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Georges Simenon

Traduttore: T. Turolla
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 227 p., Brossura
  • EAN: 9788845927584
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Recensioni dei clienti

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    rosanna robbiano

    17/04/2016 11.40.27

    Bel romanzo, anche se per me inferiore ad altri. Da leggere in ogni caso.

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    morena

    06/08/2015 21.28.15

    E' sempre un piacere leggere Simenon anche se ho trovato questo romanzo meno coinvolgente e meno introspettivo di altri. Comunque consigliato.

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    Renzo Montagnoli

    01/05/2015 20.48.51

    Joris Terlinck è il potente e temuto borgomastro di Furnes, un paese fiammingo. È un uomo venuto dal niente, di umile estrazione sociale, che è riuscito a farsi una posizione in modo poco chiaro e sicuramente non onesto, non proprio quello che ci si aspetterebbe da un individuo che atteggia la sua vita a una intransigente rettitudine. Ma si tratta solo di una facciata in un'esistenza segnata da una grettezza che tende a rendere Terlink un amorale, condotta in modo noioso, perché sempre uguale, senza autentici affetti, perfino fra le mura di casa in cui vegetano una moglie succube e malata, una figlia demente, perennemente segregata in una camera, e una domestica, che a suo tempo è stata l'amante del borgomastro. Tutto procede secondo un copione grigio e monotono, senza sussulti, ma è che è l'ideale per un uomo che vuole sancire la sua presenza come segno di potere, fino a quando in questo muro impenetrabile si apre una crepa. Ed è solo l'inizio, a un evento ne segue un altro, un altro ancora, e sarebbero l'occasione per dare una sterzata alla vita di Terlink, per farlo uscire per sempre da quella sua armatura volta a celare una corrosiva insoddisfazione che sfoga maltrattando gli altri. Ma l'uomo non coglierà l'occasione, non uscirà dal personaggio che si è costruito e la sua monotona vita tornerà a scorrere, come prima. E così rientrerà nel suo mondo, immutabile, in una commedia della vita di cui gli attori sono sì artefici, ma anche succubi. Non ci si può opporre al proprio destino, sembra dirci Simenon, così come, affinchè tutto funzioni alla perfezione, non si può mutare il proprio ruolo, e chi arriva a farlo, come Terlink, diventato da povero a ricco, deve più di tutti contribuire a che questo equilibrio non sia turbato, e lo può fare solo in un modo, vale a dire forzando la propria natura in un'esistenza di potere, ma anche di squallore. Da leggere.

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    Emiliano

    20/09/2013 14.06.40

    Solito straordinario Simenon. Peccato per la trama, non molto coinvolgente e forse un po' piatta. Comunque consigliatissimo.

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    philo

    15/07/2013 12.56.06

    Simenon riesce sempre, con i suoi romanzi, a scovare all'interno dell'uomo le peculiarità più sgradevoli. Questo borgomastro incarna il peggiore dei vizi capitali: l'invidia. E per essa è disposto a tutto.

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    luca bidoli

    05/06/2013 21.58.33

    Splendido, ci convivi appresso anche dopo la fine della lettura, lo senti sulla tua pelle, lo misuri nella tua quotidianità. Una provincia eterna, anni trenta, ma quanto poco è mutato da allora! con i ricchi, i padroni, anzi il baas, il padrone per antonomasia, al quale tutto si deve, tutto è dovuto, sino a quando... Radiografia di una personalità forte, apparentemente inattaccabile, inumana, volutamente resa tale, che dimostra però, in più modi ed accenti una sua "filosofia" di vita, una sua forma di religiosità pagana, di affetti e modi di essere che vanno oltre la dimensione puramente borghese, condannandolo alla fine di quel potere, alla sua inevitabile messa in discussione, appena l'umanità, appunto, si riveli nella sua apparente contraddizione, salvifica per lui, per il Baas, per noi, lettori di questo grande libro!

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    Valentina

    27/05/2013 17.25.09

    Da appassionata di Simenon, ho trovato la lettura di questo romanzo molto profonda ed altresi' angosciante, caratterizzata comunque dal suo ineccepile stile di composizione. I personaggi e i loro tratti caratteriali sono stati fissati nel mio inconscio a tal punto da entrare nei miei sogni. La morale, come in tutti i suoi libri c'e' e qui e' molto chiara: crisi esistenziali, ricerca di vie di fuga e le grande scelte che la vita ci pone. Un'altro lato di Simenon, che consiglio di leggere, per capire un'altra sfumatura dell'autore.

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    giulio agnoli

    08/05/2013 16.37.50

    Con SImenon non si sbaglia mai ! La qualitá della sua scrittura , rende ogni storia che racconta, qualcosa che ti colpisce e ti commuove...la vicenda umana del borgomastro, si eleva nel bene e nel male , dalla mediocrità dei suoi concittadini , e si finisce per provare simpatia e rispetto per un uomo che sembra non avere nemmeno un minimo di empatia verso il prossimo...

