Bambini in fuga. I giovanissimi ebrei braccati da nazisti e fondamentalisti islamici e gli eroi italiani che li salvarono - Mirella Serri - copertina

Bambini in fuga. I giovanissimi ebrei braccati da nazisti e fondamentalisti islamici e gli eroi italiani che li salvarono

Mirella Serri

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Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 13 aprile 2017
Pagine: 256 p., Rilegato
  • EAN: 9788830447486
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Quella dei ragazzi di Nonantola e dei loro salvatori è una storia di eroi dimenticati o trascurati, una storia di ribellione corale alle dittature, una storia tutta italiana e al tempo stesso universale.

«Un'autrice capace di dare nuove interpretazioni a momenti cruciali della vicenda culturale nazionale» - Pierluigi battista, Corriere della Sera

«Mirella Serri conosce l'arte di riscrivere la storia senza però cedere all'ideologia» - Aldo Cazzullo, Io Donna

Per sottrarsi alle persecuzioni naziste dopo aver perso i genitori nei campi di concentramento, settantatré giovanissimi ebrei, tra i sei e i diciassette anni, attraversano la Germania e la Slovenia e riescono ad arrivare in Italia, a Nonantola, un paese in provincia di Modena. Qui, a dispetto del fascismo e delle campagne razziali, l’intera popolazione si mobilita per aiutarli, offrendo loro protezione per un anno intero. Ma l’8 settembre del 1943 la situazione precipita: Nonantola viene occupata dai nazisti e i ragazzi devono essere messi in salvo in fretta e tenuti nascosti, con la speranza di farli espatriare in Svizzera. Ripercorrendo la storia rocambolesca dei ragazzini in fuga dal Reich, Mirella Serri riporta alla luce anche il segreto e tenace lavorio di un personaggio poco conosciuto ma centrale nella Shoah: il gran Muftī di Gerusalemme, Amīn al-Ḥusaynī, esponente dell’islamismo più radicale. Da Berlino, dove si era rifugiato lavorando a fianco di Hitler e di Eichmann, al-Ḥusaynī cercò in ogni modo di bloccare l’espatrio e la salvezza degli ebrei, inclusi i ragazzi che si rifugiarono a Nonantola, arrivando perfino a costituire una divisione autonoma di SS musulmane nei Balcani per precludere l’ultima via di scampo. Quella dei ragazzi di Nonantola e dei loro salvatori è una storia di eroi dimenticati o trascurati, una storia di ribellione corale alle dittature, una storia tutta italiana e al tempo stesso universale di generosità e di profonda umanità, in una lotta contro il male che si rivela, con altri volti e altri nomi, drammaticamente attuale.
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    Claudio

    18/05/2017 19:04:56

    E' la storia avventurosa del salvataggio di un gruppo di bambini e bambine ebrei, provenienti dalla Germania e dalla Jugoslavia, in fuga dai nazisti. E' una storia felice per loro, che si chiuderà con l'arriva in Israele e, per qualcuno, in altri paesi. Ed è una storia che si interseca con quella del più malvagio dei collaboratori del terzo reich, il gran muftì di Gerusalemme, che riuscì invece a morire nel suo letto tranquillamente, senza mai scontare nulla per le sue malefatte, per il suo odio verso gli ebrei che collaborò alla grande con il regime nazista per farli scomparire dalla faccia della terra. Un malvagio che tuttora è venerato nella nazione araba, il precursore dell'Isis.

