Una barchetta di carta

Attilio Del Giudice

Collana: Evasioni
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 28 marzo 2008
Pagine: 162 p., Brossura
  • EAN: 9788861650220
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Descrizione
L'eliminazione degli artisti, si disse, era stata dettata dalla volontà di purificare il Paese dalla fantasia, fonte di degradazione morale e ostacolo micidiale per la produttività e lo sviluppo.

€ 4,25

€ 8,50

Risparmi € 4,25 (50%)

Venduto e spedito da IBS

4 punti Premium

Disponibile in 3 gg lavorativi

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Luisa Carrada

    07/12/2008 22:07:13

    A chi conosce il pennello di Del Giudice (le sue pittate quotidiane sono sul web), oltre che la sua penna, certi personaggi della Barchetta sembrerà proprio di vederli a colori: la fachira, il travet Aiace Armitrano, il killer Paco... La barchetta va leggera e veloce sulle onde, e noi lettori attraversiamo con lei cinquant'anni di storia italiana, ma non mancano gli sguardi nella profondità del mare dell'animo umano e i suoi misteri: la tentazione, la creatività, la passione, la morte. Bellissimo.

  • User Icon

    Antonio

    16/11/2008 18:16:10

    Sono stato riluttante a leggere questa raccolta di racconti, nonostante l’entusiastica segnalazione di mia moglie, questo perché ai racconti preferisco di gran lunga la lettura di romanzi e di saggi storici (un’idiosincrasia un po’ superficiale, lo ammetto). Ma ieri, finalmente, ho letto Una barchetta di carta e devo dire che ne sono rimasto piacevolmente colpito.C’è, in questo libro, una grande varietà di temi,di forme di scrittura e di registri; per esempio, si va dalla “soavità” del primo racconto, all’estrema “terribilità dell’ultimo, così che ill lettore può scegliersi il racconto che più lo affascina e lo coinvolge. Nella mia graduatoria virtuale, che non è stata facile perché i racconti sono tutti belli, ho messo al primo posto quello intitolato: Lo scrittore e la realtà, che, peraltro, è lungo e ha la struttura di un piccolo romanzo. Qui Del Giudice affronta il tema del rapporto dello scrittore con la realtà . Se uno scrittore vuole attingere dalla raltà ed esserne l’interprete, o è in grado per capacità e forza morale di andare fino in fondo, fino alle verità, oppure la realtà stessa lo distrugge, lo annulla come scrittore. Il tema è attualissimo, specialmente dopo lo spartiacque di Gomorra e Del Giudice percorre la problematica con la consueta fluidità linguistica, con le sue spiccate attitudini di cantastorie e con assoluta indipendenza dalle mode letterarie.

  • User Icon

    Luigi De Luca

    30/10/2008 18:31:24

    Quando questo libro arrivò in redazione fu una giornata bellissima: Attilio Del Giudice era tornato! Non abbiamo mai nascosto la nostra passione per questo autore e ritrovarlo pubblicato da Gaffi Editore è stato un piacere, anche sotto l’aspetto estetico: il volumetto è stampato in un comodo formato tascabile e la copertina ha un riquadro ritagliato che in parte mostra, e in parte nasconde, l’immagine intera presente in terza pagina, che accompagnerà il lettore nella scoperta di questa raccolta di racconti. Difatti è proprio attraverso questa finestra ritagliata che entriamo nel vivo dei contenuti, per “navigare” tra numerose storie catalogate per decenni, dagli anni ’50 fino ai nostri giorni. Stavolta, quindi, non ci troviamo di fronte ai personaggi seriali conosciuti negli ottimi noir precedenti. No, Attilio ci fa conoscere nuove trame tracciandole con la sua penna raffinata e il suo stile inconfondibile. I racconti sono brevi e intinti di humour nero, cinismo, magia e realtà. Troviamo personaggi fantastici a cui ci si affeziona, di cui si “divora” la vita seguendo le loro vicende fino alla conclusione, che spesso lascia un sorriso amaro. Degno di una particolare menzione è il testo degli anni ’90 “Lo scrittore e la realtà”: ci sono tutti i presupposti per farlo diventare una storia indipendente, un libro a sé… e se Attilio non lo ha già pensato, glielo suggeriamo noi! "Una barchetta di carta" è un'altra conferma delle capacità di Del Giudice, è una chicca da avere in biblioteca e regala istanti di pura neo-letteratura e pennellate di avanguardismo, perché Attilio non ha mai temuto di essere un autore fuori dagli schemi ingessati di molti pubblicazioni contemporanee. E per leggere questo genere di libri un ringraziamento va fatto anche alla casa editrice che, in tempi difficili e in un paese dove non si legge mai abbastanza, scommette e investe sul talento dei suoi autori. Gaffi e Del Giudice: un’accoppiata che non dimenticheremo. Da leggere.

