La bomba. Cinquant'anni di Piazza Fontana - Enrico Deaglio - copertina

La bomba. Cinquant'anni di Piazza Fontana

Enrico Deaglio

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Editore: Feltrinelli
Collana: Fuochi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 19 settembre 2019
Pagine: 295 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788807070495

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La bomba. Cinquant'anni di Piazza Fontana

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Libro vincitore del Premio Bagutta 2020

La bomba di piazza Fontana compie Cinquant'anni. Non ha mai smesso di cambiare l'Italia, quasi fosse una massa incandescente nel sottosuolo, che continua a bruciare. Un viaggio nella memoria che sembra un film giallo. Il più grande depistaggio della nostra storia.

«Un libro magnifico»Il Venerdì

Questo è un viaggio nella memoria, che ha l'andamento di un giallo. La Banca che non c'è più ma conserva l'insegna, le due lapidi per Pinelli, una vicina all'altra, e la loro storia, il palazzo di giustizia dell'era spagnolesca in cui si processarono gli anarchici per l'attentato al Teatro Diana, l'incredibile percorso di appena cento metri che Valpreda avrebbe percorso in taxi. Sono passati cinquant'anni, ma ci sono domande che ancora non hanno una risposta. Perché, per esempio, venne scelta la Banca nazionale dell'agricoltura? L'anno più tetro della storia italiana continua a essere pieno di misteri irrisolti. Tra le bombe e i depistaggi scopriamo la vera storia del tassista Rolandi e della sua accusa a Valpreda, conosciamo il gruppo di assistenti della Cattolica che per primi cominciarono a dubitare del suicidio di Pinelli, incontriamo Guido Lorenzon, un professore di francese di Maserada sul Piave che risolse il caso già lunedì 15 dicembre e lo comunicò alla giustizia. In quell'anno la musica e l'arte, con la Guernica di Enrico Baj, cambiarono Milano.
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    GIAMBA

    01/06/2020 07:27:03

    Ricostruzione certamente di parte di uno degli eventi più dolorosi del dopoguerra italiano. Ad un primo impatto piuttosto confusionale per chi come il sottoscritto legge per la prima volta di questo fatto, ma precisa e dettagliata nel ricostruire i fatti. Qualche divagazione di troppo. Nel complesso interessante.

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    giorgia

    16/05/2020 15:57:09

    Questo libro descrive in maniera precisa gli eventi prima e dopo la strage di piazza fontana, compresi i vari depistaggi. È perfetto per chi vuole approfondire senza fermarsi al mero fatto storico ma, allo stesso tempo, non ha familiarità con i protagonisti di quell'epoca (mai presentata durante gli anni di studio) L'autore traccia con precisione e sentimento la trama dell'attentato, le motivazioni e non dimentica il cordoglio anche per le due vittime aggiunte della strage: Pinelli e calabresi. Pur essendo imparziale riesce a mettere comunque la sua personalità e le sue idee nel romanzo, senza che sovrastino il fatto storico

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    Veronica

    13/05/2020 21:14:18

    Cosa si può dire di più di questo libro che come quello scritto da Benedetta Tobagi sono due capolavori. Avevo quasi 18 anni quando avvenne la strage e sebbene vivessi nel sud Italia ne rimasi impressionato. Con questo libro, Deaglio, ma più che altro con l'indagine condotta dal giudice istruttore Guido Salvini (l'unico che fa onore a questo cognome) attribuisce le responsabilità. Ebbene i fascisti di ordine nuovo facevano quello che volevano in Italia con la protezione dell'ufficio affari riservati del ministero dell'interno (notate come scrivo in minuscolo queste ultime parole), che avevano già programmato attentati e stragi, costruendo le false prove a carico dei poveri Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda completamente ed assolutamente innocenti. Che dire di più. Per fortuna che ci sono stati inquirenti e magistrati degni di questo nome e che almeno la gente perbene sa adesso la verità, anche se i colpevoli sono stati giudicati innocenti. C'è da vergognarsi ad essere italiani. Un paese che ha inventato la mafia ed il fascismo.

