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Le benevole - Jonathan Littell - copertina

Le benevole

Jonathan Littell

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Traduttore: Margherita Botto
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 febbraio 2014
Pagine: 956 p.
  • EAN: 9788806219598
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Le benevole

Jonathan Littell

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Vincitore premio Goncourt 2006

Maximilian Aue dirige una fabbrica di merletti nel Nord della Francia, la guerra è ormai lontana. È nato in Alsazia da madre francese: parla così bene la lingua materna che non ha avuto difficoltà a nascondere, durante il caos del dopoguerra, il suo passato da ufficiale delle SS. Racconta la sua storia senza alcun rimorso. Infanzia in Francia, studi di diritto e di economia politica in Germania: il giovane Maximilian è intelligente, colto, omosessuale (in lui l'omosessualità si lega all'incesto, all'amore morboso per la sorella). Sorpreso in un luogo compromettente, viene salvato da un giovane SS che lo prende sotto la sua protezione: Max entra nelle SS anche perché è affascinato dall'ideologia nazista. Dopo essere stato a Parigi, passa sul fronte orientale: in qualità di ufficiale redige rapporti per i vertici del Reich sull'avanzare della campagna di Russia. Ferito alla testa a Stalingrado, si salva per miracolo e diventa un eroe nazionale. In seguito lavora a stretto contatto con Himmler per riorganizzare i campi di concentramento, e viene spedito a cercare in Ungheria manodopera per le industrie belliche. A Berlino si dedica alla scherma e al nuoto; assiste ai concerti diretti da Karajan e Furtwängler; ha una sterile storia sentimentale con una donna. Dopo un tentativo di fuga in Pomerania, ritorna nella capitale e vive il crepuscolo del nazismo. Un affresco epico e tragico, che fa rivivere la tragedia della seconda guerra mondiale dal punto di vista ripugnante dei carnefici.
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    Nura A.

    25/09/2019 08:42:26

    Libro molto, molto bello. L'operazione di Littell, inventare qualcosa ed inserirlo in un contesto reale dandogli quanto più le sembianze del reale, è stata molto rischiosa, ma... complimenti. Non è di facile lettura, probabilmente se non me lo fossi ritrovato assegnato per un esame l'avrei abbandonato, ma a chi vuole cimentarsi dico di tenere duro perché ne vale davvero la pena. Max è uno di quei personaggi che chiuso il libro, inizia a mancare. Un po' troppo eccessive forse le parti oniriche, specialmente l'ultima a casa della sorella... però fanno parte di Max. Bello, consigliato.

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    Laura

    08/03/2019 22:54:00

    Storia e tema interessantissimi, ma scritti in una maniera mostruosa, davvero insignificante. Eppure il potenziale c'era tutto, ovvero la visione di un ideale, della guerra, narrato dalla parte di una SS. Sinceramente, non so se sia un limite di traduzione oppure è esattamente questo il limite dell'opera, ma fatto sta che terminarlo è stata un'impresa titanica e che non rifarei. La mia votazione finale è stentata, non arriva al 4.

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    Lucrezia

    28/09/2018 19:01:52

    Leggere le benevole è un po come decidere di entrare a vedere con i propri occhi cosa succede in un macello.Come ospiti d' onore, del macellaio. Qualcosa da fare insomma, solo se avete stomaco, e tanto, e sopratutto se della verità ,su una delle cose più spregevoli dell' universo, come un genocidio/eccidio, non avete paura. P.S. Non vi fate infinocchiare da Aue anche se è uno che sa argomentarsi bene.

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    Fiorenza

    23/09/2018 17:59:53

    Non ho amato particolarmente questo libro: per scrivere con specifiche ambizioni, bisogna avere uno stile adeguato, se non altro anche per reggerne la mole (parliamo pur sempre di un libro di quasi 1000 pagine!). Non credo che l'autore abbia centrato il suo obiettivo, ho avuto grosso difficoltà a leggerlo tutto perché proprio lo stile non riusciva a farmi entrare nella storia. Chissà, forse non era il momento giusto, ma una seconda possibilità non si nega a nessun autore!

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    Harry

    23/09/2018 17:55:54

    Mi sono accostato a questo libro attirato dalla trama e dal punto di vista “alternativo” del narratore. Trovo l'idea di fondo molto buona, e le prime pagine restano anche godibili, sebbene discutibili in termini etici, ma c'è un problema enorme: lo stile dello scrittore. L'ho trovato poco attraente ed interessante, che appiattisce ogni evento o personaggio, il che è impensabile per un'opera che si pone un obiettivo così ambizioso. Un giorno gli darò un'altra possibilità, ma per il momento lo boccio.

