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Jonathan Littell

Traduttore: M. Botto
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2007
Pagine: 953 p. , Rilegato

2 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Avventura - Narrativa di guerra e combattimento - Narrativa ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale

  • EAN: 9788806187316

La voce che ascoltiamo leggendo questo romanzo è quella di un anziano direttore di una fabbrica di merletti. Maximilian Aue è sposato, ha due figli gemelli, vive nel nord della Francia e normalmente, dalla vetrata del suo ufficio, ascolta il rumore dei telai. Questo rumore di fondo, il ritmo della produzione che ha scandito la sua vita dalla fine della guerra, è anche il suono che percorre tutto il romanzo. Intitolati con i nomi dei vari balli, Toccata, Sarabanda, Minuetto, proprio come in una danza macabra e cinica, i capitoli del libro seguono la cronologia dei ricordi di Max Aue, facendoci addentrare nel mezzo della Seconda guerra mondiale.
Di madre francese e padre alsaziano, Aue è un ufficiale delle SS. Laureato in giurisprudenza, prima della guerra lavorava come archivista per il servizio di sicurezza della polizia del Führer, ma con l'apertura del fronte sovietico viene destinato a incarichi operativi, prima per redigere rapporti per i vertici del Reich e poi per collaborare all'organizzazione dello sterminio ebreo. Alla fine della guerra Aue riuscirà ad abbandonare Berlino in fiamme e a raggiungere la Francia, dove, grazie alla conoscenza della lingua e alla doppia cittadinanza, inizierà una nuova vita senza destare alcun sospetto.
L'epilogo della vicenda, l'impunità di questo gerarca che riesce a farla franca nonostante le atrocità commesse, ispira il titolo del romanzo: Le Benevole (in lingua originale Les Bienvieillants). Si tratta delle mitiche Eumenidi, cantate da Eschilo nell'Orestea, che si contrappongono alle Erinni (le divinità della vendetta) e proteggono Oreste dalla furia degli dei nonostante il matricidio di Clitennestra. Sono proprio le Benevole ad essere invocate alla fine del romanzo, quando Aue riesce a sfuggire alle ritorsioni naziste, ai bombardamenti alleati e anche ai giudici di Norimberga. Sono queste strane divinità, in grado di proteggere anche coloro che si sono macchiati dei crimini più efferati, a spingerci fino alla fine del romanzo senza riuscire ad odiare o a disprezzare il protagonista.
Maximilian Aue è un personaggio estremamente complesso. Omosessuale, innamorato segretamente di sua sorella gemella, odia sua madre (che una notte troverà assassinata insieme al suo compagno) e partecipa alla più grande strage della storia. L'ufficiale, durante la guerra, osserva e spiega, riporta gli episodi più raccapriccianti compiuti dai suoi colleghi e superiori nei confronti di ebrei, comunisti, zingari e omosessuali. Giudica le perversioni degli altri, ma non trascura le sue, non nasconde assolutamente niente delle sue pulsioni più segrete. In ogni pagina emergono nuovi personaggi che gli ruotano intorno creando un affresco sempre colorito e vario, eppure in nessuna circostanza il lettore è portato ad assumere una posizione netta.
Jonathan Littell descrive un uomo banale, ma non la banalità del male: il male di cui ci parla è estremamente complesso. Questa storia è costellata da burocrati che, come giustamente ha affermato Hannah Arendt, sono davvero convinti di stare eseguendo solo degli ordini, ma anche da sadici che torturano le loro vittime per provare piacere. Alcuni dei carnefici possono rifiutare di eseguire gli ordini e dimostrare compassione, altri si trovano costretti a guardare scene raccapriccianti per poi vomitare nelle loro camerate, o ubriacarsi, o suicidarsi. Nel romanzo di Littell c'è tutto questo, un intero universo di uomini in guerra che perseguono il male con i mezzi che hanno a disposizione, con maggiore o minore potere, con maggiore o minore cattiveria, con la loro umanità.
è un libro che demolisce lo stereotipo del nazista deliberatamente crudele, così come quello dell'esecutore acritico e meccanico della volontà del Führer cui è assoggettato. Ci restituisce un uomo che sorride di fronte al compagno fanatico, vede la morte di troppi ebrei come un problema cui far fronte, si interroga sull'opportunità di alcune decisioni e teme per la sua vita.
Maximilian Aue non è un invasato, è solo, banalmente, un nazista razionale, un uomo che gioca la sua parte in una guerra. Un uomo normale e reale. Quello che non vorremmo vedere, che è sotto gli occhi di tutti, che Jonathan Littell ha portato alla luce. Alla fine del romanzo, scritto con una prosa ricca e scorrevole, denso di descrizioni, citazioni colte, piacevoli divagazioni psicologiche e sociologiche, non si può non pensare all'interrogativo che molti anni fa Primo Levi si pose a proposito degli ebrei martoriati nei campi di sterminio. La stessa domanda è sottesa alla conclusione di questo romanzo, "è questo un uomo?"… La risposta probabilmente è "Sì".

