Blow up di Michelangelo Antonioni - DVD

Blow up

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Paese: Italia; Gran Bretagna
Anno: 1966
Supporto: DVD
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€ 9,99

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Baciato dal successo, idolatrato dalle modelle, un fotografo sta preparando con un amico un libro su certi aspetti inediti di Londra. Una mattina, in un parco quasi deserto, scatta alcune foto ad una coppia in una radura deserta. Sviluppando le istantanee, si accorge che il suo obiettivo ha colto le fasi di un delitto.
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    Giancarlo locarno

    15/10/2020 16:52:22

    Un film girato a Londra, un giovane fotografo di moda iperattivo e piuttosto sgarbato, si trova a fotografare nel parco le effusioni di una coppia, si sviluppa un giallo senza conclusione, come nell’Avventura. Sembra dire il film che la realtà è inconoscibile, e le azioni della vita sono finzioni, il fotografo riceve un finto numero di telefono dalla donna che pretende il rullino, e lui stesso da un rullino sbagliato. La contemplazione finale della finta partita di tennis sembra scandire il significato principale. Un film d’autore che merita di essere visto.

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    sergio

    12/06/2017 14:27:44

    Difficile giudicare un film come questo senza aver vissuto quegli anni. Magici, pieni di possibilità e scoperte, piene di nuove visioni che Antonioni ha fermato nel tempo con questo film e altri (Zabriskie Point fra tutti). Una fotografia del momento che ritrae come davvero i giovani vivevano nella Swinging London. Un film molto nostalgico se visto oggi.

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    Mindel

    09/09/2010 00:32:30

    Tronfio, autocompiaciuto, fine a se stesso. Questo film non va oltre l'esempio di una masturbazione intellettuale stomachevole e passeggera. Ma per fare un buon film, è davvero necessario voler fare a tutti i costi i metafisici, i superiori, gli illuminati che riescono a separarsi dallo schifo della società? Essendo un comune mortale, tutto questo mi annoia.

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    ale

    01/01/2008 23:52:50

    Suggestivo solo per il forte richiamo agli anni '70, epoca di grande fermento culturale. Affascinante rivisitare quegli anni rivivendo atteggiamenti, musica e colori, ma il film si ferma qui. Non racconta nient'altro con la sua lentezza e ambiguità come caratteristica per un lavoro che deve essere più interpretato che capito. Quindi, si può fare della filsofia su tutto, anche su un foglio bianco, o anche su un film fortemente sopravvalutato in modo da portarlo in auge, ma questo non vuol dire commentare un lavoro cinematografico.

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    Tex

    06/10/2007 16:46:33

    Fenomenale....Fa parte della storia del cinema.

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    Luca Ballati

    27/09/2007 17:50:51

    Sopravvalutato, non va oltre la mediocrità

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    Luca Ballati

    08/09/2007 18:37:34

    Mediocre

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    *Sir Psycho Sexy*

    04/09/2007 00:20:30

    molto molto molto bello...

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    pier paolo

    28/12/2004 11:28:33

    Non posso che aggiungermi ai 'cultori' (qui sopra) di questo imperdibile capolavoro. Un Antonioni in grandissima forma, una colonna sonora (Herbie Hancock, Yardbirds, Tomorrow) da acquistare e godere anche a parte, un David Hemmings che rimarrà nei cuori di tutti noi, per questa maiuscola interpretazione. Un solo protagonista: l'indimenticata 'swinging london'...