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    Barbara

    12/05/2020 11:26:56

    Un bel libro, decisamente!!...L'autore ricostruisce un pezzo di storia d'Italia con coscienza di causa, facendo rivivere il contesto sociale e politico dell'epoca...Per non dimenticare!!

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    Antonella

    12/05/2020 07:46:17

    Buona ricostruzione storica di uno dei fatti più tragici della nostra storia

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    Barbara

    11/05/2020 13:38:43

    Libro storico che analizza i fatti della storia recente italiana con precisione e verità....Analizzando il contesto socio/politico di un'Italia in un momento molto delicato in cui gli attentati si tingevano di...Nero...

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    Niknocella

    23/03/2020 17:31:46

    Libro di parte e come non essere di parte di fronte a questa parte della nostra storia recente. Di parte ma non fazioso, scritto bene e coinvolgente. Riesce a riassumere in poche pagine avvenimenti che richiedono da soli interi volumi. Consigliatissimo a chiunque voglia capire non solo gli avvenimenti ma anche l'anima maledetta di questo paese.

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    Valeria

    09/03/2020 14:23:18

    Pagine che aprono gli occhi, che scuotono, che riempiono di amarezza. Pagine che permettono di capire molte cose sulle oscure dinamiche di questo Paese. Attraverso uno stile semplice l'autore ricostruisce una storia recente che non ha ancora trovato giustizia e forse non la troverà mai.

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    Poi dicono che uno...

    08/03/2020 13:47:15

    Succede che alcuni libri si fatica per terminarli, per altri succede esattamente il contrario: si fanno leggere troppo in fretta. È il caso di questo libro. Un racconto scritto togliendosi le scarpe per fare meno rumore, una storia intricatissima e spaventosa raccontata spolverando antichi faldoni e spalancando le finestre. Per chi, come me, quegli anni li ha vissuti in diretta è forse più semplice capire; per le nuove generazioni un esempio di scrittura da seguire. Quindi il racconto, innanzitutto. L’altro aspetto che distingue questo libro, da altri usciti in questo periodo sullo stesso argomento, è la visione pasoliniana. “Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe". Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero”. Deaglio fa anche questo mette insieme fatti anche lontani, che apparentemente, ma solo apparentemente non fanno parte della storia.

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    Giorgio

    14/02/2020 13:01:50

    Ho seguito fin dall'inizio la tragica storia di piazza Fontana; avevo 14 anni quando ci fu la strage. Eppure alcune delle cose narrate da Deaglio in questo libro non le sapevo proprio. Un libro necessario, soprattutto per i più giovani, che purtroppo sanno poco o niente di quello che accadde in Italia in quel periodo buio.

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    massimo

    13/01/2020 10:32:10

    Grazie all'operato di molti soggetti che hanno agito per sovvertire l'ordine costituzionale la ricostruzione giudiziaria della vicenda non è esaustiva.Occorre quindi l'opera dello storico che raccolga tutte le oscure trame e le sveli ai colpevoli superficiali.Tutti devono leggere questo libro,soprattutto coloro che hanno vissuto quegli anni.Aggiungerei per completezza:G.De Lutiis,Il golpe di via Fani,Sperling,2007

