Bracconaggio e trappolaggio

Giovanni Todaro

Anno edizione: 2006
In commercio dal: 1 novembre 2005
Pagine: VIII-374 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788883721847
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Descrizione

Questo volume, una vera e propria enciclopedia del bracconaggio e del trappolaggio, fornisce una notevole quantità di dati e informazioni che spaziano dalla storia alle tecniche di cattura, dal giro di affari alla attuale distribuzione delle specie protette. Il testo presenta una ricostruzione storica del bracconaggio in Europa; un excursus sui predatori che hanno rischiato l'estinzione, come il lupo, l'orso o la lince; l'analisi dettagliata delle tecniche e degli stratagemmi usati nel mondo, come ami, fosse, trappole ad arco e a sparo, gabbie, tagliole, reti; il riferimento al traffico internazionale delle specie proibite o protette; la presentazione degli organismi competenti.

€ 17,00

€ 20,00

Risparmi € 3,00 (15%)

Venduto e spedito da IBS

17 punti Premium

Attualmente non disponibile Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile
 
 
 

Fino quasi al Mille, il bracconaggio non esisteva. E allora perché prese piede? Che danni provocò e che cosa comporta ancora oggi? Queste sono solo alcune delle domande a cui Giovanni Todaro risponde in questo suo ultimo libro.
Dopo un'approfondita analisi delle cause che nel medioevo costrinsero i contadini a questa pratica illegale (la fame portata dalle carestie e incrementata dai divieti di caccia imposti dal re o dal nobile di turno), l'autore si interroga sul perché una pratica tanto aberrante (almeno secondo alcune sensibilità etiche) esista ancora oggi. Bastano pochi numeri per rendersi conto del giro d'affari esistente dietro il bracconaggio. Con almeno 21,5 milioni di euro l'anno il commercio illegale di specie protette sarebbe il secondo business al mondo dopo quello delle droghe. Accanto a quello procurato dai professionisti, non va sottovalutato il danno provocato da cacciatori che, per la scelta della preda o del periodo dell'anno (durante la stagione di chiusura della caccia) sono da considerarsi a tutti gli effetti bracconieri. È questo il caso di un cinquantaseienne di Padova che, colto in fallo per aver sparato a un esemplare di specie protetta, infilò tutto l'uccello in bocca e ingoiò, con tanto di piumaggio, la prova del crimine ornitologico. Il tentativo non riuscì appieno e alcune delle piume sfuggite alla voracità del cacciatore vennero allegate al verbale come prova del misfatto.
Particolarmente interessante risulta inoltre l'accurata descrizione della moltitudine di trappole ancora oggi utilizzate dai bracconieri. Fra quelle note ci sono ovviamente tagliole e gabbie a scatto di ogni dimensione e foggia, le uniche che permettono la cattura dell'animale incolume, di cui viene analizzato con completezza un gran numero di varianti. Alcune altre spiccano per l'ingegnosità, come nel caso delle gabbie per grossi serpenti (molto apprezzati come cibo) che sfruttano le modalità di alimentazione di questi rettili: le grate delle gabbie sono infatti sufficientemente ampie da permettere l'ingresso del serpente, ma non abbastanza da far fuoriuscire né l'esca lasciata al suo interno (generalmente una capra o un maialino) né tanto meno il serpente che, ingerendo l'esca intera, in quanto incapace di farla a brani, è costretto ad attendere di averla digerita prima di poter attraversare nuovamente la grata. Altre trappole, invece, colpiscono per la crudeltà. I bocconi ustionanti utilizzati dai polinesiani contro gli squali ne sono un esempio. Questa trappola prevede un periodo di preparazione durante il quale i pescecani vengono abituati a mangiare il cibo offerto loro dai pescatori. Una volta che abbiano imparato ad accorrere alla vista dei pescherecci, fra una carcassa e la successiva vengono lanciati in mare "bocconi" (per esempio patate o noci di cocco) lasciati a bollire per ore. Il risultato è che gli squali vengono cotti dall'interno.
In una così dettagliata descrizione della vasta gamma di trappole esistenti, non potevano mancare le trappole antiuomo. Numerosissime e di ogni tipo, prenderebbero tutte a modello quelle utilizzate per la caccia agli animali. Una per tutte: le piccole mine antiuomo artigianali utilizzate dai Vietcong. Queste trappole consistevano in buche nel terreno di dimensioni paragonabili a quelle del piede di un uomo adulto, all'interno delle quali venivano posizionati perpendicolarmente al terreno lunghi chiodi resi infetti da carne avariata e feci umane. La risposta da parte degli Stati Uniti, che fornirono ai propri soldati scarponi con suole metalliche, ne determinò un'appropriata evoluzione tecnologica: all'interno delle buche vennero posti cilindri di bambù contenenti un proiettile. L'effetto era devastante e a nulla valsero le suole metalliche.
Nell'ultima parte del libro l'autore si dedica alla descrizione dei casi in cui il trappolaggio risulterebbe molto utile per la salvaguardia dell'ambiente, come nel caso di specie alloctone dannose, ma anche della popolazione. Sono molti infatti i casi documentati di antropofagia animale nel mondo che necessitano dell'intervento umano. Casi di tigri e di leopardi antropofagi sono molto numerosi soprattutto in India settentrionale e nel Nepal meridionale, dove sembra sia più volte accaduto che questi predatori, penetrati in case dove dormivano intere famiglie, uccidessero la propria vittima e la portassero via senza che nessuno se ne accorgesse.
Nel dettaglio vengono inoltre analizzati i casi di avvistamento di animali esotici, probabilmente sfuggiti da circhi o da privati, verificatisi in Italia. L'autore dimostra tutta la sua esperienza in questo campo descrivendo tutte le fasi che intercorrono fra le prime segnalazioni e la cattura dell'animale, soffermandosi a lungo sul riconoscimento della specie basata sull'analisi delle impronte. Nel finale del libro, l'autore avanza l'ipotesi (in verità originale) secondo la quale il gran numero di casi in cui si persero le tracce di questi animali poco dopo gli avvistamenti sarebbe dovuto all'intervento di bracconieri che, dopo aver ucciso questi preziosi esemplari, li avrebbero fatti sparire nel nulla. Così facendo, si contrappone alla versione comunemente accettata e che gode dell'appoggio dalla stampa (e della maggioranza degli esperti) secondo la quale questi animali non sarebbero mai esistiti, ma sarebbero piuttosto il frutto della fervida immaginazione di chi li ha segnalati.
Il testo è comunque una divertente (anche per l'iconografia) panoramica sugli sforzi della mente umana per ingannare menti animali del livello evolutivo dei vertebrati. E proprio la sofisticatezza degli armamentari, sviluppati da una miriade di tecnologie umane per catturare le prede, può far utilmente riflettere sulla complessità e duttilità delle capacità cognitive animali.
  Bianca De Filippis e Enrico Alleva