Nel suo ultimo libro Bambini in fuga., Mirella Serri si avvale di una forte esperienza di saggista e di giornalista e la sua scrittura procede per brevi link, con il merito di muoversi in una rete di frammenti perduti nello spessore della storiografia. (...). L’autrice dà nome a persone che, perché consapevoli o solo per intuizione e sentimento, agiscono (e agire vuol dire rischiare la vita) con ruoli di autorità più umani o con l’accoglienza, per salvare un gruppo di ragazzi ebrei migranti dalla Germania verso la Palestina. Tra il 1941-1943, molte vite sono salvate da autorità militari e diplomatiche italiane che per più ragioni si oppongono ai tedeschi. A Zagabria i ragazzi sono affidati a Josef Indig, un giovane ebreo croato che ne diventa la guida; lasciano una Jugoslavia devastata e nel luglio del 1942 arrivano a Nonantola, in Emilia. Quando cade Mussolini, nel paese esultano abitanti e profughi ma i tedeschi occupano la zona e per la fuga dei ragazzi ebrei, allora, la solidarietà di tanti ha un crescendo vivissimo. È l’ottobre del 1943, sono accolti per breve tempo in Svizzera poi, attraverso la Francia, arrivano a Barcellona, dove aspettano il bastimento in partenza per la Palestina: Israele li accoglie nel maggio 1945, salvi. Nonantola era un paese ancora prospero e tranquillo, ostile al Duce, e Mirella Serri ricompone i frammenti – i pensieri e le azioni corali di una comunità, in un’unica immagine: soccorro il mio simile perché è a me simile; don Beccari e il medico Moreali sono i primi italiani accolti a Gerusalemme nel Memoriale dei Giusti. Nel capitolo l’Ultima tappa, l’immagine è sigillata con i nomi di Goffredo Pacifici e del ragazzo Salomon Papo, allora assassinati, ma per sempre “pietra d’inciampo” alla nostra memoria. Nella nozione di Giusto c’è il principio ebraico di responsabilità: chi ripara le azioni del Male vi oppone la sua azione di Bene: chi salva una vita salva il mondo. Quando Indig si interroga: “Come è stato possibile farcela? È veramente dipeso da noi?”, si può rispondere guardando a noi stessi: “Sì, dipende sempre da noi”.

Recensione di Maria Grazia Sancipriano

La stazione di Drenov Gric aveva l'aspetto di una ridente baita di montagna. i quarantatré ragazzi di entrambi i sessi, tra i sei e i diciotto anni, guidati dal biondo madrich (maestro) Josef Indig, si scaraventarono giù dai vagoni appena si arrestò il convoglio che li aveva portati a Zagabria a Lubiana e poi da Lubiana a quella fermata dal treno. Erano eccitati e facevano un incredibile baccano. «Ce l'abbiamo fatta! Eccoci. Siamo arrivati!» gridavano i più grandi come se ci fosse stato qualcuno ad aspettarli. Ma non c'era nessuno. Intorno c'era solo un gran silenzio. Indig, preoccupato, intimò comunque di tacere. Si era augurato di trovare qualcuno ad accoglierli ma non si vedeva nessuna macchina, nessun viso amico. Jimmy, Otto, Huls, i più maturi ma anche i più ribelli, non si persero d'animo: si avviarono correndo lungo la strada in salita, fiancheggiata da abeti. S'inseguivano e ogni tanto si rotolavano sul declivio erboso, ignorando gli ammonimenti di Josef. Il ventitreenne madrich, nato nella cittadina croata di Virovitica, vicino al confine ungherese, era un capogruppo fin troppo disponibile e attento alle richieste dei «bambini», come mentalmente li chiamava di tanto in tanto anche se alcuni di loro erano già adulti. Dopo le recenti vicissitudini, la sua espressioni e il suo viso erano quelli di uomo maturo. però ogni tanto s'illuminava e ridiventava coetaneo di quei discoli che si era assunto l'incarico di portare in salvo. Nonostante la giovane età, era consapevole che serviva il pugno di ferro con la truppa che passava dalle risate al pianto con incredibile facilità.
  • Mirella Serri Cover

    È docente di Letteratura e giornalismo presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha dedicato numerosi saggi ai maggiori scrittori contemporanei. Ha pubblicato Carlo Dossi e il racconto; Storie di spie. Saggi sul Novecento in letteratura; ha partecipato ai volumi collettivi: Il Novecento delle italiane; Amorosi assassinii. Storie di violenze sulle donne. Ha curato il Doppio diario.1936-1943 di Giaime Pintor. I suoi ultimi libri: Il breve viaggio. Giaime Pintor nella Weimar nazista (premio Capalbio e premio Salvatore Valitutti) e I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte. 1938-1948, (premio letterario internazionale Isola d’Elba-Raffaello Brignetti, premio Alessandro Tassoni, premio Vladimir Nabokov, premio Ninfa Galatea-Lido dei Ciclopi). Ha realizzato trasmissioni... Approfondisci
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