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Bruce Springsteen

Traduttore: M. Piumini
Editore: Mondadori
Collana: Ingrandimenti
Anno edizione: 2016
Pagine: 536 p. , ill. , Rilegato

11° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Cinema, musica, tv, spettacolo - Musica - Stili e generi - Rock e pop

  • EAN: 9788804669326

Bruce Springsteen scrive la sua storia, aprendo il suo cuore ai fan e raccontando anche le cose meno facili da raccontare, come la lotta contro la depressione che lo accompagna ormai da anni. Ma come ogni grande storia, quella di Springsteen è fatta di tanti personaggi, un po come alcune delle sue canzoni più belle. Ecco i dieci personaggi (reali) che hanno scritto assieme a lui questo grande romanzo americano.

1 DOUGLAS SPRINGSTEEN

Il padre di Bruce, origini irlandesi, sei birre scolate una via laltra nel buio pesto della cucina, tutte le sere. Un giorno prova a insegnare un po di boxe al figlio ragazzino. Ero emozionato, lusingato dalle sue attenzioni e ansioso di imparare. Le cose andavano bene finché lui non mi assestò sul volto qualche colpo a mano aperta appena troppo vigoroso. Non mi fece male, però mi offese: avevamo superato un limite. Eravamo entrati in un territorio oscuro che trascendeva il rapporto padre-figlio. Mi stava dicendo che ero un intruso, uno sconosciuto, un rivale in casa e una cocente delusione. Mi si spezzò il cuore. Quando mi guardava, non era soddisfatto di ciò che vedeva. Era questa la mia colpa. Freud avrebbe avuto qualcosa da dire, in ogni caso il rapporto padre-figlio sarà di odio-amore fino alla morte di Douglas.

2 ADELE ZERILLI

Decisamente migliore il rapporto con la madre, origini italiane, mai che perda un giorno di lavoro, si ammali, sia giù di corda o si lamenti. Se il padre è lansia, la madre è la serenità. Una porta cigola, il rubinetto viene aperto, la trousse sul lavabo, poi, allultimo minuto, un fruscio di indumenti di fronte allo specchio. Sono i rumori con cui mi sveglio ogni mattina della mia adolescenza. Per un ragazzo sono i rassicuranti suoni del mistero e del rito. Li sento ancora oggi. Qualcosa che somiglia al paradiso, per un ragazzino del New Jersey, almeno.

3 MIKE APPEL

Il primo manager, dolorosamente scaricato alla vigilia del grande successo in favore di John Landau, tuttora saldamente in sella. Alla base del divorzio, un contratto firmato incautamente da un musicista sconosciuto che sarebbe diventato uno dei più famosi del mondo. Come Elvis e il Colonnello Parker, il modello societario a cui si ispirava Mike, avremmo diviso tutto a metà. Il problema era che le spese avrebbero finito per ricadere interamente su di me. Una formula irrealistica e controproducente, destinata a fare un sacco di danni, ma chi ero io per lamentarmi? Pur di fare il primo passo avrei firmato anche le mutande di Mike. Non fu necessario, ma anche un normale contratto provocò discreti grattacapi al giovane Springsteen.

4 JOHN LANDAU

Il fan che diventa produttore, manager e molto di più, lultimo di una lunga serie di fan, amici e fricchettoni che si ritrovavano ad assumere il ruolo di figura paterna. Insieme a mia moglie Patti, alla band e a pochi amici intimi, la persona con la quale mi sono confidato più volte nella vita. E con la quale il rapporto economico è chiaro e proficuo per entrambi, il che non guasta.

5 JOHN HAMMOND

New York, Columbia Records, Bruce ottiene unaudizione con uno dei discografici più potenti del mondo, quello che ha scoperto Bob Dylan, tanto per dire. E che fa Mike Appel? Precisa che mi aveva portato da lui per appurare se la scoperta di Dylan fosse stata un caso fortunato o se avesse orecchio sul serio. Bruce suona Saint In The City e la risposta di Hammond (La Columbia ti vuole) è una pietra miliare di questa storia. Una canzone non ci volle altro.