Recensioni dei clienti

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    Raffaele

    04/08/2016 22.33.35

    Ho trovato questo libro molto interessante e coinvolgente, durante la lunga lettura sono stato nello stesso tempo vittima e carnefice, è stato come partecipare in prima persona agli eventi provando le sensazioni di entrambi. Un quadro storico descritto con attenzione e scrupolo che mi ha impressionato e stimolato, per quanto mi riguarda tra i migliori romanzi del genere.

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    L.

    16/07/2016 19.23.19

    Un libro immenso, un capolavoro da far leggere nelle scuole.

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    Laura

    25/03/2016 19.55.57

    Leggere "Le Benevole" è un'esperienza: è un romanzo denso, filosofico, altalenante; con parti estremamente lente ed altre che inducono a riflettere, a farsi domande. Intanto è estremamente interessante il cambio di punto di vista: Maximilian Aue è un giovane giurista che entra nelle SS, seguirà l'avanzata delle truppe tedesche in Ucraina, fino a finire nell'inferno di Stalingrado. Sopravvissuto visiterà i campi di sterminio per conto di Himmler, arriverà a Budapest nel tentativo di recuperare manodopera per l'industria bellica allo sfascio ed assisterà alla caduta del Reich ed alla resa di Berlino ai russi. Lo sguardo di Aue è disincantato ma non amorale. Dissento da chi ha definito Aue un assassino, il suo è un personaggio complesso, tormentato, che partecipa alla persecuzione degli ebrei, senza condividerne fino in fondo le motivazioni alla base. Nel suo lunghissimo resoconto non tralascia nulla, registra gli avvenimenti, li commenta, cercando di spiegare la sua "weltanschauung" e quella del Terzo Reich. Le Benevole è un grande romanzo, ne è prova anche il fastidio che provoca e le sterili polemiche che ha acceso. Non gli dò 5 solo perché ho trovato pesante, inutile e sinceramente eccessiva la parte antecedente il finale (quella del periodo trascorso da Aue nella villa della sorella): un centinaio di pagine in meno non avrebbero tolto nulla. Disturbante

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    Bebe

    04/09/2015 18.24.18

    Un grande libro, che va letto: ti afferra lentamente, combatti le tue battaglie per non essere sopraffatto dalle pagine dense, piene di sigle e riferimenti eruditi ma poi ne sei risucchiato inevitabilmente ed arrivare alla fine, dopo aver superato capitoli che sembrano non finire mai, è come una liberazione. E' un libro che ti scortica, ti abrade, sei come immerso nei liquidi e negli odori immondi che pervadono gli orizzonti, soprattutto interiori; è un libro incestuoso, spesso perverso, a tratti anche delirante come il protagonista Aue, ma non sei mai stato così vicino al baratro della psicologia fascista e quasi ti spaventi a pensare che nessuno di noi può sentirsi immune. Almeno 50 ore di lettura attenta e partecipata sono richieste ma certe immagini liriche ed estreme al tempo stesso, scaturite dalla scrittura precisa e controllata di Littell, non ci abbandoneranno più.

