Bestiari medievali

Curatore: L. Morini
Editore: Einaudi
Collana: I millenni
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: XXX-644 p., ill.
  • EAN: 9788806124465
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Descrizione

Questa raccolta comprende un bestiario latino, tre provenzali e quattro italiani, lungo un arco di tempo che va dall'ottavo al tredicesimo secolo. Un repertorio che è insieme conoscenza immaginifica e interpretazione della natura, e riflette una concezione cara alla cultura medioevale: la natura è un insieme di simboli, e prima di ogni altra cosa rivela, a chi sappia coglierli, i segni di verità spirituali e insegnamenti morali. Accanto alla Bibbia, libro dettato da Dio, c'è quello da lui scritto direttamente: la Natura. Popolati di animali, pietre e piante favolose, o si esseri comuni trasfigurati dalla fantasia, i bestiari aiutano a leggere il Liber naturae perché svelano il significato profondo della vita della natura e dei comportamenti animali.

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scheda di Meliga, W., L'Indice 1997, n. 1

Dal "Fisiologo" greco del II-III secolo d.C. all'"Acerba" di Cecco d'Ascoli, morto nel 1327, l'antologia preparata dalla Morini è una buona raccolta di bestiari, corredata da introduzione, traduzioni e commento molto curati (con bellissime riproduzioni di miniature). Il bestiario è un genere tipicamente medievale, anche se trae le proprie origini dal sincretismo platonico-cristiano (il mondo come fenomeno, e quindi simbolo, o "specchio" come dice san Paolo, della realtà ultraterrena) e si alimenta con i materiali dell'enciclopedismo degli ultimi secoli del mondo classico. La dominante religiosa e morale del medioevo accentua e allarga poi l'eredità simbolica tardoantica. Il mondo è così libro e pittura di Dio, e richiede di essere interpretato, come le Scritture; gli animali (come anche le piante e i minerali) sono così portatori di un significato, connesso con la loro caratteristica saliente (la "natura" nel linguaggio bestiaristico), che deve essere reso esplicito. La vocazione didascalica dei chierici medievali fa così la fortuna dei bestiari, in traduzioni latine all'inizio e nei volgari romanzi poi, con una tendenza all'ampliamento esemplare fino al loro riuso come allegoria (bestiario d'amore) o come mero repertorio di immagini.