6 LITTLE STEVEN

L'amico di sempre e il chitarrista di quasi sempre, protagonista di un altro doloroso divorzio, stavolta non definitivo, consumatosi durante le registrazioni di Born In The Usa. Steve aveva bisogno di godersi il meritatissimo status di frontman, di suonare e cantare le proprie canzoni. Avremmo potuto evitare che le cose andassero così. Avremmo potuto trovare una soluzione, ma non eravamo le stesse persone di oggi. Reclamò un ruolo maggiore nella nostra partnership creativa, ma io avevo posto limiti precisi allinterno del gruppo. Gli dissi che, per quanto ci stessimo separando ero ancora il suo migliore amico, eravamo ancora luno amico dellaltro, e speravo che a questo non avremmo mai rinunciato. Le mie speranze erano ben riposte. Steve Van Zandt tornerà nella E-Street Band per non lasciarla più, almeno fino a oggi.

7 CLARENCE CLEMONS

Licona della E-Street Band, scomparso cinque anni orsono dopo una vita da film. Clarence sembrava uscito dal libro del rock. Se io ero lincarnazione del sogno rock di John Landau, Clarence lo era del mio. Chi non lo conosce deve sapere che cera una cosa che a Clarence importava più di tutte: Clarence. Non che fossimo particolarmente diversi da questo punto di vista, ma in lui questo fattore era moltiplicato allennesima potenza. Oggi, durante i concerti, quando la sua immagine riempie gli schermi alle spalle della band, il pubblico grida e applaude come faceva durante i suoi assoli di sax.

8 DANNY FEDERICI

Come in tutte le grandi storie, anche in quella di Springsteen la morte ha lasciato il segno. Anche il tormentato tastierista non cè più, ma doveva essere un tipo speciale. Non sapeva le canzoni, la progressione degli accordi, larrangiamento, la tonalità e le parole, non sapeva cosa cazzo stavi cercando di dirgli, lui sapeva suonare e basta! Dietro lorgano era libero ma solo dietro lorgano. Come tanti di noi, Danny faticava a cavarsela nel mondo che ci aspettava sotto i gradini del palco. Il mio compianto amico rimane un rompicapo di fragilità umana e di unimpareggiabile abilità musicale misteriosa e istintiva. Non per nulla era soprannominato Il Fantasma.

9 MAX WEINBERG

Chiunque abbia assistito a un concerto di Bruce Springsteen si è senzaltro chiesto come faccia a non fermarsi mai. Nel suo libro, il capobanda racconta la loro straordinaria intesa. La pressione fisica di tre ore filate di rock travolgente grava sulle sue spalle più che su quelle di chiunque altro. Lui percepisce i miei pensieri e le mie sensazioni, li anticipa prima ancora che arrivino alla pedana della batteria. Quel colpo di rullante, quello al quale sto pensando ma ancora mi brucia in un angolino della mente, quel colpo che desidero più di ogni altra cosa eccolo!. Chi non vorrebbe un batterista così?

10 PATTI SCIALFA

Dulcis in fundo, la seconda moglie, la madre dei tre figli di Bruce, dopo esserne stata solo la corista. Comè iniziata? Alla fine di un giorno di prove, manco a dirlo. Eravamo seduti a bere e chiacchierare e ben presto mi resi conto che cera qualcosa nellaria. Dopo diciassette anni di incontri casuali e due di stretta collaborazione – talvolta ai limiti del flirt – per la prima volta vidi in lei qualcosa di diverso e di nuovo. Se da un lato è una donna saggia e forte, dallaltro è il ritratto della fragilità. Fu quella combinazione a conquistarmi. Poteva mancare lamore in questo grande romanzo americano?

Recensione di Maurizio Zoja

 


Indice

Prefazione

Parte prima - Growin' up

I. La mia strada
II. Casa mia
III. La chiesa
IV. Gli italiani
V. Gli irlandesi
VI. Mia madre
VII. Il Big Bang (Have You Heard the News...)
VIII. Radio Days
IX. Il secondo avvento
X. Lo showman (Lord of the Dance)
XI. Workingman's Blues
XII. Where the Bands Are
XIII. Castiles
XIV. C'era una volta un Little Steven
XV. Earth
XVI. L'Upstage Club
XVII. Tinker (Surfin' Safari)
XVIII. Steel Mill
XIX. Ritorno a casa
XX. Endless Summer
XXI. Beatnik Deluxe
XXII. Calofornia Dreamin' (Take Two)
XXIII. Questo è un bar, imbecilli
XXIV. Forza e coraggio
XXV. Losing My Religion
XXVI. Lavori in corso
XXVII. The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle
XXVIII. Il Satellite Lounge

