Bartleby lo scrivano

Herman Melville

Curatore: G. Celati
Editore: Feltrinelli
Edizione: 12
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
In commercio dal: 17 giugno 2015
Pagine: XXVI-110 p., Brossura
  • EAN: 9788807902055

31° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Classica (prima del 1945)

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Descrizione
"Bartleby lo scrivano", apparso nel 1853, tra i più bei racconti dell'epoca moderna, parla di un comico scrivano che rivendica l'ozio e il silenzio, contro tutte le pressioni dell'utilitarismo americano. Imitato, meditato e tradotto da alcuni dei massimi scrittori contemporanei, come Borges, Beckett, Michel Leiris, Georges Perec, Italo Calvino (che intendeva dedicargli l'ultima delle sue "Lezioni americane"), è anche una parabola sul lavoro di scrivere destinata a sconvolgere molte idee. La traduzione di Gianni Celati ce lo restituisce in tutta la sua freschezza, con una umoristica adesione ai tic di Bartleby (per esempio la sua celebre frase: "Avrei preferenza di no"). Inoltre Celati presenta un suo studio sull'esilarante scrivano, la versione delle lettere di Melville nel burrascoso periodo di passaggio da "Moby Dick" a "Bartleby" e un elenco ragionato delle varie interpretazioni del racconto.

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Recensioni dei clienti

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    Trixter

    14/12/2018 12:42:36

    Poche pagine consentono a Melville di costruire un personaggio tanto originale quanto memorabile. Scritto benissimo, Bartleby è da considerare un piccolo capolavoro. Personalmente, tra i testi brevi, preferisco "Benito Cereno", ma anche le vicende di questo originale scrivano sono difficili da dimenticare. Lettura imprescindibile.

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    elj

    17/11/2018 17:34:35

    《Preferirei di no》 è la frase che il protagonista ripete, incompreso. Racconto ottocentesco che anticipa temi del 900. Il capolavoro, a mio avviso, di Melville.

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    BlueJay

    06/11/2018 18:02:21

    Novella di una bellezza incredibile nel tratteggio psicologico dei personaggi.

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    Carmine

    22/09/2018 15:38:01

    Pubblicato nel 1853,"Bartleby lo scrivano" anticipa in modo sorprendente i temi che percorreranno tumultuosamente tutto il 900,quali l'assurdo e la comprarsa nel romanzo moderno del personaggio strambo,alienato e inetto:Zeno Cosini e Vitangelo Moscarda giusto per citarne alcuni. Così un giorno, nel laborioso ufficio legale di un avvocato di Wall Street,già coadiuvato nel suo lavoro da tre altrettanto atipici dipendenti, giunge lo strambo Bartleby in cerca di una occupazione.Dopo un iniziale lavoro alacre, il nuovo arrivato comincia a manifestare sempre più idiosincrasia per i suoi compiti, attirando le ire dei suoi colleghi e destando lo sconcerto del narratore/avvocato,prima stizzito e poi angosciosamente sorpreso dalla spiazzante frase ricorrente di Bartleby:"avrei preferenza di no". Proprio con questo motto ricorrente lo scrivano si ribella alla prammatica della neonascente classe capitalista(se ne potrebbe leggere una critica feroce) e alla vita stessa,con le sue insulse consuetudini e morali;ma le interpretazioni possono variare e hanno tanto appassionato la critica. Bartleby è l'anello mancante che non permette alla catena la sua continuità,che scuote dalle fondamenta le poche certezze che l'uomo moderno si è creato, sull'orlo di una profonda crisi esistenziale che spadroneggierà per tutto il secolo successivo. Smetterà di lavorare e occuperà abusivamente l'ufficio, fintanto da costringere il narratore a trasferirsi.Ma oramai un sottile filo lega i 2 in modo irreversibile, l'avvocato è attratto inesorabilmente da Bartleby e lo assisterà nell'ora della fine, cosciente di quell'assurdo che è ormai parte integrante della realtà e di cui Bartleby è l'esempio lampante.