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    Lapo

    04/01/2020 10:13:36

    Chi nel 1969 era almeno adolescente e si interessava di politica non potrà non leggere il libro con un nodo alla gola – e in certe pagine con la pelle d’oca. Molto più che nei due volumi di “Patria”, nei quali Deaglio alterna quadri foschi ad altri leggeri e spensierati, ne “La bomba” è richiamato l’infame atto terroristico di Piazza Fontana, è ricostruito il contesto entro il quale si inquadra, vengono raccontate la persecuzione degli anarchici milanesi e la morte di Pinelli assieme alle menzogne pianificate e subito propinate all’opinione pubblica dagli inquirenti fiancheggiati da una informazione in gran parte colpevolmente e servilmente ottusa, pronta a sbattere il mostro in prima pagina; e sono tratteggiati importanti passaggi storici a partire dalla Liberazione e sulla continuità nell’Italia repubblicana di apparati repressivi fascisti che ebbero un ruolo attivo nella strategia della tensione e nelle torbide storie dei depistaggi di quella strage e di tutti quelli che sarebbero seguiti per nascondere le responsabilità di esecutori e mandanti. Narrazione che non lascia tregua e che illustra il clima dell’Italia alla fine degli anni sessanta e i tentativi occulti di spostare l’asse politico a destra fino a ventilare ipotesi verosimili di colpi di stato; il tutto presentato in stile asciutto (il presente storico e il ritmo incalzante richiamano la serie televisiva “Blu Notte” di Lucarelli), con dissolvenze incrociate che giuntano salti nello spazio e nel tempo. Vengono davvero i brividi a leggere tutto quello che l’Italia ha attraversato e che la democrazia ha rischiato; e anche a pensare che forse qualche losco figuro è ancora fra noi. Gran bel libro, da non mancare.

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    giordalbo

    17/12/2019 12:49:32

    Lo scrittore si fa trascinare troppo dal pathos e dalle proprie idee, perdendo ogni tanto obiettività e il filo della narrazione. Non la migliore descrizione dell'attentato di Piazza Fontana.

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    carmina corona

    03/12/2019 11:44:25

    Ben scritto. Documentato. Riesce a raccontare la reale atmosfera del periodo storico descritto. E anche le divagazioni servono per creare un affresco più accurato. lo consiglio.

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    gianni

    12/10/2019 15:02:45

    In premessa: ricordare ad un paese di eterno machiavellismo la voragine di orrore in cui visse è sempre opera necessaria e meritoria. Ma il libro di Deaglio mescola troppe cose che sono a lato della bomba o che con essa non c'entrano se non per una vaga analogia. La asserita continuità, poi, fra Piazza Fontana, Bologna 1980 e stragi di mafia del 1992-1993 rischia di far scadere il discorso nella rete del mitologico "Grande Vecchio", con cui negazionisti di vario genere, discepoli frediani e apostoli evoliani hanno buon gioco ad alzare polveroni, da cui trarre, specie di questi tempi, nuovi spazi di pericolosa, nauseante credibilità. Forse occorrevano più rigore, meno suggestioni, meno quadri e meno salti. Da leggere, insomma, come incipit per altri studi: utilissima, a questo proposito, la bibliografia in coda al testo.

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    Raffa

    12/10/2019 14:16:39

    Pensavo di leggere una ricostruzione storica ed accurata di uno degli avvenimenti più tristi della nostra storia recente ed invece mi sono ritrovata di fronte ad un libro "ideologico" e preoccupato solo di portare avanti le tesi di Deaglio. È stata una tragedia la morte di Pinelli a cui l'autore dedica moltissime pagine, ma ritengo che lo sia stata anche la morte del commissario Calabresi a cui l'autore riserva commenti non sempre lusinghieri.

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    CIGI

    24/09/2019 08:19:03

    sono passati ben cinquant'anni dalla strage di Piazza Fontana, questo libro racconta le vicende con gli occhi di 50 anni fa ma anche di oggi, un racconto perfetto per ricordare, tante domande che purtroppo non hanno ancora risposte.

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    Fab

    23/09/2019 07:42:29

    Emozionante come libro e giusto nella scrittura dato che non fa polemica a caso ma cerca di raccontare la tragedia ed i fatti di quel giorno drammatico come sono stati, tante divagazioni ma comunque in fattore emozionale che ci stanno, un libro che fa piangere ma soprattutto pensare, Enrico Deaglio riesce a rendere l'idea di cosa sia successo nella mente delle persone anche a, giovani come me, che non erano neanche nati. Abbiamo bisogno di questi libri.

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    Max

    21/09/2019 08:17:08

    Tante domande affastellano ancora chi ha indagato sulla bomba di Piazza Fontana. Dubbi, intrecci sullo sfondo di un'Italia oscura e triste di quegli anni. Uno spaccato convincente e interessante che mette ordine nel caos di quei giorni di piombo. Una storia vera, dunque, narrata come un vero e proprio giallo, importante per conoscere meglio anche questa Italia di oggi.

