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Serge Latouche

Traduttore: F. Grillenzoni
Collana: Temi
Anno edizione: 2008
Pagine: 135 p. , Brossura
  • EAN: 9788833918693

Recensioni dei clienti

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    Roberta

    12/05/2012 23.26.33

    In realtà, ad esser definito tale era un vecchio articolo del tagliente economista-filosofo Latouche. Tuttavia, la stessa spiegazione varrebbe per questo ingegnoso "petit traité", nel quale, con rara perspicacia, viene presentata una sorta di apologia della terminologia connessa alla decrescita, dell'ecologia, del socialismo e dell'umanesimo ma, innanzitutto, della battaglia delle parole e delle idee, della quale l'uomo deve continuare ad essere fautore. Ed è l'uomo la leva, con la quale smuovere mondi politici immobili o stringenti o con la quale creare un mondo eco-sostenibile ed antropocentrista. Una brillante analisi del mondo del lavoro e della globalizzazione, "parossismo della modernità", con un vigoroso stile, seppur presentante qualche passaggio un po' eccessivo ed abbastanza noioso. Nonostante ciò, l'utopistico programma tratteggiato c'est bon!

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    Moreno Zandonà

    21/10/2011 15.13.45

    Spesso non siamo consapevoli che in questa direzione la socetà non può più continuare ad andare avanti. Bisogna fermarsi, anzi, fare qualche passo indietro. Mi ha interessato molto la tematica che mette in scacco pure lo sviluppo sostenibile, una nuova tendenza per mascherare il vero problema da risolvere: lo sviluppo infinito in pianeta finito.

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    Lorenzo Panizzari

    09/09/2010 13.30.48

    Testo dalla valutazione molto opinabile. “Difficile” nel senso che parla di Malthus, Keynes, Pauperismo e globalizzazione, marxismo e liberismo, dando per scontato che il lettore ne conosca i presupposti teorici ed i fondamentali a sostegno e non. A mio avviso se non si hanno queste basi concettuali è difficile resistere agli aspetti più populistici e demagogici nidificati (spesso occulti) delle proposte trasmesse. Pur non condividendola (ritenendo più adeguata una teoria della crescita “controllata” e non ipertrofica), rispetto ed accetto l’esistenza di una teoria della decrescita, ma credo che in questo breve saggio si presenti una “vision” senza alcuna cura delle difficoltà e della fattibilità. Si parla di una necessaria “rivoluzione cultuale” senza dire chi la innescherebbe in un mondo che non ne condivide gli ideali proposti; si propongono localismi e frammentazioni incuranti del fatto che la Storia ha dimostrato come questi portino a polarizzazione e conflittualità; ci si vuole orientare verso aree di autosufficienza senza pensare alla possibilità fisica di farlo; si teorizzano aree omogenee culturalmente come se le migrazioni degli ultimi due secoli fossero reversibili; si teorizza una politica del locale senza valutare i costi della stessa. Insomma, tante belle (!?) idee senza una reale base di realizzabilità e di fondamento sociologico prima ancora che economico o politico. Tommaso Moro scrisse “Utopia”, un buon titolo per questo testo avrebbe potuto essere “Utopia2000”.

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    giuseppe capuano

    07/02/2009 19.42.13

    Il libro è un interessante punto di vista di un grande esperto del settore sulla crisi del sistema economico capitalistico che sta vivendo il mondo occidentalizzato e non, offre spunti per possibili soluzioni politico-culturali per scongiurare la sciagura ecologica verso la quale l'attuale società consumistica sta andando in contro. E' un libro che dovrebbero leggere tutti soprattutto i responsabili politici degli stati di quasto pazzo mondo.

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    sergio oliveri

    08/01/2009 20.00.04

    L’idea che il sistema di vita occidentale ci stia rapidamente avvicinando al capolinea, vista la finitezza delle risorse del pianeta, è ormai generalmente accettata, salvo la diversità dei singoli atteggiamenti. Chi, e soprattutto come, possa realmente arrestare questa corsa non è ben chiaro, però, neanche all’Autore di questo trattato, scritto (e/o tradotto), oltretutto, in modo da non avere affatto quella leggibilità che ne avrebbe reso più facile la diffusione e più agevole quindi il perseguimento dello scopo. Egli si limita infatti all’enunciazione di formule di scarsa operatività (le “8 R”), senza chiarire i ruoli che dovrebbero tenere, al riguardo, i singoli attori (governi ricchi, governi poveri, cittadini occidentali e del terzo mondo, multinazionali, FMI e BCE, ecc), e prescindendo da ciò che è, nel profondo, l’animale umano. Sebbene ritenga fondate molte delle motivazioni portate a suffragio, ho avvertito tuttavia la mancanza di un confronto con ipotesi avverse; né è sviluppata a dovere la considerazione che tre quinti dell’umanità vogliono legittimamente pervenire – quale che sia il prezzo - al livello di “benessere” goduto in occidente. Terribile, infine, e del tutto fuori tema, il pistolotto finale (“La decrescita è umanesimo ?”) in cui lo stesso Autore si lancia in un cervellotico slalom filosofico, affastellando citazioni in quantità, fruibili solo da una modestissima percentuale di lettori che, peraltro, sono verosimilmente già della sua opinione. Visto che con lucida consapevolezza riconosce che “non sono le idee né le soluzioni che mancano, ma le condizioni della loro realizzazione” avrebbe dovuto concentrare i suoi sforzi in altre direzioni.

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    gianluca guidomei

    07/09/2008 18.09.27

    Un libro chiaro, efficace e, anche se è triste dirlo, sorprendente: nel senso che di questi temi non si parla mai, non c' è né informazione, né dibattito. La tesi è semplice: siamo abituati a ragionare su un piano teorico di possibilità infinite ( sviluppo, ricchezza, tecnologia ), ma ci siamo dimenticati che viviamo in un mondo finito, che ha dei limiti, dei confini fisici. Quando ci sveglieremo?

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    andrea

    23/07/2008 12.39.59

    Semplice, chiaro ed efficace. Finalmente ora con libri come questo si possono considerare definitivamente sdoganati i cosiddetti "apocalittici", iniziando così a ragionare su come far fronte al disastro ecologico in corso. L'assassino è il capitalismo. Senza ipocrisie. Libro intelligente da consigliare a tutti.

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