Recensioni La bustina di Minerva

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    14/05/2019 09:30:47

    Una raccolta un po datata in alcune sue parti, ma sempre interessante

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    06/04/2018 14:11:06

    Non di rado capitava di acquistare l’Espresso unicamente per le rubriche di alcuni autori, i decani Biagi e Bocca, lo spassoso Serra, Travaglio, nel novero di queste brillanti penne rientrava ovviamente Umberto Eco con la sua “Bustina di Minerva” , spazio prima settimanale (se la memoria non m’inganna…) e poi quindicinale, in alternanza con “Vetro soffiato” di Scalfari. In tale rubrica il grande semiologo e romanziere poteva sbizzarrirsi, affrontare qualsiasi argomento sezionandolo da par suo, trovando letture originali di qualsiasi avvenimento avesse catturato la sua attenzione, arricchendo il tutto con riferimenti di elevato livello culturale e senza dimenticare l’ironia, venante ogni suo scritto. Classico libro da tenere sempre ben posizionato nella libreria e pronto all’uso, molte “Bustine” manterranno freschezza e attualità per anni e una rilettura, anche (o soprattutto) in ordine sparso, sarà immancabilmente istruttiva e piacevole.

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    26/02/2016 10:23:15

    La fluviale curiosità di un uomo, le mille sponde divertite del suo cosmo sensibile, il suo estro lessicale, tutto e tanto altro è dentro questa raccolta di paesaggi sociali, umani, culturali che ormai valgono un compendio di storia italiana, di autentica coscienza nazionale. Un vero dizionario intellettuale di profondità e di sberleffi, sguardi dietro le cose e attorno alla materia più innocua che le riveste e le disfa, un lungo disordinato spartito di voci e di strida maneggiato con l'umore e l'umorismo di una penna geniale, la nostra corrispondenza col mondo, coi costumi e i difetti di una vita impazzita consegnati alle mani di un capriccioso istrione...come pochissimi. Omaggiarlo così, nelle stanze della sua ricerca vastissima, del suo spirito sommo, è appena un mozzicone d'accenno rispetto a quanto davvero meriterebbe. Riavvolgersi in queste pagine è una gioia, un continuo sorridente sussulto, una paga finalmente degna contro i soprusi e le miserie di un vivere sotto smacco. Le scelte si perdono...dai viscerali misteri che smuovono il tifo calcistico all'elogio commosso di Ginger Rogers, dal confronto Derrick-Colombo alla Corrida come specchio supremo di un'identità patria. Ma è ovviamente nell'amore per i libri che germoglia a perfezione ogni parola e ogni tratto, libri sentiti e vissuti come uomini migliori, soffi e resti autentici della civiltà senza tempo, esseri da amare, lodare, curare, come una sapiente vita della memoria che nessuno e nulla potranno mai scalfire. E il vertice della goliardia e dell'intellligenza in questo caso si perde in una pagina presa da "Dell'importanza delle lettere maiuscole", quando l'autore, sfogliando un libro di estetica, scopre che all'indice dei nomi egli è più citato del suo maestro Pareyson; per poi però aggiungere:"Ahimè, non mi ci son trovato..cioè..in tutte le pagine citate appariva sì la parola eco, ma con la lettera minuscola". Questa era Umberto Eco, un uomo e uno scrittore maiuscolo che non dovremo mai dimenticare.

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    15/07/2013 17:16:14

    Non è il grande capolavoro letterario, è semplicemente il più godibile divertimento intellettuale che si possa trovare sulla piazza. La risata di Eco quando scrive è sublime.

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    Gianluca
    17/01/2005 14:55:21

    Si tratta di un'operazione commerciale stucchevole e poco interessante. Alcune bustine sono piccole chicche letterarie, ma tutte insieme fanno venire la nausea. Per leggerle bisogna essere poveri bulimici narrativi.

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    20/06/2004 13:29:21

    Da leggere e rileggere, senza soluzione di continuità!

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    05/11/2001 23:48:22

    Un modo per leggere questo libro è quello di aprirlo a caso e leggere una sola Bustina. Un altro è quello di scorrere i titoli (palesemente di Eco) e fermarsi dove si sente il trillo. Per esempio su “Un trattato sugli stuzzicadenti” o “Chopin contro Vianello”, “Quella schifezza della Quinta“ o “Alcune buone ragioni per mettere una bomba”. In prefazione l’autore dice di avere omesso le bustine sui “giochini”. Non preoccupatevi: i giochi di parole ci sono. Il migliore a pagina 235, dove ci si chiede a quale noto autore italiano del Novecento appartenga il soffice incipit "Turbata libertà degli incanti". Non è Ungaretti. Neppure Quasimodo e neppure il verosimile Cardarelli. La rivelazione è tremenda: possibile che sia davvero un articolo del codice Rocco sulla turbativa d’asta? Ho controllato: è l’articolo 353. Grande!

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