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    luisa

    19/09/2019 14:02:24

    anni di piombo e tenebrosi,una piazza che porta ancora adesso le sue ferite,anni e anni di investigazioni mai approdate a nulla di concreto,un mistero ancora avvolto nelle ombre.....la banca ancora lì a testimonianza di quanto successo

Vedi tutte le 22 recensioni cliente

«La bomba del 12 dicembre 1969 ha cambiato l’Italia; o meglio l’ha picchiata come un pezzo di ferro rovente su un’incudine, umiliata. Per cinquant’anni, tutta la vasta cospirazione di potere che l’ha prodotta ha lavorato per lei, perché restasse impunita e si moltiplicasse.»

Per capire appieno le motivazioni che portarono alla strage, e ai successivi depistaggi e insabbiamenti, occorre intraprendere un viaggio nel tempo, fino alla fine dell’800, quando scoppiò il maggior conflitto politico e sociale che coinvolse la Francia: l'affare Dreyfus. Il capitano Alfred Dreyfus, ebreo alsaziano, fervente patriota e innocente, venne accusato di tradimento, destituito e imprigionato.

«Dreyfus (completamente innocente) fu incastrato in modo grossolano e volgare.»

Accusato senza processo e senza alcuna prova gli venne porta la pistola per il “suicidio d’onore” ma Dreyfus rifiutò, proclamando la sua innocenza. La condanna fu un errore giudiziario figlio dell'antisemitismo imperversante nella società francese e nel clima politico avvelenato dalla perdita dell'Alsazia e di parte della Lorena ad opera dell'Impero tedesco. Il vero responsabile dei reati contestati, il colonnello Ferdinand Walsin Esterhazy, verrà infine smascherato dopo anni di indagini ma la Corte Marziale farà arrestare il suo accusatore cercando di insabbiare l’errore commesso con Dreyfus. Passarono anni prima che la situazione potesse percorrere i binari della giustizia ed è grazie a un intellettuale se oggi possiamo osservare la storia dalla giusta prospettiva. Il famoso “j’accuse” di Emile Zola, che gli costerà l’esilio, darà adito a nuove indagini e, infine, alla liberazione di Dreyfus, ormai palesatasi la sua innocenza.    

Ma cosa accomuna l’affare Dreyfus con la nostra bomba di Piazza Fontana?

Le storie sono legate più di quanto sembri, purtroppo. La necessità di trovare un colpevole, il bisogno di dare in pasto all’opinione pubblica una storia a cui credere. Depistare e condizionare. Le dittature e i poteri forti mirano a muovere i burattini per i loro fini. Così come “l’affare” diede inizio a una forte stagione antisemita, sul finire dell’800, in Italia ebbe iniziò una caccia alle streghe che mise alla gogna anarchici e comunisti. I fini erano molteplici, come molteplici gli attori coinvolti: ex burocrati fascisti peroravano la missione contro le sinistre mentre organizzazioni neofasciste miravano a soverchiare la neonata repubblica. Politici collusi, magistrati, burocrati e servizi segreti deviati erano il potere occulto che tramava all’ombra dell’agognata democrazia italiana. Anche le ingerenze straniere non furono da meno:

«L’Italia era un paese a sovranità limitata. […] la CIA era in grado di fare quel che voleva. E quel che voleva era di tenere fuori i comunisti dal governo. […] In quest’ottica tutto era permesso e ben visto: la P2, Gladio, la mafia, i neonazisti, le bombe. Tutto ciò […] fino al 1989, quando cadde il muro di Berlino e l’Urss si dissolse.»

