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Tullio Avoledo

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2007
Pagine: 392 p. , Brossura
  • EAN: 9788806172220
Tullio Avoledo ha forse scritto uno dei romanzi migliori usciti in Italia nell'ultima stagione. Ormai non è più una novità scrivere romanzi aziendali, ma il thrilling che Avoledo ha costruito con sapiente cura dei dettagli non è una storia fine a stessa, obbediente alle regole del giallo (benché sia anche questo un giallo, ricco di emozionanti trovate narrative), perchè mette in evidenza con forza gli altissimi costi umani che produce la globalizzazione, troncando carriere e falcidiando senza pietà posti di lavoro.
Avoledo possiede un forte gusto per la satira e sa sfruttare con arte consumata le mille risorse della tecnologia aziendale, ma ha impresso nel plot del romanzo anche un forte contenuto etico. È ormai scontato che la delocalizzazione delle imprese economiche – attività come noto molto diffusa nel Nord-est dell'Italia in cui vive l'autore – produce situazioni abnormi, al limite della fantascienza, e questo appunto avviene nelle rocambolesche vicende del libro, nella trama avvolgente e complicata che narra. Detto in soldoni accade questo. La piccola Cassa di credito cooperativo del Tagliamento e del Piave viene assorbita dalla grande Bancalleanza. Protagonista assoluta delle spericolate e vertiginose attività di offshoring della banca, che si svolgono in un'isoletta dell'Indonesia dal nome impronunciabile, è Cecilia, cinica donna in carriera decisa ad affermarsi a qualunque costo, che fa fare figure barbine al suo sottoposto, Giulio, che invece è del tutto incapace di adeguarsi all'"estensione del dominio della lotta", imposta dalle spietate leggi della finanza moderna. La donna, responsabile delle "risorse umane" della ditta, è più giovane di età e di carriera dello sprovveduto Giulio, che in banca ricopre il ruolo di capo dell'ufficio legale. Cecilia fa un doppio o triplo gioco, manovra la piccola banca che l'ha assunta "per conto di Bancalleanza, che aveva un suo progetto. Ma Cecilia serviva anche un terzo padrone, la Mc Tiernan, all'interno della quale operava un circolo iniziatico chiamato Società, i cui scopi erano apparentemente contrari a quelli di Bancalleanza e forse anche a quelli della stessa Mc Tiernan". Insomma un vorticoso gioco di scatole cinesi.
Nel libro si avverte in modo palpabile la struggente nostalgia di un passato dal volto umano, in cui tutto era più lento, semplice e innocente. Ma nessuno è senza colpe. Chi vuole sopravvivere è costretto ad accettare le implacabili regole del gioco. E così sarà proprio il bonario Giulio a raccontare tutto agli inquirenti causando la rovina di Cecilia. E nel convulso carosello di colpi di scena c'è anche un alto dirigente della banca che vola dalla finestra. Tutto avviene secondo le ciniche e sagge previsioni fatte duemila anni fa dall'imperatore Marco Aurelio. L'ultimo grido della spregiudicata ciurmeria bancaria sono infatti gli insegnamenti di un libro che furoreggia nel mondo della finanza: "Marco Aurelio come manager".
Ma non assistiamo a un lieto fine quando, nell'ultimo capitolo, ambientato nel 2018, il romanzo si conclude. Giulio ha salvato la pelle e il posto di lavoro perché in lui ha vinto l'ignavia. Ma nel 2018, cioè tra appena dieci anni, si vivrà in un mondo che fa apparire ferraglia le sofisticate apparecchiature tecnologiche di cui oggi disponiamo. Allora – ci ammonisce questo romanzo amaro e intelligente, ludico e satirico – saranno avvenute nel mondo rivoluzioni tecnologiche di tale portata che i trucchi, gli inganni, gli spregiudicati crimini che avvengono nel mondo dell'economia sembreranno giochi da ragazzi.
  Leandro Piantini

Recensioni dei clienti

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    Fabio

    13/06/2016 10.21.41

    Gli stessi protagonisti dell"Elenco Telefonico di Atlantide",ma una storia diversa,probabilmente in un universo parallelo,se possibile ancora più alieno e paranoico del precedente. C'è qualcosa che disturba in questa storia,che scorre stanca e malata con i suoi protagonisti,con una trama confusa e aggrovigliata senza alcuna logica,come l'esistenza e la vita secondo l'autore. Peccato che il tutto risulti poco convincente e anche noioso,con passaggi oscuri e incasinati che lasciano il tempo che trovano e il fantastico che emergeva gradualmente nell'"Elenco",qui non si intravede nemmeno.Uomini grigi e banali che vivono una vita non loro,ma di qualcuno che non compare mai e rimane sempre nell'ombra.