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    Nura

    22/09/2018 16:42:10

    Le Benevole di Jonathan Littell è un libro che confonde. L'opera, suddivisa in capitoli che contraddistinguono una fase diversa della vita e carriera (nelle SS) del protagonista, è un'opera complessa per diverse ragioni, ma non per questo deve spaventare. La mole è innanzitutto considerevole, infatti Le Benevole supera le 1000 pagine. 1000 pagine fitte di nomi, luoghi e riferimenti storici generalmente corretti, non fosse per i dialoghi che spesso intercorrono tra Max e i gerarchi nazisti che incontra: ovviamente i dialoghi sono frutto di fantasia e possono appunto fuorviare, proprio a causa della loro plausibilità. Talvolta ciò che viene raccontato non è facile da leggere, si tratta di eventi atroci e bestiali, oppure i sogni/deliri del protagonista che ritengo quasi eccessivi, soprattutto in lunghezza. Difficile reggerli. Ma con queste premesse, ovvero la difficoltà Delle tematiche (Olocausto, guerra) e della lettura di questi deliri, si è pronti per la lettura. Max è travolgente ed è questa la bravura di Littell, far risultare apprezzabile un uomo deprecabile, una figura che vi mancherà una volta terminata la lettura e lascerà un senso di disagio proprio per questo sentimento che ha suscitato. (Bhe, questo vale per me) Do 5 stelle perché per me le merita tutte quante, sono passati tre mesi da quando ho terminato la lettura ma ancora mi ritrovo a pensare a quest'opera che è finita a pieno diritto nella mia top 5.

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    Andrea

    20/09/2018 09:14:58

    L'opera in senso tale, perché articolata come una suite musicale, abbraccia l'arco cronologico che va dall'ascesa al declino del terzo reich. La narrazione di Littell offre un crudele tanto quanto disincantato squarcio sulla brutalità e le contraddizioni del regime nazista, le cui tappe principali sono percorse in prima persona attraverso l'esperienza diretta del protagonista.

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    maurizio

    16/01/2018 15:15:07

    Non è un capolavoro ma .. vale la pena leggerlo. Faticoso e respingente ma comunque affascinante grazie anche ad una ricostruzione storica apprezzabile. In sintesi: una esperienza che mi sento di consigliare

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    MMM

    09/11/2017 15:17:25

    Da leggere assolutamente

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    Raffaele

    04/08/2016 22:33:35

    Ho trovato questo libro molto interessante e coinvolgente, durante la lunga lettura sono stato nello stesso tempo vittima e carnefice, è stato come partecipare in prima persona agli eventi provando le sensazioni di entrambi. Un quadro storico descritto con attenzione e scrupolo che mi ha impressionato e stimolato, per quanto mi riguarda tra i migliori romanzi del genere.

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    L.

    16/07/2016 19:23:19

    Un libro immenso, un capolavoro da far leggere nelle scuole.

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    Laura

    25/03/2016 19:55:57

    Leggere "Le Benevole" è un'esperienza: è un romanzo denso, filosofico, altalenante; con parti estremamente lente ed altre che inducono a riflettere, a farsi domande. Intanto è estremamente interessante il cambio di punto di vista: Maximilian Aue è un giovane giurista che entra nelle SS, seguirà l'avanzata delle truppe tedesche in Ucraina, fino a finire nell'inferno di Stalingrado. Sopravvissuto visiterà i campi di sterminio per conto di Himmler, arriverà a Budapest nel tentativo di recuperare manodopera per l'industria bellica allo sfascio ed assisterà alla caduta del Reich ed alla resa di Berlino ai russi. Lo sguardo di Aue è disincantato ma non amorale. Dissento da chi ha definito Aue un assassino, il suo è un personaggio complesso, tormentato, che partecipa alla persecuzione degli ebrei, senza condividerne fino in fondo le motivazioni alla base. Nel suo lunghissimo resoconto non tralascia nulla, registra gli avvenimenti, li commenta, cercando di spiegare la sua "weltanschauung" e quella del Terzo Reich. Le Benevole è un grande romanzo, ne è prova anche il fastidio che provoca e le sterili polemiche che ha acceso. Non gli dò 5 solo perché ho trovato pesante, inutile e sinceramente eccessiva la parte antecedente il finale (quella del periodo trascorso da Aue nella villa della sorella): un centinaio di pagine in meno non avrebbero tolto nulla. Disturbante