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    claudio

    04/03/2013 08.04.34

    Non so se, come è stato più volte detto, questo sia il capolavoro di Simenon. E' senz'altro però un ottimo risultato: siamo nel Belgio fiammingo, cupo, dove il sole fa capolino raramente. In questa cittadina il padre padrone è l borgomastro, un uomo rude, duro, di rari sentimenti che vive con una moglie che non ama e che forse non ha mai amato, con una figlia pazza tenuta chiusa a chiave, con una domestica da cui ha avuto anche un figlio. Oltre che borgomastro è anche un famoso industriale: la sua fabbrica produce sigari. Il suo tentativo disperato di uscire da questa situazione non ha successo e così il borgomastro deve rientrare tra le mura ormai invalicabili della sua vita.

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    Roberta

    26/01/2013 16.53.26

    Scritto con il solito stile algido e chirurgico, faccio fatica a trovare l'introspezione psicologica di cui le altre recensioni parlano. Ha un'amante con cui fa un figlio senza nulla nascondere alla moglie, rifiuta i soldi ad un ragazzo che poi si suiciderá, non aiuta chi gli chiede sostegno e l'unica cosa che dice a spiegazione dell'ariditá con cui fa queste scelte é " l'ho fatto perché cosí andava fatto!", ne piú e né meno di quando i bambini a cui si chiede perché hanno fatto qualcosa rispondono: perché sì. Grande descrittore di comportamenti non va sotto la superficie.

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    AGT

    09/02/2011 16.41.20

    Bello davvero.Un pò più profondo degli altri "Simenon"(non Maigret),forse più sentito da parte dell'autore,ma nel suo genere un capolavoro di introspezione psicologica.Lascia un pò la bocca amara,ma anche questo fa parte del gioco.

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    Vickyvale

    25/04/2010 11.54.18

    Un romanzo magistrale, sia per lo stile asciutto e incisivo che per la caratterizzazione psicologica del protagonista. Straordinaria, immensa e dolorosa, seppur non priva d'ironia, la figura del borgomastro Joris Terlinck. Il finale, feroce e ambiguo, costringe il lettore alla riflessione. Certo non è da tutti i giorni leggere un libro così.

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    Ernesto

    18/05/2009 11.06.54

    Bellissimo. La caratterizzazione psicologica dei personaggi è magistrale. Un dei suoi migliori libri.

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    francesca70

    07/07/2008 16.25.14

    Veramente molto bello!Da leggere assolutamente.

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    Bartolomeo Di Monaco

    15/12/2003 09.02.32

    Baas, ossia padrone, è l’appellativo con cui viene chiamato Joris Terlinck, per il fatto che, oltre ad essere il proprietario di una manifattura di sigari, ereditata da un’amante, Berthe de Groote, che dà il via alla sua fortuna, è un po’ il signore, il dominus, di tutto quanto accade nel paesino fiammingo di Furnes, poco più di cinquemila abitanti, di cui è il borgomastro: “La città era cosa sua”. Mi verrà più volte in mente “Vita e morte del sindaco di Casterbridge” di Thomas Hardy. Il suo indiscusso potere viene sottolineato dall’autore con l’indicare che l’interno del suo ufficio di sindaco, come l’interno della sua casa, sono osservabili da fuori, dalla piazza principale, e i cittadini che alzano gli occhi alle sue finestre, spesso scorgono ciò che sta facendo. Imponente (“Un pezzo d’uomo”) e severo, “non scherzava mai.” Si respira quell’atmosfera suggestiva che ha il mondo fiammingo con quella sua natura che pare sempre nascondersi dietro nebbie e penombre, e che quando si rivela mostra tutto il suo splendore: “suo padre, il vecchio Joris, fino al giorno prima di morire aveva pescato gamberetti davanti alla spiaggia, con il cavallo che trascinava la rete quando c’era la bassa marea.” Gli interni delle locande e delle abitazioni hanno quegli arredi massicci e pesanti (quali sono efficacemente descritti, ad esempio, per il Caffè Vieux Beffroi), bui anche nei colori, dai quali ci si attende sempre una lentezza, una implicita e naturale attitudine allo scavo dei pensieri e delle azioni. Caratteristica di questo romanzo è quella di offrirci ogni tanto un’inquadratura a distanza, più spesso presa da una finestra; e da questa immagine di insieme si stringe poi su singoli fatti o personaggi. La moglie, Thérésa, lo teme, è assurdamente remissiva, i suoi gesti sono, per ogni cosa che fa, “timidi e furtivi, quasi che si aspettasse di essere picchiata.” Hanno una figlia di ventotto anni, Émilia (che chiamano “Mimilia”) tenuta nascosta in una stanza al secondo piano, giacché è malata: una furia la pervade e se ne st

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    sergio

    26/09/2001 00.07.58

    Scoperta di un Simenon che, al di là del genere 'Maigrettiano', mi aveva già appassionato; superamento di una descrizione oggettiva, ma acritica, del mondo di provincia - francese o belga - pur con indimenticabili ritratti di ambienti che possono far parte di un ideale museo dell'acqua; in questo romanzo é una presa di posizione, nella sua ultima parte, a favore di un certo ambientalismo ante-litteram, che, quasi, trasforma il suo protagonista da truce tiranno familiare e pubblico in persona coerente con valori che trascendono le squallide - ancorchè drammatiche - situazioni locali: complice l'evento iniziale del romanzo che, nei suoi successivi sviluppi, condiziona (tra l'altro) l'evoluzione del protagonista da una spiccata misoginia ad una accettazione dei personaggi femminili che si concretizza con il matrimonio con la (fino a quel momento detestata) cognata.

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