Le benevole - Jonathan Littell,Margherita Botto - ebook

Le benevole

Jonathan Littell

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Traduttore: Margherita Botto
Editore: Einaudi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Dimensioni: 2,29 MB
Pagine della versione a stampa: 953 p.
  • EAN: 9788858410806
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Nato in Alsazia da padre tedesco e madre francese, Maximilien Aue dirige sotto falso nome una fabbrica di merletti nel nord della Francia. Svolge bene il suo lavoro, è un uomo preciso ed efficiente. Preciso ed efficiente, del resto, lo era stato anche negli anni del nazismo, quando fra il 1937 e il 1945, aveva fatto carriera nelle SS in Germania. Pur essendo un nazionalsocialista convinto, il giovane e brillante giurista era entrato per caso nel corpo, punta di diamante del Reich hitleriano: fermato dalla polizia dopo un incontro omosessuale, aveva accettato di arruolarsi per evitare la denuncia. Nel 1941 Max è sul fronte orientale, dove dà il suo contributo al genocidiodi ebrei, zingari e comunisti. Al crepuscolo del nazismo, viene in aiuto a Max il suo bilinguismo: assumendo l'identità di un francese deportato in Germania, riesce a fuggire. Trascinato dalla corrente della storia e inseguito da fantasmi che, come furie benevole dei greci, le eumenidi, cercano vendetta, Max Aue è parte di noi, la parte più nera.
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    Michael Moretta

    27/08/2012 12:05:29

    Leggere questo libro ha richiesto tempo ma soprattutto molto impegno. L'ho trovato davvero molto bello. Ho letto molti altri scritti sul nazismo ma mai prima d'ora mi ero imbattuto in un libro così ricco di informazioni che, messe insieme, danno un quadro molto esaustivo del periodo nazista in Germania ed in Europa. Il personaggio di Max Aue è inventato ma l'autore lo usa solo per introdurci nella realtà e farci conoscere i gerarchi nazisti. Incontriamo e conosciamo Aue tenente, e lo lasciamo tenente colonnello. La sua ascesa ci permette di venire a contatto con i gerarchi nazisti, con cui a poco a poco viene a contatto anche lui, e con cui comincia ad intrattenere rapporti sempre più stretti. Incontriamo così Himmler, il potentissimo capo delle SS, Speer, il ministro per gli armamenti, Eichmann, l'architetto delle deportazioni degli ebrei, Höss, il capo del famigerato lager di Auschwitz,alla dine anche Hitler stesso, e tanti altri che hanno scritto queste tristi pagine della nostra storia. Ma soprattutto incontriamo soldati semplici o caporali, che nella loro brutalità eseguono ordini e che non hanno la forza, il coraggio o semplicemente la possibilità di sottrarsi ai massacri che vanno a compiere. Ho trovato le descrizioni degli eventi molto crude, certo....ma deve essere così, non può essere diversamente. Però ho potuto apprezzare lo sguardo diverso con cui vengono descritti i personaggi e gli eventi. Accanto alla folle sistematicità con cui vengono sterminati ebrei, zingari, russi, handicappati, malati di mente si sottolinea la crescente corruzione del Reich, la disorganizzazione, gli interessi particolari portati avanti dai ministri, che hanno contribuito in modo determinante, forse decisivo, al tracollo di un impero che è arrivato alle porte di Mosca. Le Benevole è quindi un libro davvero interessante, mai banale e che ci permette di vedere il nazismo attraverso altri occhi, viverlo non dalla parte degli oppressi ma dalla parte degli oppressori.

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    Adriana

    06/06/2012 11:43:51

    Non metto in dubbio le perversioni e le bestialità descritte, ma è proprio il gusto sadico e l'abbondanza di particolari con cui vengono più e più volte riportate a rendere la lettura e la struttura stessa del romanzo ostica, sgradevole e pure noiosa. L'accuratezza storico-documentativa passa decisamente in secondo piano rispetto al senso di disgusto via-via crescente. Più che 'scomodo' questo romanzo è una vera e propria porcata: INCLASSIFICABILE.

