnazione del Prix Renaudot 2004, per la prima volta postumo, al notevole Suite française (Denoël), accolto anche da un grande successo di pubblico, ritratto di un mondo sull'orlo dell'estinzione, compiuto nel 1940, organizzando una materia incandescente all'interno di una sofisticata struttura musicale. La sua fama peraltro è stata ribadita anche dalla pubblicazione di un'appassionata biografia, Le mirador , firmata nel 1992 dalla figlia scrittrice, Élisabeth Gille (di lei si ricorda soprattutto il diario di malattia La crabe sur la banquette arrière , 1994), che presenta al pubblico un itinerario esistenziale abbastanza paradossale, destinato a concludersi con il gesto tragico di rifiutare la possibilità di fuga e un secondo esilio, scegliendo di prendere il treno che la porterà alla meta finale di Auschwitz, dove venne deportata malgrado la conversione al cattolicesimo avvenuta nel 1939.
In Italia la sua opera aveva suscitato tempestivamente attenzione dagli anni trenta, sull'onda di un vasto consenso internazionale, e vari suoi titoli erano stati pubblicati ( David Golder , 1932; L'affare Curilov , 1934; Il vino della solitudine , 1947), mentre per avere nuove proposte era stato necessario attendere la fine degli anni ottanta, quando Feltrinelli aveva mandato in libreria Le mosche d'autunno (1989) e una nuova versione dell'opera d'esordio (1992), seguita dalla Giuntina. Adelphi ora riprende il discorso acquisendo l'autrice nel suo catalogo (mentre si annuncia per i tipi della casa editrice una prossima versione di Suite française ), a partire da uno dei suoi capolavori, Il ballo (nella precisa traduzione di Margherita Belardetti), splendido racconto di un'adolescenza inquieta, portato al cinema nel 1931 da Wilhelm Thiele con una giovane e bellissima Danielle Darrieux, che qui debuttava.
Al centro di questa ombrosa parabola sta infatti il ritratto di Antoinette, figlia della terribile madame Kampf, moglie di un ebreo arricchito e smaniosa di affermazione sociale. La protagonista è sempre in lotta con lei che la vuole a tutti i costi confinata a un grottesco ruolo di bambina fuori tempo massimo, per evitare di dover ammettere gli anni di miseria trascorsi e potersi rifare, spietatamente, delle umiliazioni subite in precedenza. Tutta l'attenzione della seconda si concentra quindi sull'organizzazione di un grande ballo che dovrebbe consacrare il suo nuovo status confermato anche da un nuovo indirizzo prestigioso; dalla festa decide a tutti i costi di tenere lontana la rampolla, innescando una reazione catastrofica. Questa, infatti, per vendetta e approfittando di un intrigo sentimentale della schwester , non spedisce gli inviti e nessuno si presenta alla ratifica della tanto agognata promozione sociale, che diventa così uno smacco orribile sotto gli occhi di una parente povera, inopinata testimone del disastro. Le relazioni sociali risultano qui una gabbia impossibile da scardinare e nessuna comunicazione avviene tra i personaggi, se non nella dimensione di una pura e semplice funzione cerimoniale del linguaggio, proprio come avviene anche in uno dei romanzi maggiori, Il vino della solitudine , in cui la giovane protagonista Hèléne celebra violenti riti verbali per prendere le distanze dall'odio che nutre contro la madre fatua e il padre affarista.
Nella stessa direzione, sia pure con ambientazione assai diversa, va anche un'altra prosa breve di grande incisività, Un bambino prodigio (trad. di Vanna Lucattini Vogelmann, Giuntina, 1995), in cui l'ambientazione si spostava in quell'area ebraica che nell'epoca zarista, decisamente segnata da leggi antisemite, si chiamava Zona di residenza. Sulle rive del Mar Nero si svolge infatti la vita del giovane ebreo Ismael Baruch, che rifiuta drasticamente l'ubbidienza familiare, scegliendo di vivere al porto, luogo di "popoli del Levante che sapevano d'aglio, di maree e spezie, che il mare aveva raccattato da tutti gli angoli del mondo e gettato là come schiuma". Un'osteria sarà quindi il teatro della rivelazione del suo talento poetico, straziante e doloroso, che si manifesta sotto forma di canzoni d'amore disperato, amatissime da tutti gli avventori, tra cui si presenta un giorno anche un "barin", un ricco signore stregato dalle sue melodie, che sarà poi il suo tramite con una ricca principessa, eccentrica collezionista di "casi umani" che si innamorerà del ragazzo, o meglio delle sue capacità poetiche. Praticamente venduto dalla famiglia alla spietata nobildonna, il protagonista finirà suicida, dopo essersi reso conto che l'acculturazione a tappe forzate ha ucciso in lui le radici dell'esistenza stessa, in una dinamica non troppo dissimile da quella analizzata nel durissimo Il piccolo Archimede di Aldous Huxley.
Quindi, sia che parli dei salotti parigini che conosceva benissimo e che frequentava, della cosmopolita comunità ebraica di cui mette in luce anche gli aspetti più spiacevoli o dei bassifondi delle città russe, nelle opere di Nèmirowsky è evidente un'attrazione per il lato in ombra delle relazioni umane, per quella zona di non espresso e di rimosso in cui si trovano però, spesso, le più vere motivazioni dell'agire sociale. In questo dichiara senz'altro la propria influenza da Cechov, di cui declina in modo aguzzo le spietate analisi introspettive che portano alla ribalta un clamoroso teatro del desiderio, e al quale d'altra parte dedicò una biografia appassionata, La vie de Tcheckov , ultimo libro pubblicato in vita, nel 1940, che chiudeva il percorso di questa scrittrice appartata che, al di là del battage promozionale, svela un profilo sempre più nitido nel panorama novecentesco, padroneggiando perfettamente il segreto di un'ironia tagliente che non mette mai in ombra la pietas verso tutti gli aspetti dell'esistenza.

Luca Scarlini