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    Matteo Poletti

    23/12/2004 14:52:18

    Che cosa significa dunque "vedere" per ciascuno di noi? La vista elabora il reale immediatamente, fornendoci la base stessa della nostra intima costruzione della verità, che ad ogni nuovo sguardo pero' tende in qualche modo a riorganizzarsi in vista di un ulteriore visione che ancora non appare. Questa "curiosità" per una realtà che ancora deve venire e che pero' è già attesa, anticipata ed eccitata nel suo invito a manifestarsi, è incarnata dal fotografo solitario, David Hammings, che di bianco vestito officia il suo quotidiano rito del vedere. La scansione fotografica degli ingrandimenti successivi di una apparentemente normale passeggiata nel parco gli rivela pero' una tragica verità, un assassinio forse, che prima soltanto intuito diviene infine del tutto "comprovabile" grazie all'"obiettivo" della macchina fotografica. Quest'illusione è ben presto destinata a svanire e di questo intimo processo di apprensione non rimarrà altra traccia esteriore se non un ultimo enigmatico fotogramma, culmine della visione, un'opaca ombra bianca che balugina in un confuso sfondo nero e che pur essendo testimonianza fotografica del reale, ha un senso soltanto per colui il quale tale processo ha elaborato. Dunque impossibilità di comunicare la nostra intima verità? Dunque tragico scacco esistenziale a cui l'uomo è costitutivamente votato? Antonioni affida il suo giudizio decisivo ad un ultima scena evocativa, una partita di tennis giocata, o meglio mimata, da due mimi attorniati da una festante ma al contempo seriosa sarabanda di clowns. Il nostro fotografo e li', al bordo del campo in cui si svolge quest'immaginaria partita, reduce da una strana festa durante la quale è stato miscreduto dal suo stesso amico-editore...non per questo pero' egli rinuncia a rigettare l'invisibile pallina che i mimi hanno lanciato fuori del rettangolo di gioco, educato attraverso una personalissima esperienza alla condivisione di un'invisibile realtà che prende luogo davanti ai nostri occhi...forse meglio sarebbe dire dentro i nostri occhi e che fo

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    paolo63

    06/09/2004 11:25:53

    Tale opera è un classico, quindi senza tempo, fotografa perfettamente l'atmosfera del periodo, ma oltrepassa ogni barriera essendo cinema, allo stato puro. Inutile ricordare quanti registi hanno preso spunto da Blow up, non solo nelle loro opere, ma ricordalo persino nei titoli. Dino Risi 'Si l'autore del sorpasso e In nome del popolo italiano), lo ha definito l'unico film cinematografico di Antonioni. Purtoppo tra chi era ghettizzato all'interno di un genere, la famosa serie b, il cinema popolare sapeva benissimo di non essere inferiore agli autori di serie A. Quest'anno a Venezia va di moda la commedia anni 70. Ma blow up fin dai titoli di testa, dalle scelte stilistiche, dall'uso del colore, è da cosigliare a chiunque voglia realizzare un film.

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    jonathan penderecki

    25/03/2004 16:13:41

    Forse è uno di quei film talmente legati a un'epoca da non riuscire a superare l'esame del tempo (al contrario del bellissimo "Zabriskie Point", della sua purezza di sintesi, che sembra ancora nuovo). Forse la sua carica metaforica, e metafisica, i suoi simboli profondi, oggi non incantano più di tanto. Eppure resta un film di grande fascino, e il suo discorso sulla relatività del concetto di realtà, sull'insenatezza dei nostri tempi, sul consumismo che ci consuma, sulle tragedie che non riusciamo a vedere anche se sono sotto i nostri occhi, non avrebbe potuto esser narrato meglio. Inoltre per i giovani sarebbe una buona occasione per scoprire un autore che fu grande, e all'epoca di questo film era già un vecchio, per vedere il suo sguardo, un po' complice e un po' critico, sull'universo dei giovani (di allora, ma i giovani sono uguali in ogni tempo, quindi anche sull'oggi), sulle mode, sull'erotismo che si andava imponendo nella civiltà moderna. La scena dell'amplesso tra il fotografo con la modella, a colpi di macchina fotografica, è ancora oggi di grande effetto.

Vedi tutte le 12 recensioni cliente

Un "mistery" che si rivela una fascinosa meditazione sul divario fra realtà e fantasia

Trama
Londra, un fotografo di moda crede di aver visto (e fotografato) un omicidio. Cerca di arrivare alla soluzione del mistero, ma non ci riesce. La realtà ha molte facce, persino l'evidenza, persino un'immagine impressionata su lastra possono essere negate.