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    Massimiliano

    30/11/2011 11:21:29

    Libro fantastico, uno dei migliori che ho letto negli ultimi anni.

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    giorgio

    10/10/2010 17:38:13

    non ho letto guerra e pace(è uno dei prossimi),non posso commentare il parere di alice,che sarà sicuraente vero.Che dire?piaciuto??il piacere è ben altra cosa:crudo,crudele,ma,nel contempo,una ricerca storica monumentale.Mi ha causato più di un incubo.Il mio timore era che si soffermasse sulla sofferenza del singolo,sulla descrizione particolareggiata delle atrocità:ciò non è stato,ma è un romanzo tremendo.Secondo me è da leggere assolutamente:la conoscienza non può essere sempre gradevole.Come medico,talora,devo scavare nella malatia,ma seve per evitare altri dolori

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    ALICE

    31/08/2010 09:25:25

    Mi fermo su due punti relativi all’arte di questo romanzo: la costruzione e l’invenzione. Quanto alla costruzione: è un libro duro e faticoso per l’argomento agghiacciante, per la mole e per la dettagliata ed eccellente descrizione della burocrazia e delle cose militari, molto ben documentato. Il punto è un altro: l’invenzione, intesa come forma di conoscenza dell’uomo, del mondo. Ebbene, qui “Le benevole” non mi hanno convinta. Ma ve la ricordate la morte del principe Andrej in “Guerra e pace”? Il trascolorare del suo stato di coscienza, la pace sorprendente prima della morte, il distacco dalle persone e dalle cose… Immenso esempio di come l’invenzione del racconto dica un aspetto della realtà della vita, la faccia conoscere di più, una sorta di comune e condiviso patrimonio universale. Questo è il “quid” della letteratura: non c’è in un saggio, in un trattato di filosofia, di psicologia (forme di conoscenza che hanno altri modi e altre visioni, altri risultati, prospettive). Le pagine sullo stato di allucinazione dopo la ferita alla testa di Max Aue, la paranoia e le ossessioni sono solo parzialmente riuscite sotto questo aspetto, ma nel complesso ebrei e nazisti sono descritti presentando diverse tipologie di atrocità, ma l’accatastamento di una casistica degli orrori non equivale ad aumentare la conoscenza profonda e a svelare una visione nuova, illuminante. Non parlerei di capolavoro, tuttavia “Le benevole” sono una “Summa” riuscita che raccoglie ed elabora molto di quanto si è scritto su quegli anni. Da leggere assolutamente, fino all’ultima pagina, come si dovrebbe leggere il più possibile su questo argomento, perché la memoria è una possibilità irrinunciabile.

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    incaro

    30/04/2010 12:11:05

    romanzo monumentale, denso, in certi momenti pesantemente tecnico, in altri straordinariamente ispirato; ovviamente non è un libro normale, e non è un testo facile da affrontare. ma è costruito su basi ben solide, ed anche nelle lunghe divagazioni è strutturato alla perfezione. oscuro.

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    lucioluc

    03/04/2010 10:28:36

    Libro impressionante soprattutto per l'intenzione. Non passa pagina in cui perdendosi tra le disquisizioni inutili dei personaggi su tattica militare, gerarchie, tecnicismi, organigrammi complessi del sistema nazista, non si pensi con sconcerto ai migliaia di innocenti massacrati quotidianamente mentre questi pazzi assassini continuano banalmente il loro chiacchiericcio. E' il trionfo dell'assassinio spersonalizzato in una macchina burocratica diabolica. E' il nostro mondo di tecnocrati e burocrati senza etica nè coscienza. Lo confronto con L'Arcobaleno di Pynchon, altro grande libro sulla guerra che ho letto subito prima di questo, scritto in modo magistrale (Littell non scrive bene) ma alla fine dispersivo e senza la potenza di fuoco de Le Benevole. Libro davvero importante.

