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Paul Jankowski

Curatore: G. Breccia
Traduttore: L. Santi
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2014
Pagine: 404 p. , Rilegato

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Guerra e difesa - Guerra e operazioni di difesa

  • EAN: 9788815253613

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    Renzo Montagnoli

    28/08/2015 17.13.19

    Nel corso della prima guerra mondiale furono combattute grandi battaglie sul fronte occidentale, ma la più conosciuta è quella di Verdun, uno scontro che vide contrapposti francesi e tedeschi in un periodo di tempo che va dal 21 febbraio 1916, allorché i secondi scatenarono un'offensiva con un bombardamento di artiglieria quale si era mai visto fino ad allora, e il dicembre dello stesso anno, dieci mesi di attacchi e contrattacchi che si conclusero con un nulla di fatto, ma con immense perdite da ambo le parti (400.000 uomini circa per i francesi, 355.000 per i tedeschi). Fu senz'altro una battaglia insensata, poiché Verdun non rappresentava un obiettivo strategicamente importante, eppure fu combattuta come se dal suo esito dipendessero le sorti del conflitto, e in un certo senso questo stillicidio di morte ebbe il suo peso, poiché fu uno dei motivi per cui gli Stati Uniti decisero di entrare in guerra l'anno successivo.Paul Jankowski, professore di storia nella Brandeis University del Massachusetts, ha affrontato la spinosa questione di dimostrare l'inutilità di questa lunghissima battaglia e lo ha fatto con questo libro intitolato appunto La battaglia di Verdun. Se non ho nulla da obiettare sui concetti espressi devo pur tuttavia rilevare una grevità non trascurabile che, anziché portare il lettore a un suo progressivo interesse, finisce con rendergli faticosa, se non difficile o addirittura opprimente la lettura. Il ribadire di continuo il suo giudizio iniziale, pur supportandolo via via con nuovi elementi, finisce per inaridire l'esposizione, per far dimenticare le sofferenze delle centinaia di migliaia di soldati che combatterono. Un tecnicismo quindi eccessivo, qualche ragionamento logorroico finiscono con il disturbare chi si attende, oltre certamente al tentativo di pervenire una verità, una vena di pietà, tanto più necessaria ove si tenga conto che al tanto, troppo sangue versato non si contrappose un esito determinante.

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    Salvatore

    01/04/2015 11.34.37

    Un'interessante descrizione della battaglia combattuta tra Febbraio e Dicembre del 1916 tra le truppe francesi e quelle tedesche sul tratto della Mosa vicino alla località che ha poi dato il nome alla battaglia. Questo scontro mi è apparso paradigmatico dell'intero conflitto e delle sue logiche assurde. Infatti diversamente da quel che avevo finora creduto, non si è trattato, secondo l'autore, di un tentativo dello stato maggiore tedesco di dissanguare l'esercito francese in una sorta di tritacarne umano scientificamente predisposto, ma di un attacco, concepito inizialmente come facente parte di una strategia di più vasta portata volta a creare dei diversivi da sfruttare poi in una successiva fase, che per motivi che si potrebbero definire di prestigio bilaterale, ha finito per divenire una sorta di questione di principio per tutti e due i contendenti. Con conseguenze le più tragiche possibili. Concentrate in un'area tutto sommato non amplissima, centinaia di migliaia di persone sono state esposte a turno al bombardamento continuo di cannoni di calibri diversi ( più grossi i tedeschi, più piccoli ed a tiro rapido - tra cui i leggendari 75 , in grado di sparare più celermente di un fante armato di fucile monocolpo - i francesi), venendo massacrati senza scampo da una morte tanto casuale, quanto inesorabile ed impersonale. Pochi i colpiti dalla fucileria. Ancora una volta ho cercato di comprendere l'impatto che deve aver avuto la guerra supertecnologica sul soldato tipo della prima GM, quasi sempre un contadino che al massimo nel fine settimana imbracciava la doppietta a bacchetta per andare a caccia: la micidiale e spettacolare coreografia dell'artiglieria doveva fare un'impressione analoga a quella che potremmo avere noi se potessimo all'improvviso vedere le "navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione".

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