Parte seconda - Born to run

XXIX. Born to run
XXX. Jon Landau
XXXI. Thunder Road
XXXII. Jackpot
XXXIII. La E Street Band
XXXIV. Clarence Clemons
XXXV. Novità contrattuali
XXXVI. Io e la legge
XXXVII. Darkness on the Edge of Town
XXXVIII. Ricomincia lo spettacolo
XXXIX. Tempo libero
XL. The River
XLI. Hitsville
XLII. Hello Walls
XLIII. Nebraska
XLIV. Deliver Me from Nowhere
XLV. California
XLVI. Born in the USA
XLVII. Buona fortuna, fratello mio
XLVIII. Il successo, quello vero
XLIX. Di nuovo a casa
L. Regresar a México
LI. Tunnel of Love
LII. Goin' Cali


Parte terza - Living proof

LIII. Living Proof
LIV. La rivoluzione rossa
LV. Novità
LVI. Los Angeles brucia
LVII. Going to the Chapel
LVIII. Terremoto Sam
LIX. Streets of Philadelphia
LX. The Ghost of Tom Joad
LXI. L'uomo dell'Ovest
LXII. La donna dell'Est
LXIII. Re del New Jersey (io e Hollywood)
LXIV. Bringing It All Back Home
LXV. Revival
LXVI. The Rising
LXVII. Il selvaggio Est
LXVIII. The Seeger Sessions
LXIX. Magic
LXX. Super Bowl
LXXI. Avanti tutta
LXXII. Wrecking Ball
LXXIII. Perdere la pioggia
LXXIV. Il tour di Wrecking Ball
LXXV. Da zero a sessanta in un batter d'occhio
LXXVI. Garage Land
LXXVII. High Hopes
LXXVIII Il fronte domestico
LXXIX. Long Time Comin'

Epilogo
Note
Referenze iconografiche
Ringraziamenti

Recensioni dei clienti

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    DOMENICO BOSCO

    18/01/2017 22.08.09

    Definirei questo libro un’opera “onesta” e coerente con la vita dell’artista. L’autore , del quale sono un fan da 35 anni, asserisce di averlo scritto perché giunto all’età nella quale è necessario fissare i ricordi per evitare di perderli. In realtà, si scopre che i fatti e le vicende vengono, per fortuna ,ricordati chiaramente con una cronologia che narra dell’infanzia e dell’adolescenza a Freehold New Jersey, caratterizzate dal rapporto spesso complicato con i genitori, delle amicizie , i primi passi con le bandsgiovanili fino alle occasioni ed agli incontri che hanno portato Bruce Springsteen ad essere quel fenomeno del rock ‘n’ roll che tutti conosciamo. Bruce non esita a mettersi a nudo. Parla con franchezza delle perplessità, dei dubbi, delle difficoltà che hanno accompagnato la sua esistenza, non ultima una forma di depressione con la quale convive da anni che combatte costantemente con gli affetti, la dedizione al lavoro , la composizione, i concerti lunghissimi. La scrittura è semplice e diretta, ma non per questo vengono tralasciati concetti profondi, evidenziati in modo chiaro per far presa immediata sul lettore. Abbiamo così poche occasioni per amare, far bene il nostro lavoro, aiutare chi è in difficoltà, essere onesti, non possiamo permetterci di perdere tempo perché sarà l’unica cosa che non potremo più recuperare. La vita deve essere spruzzata da un pizzico di follia e da tanta passione , non è possibile vivere di sola sobrietà. E’ questa, sintesi, a mio avviso, la “filosofia” di Springsteen, un concetto semplice e bello nello stesso tempo a cui spesso , purtroppo, prestiamo poca attenzione. Sicuramente scritto pensando ai fans piuttosto che ad lettori ha il pregio di essere un testo molto scorrevole e piacevole.