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    Bebe

    04/09/2015 18:24:18

    Un grande libro, che va letto: ti afferra lentamente, combatti le tue battaglie per non essere sopraffatto dalle pagine dense, piene di sigle e riferimenti eruditi ma poi ne sei risucchiato inevitabilmente ed arrivare alla fine, dopo aver superato capitoli che sembrano non finire mai, è come una liberazione. E' un libro che ti scortica, ti abrade, sei come immerso nei liquidi e negli odori immondi che pervadono gli orizzonti, soprattutto interiori; è un libro incestuoso, spesso perverso, a tratti anche delirante come il protagonista Aue, ma non sei mai stato così vicino al baratro della psicologia fascista e quasi ti spaventi a pensare che nessuno di noi può sentirsi immune. Almeno 50 ore di lettura attenta e partecipata sono richieste ma certe immagini liriche ed estreme al tempo stesso, scaturite dalla scrittura precisa e controllata di Littell, non ci abbandoneranno più.

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    giorgia vesentini

    14/07/2015 14:13:40

    Il titolo deriva da Eschilo: le Benevole sono le Eumenidi dell'Oresteade, dove si racconta che Oreste, dopo aver ucciso la madre per vendicare l'assassinio del padre (Agamennone), vaga per il mondo perseguitato dai rimorsi (personificati dalle Erinni) fino a quando non viene giudicato dall'Aeropago che trasforma le Erinni in Eumenidi (cioè Benevole). Quindi l'impianto del romanzo è classicamente tragico, e la ragione che giudica è quella del protagonista stesso, che deve raccontare tutto il male che ha fatto per purificarsi. La vicenda familiare riaffiora a spezzoni ed è un classico della psicanalisi: incesto con la sorella gemella (unica donna mai amata), abbandonato dal padre, odio vendicativo contro la madre fino a regolare i conti con lei in un matricidio sonnambulico, incapacità di amare ed essere leale con chiunque (tranne il Furer!), omossessualità dichiarata e goduta ma nascosta per motivi politici. La carriera nelle SS: prima la liquidazione degli ebrei polacchi (con tanto di scene raccapriccianti che fanno venire la nausea perfino al protagonista), poi un piacevole soggiorno sul Mar Nero (con tanto di divagazioni lessicali sui popoli del Caucaso), la tremenda vicenda della battaglia di Stalingrado con il rischio della vita, il rientro a Berlino e la direzione dell'aspetto dei campi di concentramento che riguarda il lavoro degli internati. Infine i tragici giorni della fine del Reich, in una Berlino distrutta dai bombardamenti, e la inopinata salvezza finale. Il protagonista, con il quale si finisce a tratti per fraternizzare, riflette in modo profondissimo e coltissimo su tutto ciò che sta vivendo: l'analisi della colpa della Shoah, sia per i singoli che per la Germania intera, è condotta incessantemente sotto tutte le categorie, storiche, filosofiche, culturali, sociali, politiche, ? nel frattempo delinea un quadro storico accuratissimo di tutto l'apparato del nazismo e delle varie fasi della guerra, ovviamente solo la parte che riguarda i tedeschi.

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    leon

    30/06/2015 22:13:41

    Una vera e propria opera letteraria; questo e' riuscito a produrre un ragazzo all'eta' di 35 anni! Forse tra qualche anno LE BENEVOLE sara' considerato un "classico" alla pari di GUERRA E PACE, o DELITTO E CASTIGO. Un libro che rimane dentro non solo durante la lettura, ma anche a distanza di giorni, mesi...Si possono naturalmente muovere crititiche a queste 943 pagine,piu' o meno condivisibili. Ma una cosa e' assolutamente certa, il protagonista e' e sara' un personaggio che rimarra' nella storia stessa della letteratura di tutti i tempi.

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    Gondrano

    22/10/2014 14:12:18

    Le vicende, l'ascesa e la caduta dell'SS Maximilian Aue all'interno della parabola del nazismo. E' senz'altro un bell'impegno prendersi in casa 'sto "mattone", ma ne vale la pena. Littell riesce a rendere il lettore estremamente partecipe dei momenti di tormento interiore di Aue, e le tragedie dell'Olocausto e della Seconda Guerra Mondiale, nonché i meccanismi della macchina nazista, sono visti da una prospettiva decisamente inconsueta.