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    stefano

    17/12/2009 13:35:03

    Altro esempio di risultato non all'altezza delle ambizioni. L'intenzione era scrivere il romanzo "definitivo" sull'olocausto, dal punto di vista dei carnefici. Si ottiene un romanzo certe volte un po' prolisso, sicuramente interessante nella competente descrizione della burocrazia dello sterminio, con un rappresentazione piu' che efficace, anzi agghiacciante, della "Aktion" in Ucraina, della guerra in Russia, della caduta di Berlino. Ma a mio parere non riuscito nel personaggio principale, l'SS Aue, le cui deviazioni sessuali (e mi riferisco al rapporto incestuoso con la gemella) lo rendono ben poco "esemplare", anzi, fanno piu' pensare al filone nazi-porno che al romanzo storico. Possibile che questi SS devono sempre essere presentati come dei depravati? Una persona comune come protagonista avrebbe reso il risultato migliore (esemplare), od almeno non avrei saltato a pie' pari parecchie pagine.

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    maurizio mercuri

    03/09/2009 08:49:04

    Beh che dire, forse le premesse c'erano tutte, poi la curiosità di uno scrittore di religione ebraica che crea il suo alter ego in un giovane ufficiale nazista ... si ma a rimangono le innumerevoli pagine inutili che si sarebbero potute ridurre almeno della metà, molto mi è sembrato di un libro costruito a tavolino, la stessa omossessualità del protagonista appare un ulteriore "scandalo" tra le pagine e per la critica, parlando di un carnefice, nazista, che assiste indifferente agli orrori del fronte orientale, con se ricordo bene una relazione incestuosa con la sorella ... l'autore ha voluto creare un mostro senza poi aver la forza di distruggerlo fino in fondo ... insomma tanto rumore per nulla

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    Marco

    30/07/2009 19:04:47

    Il vero capolavoro si ha quando ogni pagina di un libro contribuisce a renderlo tale; nel caso di questo libro, l'autore avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato con 200 pagine in meno. Ecco perchè penso che "Le Benevole" non sia un capolavoro, ma soltanto un bel libro, in alcune parti un pò noioso, in altre davvero efficace ed originale.

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    Mik

    18/07/2009 17:44:58

    Questo romanzo - che fuori dai denti, senza inutili infingimenti, non esiterei a definire grande - ha due meriti: il primo è quello di offrire un coinvolgente affresco - e non un semplice bozzetto, come ormai è usuale - di un universo che in fin dei conti è appena dietro l'angolo. Il secondo è quello di farlo senza pretesa di essere la testimonianza di un tragico vissuto. La digestione della ecatombe nazista è avvenuta e il risultato - stomachevole per molti - è in realtà ricco di vitamine e fa bene alla pelle. Insuperabili (ovviamente nella resa del loro orrore allucinato, ma è inutile dirlo) le narrazioni delle Aktionen ucraine e del caos dell'evacuazione finale dei campi. Eccellenti anche i cambi di registro e di ritmo, e i paradossi dell'accelerazione del finale. Maximilien Aue (e Thomas Hauser) entrano di prepotenza nella galleria dei Personaggi della letteratura occidentale. Esagero? Provate a dimenticarli!

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    kikkokat

    05/05/2009 17:08:16

    Mamma mia che noia immensa! Non sono riuscito ad arrivare oltre la pagina 300...Per carità l'autore è un bravissimo narratore, ma si dilunga troppo, il romanzo è come se andasse al rallentatore invece di proseguire e andare avanti, come dovrebbe...E come' se metti un Cd nel lettore e schiacci pausa, per poi schiacciare di nuovo play e poi pausa. Davvero noioso, la bravura dell autore nel descrivere gli eventi non salva il lettore dalla noia. Sconsigliato!

