Editore: Mondadori
Anno edizione: 2018
Pagine: 137 p., Rilegato
  • EAN: 9788804702993
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Descrizione
Anche un padre "aspetta" un figlio, ma, all'opposto di una madre, "non percepisce i movimenti fetali, non perde per un istante il respiro mentre capisce che un altro essere vivente lo abita, poiché nessuno lo abita: in un padre non c'è posto. Né sente la vita che arriva: se la ritrova"

«E ogni tanto ci ritrovavamo svegli entrambi sul letto umido che sembrava una zattera e avevamo fatto da poco l'amore per la quattordicesima volta di fila nei Giorni Giusti e di nuovo e sempre orbitava sopra di noi, a pochi centimetri dal naso, la sensazione misteriosa e inesplicabile che avessimo fallito ancora, che qualcosa tra me e mia moglie si opponesse»

Stefano ha trentacinque anni e tra qualche mese la sua vita cambierà per sempre. La gravidanza della moglie è il risultato di un percorso a ostacoli innescato da un fortissimo desiderio di maternità e passato per un'estenuante trafila medica: dopo la grande salita, tutto sembra procedere bene, ma allora perché Stefano non è felice? Il suo stato, nient'affatto interessante, appena degno di nota, non lo soddisfa: si sente invisibile, inutile - e per giunta braccato dal panico, un animale goffo e ingombrante che non lo lascia mai in pace -, un personaggio secondario che "rimpicciolisce sempre di più mentre la madre si diffonde nello spazio, aumenta di volume e sostanza". Con una prima persona originalissima, ironica e divertita, ma anche così sincera da risultare spudorata, Sgambati racconta il titubante viaggio di un uomo verso la paternità, in tutte le sue tappe: la prima sussurrata idea e le mille discussioni che porta con sé, il primo tentativo razionale di mettere al mondo un figlio, la frustrazione di fronte a quell'embrione che non si decide a formarsi, gli esitanti "Che vuoi che sia", i terribili "Arriverà", l'enormità di una madre che non riesce a essere madre ("Di quanto amore si deve essere capaci per soffrire a tal punto la non esistenza di un altro essere umano?"), le prime, inevitabili, indagini sul corpo di lui e poi di lei, gli avanti e indietro dal reparto Sterilità dell'ospedale, il girotondo di paura, rabbia e speranza della fecondazione in vitro. E infine l'attesa: il lentissimo avvicinamento all'idea di diventare genitore.

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Qualche anno fa ho cominciato a dirigere una collana di narrativa.
Nel primo romanzo che ho pubblicato, il padre del protagonista era morto, caduto dal tetto. Nel secondo, era stato ucciso in una zona di guerra. Dato che le mie scelte non avevano nulla a che fare con riflessioni di ordine tematico, ma solo di qualità prosastica e strutturale, non poteva che essere una coincidenza. Anche nel terzo romanzo, però, il padre era morto: addirittura ghermito da una maledizione. Nel quarto era un inetto che passava le giornate al bar. Nel quinto, la figura paterna, che sostituiva di fatto il padre del protagonista, si rivelava uno sbirro invischiato in trame nere. Nel sesto il padre non c’era proprio, c’era solo la nonna. Babbo assente anche nel settimo. Nell’ottavo, a essere padre era il protagonista, ma abbandonava moglie e figlio per dedicarsi alla sua collezione di serpenti. Nel nono era sostituito da un “putapadre”, e via così. Non sarà, mi son detto, che la letteratura italiana contemporanea esprime tra le righe un nodo problematico, che ci riguarda tutti, rispetto alla figura paterna?

La bambina ovunque di Stefano Sgambati si inserisce apparentemente in un filone, quello dei “libri sui marmocchietti” destinati a chi sta vivendo la medesima esperienza, ma in realtà opera – anche grazie alla bontà della scrittura – in un campo più sottile. Al di là del mostrare una gravidanza dagli occhi di un padre, il romanzo viene a dirci una cosa tanto semplice quanto decisiva – capace anzi, in un’epoca di adolescenze infinite, di sorprenderci: anche senza avere le mani sporche del sangue sacrificale del padre, adesso dobbiamo essere i genitori.

Vanni Santoni


Dopo Gli eroi imperfetti, Sgambati, 38enne napoletano, racconta l’epopea di un quasi coscritto, come lui trapiantato a Napoli, alle prese con quel percorso a ostacoli che e` la paternita`.
Quello straniante senso di felicita` e impotenza che e` l’attesa di una vita nuova, senza che nulla cambi davvero dentro di te.