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    leon

    30/06/2015 22.13.41

    Una vera e propria opera letteraria; questo e' riuscito a produrre un ragazzo all'eta' di 35 anni! Forse tra qualche anno LE BENEVOLE sara' considerato un "classico" alla pari di GUERRA E PACE, o DELITTO E CASTIGO. Un libro che rimane dentro non solo durante la lettura, ma anche a distanza di giorni, mesi...Si possono naturalmente muovere crititiche a queste 943 pagine,piu' o meno condivisibili. Ma una cosa e' assolutamente certa, il protagonista e' e sara' un personaggio che rimarra' nella storia stessa della letteratura di tutti i tempi.

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    Gondrano

    22/10/2014 14.12.18

    Le vicende, l'ascesa e la caduta dell'SS Maximilian Aue all'interno della parabola del nazismo. E' senz'altro un bell'impegno prendersi in casa 'sto "mattone", ma ne vale la pena. Littell riesce a rendere il lettore estremamente partecipe dei momenti di tormento interiore di Aue, e le tragedie dell'Olocausto e della Seconda Guerra Mondiale, nonché i meccanismi della macchina nazista, sono visti da una prospettiva decisamente inconsueta.

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    roberto mezzaluna

    07/09/2014 12.18.02

    innanzi tutto è scritto non bene ma benissimo, non è certo da leggere per pruderie, fa pensare e tanto e questo, dopo aver letto decine di rmonzi e saggi sull'argomento, è quanto di meglio si possa dire.

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    Carlo Viti

    08/07/2014 11.14.13

    Sono un appassionato di storia della WWII e ho trovato questo libro magnifico: chi scrive di un libro revisionista o non sa che cosa sia il revisionismo o non ha capito il senso del libro; Consiglio di rileggere alcune parti, quando Aue dibatte con il collaboratore linguista sulla razza e capisce senza volerlo ammettere a se stesso che il razzismo nazista è privo della minima base scientifica. Ma il libro permette anche di capire l'atteggiamento della gran parte dei tedeschi che hanno voluto chiudere occhi, orecchie e bocca una volta che hanno saputo o intuito cosa stesse succedendo agli ebrei nell'est, e non solo a loro. L'autore riesce poi a spiegarci punti di vista adesso inaccettabili ma che erano comuni al tempo e non solo tra i nazisti fanatici: per esempio il complotto del 20 Luglio è stato troppo tardivo, ormai la Germania doveva bere l'amaro calice fino in fondo, troppo comodo fare un golpe per poi poter dire che la responsabilità era stata di una persona sola. E poi i conflitti tra Wermacht e SS, non certo motivati dalla maggiore umanità di questi ultimi ma solo da un approccio più realistico e pragmatico alla guerra. Ho verificato molti particolari, nomi e ruoli dei protagonisti del libro e non si può che ammirare l'impegno di Littel nel non falsare a scopi romanzeschi la realtà storica. Quando leggo alcuni commenti che esprimono tutto il loro odio per il protagonista e, chissà perchè, di conseguenza per l'autore, mi dico che Littel è riuscito perfettamente nel suo intento, creare un personaggio quasi storico, che ci permette di entrare nella psiche di un nazista colto che si poneva delle domande e laddove poteva si dava delle risposte, laddove non poteva darsele si trincerava dietro la fedeltà al Reichsfurer. Un libro da leggere per chiunque si sia chiesto come si sia potuto arrivare a tanto, imperdibile.