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    Luciano Tripepi

    13/02/2009 21:31:14

    Il romanzo di Jonathan Littell è la voce del negativo che si fa storia, la testimonianza rovesciata di fronte all'orrore dello sterminio. La letteratura vera è sempre sfida al negativo, alla contraddizione, a volte all' abiezione che cova nell'essere umano. Littell riesce a dare lingua letteraria allo spazio e al tempo della tragedia, ricostruisce la dimensione storica e, in essa, la multiforme lacerazione perversa del suo protagonista, sempre in bilico fra un lume di coscienza e la piena indifferenza alla natura criminale del regime hitleriano. Eppure, nonostante il grande successo editoriale, "le Benevole" non supera la soglia dell'incompiuto, non riesce a costruire l'equilibrio tragico di un possibile capolavoro.La quantità del descrittivo soffoca, più volte, la verisimiglianza del protagonista, molte pagine riprendono stereotipi psicologici della perversione, specie sessuale. La centralità degli incontri del protagonista con la gran parte dei protagonisti della barbarie nazista ne rende in parte ridondante l'informazione storiografica e rigidamente costruiti i dialoghi. Un'occasione in parte mancata,in conclusione, da parte di un esordiente che, affrontando il più difficile tema, nel modo più arduo, fallisce proprio laddove l'approccio estetico al male imperdonabile suona silenzio e impotenza per la lingua letteraria.

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    Daniel

    25/01/2009 16:35:12

    'Dal punto di vista terribile e ripugnante dei carnefici': cosi l'einaudi lo definisce sulla copertina. Ma il punto è che il romanzo rivela con grande maestria e originalità che questo punto di vista 'carnefice' è cosi comune quanto banale. In altre parole che può coinvolgere il lettore stesso, risvegliandolo da ipocriti stati di buonismo ipocrita. Certo il romanzo presenta numerosi errori di ortografia, a dimostrazione che forse vagamente l'unico errore è stato quello di renderlo cosi possente come testo e quindi ampio come racconto, ma resta uno dei migliori romanzi, semplicemente geniale e intenso, con cui l'umanità inizia il nuovo millennio. Complimenti a Littell che ha raccontato tutto ciò che l'arte medesima stentava ancora a raccontare. ps.sublime è l'uso camp e queer nei personaggi e nelle situazioni

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    philo

    26/11/2008 18:01:55

    Il libro è veramente bello ed avvincente. Va premiato l'autore per la dettagliatata ricostruzione storica e per le belle pagine di filosofia sparse qua e la nel testo. E' sicuramente un libro angosciante ma la struttura o lo svluppo narrativo è molto coinvolgente. Non pesano assolutamente le quasi 1000 pagine. Unico neo il richiamo continuo ai gradi dell'esercito e delle SS che all'inizio confonde un poco e dopo ci si fa l'abitudine.

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    marco

    12/10/2008 16:10:39

    Mi è piaciuto. Leggendolo ha una certa presa sul lettore, forse per la sua crudeltà in certi passaggi, o forse, per chi come me appassionato di storia, è interessato a scoprire anche l'altro lato della 2 guerra mondiale, quello degli sconfitti. A dire il vero mi aspettavo di più leggendo le recensioni e la pubblicità fatta, però mi sembra un bel romanzo: duro, preciso, mai noioso, tranne che per l'inutile elenco dei vari gradi militari dell'esercito tedesco. Giudico un libro anche da quanto ne ricordo dopo averlo letto da mesi, e devo dire che questo mi ha colpito.

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  • Jonathan Littell Cover

    Scrittore statunitense naturalizzato francese. Attualmente vive a Barcellona.Nato in una famiglia di origine ebraica, emigrata dalla Polonia negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento, è figlio dello scrittore Robert Littell e ha trascorso l'infanzia in Francia. Dopo tre anni all'università Yale, si reca nei Balcani in conflitto, dove si impegna nell'azione umanitaria per la quale lavorerà sette anni, soprattutto in Bosnia, ma anche in altri luoghi, quali la Cecenia, l'Afghanistan, il Congo. Nel 2001 lascia l'azione umanitaria per dedicarsi alla scrittura del suo primo romanzo, Le Benevole, che affronta il tema della Seconda Guerra mondiale e del fronte orientale, attraverso le memorie immaginarie di un ufficiale SS a cui ha dato il nome di Maximilien Aue. L'opera... Approfondisci
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