Deaglio ripercorre le tappe che hanno portato lo spettro della bomba fino ai giorni nostri. Dalle prime indagini, con la falsa pista anarchica e le montature ad hoc per nascondere una strage di stato, fino alle scoperte susseguitesi col contagocce tra minacce ed errori. Un libro per riappropriaci del nostro passato e della verità di cui abbiamo il dovere di essere partecipi. Il puzzle della nostra storia deve essere ricomposto perché oggi disponiamo di tutti gli elementi e Deaglio ce li illustra pagina dopo pagina, indagine dopo indagine. La bomba è anche questo, una spinta alla formazione di una coscienza critica, per aprirci gli occhi e confinare il potere dispotico negli antri oscuri del nostro passato. La democrazia e la libertà devono primeggiare su nostalgici, neofascisti, complottisti e apparati dello stato deviati.

Recensione di Alberto Clementi

Cicatrici, premonizioni coincidenze

1. La prima bomba
Tredici giorni a Natale, Perché proprio quella banca, I complici della bomba

2. Il rimorso della piazza
Un luogo magico, 25 aprile 1945, Le due lapidi

3. Il cittadino che aveva capito tutto
Dove venne concepita la bomba, Un professore di provincia, "La prossima volta dovremo fare di più", Calunnia, "Il mio amico Giovanni Ventura"

4. La casa dell'anarchico
Troppi libri, I signori Pinelli, Campo, Fossa

5. Gli amici
Il primo segno del dissenso, Un libro in cui c'era già scritto tutto, Il motorino Benelli, Valigia, señor?

6. La città
La scuola Trotter, Sophia Loren

7. La stanza
La figlia del tempo, Esame del luogo in cui morì Giuseppe Pinelli, Domande per i periti, Un corpo, Il palazzo della Questura, "Nessuno vide, nessuno previde, nessuno evitò", Chi c'era in quella stanza, Se fosse uscito vivo

8. Dreyfus a Milano
Un certo clima politico, Cherchez trouvez, Bombe finestre e lotta di classe, Come finì con Émile Zola, 757 nomi, Il corpo di Romeo Frezzi, Un episodio poco noto delle Cinque giornate di Milano

9. Quattro presidenti si occupano di Piazza Fontana
Dal carcere di Ventotene alla Questura di Milano, L'unico uomo politico che fin da subito capì il depistaggio, Se il popolo avesse saputo, 1985. Un fatto molto grave successo a Palermo, 2009. La "riabilitazione" di Pinelli

10. Pietro Valpreda, il mostro di una volta
il ballerino anarchico, Interrogatorio, La questione della lingua, Il taxi di Cornelio Rolandi, Mille giorni

11. Freda, l'oscenità
Il narciso di Ordine Nuovo, Il compito del Nuclei di difesa dello stato, Infanzia di una bomba

12. La nostra Guernica
Picasso in città, Anarchici e artisti, Il giorno dell'inaugurazione, I funerali del commissario calabresi

13. Silvano Russomanno
Un partito nuovo, La lunga storia degli Affari Riservati, Il miglior poliziotto d'Italia seconda Cossiga, Gli Affari Riservati ai tempi della P2, Il rapporto Russomanno e due colpi di scena

14. Vestire il pupo
La bomba vince sempre, Depistaggio: un reato troppo recente, Effetti collaterali, La giustizia di fine secolo, La letteratura del depistaggio in Italia nel Ventunesimo secolo

15. La banca, la chiesa, i veleni

Riassunto e Arringa finale
Esame di cosa successe in settantadue ore a Milano

Ringraziamenti e bibliografia
Credits
Indice dei nomi
  • Enrico Deaglio Cover

    Laureatosi in Medicina a Torino nel 1971, comincia poi la carriera da giornalista della carta stampata e della televisione negli anni settanta, presso il quotidiano «Lotta Continua», di cui è stato direttore dal 1977 al 1982. Successivamente lavora in numerose testate tra cui «La Stampa», «Il Manifesto», «Epoca», «Panorama», «L'Unità». Tra il 1985 e il 1986 è direttore del quotidiano «Reporter» e collaboratore del quotidiano «La Stampa» di Torino. Alla fine degli anni Ottanta comincia a lavorare come giornalista televisivo per Mixer: segue in particolare le vicende della mafia in Sicilia e viene inviato per programmi di inchiesta in vari paesi.... Approfondisci
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