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Lucio Villari

Editore: Laterza
Edizione: 10
Anno edizione: 2009
Pagine: 345 p. , Brossura
  • EAN: 9788842091028

Recensioni dei clienti

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    diablo

    05/09/2011 12.26.50

    un libro ben scritto e di notevole spessore..l'unico difetto che gli si potrebbe trovare è un atteggiamento un po' apologetico del risorgimento con conseguente sottovalutazione del ruolo fondamentale, ormai consolidato dalla più recente storiografia, ricoperto dalla massoneria delle principali potenze europee come francia ed inghilterra senza le quali l'unità nazionale sarebbe avvenuta forse, ma con profondo ritardo

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    franco

    12/06/2010 09.37.24

    Nel panorama dei libri di argomento simile, la storia d' Italia nel periodo risorgimentale (per esempio quello uscito qualche anno addietro di Banti, sempre pubblicato da Laterza)questo volume di Villari si distingue per vari motivi. Intanto è scritto bene, con scioltezza e quindi si fa leggere volentieri; poi fa ricorso anche a riferimenti esterni al mondo politico e ideologico in cui si svolgono le principali elaborazioni risorgimentali, gettando lo guardo alle creazioni del melodramma, soprattutto verdiano e alle poesie leopardiane più schiettamente legate ai sentimenti del momento. Tutto ciò, unito all'attenzione a quanto ribolle in Europa nel periodo, rende "Bella e perduta" un libro di cultura storica generale indispensabile in questo anniversario dell'Unificazione che ci accingiamo a festeggiare: il Risorgimento posto su di uno sfondo europeo, influenzato al suo nascere dall'invasione napoleonica portatrice di piccole repubbliche innovatrici a fine 700, che rimane sempre legato agli eventi europei, tanto nel 1820-21, quanto nel 1830, per giungere al culmine nel fatidico 1848, quando l'ordine repressivo della Restaurazione viene scardinato per la prima volta. Interessanti anche le pagine di analisi dei cambiamenti epocali provocati dallo svilupparsi del capitalismo, che sollecitano le posizioni, per esempio, del giovane Cavour e, in modo opposto, degli stessi Borboni di Napoli, pronti a sfruttare il progresso in modo riduttivo e strumentale, reprimendo brutalmente le idee innovatrici (come del resto avevano iniziato a fare con i patiboli del 1799). Nel capitolo sesto, dedicato al decennio 1850-60, e poi in quello successivo che giunge fino a Roma capitale, Villari coglie molto bene le contraddizioni, le convergenti ma opposte strategie garibaldina-democratica e moderata cavouriana che portarono al miracoloso esito finale dell'Unità che, pur con tutti i limiti e le difficoltà illustrati nell'ultimo capitolo, egli giustamente difende perchè portatore di libertà e modernità.

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