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    Lina

    24/03/2016 20.40.33

    ottima prosa, buon ritmo, descrizioni non scontate...ma il finale è confuso, abborracciato. e in generale il romanzo strizza un po' troppo l'occhio al politically correct.

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    Maurizio Ricci

    20/05/2010 15.29.44

    Anche questa volta Tullio Avoledo non delude; meno pirotecnico dell'"Elenco" e di "Mare di Bering", ma forse non è un male; alla fine esce un libro più equilibrato ed amaro, assai simile in ciò al precedente (e molto bello) "Stato dell'unione". Il protagonista delle storie di Avoledo è sempre lo stesso, un alter-ego dell'Autore; con le sue raffinate frequentazioni musicali e letterarie, la precisione o puntigliosità che ostenta (o che lo affligge suo malgrado) nel notare e sottolineare particolari e dettagli minimi: sia che ci venga presentato come avvocato/bancario o come pubblicitario, giudice internazionale, traduttore/compilatore di tesi, non siamo lontani dall'avvocato Guerrieri di Gianrico Carofiglio ....e da molti di noi cinquantenni "acculturati"! Forse anche per questo delineare perfettamente un tipo di personaggio nel quale riesco ad immedesimarmi senza nessuna fatica, questi due sono entrati di prepotenza tra i miei scrittori preferiti. Questo "Breve storia" lo consiglierei anche come primo approccio alla prosa di Avoledo. C'è anche qui qualche incongruenza interna nel "plot", ma non tale da inficiare clamorosamente il buon risultato finale. Un piccolo rilievo che lo stesso Giulio Rovedo avrebbe mosso: sulle linee aeree (perlomeno quelle Lufthansa, utilizzate dai protagonisti) non è possibile per una persona normale "accartocciare" il bicchiere dove vi viene servito il caffè...

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    Ale

    08/02/2008 15.34.11

    Condivido il precedente commento: che Avoledo sia un bravo scrittore è innegabile, ma la trama è un po' debole e anche lo stile un po' ripetitivo. Inferiore rispetto ai precedenti romanzi ma comunque una piacevole lettura

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    Alessandro

    03/09/2007 16.48.05

    Purtroppo, pur essendo comunque un libro scritto bene e godibile, è un po' debole come trama. Si coglie una certa stanchezza e un po' di approssimazione nella cura della storia. Non mi è dispiaciuto ma non mi è nemmeno piaciuto, soprattutto se paragonato ad altri suoi libri.

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    alfredo

    30/08/2007 10.48.28

    lettura consigliabile e non ecessivamente impegnativa; l'intrigo internazionale alla hitckock del finale, avrebbe avuto bisogno di un'altro centinaio di pagine per svilupparsi in maniera più idonea, ma forse esigenze editoriali ne hanno menomato lo sviluppo.

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    Filippo

    24/06/2007 17.52.04

    Come un affinamento de “L’elenco telefonico di Atlantide”, però più snello e compiuto e con un finale non consolatorio. Avoledo ancora una volta costruisce un thriller drammaticamente godibile, con dialoghi perfetti, descrizioni sapide e cenni di storia passata e/o possibile. Molto buono.

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    pasquale

    03/06/2007 23.28.02

    Il libro mi e' piaciuto molto salvo qualche dispersione nel finale. L'ho sentito un po' mio vista l'attuale situazione di incertezza dell'aziena per la quale lavoro.Fa riflettere molto. Mi' e' sembrato un po' arraffazzonato il finale, comunque un 4 pieno.