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    Giuseppe

    10/02/2014 15.50.07

    Premessa fondamentale: il libro è di una crudezza e bellezza unica. Detto questo, non si può non detestare con tutte le forze il protagonista. Max Aue non è nient'altro che un assassino in divisa da SS che ha personalmente contribuito ad ammazzare donne e bambini. Ma quel che lo rende ancora più spregevole, ancora più abietto, è il suo patetico tentativo di giustificare le sue criminali azioni con "Al mio posto tutti voi vi sareste comportati come me". Tantissimi uomini, invece, durante quell'epoca terribile si sono distinti proprio per le loro azioni eroiche che hanno contribuito a salvare la vita a migliaia di ebrei. Giusto per fare qualche esempio possiamo citare Oskar Schindler e Giorgio Perlasca. Il tentativo del protagonista di questo libro, quindi, di lavarsi la coscienza appare oltraggioso e imperdodabile sia nei confronti delle sue vittime, sia nei confronti di quegli eroi sopraccitati.

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    Stefania

    10/02/2014 13.47.07

    un discutibile punto di vista interessante, ma uno sviluppo eccessivo. mi vergogno ancora di averlo consigliato (ero alle prime pagine)

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    Alessandro

    04/11/2013 15.15.25

    Per quanto mi riguarda il problema con LE BENEVOLE è stato che avevo già letto l'interessantissimo EUROPE CENTRAL di Vollmann, altra lettura universo. E il confronto è a favore di quest'ultimo: entrambi devono aver svolto un immane lavoro di ricerca e documentazione, ma Vollmann mi sembra più scrittore di qualità rispetto a Littell, la sua è una scrittura davvero originale (il sonnambulo..), talvolta poetica ed evocativa; Littell invece non mi sembra abbia la stessa stoffa, ho trovato LE BENEVOLE troppo didascalico quasi "burocratico" nelle parti che riguardano il Reich e troppo secco, quasi brutale nel raccontare le peripezie personali del protagonista, brutalità che a volte risulta gratuita se non grottesca o addirittura demenziale. Sebbene nemmeno EUROPE CENTRAL sia esente da difetti (prolissità di alcuni capitoli estenuanti mentre altri passaggi sono eccessivamente cerebrali ed ermetici anche per una scrittura personale come quella adottata da Vollmann)riesce a ricreare un pathos ed una immedesimazione unica tant'è che mi sono anch'io (come Sostakovic) innamorato di Elena! In entrambe le opere si parla molto di musica, ma mentre ne LE BENEVOLE rimane prevalentemente un ottimo argomento di discussione del protagonista davanti ad un cognac, in EUROPE CENTRAL la musica la ascoltiamo nei volti dei personaggi, la viviamo a Stalingrado è quasi la protagonista del romanzo. Sì più ci penso più capisco che di LE BENEVOLE mi rimane poco o nulla: alle atrocità innumerevoli descritte ad un certo punto ci si sente assuefatti e il protagonista, anche se è un vero bastardo, alla fine l'unico sentimento che è riuscito a suscitarmi è stato una gran pena. Insomma LE BENEVOLE, a causa di una scrittura banale quasi piatta con picchi di brutalità gratuita e demenziale, mi è risultato freddo..troppo! Di contro ancora conservo in me la partitura quasi impressionistica (un impressionismo in bianco nero da paura: originale, raggelante e commovente al tempo stesso) di EUROPE CENTRAL.

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    Anna

    30/05/2013 19.48.16

    Ho letto questo libro appena uscì, quindi qualche anno fa, e ci ho messo un anno intero. Ho dovuto interromperlo più e più volte per leggere altro, tanto era forte e sconvolgente ciò che leggevo. Ma è un CAPOLAVORO assoluto. La minuziosissima ricerca e descrizione dell'autore riguardo luoghi, truppe, divise, la vita quotidiana dei soldati e degli ufficiali in guerra, documenti e tipo di armi, TUTTO, è assolutamente incredibile e non da tutti. E' un libro difficile, un pugno sullo stomaco certo, ma che andava scritto da qualcuno, e quel qualcuno, Littel, lo ha fatto superando se stesso in un'opera prima. Non credo affatto sia un libro revisionista come dice qualcuno qui, visto anche che Littel è di ascendenze ebraiche pur non considerandosi ebreo lui stesso, ma dà del nazismo esattamente il quadro che sentiva di dover dare, senza moralismi fasulli, e questo è ammirevole. La storia deve parlare da sola, i giudizi morali non servono a nulla e a nessuno. Lo consiglio a chi ama la letteratura vera, quella che resta per sempre, al di là dell'argomento trattato, che anzi deve colpire, qualunque sia la reazione del lettore.