  • User Icon

    Gian Paolo Grattarola

    15/09/2008 20:20:01

    E’ un testo agile e brillante, articolato in sei coppie di racconti che spaziano dal fascino retrò degli anni ’50 all’ambiguità dei nostri giorni. I decenni sono come tralicci a cui Attilio Del Giudice appende, di volta in volta, due racconti animati da personaggi dalla psicologia complessa ed in cerca di una vita propria. Sono ambientati nella provincia di Caserta, che diviene così scenario di una lunga storia corale, nella quale il destino dei singoli si intreccia al progressivo venir meno delle secolari certezze provinciali. Con un acume ed un disincanto spiazzante, l’autore racconta personaggi che paiono prigionieri dell’incolmabile abisso tra la purezza degli ideali e la meschinità delle passioni più torbide, le debolezze più autenticamente umane che li portano ad occupare un posto in prima fila nel teatro del gaudio effimero. Del Giudice, ripercorrendo le tappe della vicenda sociale, si interroga continuamente sul rapporto tra arte e vita, fra l’ansia che si cela dietro alle facciate indifferenti e tranquille della città di provincia e la voglia di guardare fuori. Con l’intento di afferrare l’indecifrabile ambiguità della vita, la violenta contraddizione tra l’ineludibile e la ricerca, l’orrendo potere del male, che è latente in ognuno di noi ed ha solo bisogno di un detonatore per liberarsi. Lo scoppio avviene per cause apparentemente minime, immaginarie o casuali, ma che ben rappresentano l’eco di un malessere, gli effetti di una trama sociale sfilacciata e profondamente logorata. Sospeso tra il sogno e la realtà, il grottesco e la tragedia l’autore non perde mai il senso dell’ironia né la tenerezza per quei momenti che mantengono in vita il cuore dell’uomo. E ci aggancia facendo risuonare qua e là qualche cupa nota della nostra personale esperienza.

  • User Icon

    Aldo

    09/09/2008 12:57:57

    Una Barchetta di Carta si propone come un viaggio nel tempo: dagli anni 50 a oltre il 2000. L’autore, Attilio Del giudice, fa pochi accenni ai fatti salienti della storia (eccettuati il drammatico sequestro Moro e l’annientamento della scorta nel racconto: Talia e Psicologo, ambientato negli anni 70); tuttavia Una Barchetta di Carta ci restituisce lo spirito del tempo, del secondo cinquantennio del secolo scorso, degli anni che stiamo vivendo e, attraverso una metafora di gusto orwelliano, perfino di un possibile terribile futuro. Un piccolo libro di grande interesse, dove la drammaticità si alterna alla comicità, una scrittura leggera a una scrittura concettualmente densa. Mi pare che questi 11 racconti e il breve romanzo, Lo scrittore e La Realtà che formano la raccolta, reggano il confronto con le altre opere di Del Giudice e anche con La Vita Incagliata, che considero un piccolo gioiello.

  • User Icon

    lidia

    01/09/2008 19:49:30

    Credo che Una Barchetta di Carta di Attilio del Giudice sia uno dei libri più interessanti apparsi sulla scena letteraria negli ultimi mesi. Alla sua quinta prova lo scrittore casertano conduce il lettore in una sorta di viaggio nel tempo: dagli anni 50 al 2000 e oltre. Lo fa affrontando vari temi, taluni complessi e profondi, e vari registri espressivi. Con La Barchetta Del Giudice riscopre il gusto della metafora e, attingendo generalmente dalla realtà, sa accogliere nella sua prosa anche quel vitalismo narrativo che talvolta incontriamo nella letteratura detta “di genere” (dal giallo al fantastico, al fantascientifico). Tutto si dipana in uno stile fluido, una scrittura, come osserva Andrea Carraro, di grande leggibilità e disegnando sapientemente personaggi e situazioni, così che il lettore viene inchiodato al libro dalla prima a l’ultima pagina. Concordo con quanto dice Adriana Zarri: La barchetta di Carta è imperdibile. Lidia

  • User Icon

    Marco Umberto M.

    02/08/2008 08:38:32

    Deviamo dalla trama: che non c'è, il libro gira solo intorno ad una idea che gli anziani siano da liquidare, da sopprimere. Che habbia ragione? Comunque da leggere, nonostante le mie riserve.

  • User Icon

    Vito

    02/08/2008 01:44:55

    Racconti discutibili, alambiccati nel linguaggio e scombiccherati in un andirivieni furioso e confuso nel tempo. Non è il Del Giudice che conoscevo con la morte del carabiniere, ma solo un suo epigono stanco.

  • User Icon

    Adriana Zarri

    15/07/2008 08:45:07

    Quando si legge del giudice si resta estasiati dallo stile e dalla coerenza ai valori fondanti del suo impegno letterario, e in questo libro che raccoglie i suoi migliori recenti racconti, non si resta delusi, anzi lo consiglio a tutti. Lo considero imperdibile.

Vedi tutte le 9 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione