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Aurelio Principato

Editore: Carocci
Collana: Università
Anno edizione: 2000
Pagine: 240 p. , ill.
  • EAN: 9788843016037


recensioni di Ansalone, M.R. L'Indice del 2000, n. 11

I primi attacchi all'inattaccabile "Brunot" e ai suoi sedici volumi di storia della lingua risalgono, in Francia, agli anni novanta: presentazioni agili, ma attitrées, in volume unico, che rendevano la materia accessibile senza tradire le esigenze dello specialista. La pubblicazione in ambito italiano del volume di Principato imprime il colpo definitivo a ogni resistenza: il suo tono è accattivante (uno dei modelli di riferimento è spesso H. Walter), dottamente divulgativo, modernamente vicino, a tratti, a quello giornalistico. Adeguato insomma a un pubblico giovane, sempre più aduso alla comunicazione visiva e delle moderne tecnologie piuttosto che alla parola scritta.
Di giovani si parla soprattutto nei gustosi aperçus finali su linguaggi giovanili, meccanismi creativi, fattori sociali e generazionali - piste per possibili ricerche, occasioni per spiritose incursioni in anglicismi alla moda (dal baby talk alla full immersion). Ma fin dall'inizio sono loro i veri destinatari: la scelta di esordire con il Cinquecento non solo rispetta il passaggio dal latino all'antico e medio francese, appannaggio della filologia romanza, ma promuove pure un'ottica europeistica che vede nella coincidenza tra il formarsi dell'identità nazionale e la codificazione della lingua il momento iniziale di una storia che nessun monolinguismo imposto è riuscito a soffocare. Ben situato in rapporto ai predecessori, Principato moltiplica i confronti con la storia del nostro idioma (diversità di sorte dei dialetti, di vicende politiche...) e i riferimenti a fattori non unicamente culturali, ma extralinguistici (economici, istituzionali, demografici: l'ampliamento della rete stradale, la lingua del Palais o l'invenzione della stampa...).
Una volta precisati i confini geografici (il francese di Francia, senza escursioni nelle zone della francofonia esterna all'esagono) e ricordata la perdita del privilegio di lingua internazionale, la successiva periodizzazione rappresenta la prima piacevole innovazione (invero piuttosto celata nel sottotitolo): non per secoli si procederà, ma per tranches cronologiche marcate da opere significative per la lingua e non necessariamente di ambito letterario: 1529, il trattato di Champ Fleury di Tory, che consacra in Francia importanti innovazioni tipografiche; 1606, anno in cui viene dato alle stampe, postumo, un primo dizionario monolingue; 1694, quando appare un altro dizionario, quello dell'Académie; 1784, col Discours sur l'universalité de la langue française di Rivarol; 1835, con la sistematizzazione dell'ortografia francese consacrata nella VI edizione del Dictionnaire de l'Académie. 1968, infine, data simbolo di un cambiamento epocale, forse l'ultimo a tutt'oggi che abbia visto la Francia protagonista di "una svolta nei costumi e quindi anche nel linguaggio", in una storia che "non pretende di difendere il mito, ma di ripercorrere l'influenza".
Ai sette capitoli così organizzati, tra una ricca introduzione e un'agile conclusione, si aggiungono gli indici (delle schede linguistiche, analitico e dei nomi) e una preziosa bibliografia. All'interno del volume segnaliamo ancora due soli elementi: i pezzi di bravura consacrati ad autori che, oltre a marcare la storia del francese, appaiono come evidenti oggetti d'amore del linguista-letterato (da Rabelais a Montaigne a Corneille, fino ai grandi romantici...) e l'attenzione agli aspetti contrastivi, materiata a volte in veri saggi di abilità traduttiva (per "génie", "bienséance", "philosophe"...), ben al di là di tante proposte di pratica della traduzione nutrite sì di teorie, ma ignare dello spessore temporale, sovente unico parametro per una resa bella e fedele.