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    fix62

    08/03/2013 10.31.58

    Un conoscente, fortissimo lettore di romanzi, mi ha prestato '' le benevole''. L'ho letto fino in fondo, con una costante angoscia, pagina dopo pagina. Ciò che sconvolge è come il protagonista, forte dela sua posizione di piccolo gerarca nazista, assista impassibile e cinico, a deportazioni, torture, esecuzioni di massa, con lo stesso spirito a cui si può assistere ad una recita scolastica: totalmente privo di orrore e di umanità. Egli pensa prima di tutto a gustare buon cibo, dormire in alloggi confortevoli e salvare la sua pelle, quando tutto intorno a sè crolla tra fucilazioni di uomini, donne e bambini inermi e gli stessi soldati tedeschi suoi commilitoni, cadono a migliaia, incalzati dai russi a est e dagli americani a ovest: riuscirà a cucinarsi tranquillo nella sua vecchia casa i suoi biscotti preferiti,perchè la morte degli altri non lo riguarda. Anni dopo, divenuto imprenditore di successo in Francia, grazie al fatto di essere perfettamente bilingue franco-tedesco, scrive le sue memorie, con un senso, per me rivoltante , di compiacimento. Ciò che più mi da fastidio è questo revisionismo di fondo, del tutto ingiustificato, del nazismo e dei suoi orrori, non capisco quale messaggio morale, abbia creduto di comunicarci l'autore!!!!!!LASCIATE PERDERE ''LE BENEVOLE''.....LEGGETE ''TEMPO DI VIVERE ,TEMPO DI MORIRE '' DI REMARQUE, HA TUTT'ALTRO VALORE, UMANO E LETTERARIO!!!!!!!

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    kairos

    06/01/2013 00.56.17

    Grande romanzo storico. Sulle orme del padre Robert, Jonathan riesce a scrivere un piacevolissimo lungo racconto. Documentatosi sui personaggi e sulle vicende, l'autore riesce a immaginare trasmettendoceli, il clima, i dialoghi, l'atmosfera e la psicologia di uno dei periodi più neri della storia. La shoah raccontata dall'ebreo Littell è uno shock e le Eumenidi (Le Benevole) come filo narrativo è l'idea fondante che viene sviluppata con maestria fino alla fine.

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    Paolo

    16/11/2012 17.54.44

    Ad un certo punto della lettura mi è sembrato di essere entrato in un videogioco: il protagonista passa di luogo in luogo, di avventura in avventura, tra mille pericoli e mille minacce; rischia di veder svelata la sua omosessualità, scoperto il suo matricidio, viene ferito ed è in punto di morte più di una volta? ed ecco che al momento opportuno compare sempre - deus ex machina - l'ineffabile amico/alter ego Thomas a cavarlo dagli impicci. Fino alla scena finale, in cui l'alter ego, non servendo più, viene eliminato senza troppi complimenti. La storia è infantile, disseminata di pretestuosità come la parallela e semi-allucinata storia incestuosa con la sorella, il rapporto con il misterioso, puzzolente e potentissimo protettore Mandelbrod. Ingenua nel volerci fare rientrare tutto: il protagonista sembra una marionetta che appare immancabilmente nel mezzo dei luoghi e momenti chiave della II G.M.: le fosse comuni ucraine, l'assedio di Stalingrado, Auschwitz, la fine di Hitler e la caduta di Berlino. Non mancano le comparsate di lusso: Eichmann, Himmler, Hitler. Ho dato due punti perché il libro è di qualche interesse dal punto di vista storico, giacché, come detto, ripercorre per lungo tratto alcune delle vicende più notevoli della guerra sul fronte orientale. La scrittura è di tipo giornalistico, manca di spessore, soprattutto quello emozionale. Per capire cosa intendo, consiglio la lettura di Vita e destino, capolavoro di Vassilij Grossman, che si svolge in buona parte negli stessi luoghi e tempi.