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    sara

    18/09/2018 11:50:55

    “Avrei preferenza di no”. Citazione paradigmatica del racconto di Melville. Bartleby è uno scrivano che letteralmente vive in ufficio, ma non svolge il suo lavoro. La sua è una tanto feroce quanto silenziosa rivolta contro l’utilitarismo, l’ossessione della produttività, la scalata sociale come massima aspirazione: è uno scardinamento dei principi su cui si regge la società borghese. Eppure, allo stesso tempo, è una rivolta si attorciglia su se stessa, destinata a fallire in questo contromovimento; forse destinata a fallire per la sua stessa natura di negazione assoluta. Molto apprezzabile che l’editore abbia inserito le recensioni di penne illustri. Dà l’idea del suo immenso impatto culturale. Consigliatissimo.

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    n.d.

    19/10/2017 15:49:39

    Libro interessante e particolare

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    Cristiano Cant

    14/09/2017 06:21:43

    Bisogna avere la forza d'essere lettere smarrite, anonime missive respinte da ogni recapito umano, creature perse su questo suolo cadute per qualche errore dalla posta del cielo, per vivere come Bartleby. Fermi al centro di una passività ormai totale, trincerati in un disobbedire serafico, senza spiegazioni, un contro che blinda ogni reazione consegnandosi al traguardo di un'unica frase. Forse nessuna fine è più riuscita. Chi è in effetti più inattuale di Bartleby? Chi depone ogni azione, ogni mossa rompendo ogni legame nella più alta ribellione possibile? Come se ogni senso fosse già vano di fronte a un mondo troppo sordo per afferrare anche le minime istanze di un cuore tanto imprendibile. Bartleby non ha vicini, non confina che con se stesso, dimorando da sempre in quel reame bastevole e risolto che è la sua mente lontana. Forse è "il nulla come pura assoluta potenza" per citare la lettura che ne offre Agamben, forse "l'uomo istantaneo, senza possessi e qualità" per dirla con Deleuze. Quindi il più saggio degli individui se con tre sole parole scioglie la matassa del vivere, l'enigma racchiuso nel destino. La scia di questo meraviglioso racconto rimarrà in ogni caso commossa e misteriosa vertigine. Quanto avrà riso Melville ad inserire nelle strade di Wall Street questo spirito angelico, questa stella disobbediente in mezzo alla lebbra conclamata di un mondo che si insaliva le mani per contare denaro? Conoscete rivolta più suprema? Il suo silenzio celeste contro le grida di rozzi figuri che pensano di avere in mano le redini della ricchezza, e invece son meno di miserabili berciatori indegni anche di maneggiare una clava. E tuttavia era anche inutile azzardare un gioco recensorio, perché al di là di ogni sfida, di ogni elogio e di ogni frase ammirata, la miglior formula a ricoprire di umile orgoglio questo scritto superbo, questo capolavoro aperto al prodigio che solo la letteratura sa scoprire sarebbe stata, ed è: "Preferirei di No".

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    Simone

    18/07/2016 18:17:36

    Libro molto particolare, un lungo racconto che descrive un personaggio davvero curioso, una sorta di messia dell'ostruzionismo pacifico, quasi un asceta, misterioso, silenzioso, irremovibile nelle sue posizioni. Melville è una garanzia, uno degli autori che prediligo: dopo Moby Dick, Benito Cereno e Bartleby ho proprio voglia di completare la sua opera omnia.

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    angelo

    16/06/2016 14:38:38

    Ingredienti: uno scrivano taciturno e trascurato, un'espressione reiterata poi divenuta celebre (I would prefer not to), una continua non scelta come filosofia di vita, un racconto di poche pagine ma dalle molte interpretazioni. Consigliato: a chi vive nell'ombra tra solitudini e abitudini, a chi vuole interrogarsi su un personaggio tanto semplice quanto misterioso.

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