1967 - Festival di Cannes - Palma d'oro (miglior film)

  • Produzione: Warner Home Video, 2011
  • Distribuzione: Warner Home Video
  • Durata: 111 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 1.0 - mono);Inglese (Dolby Digital 1.0 - mono);Francese (Dolby Digital 1.0 - mono)
  • Lingua sottotitoli: Italiano; Inglese; Francese; Tedesco; Spagnolo; Arabo; Olandese; Rumeno; Italiano per non udenti
  • Formato Schermo: 1,85:1
  • Area2
  • Contenuti: commenti tecnici; opzione solo colonna sonora
  • Michelangelo Antonioni Cover

    "Regista e sceneggiatore italiano. Dopo un lungo apprendistato come critico, sceneggiatore e aiuto-regista, realizza alcuni documentari che lo segnalano all'attenzione della critica ed esordisce con Cronaca di un amore (1950, Nastro d'argento), film che segna la fine del neorealismo e la nascita di una nuova stagione del cinema italiano. Con il successivo I vinti (1953) si addentra nelle oscure dinamiche che spesso regolano i comportamenti umani, narrando tre storie di assurda violenza. Dopo La signora senza camelie (1953), in cui ritrae criticamente il mondo del cinema, e Le amiche (1955), film sulle inquietudini femminili borghesi tratto dal romanzo di Pavese Tra donne sole, nel 1957 dirige Il grido, racconto di un viaggio senza meta di un uomo in crisi che finisce col suicidarsi. Con L'avventura... Approfondisci
  • David Hemmings Cover

    Attore inglese. Comincia a lavorare da ragazzo in tv e teatro e interpreta con successo il ruolo del fotografo trasognato della «Swinging London» protagonista di Blow-up (1966) di M. Antonioni. Pur limitato da una recitazione quasi straniata, il successo del film lo lancia a livello internazionale e passa così dal musical medievale Camelot (1967) di J. Logan alla celebre carica di cavalleria di I seicento di Balaclava (1968) di T. Richardson, prima di incrociare nel 1975 un D. Argento al culmine del proprio estro che lo vuole per il personaggio di Marc, il pianista al centro degli inarrivabili spaventi di Profondo rosso. L'alchemica miscela del capolavoro del thriller italiano «glorifica» così anche l'inespressivo H., la cui britannica sobrietà riesce a temperare il parossismo delle atmosfere... Approfondisci
  • Vanessa Redgrave Cover

    Attrice inglese. Figlia d’arte, calca con successo il palcoscenico sin da giovanissima ed esordisce in sordina sul grande schermo accanto al padre Michael R. nel 1958 in una mediocre commedia. Castana, occhi chiari, volto spigoloso, portamento fiero, ritorna al cinema alcuni anni più tardi e inizia una brillante carriera che la porta a diventare in breve una delle più amate e ricercate attrici europee. La turbolenta vita sentimentale (il matrimonio con T. Richardson, la storia d’amore con F. Nero), l’impegno politico e la partecipazione a vari sceneggiati televisivi non le impediscono di scegliere copioni e ruoli a lei congeniali: è la misteriosa Jane di Blow-up (1966) di M. Antonioni, l’anticonformista ballerina Isadora Duncan in Isadora (1968) di K. Reisz, l’infelice sovrana Maria Stuarda,... Approfondisci
  • Sarah Miles Cover

    Attrice inglese. Bionda, minuta, occhi azzurri, dopo gli studi esordisce con successo sul grande schermo in ruoli drammatici a lei ben congeniali. Giovane e seducente allieva in L'anno crudele (1962) di P. Glenville accanto a L. Olivier, è poi una perfida e crudele servetta in Il servo (1963) di J. Losey, moglie di un pittore in Blow-up (1966) di M. Antonioni, donna insoddisfatta in La figlia di Ryan (1970) di D. Lean e adultera femminista ante litteram in Peccato d'amore (1972) del marito R. Bolt. Dagli anni '70 la sua popolarità cala notevolmente a causa di infelici scelte artistiche (partecipa a pellicole commerciali di mediocre livello). Si risolleva parzialmente con l'interpretazione della passionale Alice de Janze nel giallo Misfatto bianco (1988) di M. Radford, ma nel contempo abbandona... Approfondisci
Note legali