Editore: Einaudi
Edizione: 1
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 11 maggio 2010
Pagine: 137 p., Brossura
  • EAN: 9788806202965

84° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Poesia - Raccolte di poesia di singoli poeti

pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Descrizione

Per la prima volta Mariangela Gualtieri ha scritto una raccolta poetica fortemente strutturata, con un ritmo meno magmatico delle precedenti, scandito da sezioni che articolano il libro alternando temi e toni diversi, in particolare il canto gioioso, quasi francescano, della natura e la riflessione sulle cose umane, sullo strappo del tempo, sul momento finale, più misterioso che triste, che trasforma il niente in "un niente più grande". In realtà le cinque sezioni del libro, se danno una sensazione di maggiore classicità (come i cinque atti del teatro antico), sono legatissime fra loro, in parte concatenate, in parte attraversate da fili addirittura lessicali, e proseguono fedelmente il discorso poetico dell'autrice, sempre fortemente ispirato. Non mancano dunque scissioni interiori, proliferare di voci profonde e laceranti, come nelle raccolte passate, ma la prospettiva trascendente è perlopiù proiettata all'esterno, su un albero, sull'aria che sta fra i corpi, sul silenzio che lega le cose. E questa prospettiva, in misura ancora maggiore che in "Senza polvere senza peso", traccia un percorso di felicità istintivo e infuocato, ma nello stesso tempo pacificante. Anche a livello metrico il libro mostra un rapporto più pacato con la tradizione, con una forte disseminazione di endecasillabi e altri versi regolari, senza perdere il senso più profondo dell'originaria aggressività.

€ 10,62

€ 12,50

Risparmi € 1,88 (15%)

Venduto e spedito da IBS

11 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    alida airaghi

    09/11/2010 16:50:27

    Ecco finalmente un libro di poesia che si impone di forza: potente, vitale, orgoglioso di sé già dal titolo, quasi aggressivo, felicemente concreto. Le cinque sezioni che lo compongono sono tutte animate da un'urgenza morale prima che estetica, pur nella sapienza della forma, nel consapevole utilizzo della tradizione letteraria, e nella meditata capacità di piegare tale tradizione ai propri fini, che sono assolutamente ( e necessariamente) contenutistici. Gli incipit delle poesie sembrano spesso stagliarsi sulla pagina con convinzione quasi declamatoria:"Non c'è scatto nel cielo.", "Andiamo mie ossa.". E tuttavia subito dopo sono seguiti da improvvise richieste di aiuto, di rassicurazione, di confidenza. Tutto il volume è pervaso dallo stupore meravigliato e riconoscente di fronte al miracolo della bellezza naturale ("Ecco la gemma. Ecco la foglia./Ecco un volo perfetto di ala."), con un'attenzione partecipe, ammirata e grata a ogni processo della vita, dalla nascita dell'universo fino alle sue espressioni più minute: le ragnatele e i fiori, la pioggia o il vapore che esce dalla pentola sul fuoco. Quello che importa è farsi partecipe del tutto, immergersi nella creazione, aderire all'esistente:"Stare bene profondo./Essere ogni cosa." Quasi sempre, quindi, la poesia della Gualtieri riesce a diventare un vero inno alla gioia, alla potenza del creato in ogni sua manifestazione, anche quando arrivi ad essere apocalittica o distruttiva. E sa opporre lo splendore della natura alla dittatura della superficialità, della grettezza e della povertà che ci ammanisce quotidianamente la cultura contemporanea. Ci troviamo di fronte a uno spirito di profonda religiosità, non legata ad istituzioni o riti, verrebbe da dire quasi paganeggiante.Infatti la proposta poetica di M.Gualtieri è l'obbedienza alle leggi imperscrutabili della fisica e della materia, la sua docile e gioiosa accettazione: in questo aderire al ciclo della vita e della morte è l'unica,terrena felicità possibile, che la poesia ha il dovere di comunicare.

  • User Icon

    Marco

    01/09/2010 15:59:57

    Ma dov'è finita la poesia in Italia? E poi che significa che Ella canta ciò che non muta? il gambo muta come tutte le altre cose, non si capisce bene.

Scrivi una recensione