Il barone sanguinario

Vladimir Pozner

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 23 maggio 2012
Pagine: 320 p., Brossura
  • EAN: 9788845926914
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Descrizione
Quando accetta la proposta di Blaise Cendrars di scrivere un libro per la sua collana di biografie di avventurieri, e sceglie - in modo apparentemente incongruo per un comunista militante - di occuparsi del barone von Ungern-Sternberg, Vladimir Pozner non immagina certo che questa volta non gli basterà consultare (come aveva fatto per Tolstoj è morto) una mole immensa di documenti, ma che gli toccherà condurre un'ardua inchiesta, nel corso della quale imboccherà, per poi abbandonarle, una quantità di false piste e si imbatterà in testimoni più o meno inattendibili: dall'ex colonnello di Ungern ridotto a fare il tassista alla coppia di decrepiti aristocratici parigini che hanno conosciuto il barone in fasce (e che di quel paffuto bebé gli manderanno una foto), sino a "fratello Vahindra", il sedicente monaco buddhista che spaccia per il figlio segreto dello stesso Ungern il pallido adolescente dai tratti asiatici con il quale vive in una squallida mansarda... A poco a poco, però, il narratore riesce ad afferrare il suo eroe, e ce ne svela gli aspetti più inquietanti e contraddittori (nonché ambiguamente seducenti): solitario, taciturno, imprevedibile, irascibile, sadico, paranoide, ferocemente antisemita, superstizioso, misogino, frugale, idealista, marziale, il barone Ungern ha tendenze mistiche, si considera erede di Gengis Khan e si crede investito di una missione provvidenziale - quella di riconquistare l'Occidente partendo dal cuore della Mongolia.

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    RapportidiForza

    15/10/2016 10:33:03

    Colui il quale volesse leggere una biografia seria e ponderata sul tema del Barone e delle sue guerre in Mongolia,é tenuto a stare lontano da questo libro. Pochissime sono le informazioni sul contesto storico, sugli uomini coinvolti, i fatti d'arme. Pochissime le date, ancora più misere le descrizioni di luoghi ed eventi, peraltro narrate in uno stile confusionario. L'autore non si é inoltre voluto impegnare nel dare alla sua opera una connotazione "biografica", che invece sarebbe stata fondamentale visto che il libro ha la pretesa di occuparsi di un personaggio realmente esistito. D'altra parte, l'impressione che si ricava leggendo certi passaggi, é che l'autore si sia voluto servire di quest'opera per esaltare il movimento comunista bolscevico: si pensi a quando i lama buddhisti vengono definiti come "sifilitici e pederasti", o ai numerosi passaggi in cui i vari agenti comunisti vengono descritti con una tale parzialità, sotto una luce talmente irrealistica, da far venir voglia di gettare il libro altrove. Un consiglio: se si decide di scrivere una biografia su un personaggio storico, bisogna essere disposti a mettere da parte le proprie convinzioni politiche o, perlomeno, tenerle a bada in modo che l'opera che poi verrà venduta e letta non sia così vergognosamente falsa e di parte.

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    DerAlteFritz

    07/10/2016 09:08:38

    Assolutamente sconsigliato, poiché: 1) L'opera é un "nulla: non é né un romanzo, con tutta la sua caraterizzazione dei personaggi, l'intreccio narrativo, il conflitto, il dramma, lo scioglimento; né una biografia, con il necessario corollario di informazioni fattuali, esaustive e puntuali. Troppo scarno per essere romanzo e troppo romanzato per essere biografia di un personaggio realmente esistito. 2)Questo libro è vergognosamente fazioso. Nessuno si aspetta che un autore faccia l'apologia del "barone sanguinario", ma un minimo di obiettività é richiesta quando si tratta di temi spinosi come i conflitti idologici che, in questo caso, vedono i comunisti opposti agli zaristi. L'idealizzazione dei personaggi comunisti sfiora il patetico. Ci si sente letteralmente presi in giro, fa venir voglia di chiudere il libro. Tutte le figure del raggruppamento bolscevico sono: buone, sensibili, animate da alti ideali, vittime della crudeltà dei loro nemici. Gli zaristi, invece, vengono rappresentati come: avidi, doppiogiochisti, sleali, meschini, sordi a qualsiasi valore (e allora chi glielo fa fare di andare a combattere in Mongolia a -40°, domando io?). Persino i buddhisti tibetani e mongoli vengono ridicolizzati, quando invece le fonti storiche serie (quindi non Pozner...) riportano un'immagine completamente diversa. C'é bisogno di aggiungere altro? Questa faziosità non può essere tollerata in un libro che ha pretese biografiche. Distorce la storia e fa propaganda ad un movimento totalitario come quello comunista. La carica mistica di quelle che furono le motivazioni della fazione anti-bolscevica non viene minimamente esplorata. Si aggiungano, infine, lo stile frammentario, i salti temporali ingiustificati, la mancanza di dettagli e profondità, e si ottiene un'opera disconnessa e priva di valore che non informa e, anzi, confonde.

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    sergio colombo

    22/11/2012 09:29:21

    Ben scritta una storia-avventura lontana nello spazio e nel tempo su un aristocratico, sadico, nazista ante litteram. Evocativa, si svolge durante la rivoluzione russa nei luoghi dell'Asia centrale Mongolia Transbajkalia, Turkestan, il personaggio è presente anche in Corto Maltese di Hugo Pratt. Tuttavia il suo assoluto e folle nichilismo, ne fanno proprio un soggetto da fumetto e la sua biografia romanzata è proprio una lettura del tutto inutile.

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