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    floriano

    23/11/2016 17.23.18

    Grandissimo, come la sua musica. Si esprime con ironia, sincerità, senza pudori o reticenze, anche su cose intime e private. Grazie Bruce

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    Pietro

    17/10/2016 10.49.53

    Una premessa: Bruce è la colonna sonora della mia vita, per cui non sono imparziale. Detto ciò, avendo già letto la pur bellissima biografia "Bruce", scritta di Peter Ames Carlin, posso dire che questa autobiografia riesce laddove una terza persona non avrebbe potuto e saputo spingersi. "Born to run" ci presenta Bruce a nudo, ne vediamo l'anima e i sentimenti più profondi. Dopo la lettura delle oltre 500 pagine ci rendiamo conto che Bruce è una persona modificata solo fino ad un certo punto dal successo e dai guadagni stratosferici. A tal proposito è molto bello il passaggio nel quale racconta una sua performance insieme a George Harrison e Mick Jagger, nella quale si considera il fan in mezzo ai suoi due idoli. Ovviamente si tratta di una serata nella quale Bruce è già il "Boss" e ha già conquistato il pubblico dell'intero pianeta. E' molto interessante il passaggio su Wrecking Ball, uno dei suoi ultimi album, pubblicato nel 2012. Bruce ritiene che si tratti di un lavoro straordinario, al pari di Born in the U.S.A. ed io da fan condivido il giudizio. Al di là di un tour quasi triennale, ad esso dedicato, che ha rilanciato definitivamente il sodalizio tra Bruce e la E Street Band si lamenta di una scarsa risonanza, almeno in patria, del suo lavoro. Penso che questo fatto rappresenti tragicamente le scelte di marketing delle case discografiche più interessate a promuovere meteore che opere d'arte prodotte da un ultrasessantenne. Infine trovo davvero umano ed apprezzabile il modo in cui Bruce fa i conti con la memoria di suo padre, le cui asprezze sono state uno dei motivi principali, grazie ai quali ha trovato le forza per diventare la rockstar che tutti conosciamo. Ed è sempre da suo padre che Bruce eredita quelle fragilità psicologiche su cui si dilunga e che rappresentano il profilo incredibilmente umano di chi, quando lo vedi sul palco, sembra una sorta di superman capace di suonare per circa quattro ore senza interruzioni. See you again in Italy, my friend!

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    ciro andreotti

    16/10/2016 20.09.13

    "Negli ultimi sette anni ho deciso di dare vita alla mia autobiografia perché penso che la mia sia un'età nella quale si cominci a dimenticare e credo che della mia vita non vada dimenticato nulla" A parlare un ultra sessantenne in formissima, sia sul palco sia a vergare storie che sembrano uscite dalla penna di John Steinbeck o William Faulkner, unica differenza fra loro e lui: nulla è inventato, ma è tutto vero, o almeno verisimile. La vita del giovane Bruce prende vita nell'operoso Jersey e di narrativo presenta tutti i prodromi che l'immaginario collettivo ha saputo fare degli Stati Uniti la terra cinematograficamente più nota del '900, terra di conquista di gente lavoratrice ed emigranti, qua in prevalenza Italiani e Irlandesi. Dalla sua camera Bruce s'immagina al posto di Elvis, Lennon e McCartney, imparando da autodidatta l'uso della chitarra e avvicinandosi ancora adolescente a un mondo che potrebbe scacciarlo velocemente ma che invece l'accoglierà per i quarant'anni a venire. In oltre cinquecento pagine il figlio di Doug e Adele Zerilli, ci mostra il lato più operoso della sua nazione, quello del: 'se sei abile e fortunato - sia ben chiaro non l'uno in assenza dell'altro - ce la puoi fare anche tu, il tutto senza scorciatoie' e lungo una cavalcata che ti sa incollare al testo non limitandosi a narrare eventi ma anche commentandoli con quella fredda lucidità che sa di confessione, lanciando nell'empireo dei fans tutta l'agiografia dell'uomo che muove ancora oggi a quasi settant'anni centinaia di migliaia di adepti, tutti legati a lui come alla sua famiglia allargata, per la quale 'the Boss' spreca parole al miele, non tralasciando nemmeno una goccia della sua personalissima verità, così come quando con altrettanta lucidità descrive i propri problemi depressivi ereditati da una famiglia difficile da accettare ma abile nel confortarlo. Testo imperdibile, sia per gli appassionati, sia per coloro che vogliano avvicinarsi a una storia sembra inventata

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    amedeo

    10/10/2016 08.47.20

    La leggendaria vita del più grande rocker del mondo, FINALMENTE raccontata da se stesso. Libro pregevole, anche dal punto di vista letterario.

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