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    Luciano

    21/05/2007 12.50.36

    Il libro è piacevole, si legge di un fiato ed affronta delle tematiche dai più sottovalutate. Il lavoro ormai ha subito così forti trasformazioni da sembrare come qualcosa di estraneo, di non tangibile. I rapporti tra le persone come qualcosa di innaturale, dove tutto viene sacrificato per la carriera, per soddisfare i voleri dei capi, degli azionisti o di chi per essi. E' la morte della società civile e della politica come l'abbiamo sempre percepita. E' la morte dell'amore, dove manca qualsiasi capacità di rapportarsi nella coppia. E' la morte del futuro, dove un pessimismo atroce percorre tutto il libro. Siamo ancora in tempo per salvarci? Io spero di sì, nonostante gli allarmi di Avoledo.

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    Flavio

    18/05/2007 10.59.28

    Uno dei pochi libri che parla del precariato subdolo, ossia del precariato invisibile di tutti quei lavoratori che pur continuando a lavorare stabilmente a tempo indeterminato, diventano "oggetto di scambio" tra società che comprano, vendono e smembrano le aziende nelle quali lavorano. Con il risultato che molti di loro perdono l'identità, si trovano a 40-50 anni magari in posizioni di rilievo ma privi di un punto di riferimento stabile, assediati da consulenti dai quali si vedono sottrarre parti del loro lavoro, spesso senza essere nemmeno avvertiti. Inoltre un libro che (come gli altri di Avoledo) parla finalmente del Friuli moderno, dei suoi problemi reali, della vita familiare in una cività moderna, e non del Friuli ormai mitizzato della civiltà contadina e dell'emigrazione, buono soltanto per consentire a politici di mezza tacca di rimanere sulla cresta dell'onda propinando al popolo credulone "la preservazione della lingua e dell'identità friulane" e collocando cartelli stradali bilingui. Forse più debole nella seconda parte, resta comunque un romanzo godibile che piacerà a tutti gli onnivori di ogni età e interessati al cinema, alla musica, a Internet, alle buone letture, all'attualità, all'osservazione critica del mondo e dei cambiamenti sociali. Magari con un po' d'ironia, anche se amara.

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    mila

    30/04/2007 11.51.30

    Bravo Avoledo. Un buon libro, moderno, che dividerei in due parti. La prima, a mio avviso la migliore, in quanto più accattivante ed ironica, in cui il nostro protagonista, Giulio Rovedo, un quadro medio di una grande banca, si trova a vivere situazioni di cambiamento di mamagement e strategie, seguendo il suo nuovo e misterioso capo, con cui è coinvolto in un rapporto di amore ed odio. La seconda parte, più visionaria ed amara, dove Giulio è trascinato in intrighi internazionali e vive avventure enigmatiche ed oscure, che hanno anche un impatto devastante sulla sua vita familiare. Il finale, con una visione sul nostro prossimo futuro, è molto amaro e cinico, dove per Giulio e per chi lo legge può essere occasione di riflessione e bilancio sulla vita e sul futuro che ci attende. Un’ultima nota, la pagina 69 dove si parla di “consulenti esterni, già da sola vale la pena di leggere il libro.

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    Rokossovskij

    18/04/2007 15.53.48

    Con Avoledo mi succede sempre così. Leggo il libro velocissimamente, mi piace, mi domando se non ho un gemello... ma poi resto deluso dalle scelte narrative. Qui allude, allude, allude ad un meccanismo di trama affascinante, che poi partorisce il topolino del finale. Resta tutto inespresso, col trucchetto dell'ienarrabilità: eh no, caro autore, a meno che tu sia dante o altro Altissimo Poeta, mi devi dare tutto quello che prometti. Devo però dire che in quest'occasione ci sono alcune belle pagine: penso soprattutto ad alcune cose sul rapporto fra protagonista e figli. Alla fine, compro sempre i suoi libri, e li leggo, e ci trovo i soliti difetti: è come tornare sempre dalla stessa amante, riscoprire ogni volta che ha un difetto che non ti piace, e poi tornare a cercarla.

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    Giotto

    06/04/2007 16.26.43

    Molto bello e molto cinico Con questo libro Avoledo è finalmente tornato al livello di Atlandide. Forse anche meglio

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