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    bardamu

    06/10/2012 18.08.10

    Il revisionismo, quando è obiettivo, mi trova d'accordo. Sempre meglio della storia raccontata da una sola prospettiva. Assolto dunque ideologicamente, ma condannato come scrittore: prolisso, descrittivo, inconcludente, in una parola estenuante. Troppo lungo, non si evolve in crescendo ma si appiattisce su se stesso.

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    enzo

    15/09/2012 12.03.54

    Affresco storico grandioso. libro difficile, scomodo, molto crudo nella descrizione degli orrori della guerra, con pagine quasi illeggibili di intollerabile crudeltà, ma con squarci lirici inusuali. È un libro che demolisce lo stereotipo del nazista deliberatamente crudele, così come quello dell'esecutore acritico e meccanico della volontà del Führer cui è assoggettato. Il romanzo è di una cultura e di una bellezza sconvolgenti, è sorprendente che un esordiente abbia potuto scrivere un romanzo così preciso in ogni suo particolare. Storicamente ha accenti revisionisti - l'autore deve molto a Ernst Nolte - ma è dal punto di vista letterario che questo romanzo ha il suo punto di forza. Giganteggia la figura del protagonista Maximilian Aue, personalità complessa, poliedrica, affascinante (come può essere affascinante il male) e nello stesso tempo repulsiva.

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    Rocky Luke

    30/05/2012 01.36.53

    Libro difficile, duro da masticare, potente. Non è una lettura facile, ma non ti lascia indifferente, perchè lentamente entri nella mente del protagonista e ti lasci trascinare dal racconto, che è crudo è spietato come lo è la guerra in genere, e ti fa capire la banalità del male. Chi cerca una lettura per svagarsi ha sbagliato libro.

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    Leo

    26/03/2012 17.09.28

    ho letto "Le benevole" ormai un anno fa. ora che sto scrivendo la mia opinione in merito, mi vengono ancora i brividi. Premesso che raziocinio e mondo emotivo sono stati adeguatamente percossi, come articolo ciò che se n'è generato? Per fortuna, leggendo le altre recensioni, ho trovato, oltre a commenti superficiali, riflessioni che avrei posto sul piatto pure io. E quindi chiudo con qualche notazione aggiuntiva, spero utile: stimo profondamente ciò che Littell ha tentato di fare, per fortuna esiste nella letteratura contemporanea qualcuno che ci prova; volete sapere se vale il prezzo di acquisto? sì, vale 10 volte tanto, compreso il tempo che gli si dedica, ma ciò a patto che si cerchi quel che cercavo io... una porta in cui entrare, non una vetrina da osservare. Tento di essere ancora più concreto: avete mai letto Kafka? ora lo evitate? allora evitate anche "Le benevole".

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    Diego

    06/02/2012 19.33.07

    Niente di nuovo sul fronte occidentale. Così intitolerei questa recensione perchè in quanto appassionato di Storia, ho avuto modo di approfondire precedentemente, tutti i temi trattati nel libro attraverso ottimi saggi. Ovviamente la formula "romanzo storico" paga sicuramente dal punto di vista commerciale e penso sia stata questa la scelta dell'autore. Ritornando al libro ottima la documentazione e l'attendibilità riferita a fatti realmente accaduti, debole, inverosimile e forzata la parte di fantasia. Comunque nettamente al di sopra di tanta robaccia che viene pubblicata in Italia alla voce "narrativa".

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