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    roberto mezzaluna

    07/09/2014 12:18:02

    innanzi tutto è scritto non bene ma benissimo, non è certo da leggere per pruderie, fa pensare e tanto e questo, dopo aver letto decine di rmonzi e saggi sull'argomento, è quanto di meglio si possa dire.

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    Carlo Viti

    08/07/2014 11:14:13

    Sono un appassionato di storia della WWII e ho trovato questo libro magnifico: chi scrive di un libro revisionista o non sa che cosa sia il revisionismo o non ha capito il senso del libro; Consiglio di rileggere alcune parti, quando Aue dibatte con il collaboratore linguista sulla razza e capisce senza volerlo ammettere a se stesso che il razzismo nazista è privo della minima base scientifica. Ma il libro permette anche di capire l'atteggiamento della gran parte dei tedeschi che hanno voluto chiudere occhi, orecchie e bocca una volta che hanno saputo o intuito cosa stesse succedendo agli ebrei nell'est, e non solo a loro. L'autore riesce poi a spiegarci punti di vista adesso inaccettabili ma che erano comuni al tempo e non solo tra i nazisti fanatici: per esempio il complotto del 20 Luglio è stato troppo tardivo, ormai la Germania doveva bere l'amaro calice fino in fondo, troppo comodo fare un golpe per poi poter dire che la responsabilità era stata di una persona sola. E poi i conflitti tra Wermacht e SS, non certo motivati dalla maggiore umanità di questi ultimi ma solo da un approccio più realistico e pragmatico alla guerra. Ho verificato molti particolari, nomi e ruoli dei protagonisti del libro e non si può che ammirare l'impegno di Littel nel non falsare a scopi romanzeschi la realtà storica. Quando leggo alcuni commenti che esprimono tutto il loro odio per il protagonista e, chissà perchè, di conseguenza per l'autore, mi dico che Littel è riuscito perfettamente nel suo intento, creare un personaggio quasi storico, che ci permette di entrare nella psiche di un nazista colto che si poneva delle domande e laddove poteva si dava delle risposte, laddove non poteva darsele si trincerava dietro la fedeltà al Reichsfurer. Un libro da leggere per chiunque si sia chiesto come si sia potuto arrivare a tanto, imperdibile.

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    Giuseppe

    10/02/2014 15:50:07

    Premessa fondamentale: il libro è di una crudezza e bellezza unica. Detto questo, non si può non detestare con tutte le forze il protagonista. Max Aue non è nient'altro che un assassino in divisa da SS che ha personalmente contribuito ad ammazzare donne e bambini. Ma quel che lo rende ancora più spregevole, ancora più abietto, è il suo patetico tentativo di giustificare le sue criminali azioni con "Al mio posto tutti voi vi sareste comportati come me". Tantissimi uomini, invece, durante quell'epoca terribile si sono distinti proprio per le loro azioni eroiche che hanno contribuito a salvare la vita a migliaia di ebrei. Giusto per fare qualche esempio possiamo citare Oskar Schindler e Giorgio Perlasca. Il tentativo del protagonista di questo libro, quindi, di lavarsi la coscienza appare oltraggioso e imperdodabile sia nei confronti delle sue vittime, sia nei confronti di quegli eroi sopraccitati.

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    Stefania

    10/02/2014 13:47:07

    un discutibile punto di vista interessante, ma uno sviluppo eccessivo. mi vergogno ancora di averlo consigliato (ero alle prime pagine)

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  • Jonathan Littell Cover

    Scrittore statunitense naturalizzato francese. Attualmente vive a Barcellona.Nato in una famiglia di origine ebraica, emigrata dalla Polonia negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento, è figlio dello scrittore Robert Littell e ha trascorso l'infanzia in Francia. Dopo tre anni all'università Yale, si reca nei Balcani in conflitto, dove si impegna nell'azione umanitaria per la quale lavorerà sette anni, soprattutto in Bosnia, ma anche in altri luoghi, quali la Cecenia, l'Afghanistan, il Congo. Nel 2001 lascia l'azione umanitaria per dedicarsi alla scrittura del suo primo romanzo, Le Benevole, che affronta il tema della Seconda Guerra mondiale e del fronte orientale, attraverso le memorie immaginarie di un ufficiale SS a cui ha dato il nome di Maximilien Aue. L'opera... Approfondisci
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